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sabato 21 novembre 2020

Colonnello Incursore Giuliano Angelucci: "Io sono del 9 e me ne frego!"

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", questa sera voglio proporvi un bellissimo discorso del Colonnello Incursore Giuliano Angelucci, Comandante del 9 Reggimento Paracadutisti Incursori "Col Moschin", in occasione del suo fine comando per passaggio a più alti incarichi.

"Questo sarà un discorso diverso da quelli che avete sentito uscire dalla mia bocca. Porgo i miei più cordiali saluti alle autorità politiche, militari e religiose, alle Associazioni Combattentistiche e d'Arma, ai rappresentanti della società civile, sociale e a tutti coloro che hanno voluto condividere con la loro presenza questa cerimonia. Un caloroso abbraccio ed un deferente saluto ai famigliari dei nostri Caduti periti e deceduti in servizio. Grazie di averci omaggiato della vostra presenza. Un benvenuto particolare alle autorità convenute da questa bellissima città. Un subordinato saluto all'Ammiraglio di Squadra Cavo Dragone, Comandante del Comando Operativo Vertice Interforze, ed un subalterno saluto al Generale di Divisione Zanelli, Comandante del Comando Interforze per le Operazioni delle Forze Speciali e nostro Senior quali Incursori in servizio più alto in grado. Grazie per la vostra volontà di essere presenti. 

Agli ordini signor Generale Caruso, Comandante del Comando Forze Speciali dell'Esercito, benvenuto e ancora una volta grazie per aver deciso di condividere con noi la vostra partecipazione a questa cerimonia. 

"Io sono del 9, io sono del 9", quattro semplici parole in cui è racchiusa la grandezza del 9 Reggimento d'Assalto "Col Moschin"; IL reparto. Una breve frase che in realtà rappresenta la maestosità del senso di appartenenza a questo reparto, IL reparto. "Io sono del 9" a significare che non esiste il "mio 9", il "tuo 9", il "nostro 9", il 9 non appartiene a nessuno di noi; tutti noi apparteniamo al 9: IL reparto. Il 9 appartiene esclusivamente all'Esercito e alla nostra amata Italia. "Io sono del 9", il 9 Reggimento d'Assalto, IL reparto per il quale si deve provare un unico puro e rispettoso sentimento: l'amore incondizionato, uno stadio evoluto dell'amore in cui si offre benevolenza a prescindere del tipo di sentimento nel quale non esistono "come mai", "forse", "se", "ma", "perché". 

"Io sono del 9". Il reparto erede delle tradizioni degli Arditi del 9 Reparto d'Assalto della Prima Guerra Mondiale e del 10 Reggimento Arditi della Seconda Guerra Mondiale dal quale ereditò la Bandiera di Guerra, l'impeto, l'audacia ed il coraggio degli Arditi che implacabili assaltavano le posizioni nemiche donandoci un'eredità indelebile e troppo spesso dimenticata che noi cerchiamo di onorare ogni giorno. Lo facciamo perché assolutamente fieri ed orgogliosi di questo lascito e del legame indissolubile con le origini che sono le nostre fondamenta.  Sono schierati di fronte a voi gli eredi di tale patrimonio. 

"Io sono del 9": IL reparto fiero rappresentante dell'etica militare, leale e fedele alla propria missione ed al proprio giuramento. Reparto creato per l'unico scopo di vincere ad ogni costo per neutralizzare la minaccia, per difendere la Patria, per salvaguardare le libere Istituzioni. 

"Io sono del 9": IL reparto impiegato, fra l'altro, ininterrottamente - per circa 15 anni - nei teatri operativi di interesse a volte molteplici, schierando sia unità esclusivamente composte dal personale di reparto sia il cosiddetto "frame work" delle Special Operation Trance Forces Interforze. 

"Io sono del 9". Dico subito, a scanso di equivoci che il 9 Reggimento d'Assalto "Col Moschin" è IL reparto di punta, il più grande reparto, il più capace, il più stimato, il piano mirato non solo dell'Esercito Italiano. Incursori, voi siete l'onore dell'Esercito e delle Forze Armate italiane, anche di tutta Italia. 

Voi direte: "è chiaro che dici questo, sei il Comandante del 9". Ma queste parole non sono le mie, queste parole le ha dette il signor Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, Generale Salvatore Farina, il 24 Giugno 2018. 

"Io sono del 9". Fieri figli di quell'Italia che costantemente adempie alle proprie responsabilità, assolvendo ai propri doveri, ai propri compiti istituzionali e le missioni assegnate senza esitazioni - a prescindere - e, fedeli alle parole del Capitano Zaninelli diciamo: "Signor Comandante, io me ne frego; si fa ciò che si ha da fare per la Patria". 

Nel ringraziare tutte le Famiglie del personale del 9, riservo un GRAZIE particolarmente sentito alla mia famiglia: mia moglie Rachele e mia figlia Giulia. Grazie per tutto il supporto che mi hanno dato in questi anni e, a causa della mia assenza, per tutti quegli abbracci, baci mai dati e per quelle coperte mai rimboccate. Vogliate accettare un semplice Presente! in segno di profonda gratitudine. 

Esprimo tutta la mia riconoscenza a voi Ufficiali, Sottufficiali, Volontari e Soldati del 9 per avermi sempre trattato da Comandante e per avermi fatto sentire, in ogni circostanza, il vostro Comandante. Infine, consentitemi di ringraziare il mio Comandante, Generale di Brigata Caruso, grazie!

Amato 9, Addio! Servirti è stato un privilegio. Viva i Reparti d'Assalto, viva il 9 Reggimento d'Assalto, viva tutti i Figli del 9 Caduti in Operazioni, periti in addestramento, deceduti in servizio, viva l'Esercito, viva l'Italia!". (Colonnello Incursore Giuliano Angelucci, Comandante cedente del 9 Reggimento d'Assalto "Col Moschin", 13 marzo 2020, video integrale qui)

Carissimi, questo discorso l'ho ascoltato, riascoltato, letto e riletto più volte ma ogni volta ne sono rimasto ammirato. Gli Arditi, gli Incursori del 9 "Col Moschin" sono delle autentiche macchine da guerra ma, lo avete potuto percepire, sono uomini con un cuore grande, uno spirito libero ed un fulgido pensiero. Uomini come gli Incursori non solo sono il nostro vanto, il nostro orgoglio e la nostra speranza ma sono soprattutto personificazione vivente del Tricolore.

Grazie per il vostro seguito.

Andrea Elia Rovera

Responsabile della Memoria Storica del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

 

domenica 15 novembre 2020

Antimilitaristi "prendono in giro" la Folgore ed El-Alamein

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", quest'oggi mi è stato segnalato un articolo dal sapore assolutamente vergognoso pubblicato da un sito web chiamato "Umanità Nova".

L'autore dell'articolo ha intervistato un "compagno" della Federazione Anarchica Livornese che - bello orgoglioso - ha detto: "In città è presente l’Accademia Navale e, in generale, la presenza della Marina Militare è molto forte; abbiamo il comando della Brigata “Folgore” dei paracadutisti utilizzata in gran parte dei teatri di guerra in cui è coinvolto lo Stato Italiano, dunque ha un’importanza centrale nelle politiche di guerra e neocoloniali del Governo Italiano oltre ad essere notoriamente caratterizzata da uno spirito identitario fascista e nostalgico, il che ha un’incidenza particolare nel contesto cittadino ed ha dato origine a più riprese a conflitti, scontri con la popolazione ed a molti episodi di contestazione; abbiamo poi nel territorio tra Pisa e Livorno la Base Militare di Camp Darby che è tra le più grandi strutture militari USA presenti in Europa, una base utilizzata tuttora come centro logistico per inviare materiale bellico nei vari teatri di guerra, particolarmente nell’area del Mediterraneo e del Medio Oriente, soprattutto tramite l’utilizzo del Porto di Livorno

La Brigata “Folgore” aveva dato vita ad una serie di manifestazioni pubbliche di commemorazione della Battaglia di El-Alamein. Mi spiego meglio: la commemorazione della battaglia di El-Alamein è, in generale, un momento identitario per la Brigata “Folgore”: una battaglia combattuta dalla Brigata a fianco dei nazisti – tra l’altro persa – e che la Brigata celebrava in forma più o meno privata, con la presenza più o meno fissa di reduci – cosa questa che, per ovvi motivi anagrafici, si sta riducendo di anno in anno. Poi, ad un certo punto, ha cominciato a spostarla all’interno della città".

A questo punto il baldo intervistatore - credendosi simpatico - dice: "Evidentemente non sono superstiziosi, visto che celebrano una sconfitta...". Ed il "compagno" anarchico fa eco: "Infatti li abbiamo presi un po’ in giro anche per questo, con un po’ di slogan e striscioni ironici sul tema… in realtà però quello che celebrano è la collaborazione con il nazismo, l’identità fascista e nostalgica di cui si diceva prima. In questo contesto siamo riusciti a sollecitare tra il 2010 ed il 2013 l’organizzazione di numerose iniziative di opposizione, che hanno visto insieme numerose realtà e sono state partecipate da migliaia di persone, i cui punti nodali era sicuramente l’antifascismo, l’opposizione a questa celebrazione nostalgica, ma più in generale l’antimilitarismo, dal momento che, come si diceva prima, la “Folgore” rappresenta l’emblema delle missioni militari italiane all’estero, quindi contro le spese militari che fagocitano parassitariamente risorse che potrebbero avere destinazioni decisamente migliori a favore della maggioranza della popolazione. Manifestazioni non anarchiche specificatamente ma, come dicevamo, di ampio respiro e che noi abbiamo spinto il più possibile; iniziative che, alla fine, hanno costretto a tutt’oggi la “Folgore” a ripiegare nel chiuso delle caserme il loro momento di autocelebrazione identitaria". (Intervista completa qui)

Vi garantisco che a leggere queste cose mi sono venuti i conati di vomito. Innanzitutto mi chiedo come sia possibile  anche solo pensare di prendere in giro i Reduci di una Battaglia che ha visto morti e feriti. A che titolo questi signori possono permettersi di mancare di rispetto alla Brigata Paracadutisti "Folgore"? Quali titoli e meriti hanno per ritenersi migliori e/o superiori dei Parà?

Ma, la cosa che mi ha maggiormente innervosito e contrariato è stata l'affermazione secondo cui la "Folgore" si sarebbe sentita costretta a ripiegare nel chiuso delle caserme a seguito delle manifestazioni degli antimilitaristi. Stiamo scherzando?

La "Folgore" non ha mai indietreggiato dinanzi a nessuno e, proprio parlando di El-Alamein, bisogna ricordare che "il Primo Ministro inglese; Winston Churchill, al termine della battaglia, nell'annunciarne la fine alla Camera dei Comuni, disse: Bisogna davvero inchinarsi dinanzi ai resti di quelli che furono i Leoni della Folgore". (Santo Pelliccia, 70 anniversario della Battaglia di El Alamein, 09 ottobre 2012, Maddaloni, Caserta)

Chi parla in questo modo della "Folgore" non solo non ha capito di cosa sta parlando ma dimostra di essere in malafede perché, come dice il Generale di Brigata Rodolfo Sganga: "quando si vede la Folgore in azione - seppur con i suoi limiti - si rimane ammirati dalla qualità degli uomini e delle donne che servono la nostra amata Patria".

Questo modo di vilipendere e dileggiare chi non collima appieno con il nostro modo di pensare non è solo maleducato ma anche vergognoso. Quando si parla della Brigata più organizzata, operativa ed autonoma della Forza Armata bisogna avere rispetto. Non vi nascondo - e chi di voi mi conosce lo sa - che quando scrivo dei Parà lo faccio sempre in punta di piedi e mi inoltro nelle argomentazioni con tutto il tatto ed il garbo possibili. Ho sempre paura di sbagliare, sminuire o dire inesattezze e mi documento parecchio prima di postare qualcosa. Vedere che, invece, ci sono persone che parlano di El-Alamein e della Folgore con questa leggerezza e maleducazione mi fa salire il sangue al cervello.

Carissimi, scusate per questo Post molto atipico per questo Blog ma non potevo far passare la cosa sotto traccia e non potevo assolutamente tacere dinanzi all'ignoranza.

"Mancò la fortuna ma non il valore!".

Andrea Elia Rovera

Responsabile della Memoria Storica del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

lunedì 19 ottobre 2020

"Fides et Virtus" - Omaggio all'Ispettore Generale Domenico Giani

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", per la prima volta dalla creazione di questo Blog intendo parlare di un alto Ufficiale italiano che ha avuto l'onore e l'onere di servire niente meno che il Santo Padre e lo Stato della Città del Vaticano: Domenico Giani.
Domenico Giani nasce ad Arezzo nel 1962 in una famiglia cristiana di sani principi ed onesti valori civili e religiosi. Studia e si laurea in Pedagogia con indirizzo Socio-Psicologico presso l'Università degli Studi di Siena. Si arruola nella Guardia di Finanza dove presta servizio come Sottufficiale e, con grande tenacia e caparbietà, arriva al ruolo di Ufficiale.
La Presidenza del Consiglio dei Ministri nota le sue capacità e le sue attitudini investigative; su queste basi lo destina al Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica (S.I.S.De.) a tutela delle Istituzioni e della Democrazia. Anche qui si distingue per spirito di servizio ed abnegazione.
Lo Stato Italiano lo chiama dunque ad occuparsi di sicurezza e giustizia. Giani diviene comandante della Polizia Giudiziaria presso la Procura della Repubblica, svolge funzioni di Pubblico Ministero in udienza giudiziale, diviene Dirigente presso il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (D.A.P.) nel settore Protezione Tecnologica ed Organizzativa.
A conferma della sua grande esperienza investigativa, l'Università degli Studi de L'Aquila lo chiama quale Professore a Contratto presso la Facoltà di Scienze dell'Investigazione.
Nel 1999, a seguito di molti successi professionali, lascia gli incarichi presso lo Stato Italiano per diventare Vice Comandante del Corpo di Vigilanza dello Stato della Città del Vaticano. Dopo soli sette anni diventa Comandante della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano, Responsabile della Direzione dei Servizi di Sicurezza e Protezione Civile, Coordinatore dei Vigili del Fuoco.
Giani, per espletare al meglio le sue funzioni, prende residenza nello Stato della Città del Vaticano di cui ottiene anche la Cittadinanza.
Il Comandante Domenico Giani è "diventato famoso" per aver bloccato e reso inoffensiva - per ben due volte - la signora Susanna Maiolo, cittadina italo-svizzera che sia nel 2008 che nel 2009 ha attentato alla vita di Papa Benedetto XVI nella Basilica di San Pietro. Nuovamente si è reso degno di menzione per aver coordinato, gestito e condotto le indagini di intelligence nel Caso "Vatileaks".
Quale Comandante della Polizia del Vaticano, Domenico Giani ha fatto delle vere e proprie rivoluzioni. Ha messo a punto nuove tecniche investigative, ha insegnato ai Gendarmi a seguire procedure di pronto intervento e di intelligence, ha organizzato collaborazioni con il Gruppo Intervento Speciale (G.I.S.) dell'Arma dei Carabinieri e con il Federal Bureau of Investigation (F.B.I.) degli Stati Uniti d'America. I Gendarmi che hanno conseguito risultati migliori e più efficienti sono entrati a far parte del neo-costituito Gruppo di Intervento Rapido (G.I.R.), un nucleo specializzato nel contrasto del terrorismo, negli attentati al Romano Pontefice e nel sabotaggio di eventuali oggetti esplosivi.
A seguito di tutti questi ammodernamenti e perfezionamenti del Corpo di Gendarmeria, il Vaticano si è visto inserire nell'Interpol all'Assemblea Generale del 2008.
Domenico Giani, grazie alla sua maestria militare, ottiene numerosi premi e riconoscimenti. Il 17 gennaio 2018, presso il Palazzo del Quirinale, ottiene dalla mani del Presidente della Repubblica Italiana la Croce d'Oro al merito dell'Esercito con la seguente motivazione: "Direttore dei Servizi di Sicurezza e Protezione Civile e Comandante del Corpo della Gendarmeria dello Stato del Vaticano, nell'ambito di un articolato e lungo processo che ha portato alla impeccabile definizione delle misure organizzative di sicurezza connesse con lo svolgimento presso le strutture della Santa Sede di diversificati e complessi eventi - di respiro internazionale e di interesse strategico per l'Esercito, esercitava un'insostituibile e determinante azione nel consolidamento di preziosissime sinergie ai vari livelli tra le articolazioni della Forza Armata e quelle della propria organizzazione, fornendo, in virtù della perfetta e apprezzatissima riuscita di tali iniziative, un contributo decisivo per consolidare ed accrescere l'immagine dell'Esercito quale Istituzione dello Stato prestigiosa, seria ed affidabile. Roma, settembre 2015 - novembre 2017".
Il Comandante Giani ha dimostrato le attitudini e l'onore di un Ufficiale quando - pur non avendo responsabilità oggettive ha rassegnato le dimissioni da capo del Corpo per "fuga di notizie sulla sospensione di addetti vaticani". Jorge Mario Bergoglio le accetta prontamente il 14 ottobre 2019 lasciando l'amaro in bocca a quanti di Giani hanno sempre avuto stima e considerazione. 
Il Tg2000 della Conferenza Episcopale Italiana, in quell'occasione, riportò così la notizia: "Un comunicato ufficiale della Santa Sede ha reso nota la decisione presa dalla fedele ombra del Pontefice che ha rimesso il suo mandato nelle mani del Papa, assumendosi "in toto" la responsabilità della fuga di notizie su una disposizione riservata che prevedeva limitazioni amministrative nei confronti di personale della Santa Sede. Era il 2 ottobre scorso quando alcuni organi di stampa pubblicavano nomi e foto di cinque dipendenti vaticani coinvolti sull'inchiesta su investimenti immobiliari in Gran Bretagna per centinaia di milioni di euro. Un fatto che aveva esposto alla gogna mediatica le persone coinvolte, semplicemente indagate, mostrando una falla nel sistema di informazioni ad uso interno. Per volere del Papa, nei giorni scorsi, era stata aperta un'indagine per individuare "la talpa" e l'autore materiale della divulgazione che lo stesso Pontefice aveva paragonato ad un peccato mortale, perché altamente lesiva dell'integrità morale dei dipendenti coinvolti. Non essendo emerso alcun responsabile, Giani - con un gesto d'altri tempi - si è dimesso. Un atto in linea con le qualità mostrate dal Comandante nel corso degli anni, senso dell'onore, umiltà, lealtà profonda che hanno garantito intorno ai tre Pontefici (di cui è stato l'angelo custode) un clima di naturalezza e sicurezza". (Video integrale clicca qui)
Carissimi, ho avuto la fortuna di poter parlare con il Comandante Domenico Giani in due occasioni all'interno delle mura vaticane e mi sono sentito sempre un piccolo esserino dinanzi ad un gigante. Egli è umilissimo, molto parco nel parlare, ma gli si leggono negli occhi una grande professionalità, un grande senso del dovere e dell'onore. Mi pareva giusto, anche se in poche righe, illustrare la sua figura e le sue gesta perché "Cuore Alpino" esiste per narrare ciò che nella Difesa rende onore ai nostri avi.
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

domenica 4 ottobre 2020

Il Generale Vergori e la Brigata Paracadutisti "Folgore": connubio di eccellenza

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", quest'oggi ho deciso di dedicare un po' di tempo alla Brigata Paracadutisti "Folgore" ed al suo attuale Comandante, Generale di Brigata Beniamino Vergori.

Innanzitutto va detto che questo grande ufficiale di origine salentina ha una lunga, lunghissima, storia all'interno della Forza Armata e del mondo paracadutistico militare. All'interno della "Folgore", infatti, Vergori è stato a comando di numerose e diverse unità operative, ha ricoperto il ruolo di Capo di Stato Maggiore e di Vice Comandante della Brigata. Ha lavorato al fianco di grandissimi Comandanti, uno fra tutti il suo predecessore Rodolfo Sganga, da cui ha appreso i segreti e le peculiarità specifiche di buon comando.

Ad oggi, sotto la magistrale guida del Generale Vergori, la Brigata Paracadutisti "Folgore" è l'unità d'elite e d'eccellenza dell'Esercito Italiano. Inquadrata nella Divisione "Vittorio Veneto" è composta da Centro Addestramento Paracadutismo, Reparto Comando e Supporti Tattici "Folgore", 183 Reggimento paracadutisti "Nembo", 185 Reggimento artiglieria paracadutisti "Folgore", 186 Reggimento paracadutisti "Folgore", 187 Reggimento paracadutisti "Folgore", 8 Reggimento genio guastatori paracadutisti "Folgore", 3 Reggimento "Savoia Cavalleria", Reggimento logistico "Folgore".

Con questo fior fiore di elementi ed unità la Brigata "Folgore" è impegnata in tutte le operazioni nazionali ed internazionali con interi reggimenti, piccoli nuclei specializzati o con singoli Parà "prestati" ad altri Corpi della Forza Armata per rendere più rapido, pulito e specifico l'intervento militare. E' impegnata anche sul territorio nazionale con l'Operazione "Strade Sicure" e non di rado si vedono i ragazzi dell'8 Reggimento Genio Guastatori nelle nostre città per il disinnesco e la bonifica di ordigni e residuati bellici. Nel solo 2019 i Paracadutisti guastatori hanno svolto, in tal senso, circa 250 interventi.

Nonostante questo "Aquila 1" e suoi uomini non sono ancora soddisfatti. A fine settembre, in occasione della sua visita alla Brigata, il Generale di Divisione Angelo Michele Ristuccia, Comandante della Divisione "Vittorio Veneto", si è sentito dire dai suoi Parà che ora la Brigata desidera "approfondire maggiormente l'evoluzione delle nuove forme di minaccia alla sicurezza nazionale e vuole fortemente ottenere una migliore configurazione per rispondere con efficacia alle esigenze connesse con i mutevoli scenari d'impiego, al fine di contribuire alla salvaguardia degli interessi nazionali". (Fonte: Analisi Difesa)

La "Folgore", quando si tratta di difendere e salvaguardare il Popolo Italiano, non ha eguali; non si accontenta e non si sente mai all'altezza. Un vero Parà lo si riconosce dall'umiltà e dal senso di inadeguatezza che si porta cucito addosso. I Parà non sono "spacconi", "supponenti" e "chiacchieroni": le parole dei Parà sono i fatti e - credetemi - a fatti non sono secondi a nessuno! Basti pensare che dove gli altri non vogliono o non sono in grado di andare la Difesa manda la "Folgore" perché nessuno come loro sa intervenire in modo tempestivo, efficace ed oserei dire "chirurgico" sulle situazioni di maggiore pericolosità e rischio.

Carissimi, ormai è chiaro e lapalissiano il mio amore e la mia stima per i Parà. A loro vanno tutta la mia devozione, stima ed apprezzamento per quel che fanno e che hanno fatto. La "Folgore" ha un legame forte ed indissolubile con l'Italia e non si può guardare il Tricolore senza vedervi attraverso il bellissimo basco amaranto che - lo dico con chiarezza - non è solo un copricapo ma bensì un pezzo di cuore poggiato sul cranio.

Viva l'Italia, viva l'Esercito, grazie Parà!

Andrea Elia Rovera

Responsabile per la Memoria Storica del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

giovedì 1 ottobre 2020

A servizio del Tricolore: omaggio al 1 Caporal Maggiore Luigi Giuseppe Lima

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", nel 2017 scrissi un post nel quale narravo la storia del Colonnello Giuseppe Lima, Pilota dell'Aviazione dell'Esercito, Caduto nel 2005. Da quel tragico 30 maggio sono trascorsi 15 anni.

Il Colonnello Lima, cadendo nei cieli dell'Iraq, lasciò la moglie Leandra, i figli Luigi Giuseppe, Federico e Gabriele Giuseppe (all'epoca dei fatti ancora nel grembo materno).

Oggi, con questo post, intendo parlarvi proprio di Luigi che è un ventenne serio, educato e - come il suo papà - militare.

Luigi, infatti, pur potendo ambire a un buon numero di "posti riservati nella Pubblica Amministrazione ai figli e famigliari dei Caduti in servizio", ha scelto di iniziare a servire la Patria nell'Esercito Italiano per portare avanti il nome dei Lima, la tenacia di suo padre e l'orgoglio di chi darebbe la vita pur di poter dire: "ho servito il Tricolore!".

Luigi si è arruolato nel dicembre 2018, ha frequentato il primo Addestramento presso il 17 Reggimento Addestramento Volontari "Aqui" di Capua per essere poi destinato come Volontario in Servizio Permanente al 6 Reggimento Genio Pionieri di stanza presso la Caserma Cecchignola di Roma. Qui è inquadrato all'interno della Compagnia Pionieri. Nel primo anno di servizio presso il 6 Reggimento ha acquisito la qualifica di Pioniere dopo aver brillantemente sostenuto il Corso di Qualifica nel 2019. 

Oggi Luigi ha il grado di 1 Caporal Maggiore e, proprio come suo padre, è molto serio, responsabile ed innamorato della Forza Armata. Lo conosco ormai da tre anni e non passa giorno nel quale non mi illumini sul suo percorso militare, sulle sue aspirazioni e sul cammino formativo. L'Esercito Italiano - a lui come agli altri - da la possibilità di apprendere scienza e tecnica, imparare il difficile "mestiere delle armi", e formare la coscienza a saper agire in ogni situazione e nei contesti più disparati.

Per fare questo, la Forza Armata impiega i giovani soldati - tra le altre - nell'Operazione "Strade Sicure". In questo delicato servizio i singoli militari si trovano a dover gestire situazioni a contatto con la popolazione civile, in un contesto urbano, in stretta collaborazione con le Forze dell'Ordine, a tutela della sicurezza e a presidio dei punti di maggiore sensibilità strategica del nostro Paese.

Al momento il 1 Caporal Maggiore Luigi Lima è impegnato in "Strade Sicure" nella Capitale e, ogni giorno, sperimenta quanto l'addestramento e la formazione sin qui ricevute gli siano utili ed indispensabili per svolgere al meglio il servizio al quale è stato destinato dai superiori.

Grazie a questi due primi anni di servizio nel cuore di Luigi Lima è nato il nobile desiderio di studiare e formarsi quanto più possibile al fine di poter accedere all'Accademia Militare di Modena e diventare Ufficiale dell'Esercito come suo papà. Per il poco che può valere, sono certo che ce la farà. L'Accademia non è solo un centro di altissima formazione ma è anche e soprattutto un luogo deputato a formare comandanti dal cuore puro e dal pensiero fulgido. Luigi, per come lo conosco, incarna appieno tutte queste qualità.

Carissimi, questo Post per me ha un valore sommo e sovrumano perché nasce dal desiderio di voler e poter raccontare ciò che può  scaturire da un atto tragico come la Caduta in Servizio di un militare.

Quando si da l'estremo saluto ad un Caduto sembra che tutto sia finito per sempre ma la storia della Famiglia Lima ci dice che non è così ed io sono onorato di poter essere l'autore di questo Post.

Al 1 Caporal Maggiore Luigi Lima porgo i miei personali auguri per una brillante carriera all'insegna del servizio e dell'umiltà e al Colonnello Giuseppe Lima tributo, a nome di tutti voi miei cari lettori, gli Onori che spettano agli eroi.

Viva l'Italia, viva l'Esercito, Onori ai Caduti!

Andrea Elia Rovera 

Responsabile della Memoria Storica del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

lunedì 31 agosto 2020

"La Folgore non muore mai!" - L'esempio radioso di Santo Pelliccia

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", oggi è una giornata particolarmente triste per me e per chi ama la Brigata Paracadutisti "Folgore". Un anno fa, infatti, per l'ultima volta, volava in cielo un uomo, un eroe, un Parà: Santo Pelliccia.

Quando si parla di Santo non si può non pensare alla Battaglia di El Alamein dove - come cita la celebre frase -: "Mancò la fortuna, non il valore". In quella terra spoglia e desolata molti nostri soldati, compatrioti, giovani di belle speranze hanno reso l'anima al Padre cadendo sul suolo polveroso. Santo Pelliccia ogni volta che veniva intervistato faceva in modo di parlare di El Alamein e dei leoni che - a differenza sua - non ce l'avevano fatta. Santo Pelliccia era così: niente per sé, tutto per gli altri.

Qualche anno fa, intervistato dal bravo Giuliano Tristo, Santo disse: "L'unica cosa che non ci mancava era il coraggio. Gli Inglesi, verso la fine della guerra, quando videro che non riuscivano a spuntarla in nessun modo, crearono i Reparti anti-Folgore. Io sono un modesto rappresentante di quei ragazzi che in Africa hanno dimostrato - ancora una volta - che l'Italiano è superiore agli altri e posso permettermi di dire anche a nome loro: Grazie!". (Video integrale qui)


Cinque anni prima di rendere l'anima al Padre, intervistato da Banca della Memoria Roma, diceva: "Io ho combattuto a El Alamein, in Egitto. Ero nel 1 Reggimento Paracadutisti. Avevo appena compiuto 19 anni. Ho combattuto in buche perché eravamo troppo pochi per avere le trincee; ognuno di noi aveva la sua buca situata lungo il confine. Eravamo armati di mitragliatore o di moschetto; i capo squadra e i vice capo squadra, invece, avevano i mitra. Per gli attacchi ai mezzi usavamo le bombe a mano e le mine magnetiche che avevamo catturato agli Inglesi. La Battaglia di El Alamein è durata circa otto giorni, continui, senza sosta. Riuscivamo a dormire un poco soltanto durante il giorno anche se dovevamo stare sempre attenti perché i cannoni nemici non riposavano mai. Al termine degli otto giorni abbiamo ripiegato ma non ci siamo mai arresi, non c'è stata resa, la Folgore non si è mai arresa. Ci è stato ordinato di ripiegare su altre posizioni ed abbiamo dovuto obbedire. Non ci siamo arresi. Ci è stato ordinato di distruggere alcune armi e di cessare il combattimento. Sono stato fatto prigioniero in Egitto; la mia prigionia è durata circa tre anni e mezzo. Nel 1945, con l'armistizio, siamo passati da prigionieri a cooperatori; eravamo sempre nei campi di concentramento ma era un po' meglio. Il tempo nel campo di concentramento si passava distesi in tenda per consumare meno energie possibili visto che l'alimentazione non era molto abbondante. E' stata un'esperienza durissima, la prigionia non è mai buona. Mangiavamo una brodaglia con qualche nervo di carne, un pezzo di pane e basta. Eravamo solo italiani perché i tedeschi erano in un altro campo. Gli inglesi, durante la nostra prigionia, costruirono l'esercito più potente del mondo e dissero: Ufficiali tedeschi, materiale americano, soldati italiani. Dovrebbero saperlo gli italiani che all'estero i nostri soldati sono i più apprezzati. Gli italiani hanno dimostrato che sono superiori agli altri. Eravamo senza mezzi, avevamo alimentazione scarsa, però abbiamo tenuto testa al più potente esercito mai messo in campo in Africa. (Video integrale qui)

Poche settimane prima che Santo morisse, il 12 luglio 2019, il Colonnello R.O. Carlo Calcagni, andò all'Ospedale Militare di Anzio per fargli visita e in quell'occasione registrò un bellissimo video nel quale - secondo me - è contenuto il testamento spirituale del grande Santo: "Sempre forza e coraggio perché la forza può mancare ma il coraggio mai. Siamo sempre Paracadutisti, sempre, lo saremo sempre. La Folgore vivrà oltre tutto, la Folgore non muore mai! Non dobbiamo mai dimenticare chi ha dato la propria vita per la Patria. Mi auguro di poter dire queste cose a tutti i Paracadutisti, Forza Folgore! Grande Folgore! Mai arrendersi! Arrivederci a Livorno!". (Video integrale qui)

Ed è proprio nei cieli blu di Livorno che voglio pensare si trovi Santo Pelliccia. Quella Livorno che egli ha amato con cuore puro, candido e cristallino. Purtroppo non ho mai avuto il piacere di incontrare Santo Pelliccia da vicino. Lo vidi all'Altare della Patria qualche anno fa, mi pare fosse il 2010. Non ho potuto onorarlo ed avvicinarlo ma in ogni video in cui lo vedevo restavo colpito dai suoi occhi. Occhi profondi di chi ha visto il mondo cambiare, mutare, crescere... Occhi profondi di chi ha visto la morte in faccia, di chi ha chiuso gli occhi ai suoi compagni d'armi, di chi si è chiesto: "perché lui e non io"... Santo Pelliccia non era un uomo come gli altri, non era un italiano come tanti; egli era un eroe, un eroe vero, un sopravvissuto, un pezzo fondamentale della memoria storica e militare del nostro Paese.

Con Santo Pelliccia se n'è andato un pezzo di Italia ma, per obbedire alle sue parole, possiamo dargli ancora onore e continuità non dimenticando chi ha dato la propria vita per la Patria.

Viva l'Italia, viva la Folgore, onori a Santo Pelliccia!

Andrea Elia Rovera

domenica 12 luglio 2020

"Preparo alla vita ed alle armi" - Alla scoperta della "Nunziatella"

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", come sapete questo mio Blog è nato per far conoscere amare ed apprezzare il Caduto per la Pace Giorgio Langella, Caporal Maggiore Capo Scelto in forza al 2 Reggimento Alpini, Caduto in Afghanistan il 26 settembre 2006.
Nel tempo, però, ho dato spazio anche a tutti quegli Italiani che indossano un'uniforme e - proprio come Giorgio - servono la Patria senza sosta e senza risparmiarsi.
Oggi, per la prima volta in quasi quattro anni di storia di "Cuore Alpino", vi voglio parlare delle strutture di formazione dell'Esercito che - anche se nel nascondimento - sono pilastro indispensabile della Forza Armata.
Per motivi storici e di prestigio inizio a parlarvi della Scuola Militare "Nunziatella" di Napoli, nata nel 1787 per volere del Re Ferdinando IV di Borbone.
L'Istituto si trova sulla bellissima collina partenopea di Pizzofalcone. In questo luogo il tempo sembra essersi fermato visto che da oltre due secoli si impartisce ai cadetti una formazione basata sul motto: "Preparo alla vita ed alle armi" e lo si fa con un regolamento interno che - tolti alcuni ammodernamenti - resta invariato sin dalla nascita della scuola.
Ma per non essere evanescente e poco concreto proverò ad introdurvi all'interno della struttura con una sola pretesa: farvi capire come di svolge la giornata di un Cadetto della Scuola Militare "Nunziatella".
A differenza di una qualsivoglia scuola, la "Nunziatella" è una scuola di vita che impegna mente, cuore e spirito.
IMPEGNO DELLA MENTE
I Cadetti seguono il programma ministeriale di Liceo Classico o di Liceo Scientifico e nei tre anni di permanenza alla scuola militare vengono introdotti nei meandri dello studio, accompagnati passo passo al fine di imparare un metodo di studio personale efficiente, invogliati ad approfondire sempre più e sempre meglio ciò che si trovano a dover studiare.
IMPEGNO DEL CUORE
Ogni singolo Cadetto viene accompagnato dal proprio superiore militare all'interno di quelli che sono i valori fondamentali della Patria. L'obiettivo, infatti, non è quello di indottrinare futuri soldati ma bensì quello di formare cittadini retti, coscienziosi e responsabili. Per questi motivi l'Ufficiale responsabile fa sì che la giornata non abbia tempi morti e spazi di ozio. Tutte le ore della Scuola Militare prevedono attività specifiche, mirate alla formazione umana dei Cadetti.
IMPEGNO DELLO SPIRITO
Gesù Cristo diceva che "lo spirito è pronto ma la carne è debole" (Matteo 26:41); memore di queste sagge ed inequivocabili parole, il Corpo Direttivo della Scuola Militare "Nunziatella" ha pensato di impartire una seria ed organizzata formazione militare a tutti i Cadetti per temprare con metodo il loro spirito giovane e ricettivo.
La sveglia mattutina è alle ore 6:30 ed avviene con il suono della tromba. I Cadetti saltano giù dalle brande, sistemano il letto e si danno il giusto decoro per iniziare la giornata.
Alle 6:45 debbono essere in refettorio per la colazione che fanno assieme ai loro formatori militari e, talvolta, ad alcuni docenti.
Alle 7:30, a passo di corsa, tutti i Cadetti raggiungono il cortile della scuola dove si svolge l'Alzabandiera insieme al Personale Militare e a quello Civile. Infatti, anche il corpo docente - nonostante sia Civile - vive l'Alzabandiera come momento di patriottismo e formazione storico/critica.
Sempre a passo di corsa, i Cadetti si recano in aula dove alle 8:00 in punto iniziano le sei ore di lezione giornaliera.
Al temine delle lezioni, finalmente, arriva il momento del pranzo. In refettorio non ci sono differenze ed infatti mangiano tutti assieme: Cadetti, docenti, militari ed anche il Colonnello Comandante della Scuola. Il cameratismo e lo spirito di corpo vengono insegnati poco alla volta, in piccole dosi ma con rigore e quotidianità.
Dopo il pranzo i Cadetti sono coinvolti nelle Attività Pomeridiane che consistono in Conferenze, Gruppi di Studio, Attività Sportive, Potenziamento Muscolare, Equitazione, Pallacanestro, Pallanuoto, Nuoto, Atletica leggera e Arti Marziali.
Al termine delle Attività Pomeridiane i Cadetti giungono ad un altro momento di convivialità: la cena. Anche a Cena tutto il personale si unisce ai Cadetti per un momento di relax e relazione interpersonale prima dell'atto conclusivo della giornata: l'Ammainabandiera.
Con l'Ammainabandiera si abbassa il livello di stress dato da impegni e cose da fare ma non si abbandonano mai l'ordine, la disciplina e la compostezza che sono le colonne portanti della scuola.
Dopo l'Ammainabandiera i Cadetti hanno del tempo libero da dedicare a loro stessi. In questo tempo possono chiacchierare, ridere, scherzare, giocare, chiamare la propria famiglia, gli amici, ... Questo tempo viene concluso dal suono della tromba che - con le note del Silenzio - annuncia ai Cadetti l'ora di andare in branda per il meritato e necessario riposo.
Questa scuola, come vi ho scritto poco fa, non è una scuola convenzionale ma una vera Palestra di Vita. Per entrare bisogna aver già frequentato il biennio superiore ed aver superato il concorso di ammissione. Una volta superato il concorso il Cadetto viene arruolato con l'obbligo di contrarre una Ferma Speciale per completare il Corso di Studi che si conclude con la Maturità Classica o Scientifica.
Il personale docente proviene dal mondo civile e viene fornito alla Scuola Militare "Nunziatella" dal Ministero della Pubblica Istruzione. Ciò nonostante è ben conscio del ruolo che ricopre e affianca al programma curricolare una solida formazione civica, civile e storico/critica. I giovani che escono dalla "Nunziatella", infatti, non per forza proseguiranno un percorso militare. Molti andranno all'Università e si impegneranno nelle professioni civili ma, grazie alla formazione ricevuta, porteranno nei loro ambienti di vita valori e sentimenti quali l'ordine, la disciplina, lo spirito di servizio, la pratica della legalità, il rispetto per le Istituzioni, ecc...
UNA VITA A PASSO DI CORSA
I Cadetti - soprattutto quelli del primo anno - devono muoversi sempre a passo di corsa all'interno dell'Istituto. Le classi frequentate dai Cadetti sono suddivise in Plotoni che hanno per Comandante un Tenente dell'Esercito Italiano. Il compito del Tenente è quello di seguire passo passo il percorso della classe con specifica attenzione per ogni singolo Cadetto. Il Tenente, durante il periodo di permanenza dei Cadetti alla "Nunziatella", è formatore, confidente, amico e compagno di viaggio. I Cadetti vedono nel loro Tenente un punto di riferimento, un esempio da seguire, un formatore valido e competente.
LA VITA CIVILE DEI CADETTI
I Cadetti, tre volte a settimana, hanno la "libera uscita". Possono uscire dalla Scuola Militare per un po' di relax e svago. Hanno, inoltre, se lo desiderano, la possibilità di avere un sostegno psicologico da un Ufficiale Psicologo messo a disposizione dalla Forza Armata.
Durante la "libera uscita" i Cadetti escono con l'Uniforme della Scuola Militare ed hanno perciò sempre la responsabilità di onorare - anche nello svago - l'Istituzione di cui sono parte. Possono frequentare locali pubblici e punti di ristoro ma è severamente vietato frequentare fast food e locali in cui si mangia in piedi. Bisogna mangiare sempre seduti, usando forchetta, coltello e cucchiaio. Un Cadetto della Scuola Militare non mangia con le mani!
IL GRAN BALLO, IL DIPLOMA E IL DOPO "NUNZIATELLA"
I Cadetti che sono arrivati al terzo ed ultimo anno di Scuola vengono impegnati nel Gran Ballo delle debuttanti. Un momento bello, sfarzoso e composto in cui i Cadetti possono dar prova della disciplina e della formazione ricevute.
Qualcuno potrebbe pensare che questo tipo di formazione scolastica ed umana lasci dei segni negativi nei ricordi dei Cadetti ma la dimostrazione che questo non accade sta nel fatto che la maggior parte dei Cadetti diplomati torna - anche a distanza di molti anni - alla "Nunziatella" per sposarsi nella Cappella della Scuola Militare.
Il legame che si crea con questo luogo è straordinario ed il fatto che da oltre due secoli la Forza Armata spende tempo ed energie per portare avanti questa Istituzione ne è la prova. Ho conosciuto dei militari che sono passati dalla "Nunziatella" e me l'hanno descritta come una delle pagine più belle della loro vita.
Dobbiamo immaginare, infatti, che molti di questi Cadetti arrivano da paesi piccoli delle diverse regioni d'Italia e che grazie alla Scuola Militare vengono a contatto con ragazzi loro coetanei di altri territori con cui mangiano, studiano, dormono, ... per tre anni. In questa antica e prestigiosa Istituzione Militare nascono vere amicizie che, non di rado, dureranno per tutta la vita.
Carissimi, scusate se sono stato più prolisso del solito ma questo argomento mi appassiona, affascina ed entusiasma. Se oggi abbiamo Ufficiali di cui possiamo andar fieri è anche grazie a luoghi come la "Nunziatella" che forma ed addestra la meglio gioventù dell'italica penisola.
A conclusione, condivido con voi una frase che ripete spesso un grande Ufficiale: "Il mestiere delle armi è il più bel mestiere del mondo". (Generale Rodolfo Sganga, Comandante dell'Accademia Militare di Modena)
Viva l'Esercito, viva l'Italia!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

giovedì 9 luglio 2020

Radio Esercito - Ennesimo successo del Generale Salvatore Farina

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", come avrete certamente sentito nei giorni scorsi, dal 06 luglio 2020 il Generale di Corpo d'Armata Salvatore Farina, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Italiano, ha voluto che "Radio Esercito" fosse disponibile on-line 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
L'Esercito Italiano è già presente da molti anni sul web con profili social ed un ben curato Canale YouTube che conta ben 59.700 iscritti!
Come voi che mi seguite sapete, il Generale Farina è un uomo per il quale ho una grandissima stima ed averlo incontrato nel 2018 alla Caserma "Pio IX" di Roma mi ha riempito di emozione oltre che di orgoglio. Uomini come lui sono l'ossatura del nostro comparto Difesa e orgoglio della nostra Forza Armata.
Ma torniamo alla Radio. Radio Esercito è un connubio di ideali fra innovazione e tradizione. Con il giusto sottofondo musicale è la web radio ufficiale della Forza Armata che dal 06 luglio è sbarcata in modo organizzato e permanente su internet. La si può ascoltare 24h/24h collegandosi al sito www.esercito.difesa.it Il motto? "Radio Esercito: la radio che marcia al tuo fianco".
Ma non basta. Il Generale Farina ha voluto che la radio sia in costante comunicazione con militari e civili ed ha quindi messo a disposizione del Popolo Italiano un numero WhatsApp grazie al quale sarà possibile comunicare con gli speaker di Radio Esercito, chiedere un brano musicale o salutare i nostri eroi dislocati nei più disparati teatri operativi. Il numero è il seguente: 366 57 56 028
Ma non basta ancora. Chi volesse essere in contatto con l'Esercito Italiano sulle diverse piattaforme web può farlo visitando la Pagina Facebook (cliccando qui), il Profilo Instagram (cliccando qui), il Profilo Twitter (cliccando qui) e la Web App (cliccando qui).
Una volta le caserme erano irraggiungibili ed invalicabili ma, grazie ad un grande Comandante come il Generale Salvatore Farina, oggi è possibile contattare ed essere in contatto costante con tutti i nostri eroi in uniforme.
Mi auguro ed auspico che Radio Esercito dedichi particolari rubriche per ricordare i vari Caduti della Forza Armata e dia spazio a famigliari, amici e congiunti dei nostri eroi "andati avanti". Un buon progetto radio, infatti, si vede anche dai contenuti che mette in onda. 
Personalmente ho già seguito varie ore di programmazione della Radio e debbo dire che mi è molto piaciuta. 
Un consiglio mi sento di darlo. Spero che gli Amministratori ed i Redattore di Radio Esercito intervistino e raccontino le gesta di militari eccezionali come il Generale di Brigata Rodolfo Sganga, Comandante dell'Accademia Militare di Modena, il Generale di Brigata Beniamino Vergori, Comandante della Brigata Paracadutisti Folgore, il Generale di Brigata Alberto Vezzoli, Comandante della Brigata Alpina Julia, il Colonnello Massimiliano Gualtieri, Comandante del 5 Reggimento Alpini, e tanti, tantissimi altri militari che hanno reso e rendono grande la nostra amata Patria.
Carissimi, mi auguro che anche voi - come me - vi sentiate orgogliosi di questa bellissima iniziativa dell'Esercito Italiano. Tutto quello che ci permette di crescere nella conoscenza e nell'amore della Forza Armata è da considerarsi come santo e benedetto.
Viva l'Italia, viva l'Esercito Italiano, buon lavoro a Radio Esercito!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica 
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

lunedì 4 maggio 2020

Covid-19: Discorso del Generale Salvatore Farina per i 159 anni dell'Esercito e Solidarietà dei Parà

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", quest'anno purtroppo non abbiamo potuto prender parte alle cerimonie e alle parate del 4 maggio; in questa giornata, infatti, ogni anno ci troviamo nelle caserme della nostra Penisola per ricordare la Fondazione dell'Esercito avvenuta il 04 maggio 1861.
Da 159 anni l'Esercito Italiano rende grande la nostra Nazione e le dà quella porzione di dignità di cui ha bisogno.
Per via della pandemia da Covid-19, però, quest'anno non ci siamo potuti ammassare per rendere onore alle Divisioni, alle Brigate, ai Reggimenti, ai Battaglioni, alle Compagnie, ai Plotoni e a tutte le realtà che compongono con spirito di servizio ed abnegazione la nostra preziosa Forza Armata.
Per via del virus non abbiamo potuto veder sfilare le Bandiere di Guerra, i Vessilli, i Gonfaloni e tutte quelle Medaglie conquistate sul campo da uomini e donne animati dal solo Amor di Patria.
Non abbiamo potuto onorare con il silenzio e la deferenza necessarie i nomi dei Caduti della Forza Armata primo fra tutti - per quel che mi riguarda - il Caporal Maggiore Capo Scelto degli Alpini Giorgio Langella, Caduto in una Missione I.S.A.F. a Kabul nel 2006.
Il Covid-19 ci ha impedito di ammassarci ma non di stringerci con il cuore e con la mente agli uomini e alle donne del Comparto Difesa che oggi festeggiano - seppur sommessamente - il 159 compleanno dell'Istituzione Militare alla quale appartengono in virtù del Giuramento fatto.
Quest'anno le cose sono un po' diverse nell'aspetto logistico ma nell'ideale e nell'impegno nulla è cambiato. L'Esercito Italiano continua ad esserci, operare ed agire proprio come nel 1861. Anzi, spero nessuno se ne voglia, meglio di allora perché nel frattempo la Forza Armata si è arricchita di maggiori competenze, capacità tecniche, conoscenze specifiche e si è dotata di tutti i ritrovati tecnologici utili a garantire un intervento sempre pulito, preciso ed efficace.
Il Generale di Corpo d'Armata Salvatore Farina, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, "papà" di tutti i soldati in servizio, ha voluto raggiungere i "suoi ragazzi" con un video-messaggio, nel quale questa mattina, ha detto:
"Il 159esimo Anniversario dell'Esercito Italiano ricade quest'anno, in un periodo di drammatica emergenza e di profonde difficoltà per la Comunità Internazionale, per il nostro Paese e per ciascuno di noi. Onoreremo questa giornata nel modo più giusto e più consono, cioè, compiendo al meglio il nostro dovere come sempre abbiamo fatto. In questo frangente di estrema necessità operiamo al fianco delle altre Istituzioni dello Stato, delle Forze Armate, di Polizia, della Protezione Civile, in piena sinergia ed unità d'intenti. Siamo presenti in tutte le Regioni del Paese a contribuire nei settori della sicurezza, della sanità e dei settori logistici. E' un grande sforzo che è frutto dell'impegno dei soldati di oggi ma anche dell'eredità trasmessaci dai soldati di ieri che - con il sudore ed il sangue - hanno contribuito a difendere e rendere più sicura la nostra Patria. Ai Caduti di ogni epoca e luogo va il nostro più commosso saluto; essi ci hanno trasmesso i più alti valori di Altruismo, Responsabilità, Amor di Patria, Sacrificio e Responsabilità che sono poi racchiusi nei colori della nostra Bandiera di Guerra. E' noto come le nostre Missioni richiedano sacrifici e rinunce; a questo oggi si aggiunge anche l'umana sofferenza per la perdita di tante vite umane che affligge il nostro Paese. A tutti coloro che non ce l'hanno fatta va il nostro commosso pensiero; ai loro famigliari il nostro affettuoso abbraccio. Infine rivolgo un caloroso saluto a tutti gli Italiani: a loro dico che noi soldati, uomini e donne dell'Esercito, siamo veramente orgogliosi di servire il nostro Paese. L'Esercito c'è oggi, c'è stato in passato, e ci sarà sempre, per voi e insieme a voi. Viva l'Esercito Italiano, viva l'Italia!". (Per il discorso integrale cliccare qui)
Parole belle, sentite e commoventi. Parole di un Comandante che non ha bisogno di presentazioni e che ama davvero tutti i suoi soldati. Parole di un Generale che, nell'adempimento del dovere, è stato  positivizzato al Covid-19 e ha combattuto - come tutti - la sua battaglia per la vita.
Ma, prima di concludere, voglio parlarvi di quello che hanno fatto la Brigata Paracadutisti "Folgore" e l'Accademia Militare di Modena per aiutare in modo concreto e altruistico il Popolo Italiano che è in lotta contro un virus invisibile e letale.

  • La Brigata Paracadutisti "Folgore", di cui il Generale di Brigata Beniamino Vergori è il Comandante, il 30 aprile scorso, ha donato circa 10mila euro all'Ospedale di Livorno. L'imponente cifra è frutto di una raccolta volontaria e spontanea che il Comando Brigata, il 187 Reggimento Paracadutisti e il Reparto Comando e Supporti Tattici (unitamente alle loro famiglie) ha voluto fare per aiutare l'ospedale della città nella quale opera, si addestra e vive. Alla donazione il Generale Vergori ha voluto allegare un suo personale messaggio che - in pieno stile "Folgore" - recitava così: “La Brigata Paracadutisti Folgore è orgogliosa e felice di poter dimostrare, con un piccolo gesto, la sua vicinanza all’azienda sanitaria della città che la ospita. Questa donazione è espressione, volontaria e sentita, di tutti i paracadutisti e delle loro famiglie, a sostegno del personale sanitario impegnato a fronteggiare l’emergenza”. (Per la notizia completa cliccare qui)
  • L'Accademia Militare di Modena, nella persona del suo Comandante, Generale di Brigata Rodolfo Sganga, ha lanciato una Raccolta Fondi per aiutare il Policlinico Universitario di Modena, città che ospita la celebre e storica Scuola Ufficiali dell'Esercito. Il 20 marzo scorso, il Generale Sganga, ha dato origine ad una "Challenge di solidarietà" con un semplice ed essenziale post, in pieno stile Folgore: "Buongiorno a tutti. Questo periodo di emergenza ci offre la possibilità di renderci utili, supportando come possiamo chi adesso è in prima linea. Noi in Accademia Militare ci siamo mobilitati a favore del Policlinico di Modena che sta affrontando con grande professionalità e impegno assoluto una situazione difficilissima. Se vuoi essere dei nostri sei il benvenuto!".
Carissimi amici e lettori, ancora una volta possiamo constatare come il mondo militare - ed in particolar modo il mondo dei Parà - sia sempre in prima linea quando c'è da aiutare qualcuno. I nostri soldati sono sempre pronti a rimboccarsi le maniche e a "farsi in quattro" quando c'è bisogno di immolarsi per la Patria e la Popolazione.
Questo è, deve essere, e sarà il 4 maggio. L'Esercito Italiano è - prima di tutto - a servizio dei Cittadini: mai dimenticarcelo!
Colgo l'occasione per ringraziare uno ad uno tutti i nostri militari e far loro i miei più accorati auguri in questa importante ricorrenza.
Viva l'Esercito, viva l'Italia, onore ai Caduti!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

venerdì 27 marzo 2020

Leva obbligatoria? Anche no! - Considerazioni di un grande Comandante

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", da parecchi anni nel mondo dei social network - Facebook in testa - leggo post di persone che inneggiano alla reintroduzione della "leva obbligatoria".
Quello che mi fa più sorridere è che a fare questi proclami sono per lo più soggetti che durante la "naja" ne hanno fatte "peggio di Bertoldo in Francia" o, ben peggio, quelli che la "naja" non l'hanno proprio fatta.
Nel 2019 jedanews.com scriveva: "Quello che serve in Italia, attualmente, è maggiore coesione fisica tra i giovani, attualmente coesi solo virtualmente tramite le nuove tecnologie, privi di esperienze “forti” capaci di plasmare il loro carattere.
La leva obbligatoria servirebbe sicuramente allo scopo, una esperienza forte e soprattutto umile per distaccarli dal mondo virtuale immergendoli in quello sociale, e per farli tornare con i piedi per terra". (Articolo intero qui)
Solito discorso che nulla ha a che fare con ciò che l'Esercito è e rappresenta per la nostra Nazione. Cosa significa che la leva obbligatoria sarebbe "una esperienza forte e soprattutto umile per distaccare i giovani dal modello virtuale"? Anche il pellegrinaggio a Fatima è un'esperienza forte che può allontanare i giovani dal mondo social ma non per questo lo Stato introduce il pellegrinaggio obbligatorio!
Ma quelli che mi hanno maggiormente contrariato - come quasi sempre d'altronde - sono quelli dell'A.N.A. (Associazione Nazionale Alpini) che sul loro Sito Ufficiale, in data 10 settembre 2019, hanno pubblicato: "Il servizio obbligatorio avrebbe dunque un ritorno sociale particolarmente importante, diventando non una spesa ma un investimento per il futuro, perché i nostri giovani possano ritrovare il significato di termini divenuti desueti come obbedienza, condivisione, solidarietà, identità. Giovani pronti a realizzare i loro progetti di vita con uno sguardo teso al mondo circostante, al suo patrimonio storico, paesaggistico, culturale e sociale e non al solo benessere personale: cittadini attivi e consapevoli!". (Tenente Piero Cambe, "Il ripristino della leva")
Come ho scritto poco fa, l'Esercito non è una o.n.l.u.s., un'o.n.g. o chissà che altra entità sinistroide. L'Esercito è una Forza Armata che si occupa di alta formazione, specializzazione e dottrina militare al fine di preparare al meglio possibile il personale deputato a servire la Nazione.
All'interno della Forza Armata

  • ci si occupa di gestire ed organizzare tutto l'aspetto logistico degli equipaggi e degli equipaggiamenti; 
  • si forma il personale all'arte del combattimento, della difesa personale e dell'interventistica in situazione di emergenza;
  • si predispongono figure professionali atte al reclutamento, all'informazione sul mondo della difesa e alla tutela sanitaria del personale in forza;
  • si preparano i più bravi specialisti nell'ambito della bonifica del territorio da ordigni bellici e nella gestione delle calamità naturali;
  • si selezionano e formano i militari che verranno impiegati nei reparti da montagna, reparti aviotrasporti, reparti paracadutisti, reparti amministrativi, ...;
  • ... e molte altre cose.

Parlare dell'Esercito come di una sorta di Scuola Materna dove far vivere un'esperienza unica ai nostri giovani non è solo inopportuno ma anche offensivo. L'Esercito non è un oratorio parrocchiale dove si vivono belle esperienze. L'Esercito è una realtà militare per uomini che mettono a repentaglio la loro vita in virtù del Giuramento fatto al Tricolore per difendere e servire il Popolo Italiano. Quando ci si arruola non lo si fa per scherzo. Quando si varca la porta carraia di una qualunque caserma si entra a far parte della storia e la storia non ammette mediocrità!
Ecco perché trovo assurdo ed insensato che si continui a paventare la possibilità di reintrodurre la leva obbligatoria. Mettere una massa di 18enni coi risvoltini, i pantaloni in fondo al sedere, le ciabatte colorate e la chewing gum sempre in bocca in una caserma è un'autentica follia. Non si possono vilipendere le gloriose Bandiere di Guerra Reggimentali con un'accozzaglia di figli di papà, viziati e senza spina dorsale con la speranza di farne degli uomini. Quando si entra a far parte dell'Esercito Italiano bisogna essere già uomini! Uomini coscienti della propria incapacità ma determinati a diventare delle eccellenze nelle mani della più grande e gloriosa Forza Armata mai esistita.
Ancora una volta da quando ho dato vita a "Cuore Alpino" voglio quindi far mie le parole di un grandissimo Ufficiale dell'Esercito Italiano: "Rendere nuovamente obbligatorio il servizio militare? Non è una buona idea. L’educazione ai valori e al senso dello Stato fanno capo, prima di tutto, a famiglia e scuola, non alle forze armate". (Generale di Brigata Rodolfo Sganga, Comandante dell'Accademia Militare di Modena e già Comandante della Brigata Paracadutisti Folgore)
Mai parole furono più ben dette! Peraltro non sono pronunciate da un giornalista o da un professore ma bensì da un Ufficiale con un curriculum umano e professionale da far invidia ai grandi condottieri della storia.
Carissimi, in questi giorni in cui siamo chiusi in casa per rispettare le norme del Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri in materia di Covid-19, approfittiamo per riflettere sulla nostra storia e sulla nostra identità di Nazione.
Sulle pubbliche piazze, in un momento nel quale stare per strada equivale a contagiarsi e a rischiare la propria vita, ci sono degli angeli in uniforme che rischiano il contagio per noi.
I militari dell'Esercito Italiano ci sono sempre, anche quando non li vediamo. Bene è ringraziare gli operatori sanitari ma buona cosa è anche dire un grazie sincero ed accorato ai nostri angeli in uniforme.
Grazie per l'attenzione,
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

domenica 27 ottobre 2019

Quando l'orgoglio italiano... corre i 100m - Omaggio al Caporal Maggiore Scelto Monica Contrafatto

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", questa sera mi sono messo al pc per raccontarvi una storia che definire straordinaria è poco. La storia in oggetto si fonda su una donna, una giovane, grande, donna: Monica Graziana Contrafatto, Caporal Maggiore Scelto Ruolo d'Onore del 1 Reggimento Bersaglieri.
Non vi nego che mi tremano le dita sulla tastiera. Parlare di una così grande persona non è facile ed io mi sento il più indegno della terra a narrarvi la vita e le gesta di un militare così eroico e coraggioso.
Monica, la chiamerò solo così, nasce a Gela nel 1981. Si innamora follemente dei Bersaglieri che vede per la prima volta durante l'Operazione "Vespri Siciliani" e da quel giorno decide che anche lei sarà un Bersagliere dell'Esercito Italiano.
Qualcuno di voi si chiederà perché io abbia deciso di parlarvi proprio di Monica. Ebbene, ve lo spiego subito.
Siamo in Afghanistan, distretto del Gulistan, Provincia di Farah. E' il 24 marzo 2012 e un gruppo di schifosi terroristi, alle ore 18:00 (14:30 in Italia), lancia 3 colpi di mortaio contro la Base Operativa Avanzata (F.O.B.) "Ice" presidiata dall'Esercito Italiano sotto comando della Task Force South-East. Monica era di servizio. Si è recata ai mezzi ed in quel momento è stata colpita dalle schegge di un'altra bomba da mortaio che le hanno provocato una ferita all'arteria femorale ed una severa lesione dell'intestino. A seguito di queste ferite Monica ha perso la gamba destra e un bel pezzo di intestino.
Pensate che rimpianga qualcosa? No!
Se le si chiede: "Ma questa perdita così grave non ti ha fatto pensare che hai sbagliato vita?" ci si sente rispondere: "No, no, no. Io sono felicissima di quello che ho fatto perché comunque quando noi andiamo là andiamo a fare aiuti umanitari, andiamo a portare tipo la pace. Cerchiamo di dare la pace. Costruiamo ponti, scuole, portiamo cibo, coperte, facciamo previdenza sanitaria, quindi io ero felicissima di stare là. Ci ritornerei centomila volte. Ci sono stata - prima dell'incidente - altri sei mesi. Il cielo stellato è bellissimo, la notte le stelle ti illuminavano il viso. Gli occhi dei bambini, quando gli davi una bottiglietta d'acqua, una brioches, erano luminosi, felici. Ti riempivano di grazie. Anche le persone adulte che ti aiutavano, ti ringraziavano quando noi li aiutavamo. Io in Afghanistan ho fatto la pace, non ho fatto la guerra. Io nemici non ne ho visti. I nemici siamo noi stessi, secondo me. Io ho perso una gamba. Sarei stata nemica di me stessa se non lo avessi accettato. Vabbé ho perso una gamba ma posso fare sport e sto cercando di diventare brava nella corsa. Sono un Bersagliere e ho ricominciato a correre. Ci vuole tanto allenamento ma ci vuole forza. Io sono in pace con me stessa, sono serena. Sono un militare, sono un soldato".
Quando le viene chiesto: "A parere tuo per l'Afghanistan c'è speranza?". Lei, con quel suo splendido sorriso, risponde: "Penso che per l'Afghanistan ci sia speranza. C'è tanta gente brava là. C'è tanta gente brava che ci ha pure aiutato qualora c'erano degli ordigni sulla strada che facevamo".
E se la si incalza con: "Cosa vuol dire, per te, essere Italiana?". Lei, con sguardo innamorato, dice: "Essere fiera del mio Paese. Io sono fierissima di essere Italiana. Non cambierei la mia cittadinanza per nessun motivo al mondo. Io sono consapevole che quello che facevo, quello che i miei colleghi continuano a fare in Afghanistan, lo fanno per portare la pace e portare del bene. Se la gente la pensa in modo differente per me non è un problema. Ognuno è libero di pensarla come la vuole".
Credetemi, queste parole le ho ascoltate decine e decine di volte. Ogni volta che le ascoltavo la pelle mi si accapponava di più perché pensieri così profondi nascono solo da un cuore puro e una coscienza cristallina.
Monica ha un senso di italianità difficile da eguagliare e quasi impossibile da capire. Come si fa ad essere così radiosi e pieni di speranza dopo aver perso una gamba? Dare una risposta - qualunque essa sia - risulterebbe anacronistico.
La risposta più bella ce l'ha data Monica alle Paralimpiadi di Rio de Janeiro nel 2006 quando, dopo una gara iper-adrenalinica, ha ottenuto la Medaglia di Bronzo stando dietro alla grande Martina Caironi che si è conquistata una meritatissima Medaglia d'Oro.
Monica si è innamorata dell'atletica leggera e dei 100m piani grazie ad una gara di Martina Caironi che vide quando era nel letto con la gamba appena amputata. Monica voleva essere su un podio con il Tricolore per rendere onore all'Italia. Monica ce l'ha fatta. E' salita sul podio e lo ha fatto con il suo idolo Martina Caironi.
A fine gara Monica è stata intervistata dai giornalisti sportivi e ha detto poche e semplici parole: "Il mio sogno si è realizzato. Sono contenta. Grazie a Martina ho cominciato a correre ed oggi è bellissimo vincere insieme a lei. Finalmente una gioia per me. Diciamo che a un certo punto non ce la facevo più però vedevo da lontano la medaglia ed il fatto di innalzare una bandiera in più, insieme a Martina. All'Inno d'Italia - essendo un militare - piangerò sicuro, sappiatelo".
Quello che vi ho riportato, è il piccolo e misero racconto di un Italiano che - dopo aver conosciuto la storia del Caporal Maggiore Scelto Monica Graziana Contrafatto - è ancora più ammirato ed innamorato dell'Italia.
Come sapete nel 2021 la mia Cuneo ospiterà la 69esima Adunata Nazionale dei Bersaglieri e, con questo mio umile Blog, colgo l'occasione per chiedere al Generale Comandante della Brigata Bersaglieri "Garibaldi" ed al Colonnello Comandante del 1 Reggimento Bersaglieri di mandarci - in quell'occasione - il Caporal Maggiore Scelto Contrafatto per farci vedere dal vivo com'è fatto un eroe e che volto ha un Italiano vero. Monica è personificazione vivente del Tricolore e poterla incontrare sarebbe per me un onore senza pari. Probabilmente il mio cuore batterà allo stesso modo nel quale ha battuto quando ho sostato presso il sepolcro del Milite Ignoto.
Carissimi, speriamo questo mio appello raggiunga chi di dovere. Intanto mi congedo da voi con la tastiera ma non con il cuore invitandovi ad urlare con me: "Ictu impetuque primus" che significa: "Primo nel colpire e nell’assaltare".
Viva l'Italia, viva i Bersaglieri, onori al Caporal Maggiore Scelto Monica Graziana Contrafatto!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

lunedì 21 ottobre 2019

Ragazzi col fucile in braccio... per noi. Grazie.

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", per la prima volta da quando il Blog è nato vi riporto la riflessione di un santo Sacerdote che voluto scrivere un'ode ai nostri giovani militari italiani.
Padre Vito, questo il suo nome, scrive: "Per guadagnarsi da vivere si deve essere disposti a lavori pesanti. A volte, per di più, si lavora a rischio della propria vita. E' la condizione di tanti, anche se non di tutti. Tra i lavori più rischiosi c'è quello del militare, che deve impugnare le armi e difendere con queste la vita degli altri, a rischio della propria. Li vediamo spesso, specialmente in città. Dedichiamogli la necessaria attenzione mente sono vivi. Meritano ben di più di un minuto di silenzio - doveroso! - in caso di morte sul posto di servizio.
Difendono i fedeli che si recano nei luoghi di culto più importanti. In effetti non difendono Dio, che non ne ha bisogno, ma il papa, i cardinali, i vescovi, i preti, le suore, i fedeli, i visitatori provenienti da tutto il mondo. Che bello, tutti questi possono pregare tranquilli, perché c'è chi vigila, rischiando al posto loro. C'è una postazione anche a difesa della Basilica di San Giovanni in Laterano, a Roma. Un giorno, passando, non vedevo i due militari che solitamente sono di guardia vicino all'ingresso, a fianco alla loro camionetta. Li trovo, fatti pochi passi, all'ombra dell'obelisco! Ci siamo fatti una bella chiacchierata all'ombra, ringraziando... chi l'aveva commissionato in Egitto millenni or sono, chi l'aveva scolpito e istoriato, e chi l'aveva collocato proprio lì, ai tempi di Costantino, per... proteggere dall'insolazione quel giovane soldato e quella gentile soldatessa.
Difendono i passanti nei luoghi di traffico affollato. Prime fra tutte le stazioni della metropolitana. Il pensiero di trovarsi coinvolti, sottoterra, in un tunnel buio e stretto, su un treno devastato da un'esplosione fa rabbrividire. Speriamo che questi bravi militari aiutati dalle telecamere, dagli addetti ai controlli, sappiano individuare le facce sospette, i bagagli insoliti.
Difendono le case di rappresentanze importanti. Niente mi muove a criticare loro, perché si tratta, per esempio di ambasciatori di altri stati esposti a rischi. Tuttavia, in alcuni casi, i soldati di guardia, a rischio della vita, difendono una casa vuota. Mi è successo, di ritorno da una breve passeggiata serale. Di solito mi fermo e, se non c'è traffico in quel momento, scambiamo qualche parola con i due militari. Giorni fa mi è venuto spontaneo chiedere: "Sapete se in casa c'è qualcuno?". La risposta è stata: "No". Sono rimasto stupito, pensavo che avrebbero diritto di sapere se stanno difendendo persone oppure cose. Due giovani erano lì per ore e ore, sotto un sole cocente, con la divisa imbottita, imbracciando un fucile molto pesante, in una strada stretta, percorsa a notevole velocità da mezzi rumorosi e puzzolenti. E questo per... nulla! Mi hanno fatto una grande pena, accompagnata da un sentimento di disapprovazione. Rosmini chiama questo con un termine preciso: "risentimento giuridico". E' ciò che si prova davanti ad una imposizione che schiaccia e viola la persona e la sua dignità. E' proporzionato alla stima della dignità intrinseca da riconoscere a quelle persone. E' da "rigettare la deformità morale che accompagna quella violazione". Egli auspica "maggiore rispetto, minore violazione di tutti i diritti".
Anni addietro la parrocchia affidata ai rosminiani in Sicilia aveva una colonia al mare, prefabbricata. Da settembre a giugno non veniva utilizzata. Un caro anziano della borgata, che abitava proprio nei pressi, si era incaricato di custodirla, dietro un modesto compenso. Una volta mi chiese se, in caso che notasse dei ladri, era opportuno che egli difendesse la colonia sparando col suo fucile da caccia. Lo guardai e gli dissi: "Ma davvero credi che i letti, i materassi, i tavoli e le sedie, i piatti e le pentole che abbiamo qui valgano più della tua vita o della vita di un'altra persona?". (Padre Vito Nardin, Preposito Generale dell'Istituto della Carità (Rosminiani), su "Charitas - Bollettino Rosminiano", Anno XCIII n. 8-9 - agosto - settembre 2019)
Ho voluto dare eco ed enfasi a questo scritto perché quando l'ho letto mi ha creato una grande emozione. Nelle parole di Padre Vito, con il quale ho avuto il piacere di vivere per un anno al Sacro Monte Calvario di Domodossola, ho ravvisato l'amore ed il rispetto che moltissimi Cittadini hanno nei confronti dei giovani soldati impegnati nell'Operazione "Strade Sicure". Purtroppo sono poche le persone che hanno il coraggio di fermarsi a riflettere sul servizio che questi giovani svolgono a tutela della collettività. Ancora meno sono quelli che, quando li incontrano, perdono qualche momento per un saluto e un sorriso. Questo mi addolora molto perché oggi la riconoscenza sembra divenuta un optional. Sempre più "italioti" hanno il coraggio di dire: "Quando si arruolano sanno a che rischi vanno incontro". Come se uno che fa il falegname sa che potrebbe portarsi via la mano con una sega circolare. Che ragionamenti del ...!
Carissimi, ormai sono anni che mi occupo del Caduto Langella e che racconto le storie di chi, quotidianamente, indossando un'uniforme, spende la sua vita per la nostra incolumità. Da quando ho iniziato ho conosciuto tante brave persone, tanti amministratori locali sensibili e tanti cittadini coscienti. Ma, ahimé, com'è inevitabile, ho incontrato tanti personaggetti che si atteggiano a Capi di Stato Maggiore non essendolo manco alla lontana. Ho conosciuto persone becere e arroganti. Ho avuto a che fare con persone maleducate e supponenti. Risultato? Non ho mai smesso, non mi sono mai arreso e non gliel'ho mai data vinta. Sapete perché? Perché sento di avere un senso di responsabilità verso tutti voi miei lettori ma, soprattutto verso quei ragazzi e quelle ragazze che - anziché stare al sollazzo o sul divano col Reddito di Cittadinanza - donano la loro vita allo Stato per la difesa della Patria e delle Libere Istituzioni.
Senza di voi, dunque, tutto questo non sarebbe possibile ed una sola cosa posso dirvi: Grazie. Grazie di esistere. Grazie per il vostro seguito. Grazie per il vostro affetto. Ad majora!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

venerdì 6 settembre 2019

Cambio del Comandante alla Folgore. Il Generale Sganga cede il comando al Generale Vergori

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", tra poche ore un grande uomo lascerà il Comando della Brigata Paracadutisti "Folgore" per assumere il comando dell'Accademia Militare di Modena dove vengono altamente formati gli Ufficiali che prenderanno le redini dell'Esercito Italiano. Il nome di questo grande uomo - che ho il timore di pronunciare vista la mia piccolezza - è Generale di Brigata Rodolfo Sganga.
In questi ultimi giorni il Generale Sganga ha iniziato una "peregrinatio" che ha toccato tutte le caserme facenti parte la Brigata; nessun Reggimento è stato escluso perché la Folgore è una famiglia e il Comandante della Brigata è un padre vero e proprio. Quando è arrivato in visita al 185 Reggimento Artiglieri di Bracciano è stato ricevuto da un nutrito numero di soldati che - come dei veri figli - lo hanno accolto con tutti i dovuti onori e lo hanno voluto omaggiare della qualifica di "Diavolo Giallo ad honorem" consegnandogli l'omerale a bassa visibilità.
Al Generale Sganga succederà Beniamino Vergori al quale lo stesso Sganga ha appuntato e conferito il grado di Generale di Brigata. Vergori, grande Ufficiale e militare di grande professionalità, è molto noto agli uomini della Folgore visto che ne è già stato Capo di Stato Maggiore e Vice Comandante.
Gli uomini e le donne facenti parte la Brigata Paracadutisti Folgore si sono sentiti amati, stimati e paternamente comandati dal Generale Sganga che, a malincuore, lasciano andare all'Accademia Militare di Modena.
Il Generale di Brigata Rodolfo Sganga - sul suo personale Profilo Facebook - questa sera ha scritto: "Domani mattina cederò dopo oltre due anni, il comando della più bella Brigata del mondo. È un momento di emozioni confuse e spesso contrastanti, ma ho anche alcune certezze: l’amore indiscusso per il Tricolore, la passione sempre crescente per il Mestiere delle Armi, il rispetto totale per chi si è sacrificato per indicare a tutti noi la via del Dovere. 
Il 28 luglio 2017, all’atto della cerimonia di assunzione del comando della Folgore, ho citato un mio predecessore dicendo che “ad un Comandante è dovuto il rispetto e l’obbedienza per il grado che porta. Tutto il resto se lo deve guadagnare”. Sono orgoglioso di aver profuso il massimo impegno per essere sempre all’altezza dei miei Paracadutisti. Starà a loro giudicare se ci sono riuscito...
La Folgore sarà in ottime mani, perché il Generale di Brigata Beniamino Vergori è il Comandante che tutti vorrebbero avere: un Soldato!
A me resterà il ricordo di un periodo semplicemente esaltante e la consapevolezza di essere stato un privilegiato per aver fatto parte di una squadra ineguagliabile che si chiama Folgore.
Adesso avanti a tutta forza, perché la responsabilità di preparare gli Ufficiali di domani è una sfida che sono deciso ad accettare e vincere!
Grazie a ognuno di Voi che ha voluto supportare la Folgore anche attraverso i social media. Non smettete, perché Noi siamo la Folgore!". (Rodolfo Sganga, Facebook, 05 settembre 2019)
A parole così accorate e sincere non si può aggiungere nulla. L'unica cosa che mi sento di fare è quella di ringraziare il Generale Sganga per quanto ha fatto a guida della Folgore ed augurargli una prolifica missione in quel di Modena dove sono certo saprà portare lo spirito cameratesco della Folgore a servizio degli Allievi Ufficiali e della Difesa tutta.
Un augurio sincero e generoso lo rivolgo anche al Generale Beniamino Vergori che - ne è consapevole - si accinge a prendere le redini di una delle realtà più onorevoli della nostra Patria. Nelle piazze d'armi della Folgore il Tricolore sventola più gagliardo e più fiero che in altre realtà perché buona parte della storia militare d'Italia riporta in calce una sola firma: "Folgore"!
Carissimi, a ciascuno di voi chiedo di sostare un minuto in silenzio in memoria dei Caduti della Folgore che, durante la cerimonia di cambio del comando, veglieranno sui partecipanti e sui due Comandanti - l'uscente e l'entrante - affinché tutti ricordino la cosa più importante: "Mancò la fortuna ma non il valore".
Viva l'Italia, viva la Folgore, onore ai Parà!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

venerdì 23 agosto 2019

Operazione "Strade Sicure": quando gli angeli vestono l'uniforme

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", quest'oggi ho deciso di spendere qualche minuto per scrivere alcune righe di ringraziamento per i nostri soldati che da 11 anni svolgono preciso e puntuale servizio alla Patria nell'Operazione "Strade Sicure".
In città piccole come la mia Cuneo è difficile vedere i mezzi dell'Esercito appostati sulla pubblica via con due o più soldati in vegetata che, imbracciando il mitra, presidiano i luoghi sensibili del territorio ma, spostandosi già solo a Torino, a pochi passi dalla Stazione "Porta Nuova", è possibile vedere gli Alpini a presidio della Sinagoga Ebraica.
Alcune volte capita di scorgere turisti che vedendoli si domandano: "Cosa stanno facendo?".
L'Operazione "Strade Sicure" nasce il 4 agosto 2008 sotto precisa volontà del Ministro della Difesa On. Ignazio La Russa che ravvisa l'urgente necessità di impiegare un contingente di personale militare delle Forze Armate in supporto agli Agenti di Pubblica Sicurezza (Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, ...) per contrastare il crimine e prevenire eventuali episodi terroristici.
Il primo contingente, il più grande mai visto sino a quei tempi, era composto da 3.000 soldati dislocati su 20 Regioni a sostegno delle singole Prefetture che hanno impiegato gli uomini dell'Esercito per monitorare e presidiare siti ed obiettivi sensibili quali aeroporti, porti, Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo, ecc...
A dirla così pare semplice ma bisogna considerare che tutti i soldati che vengono impiegati in tale Operazione vengono preventivamente formati ed addestrati al fine di conseguire la qualifica temporanea di Agenti di Pubblica Sicurezza. Questo iter formativo teorico-pratico richiede al Ministero della Difesa un grande impegno logistico ed economico. I soldati che vengono impiegati sul territorio, infatti, appartengono a battaglioni e reggimenti che, durante la loro assenza, devono svolgere comunque le funzioni ordinarie con un carico di lavoro maggiore vista la carenza - seppur momentanea - di organico.
I militari dell'Esercito impiegati nell'Operazione "Strade Sicure" dal 2008 ad oggi hanno gestito l'apparato della Sicurezza di Expo 2015, del "Giubileo Straordinario della Misericordia", dei vari G7, dei terremoti che hanno colpito il Centro-Italia, del sito Tav di Chiomonte, dell'area denominata "Terra dei Fuochi" e - come non citarlo - del crollo del "Ponte Morandi" di Genova. Oltre, naturalmente, a tutti i siti sensibili quali ambasciate e consolati, grandi stazioni ferroviarie, luoghi di culto, siti UNESCO, ecc...
Nella sola Città di Napoli l'Esercito Italiano, mediante 35 siti di presidio permanente, ha tratto in arresto 1.500 persone, ne ha denunciate 4.700 e poste in stato di fermo 700; ha sequestrato 80.000 grammi di sostanze stupefacenti ed ha salvato vite umane impedendo stupri, omicidi, sedando risse, regolamenti di conti e sventando persino dei suicidi come quella volta in cui il Caporal Maggiore Capo Scelto Luigi Improda ha disarmato un soggetto che con un coltello si stava recidendo le vene dei polsi. Questi pochi ma significativi numeri forniti con orgoglio dal Capitano Gennaro Rosario Sepe sono solo la punta dell'enorme iceberg che l'Operazione "Strade Sicure" rappresenta.
Tra l'altro, va sottolineato, i militari impiegati sul territorio cercano sempre di non ricorrere alle armi in dotazione ma intervengono con particolari tecniche di difesa e lotta che vengono studiate appositamente per bloccare e disarmare i soggetti pericolosi così come ha spiegato in una conferenza stampa tenutasi a Napoli il Maresciallo Nicola Crispino.
Carissimi, ad oggi l'Esercito Italiano ha 7.100 uomini e donne impiegati sul territorio nazionale a difesa e salvaguardia della Pubblica Sicurezza e dell'incolumità dei Cittadini. Se, passeggiando per le località in cui avete deciso di trascorrere le ferie, incontrate una camionetta con il logo dell'Operazione "Strade Sicure" avvicinatevi, fate un sorriso ai militari che sono lì a presidio e ditegli con sincera riconoscenza: "Grazie per quello che state facendo, siete i nostri angeli custodi, siete un esempio di legalità, siete la personificazione del Tricolore!".
Viva l'Italia, viva l'Esercito, onore al Tricolore!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

mercoledì 31 luglio 2019

Il Generale Salvatore Farina, Capo di SME, in visita ai futuri Comandanti di Compagnia dell'Esercito Italiano

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", in questa caldissima giornata che conclude il mese di luglio, vi scrivo per raccontarvi della bellissima, significativa e toccante visita che il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito ha fatto alla Scuola di Applicazione di Torino il 24 luglio scorso.
In questa importantissima Caserma nella quale si formano gli Ufficiali che dovranno assumere funzioni di comando, al momento, si sta svolgendo il 4° Corso per Ufficiali subalterni riservato ai Tenenti prossimi alla nomina a Capitano. Gli allievi di questo corso, grazie alle molteplici competenze che gli vengono fornite, entreranno a far parte di qualche Reggimento con il grado di Capitano e l'incarico di Comandante di Compagnia.
Il Generale di Corpo d'Armata Salvatore Farina, accompagnato dal Generale di Divisione Salvatore Cuoci, Comandante della Scuola di Applicazione, ha voluto essere a Torino per incontrare quelli che saranno i futuri Comandanti di Compagnia dell'Esercito Italiano per esortarli ad essere sempre fedeli all'Istituzione di cui sono membri ed istruirli sull'importanza dell'incarico che verrà loro affidato. Il Comandante di Compagnia, infatti, è un leader che ha il delicatissimo compito di indirizzare, guidare e motivare gli uomini e le donne della sua Compagnia affinché sappiano ben operare anche nelle situazioni più critiche ed incerte.
Con la sua consueta fermezza e la sua grande professionalità, il Generale C.A. Farina, durante il suo discorso, ha detto: "l'esser Comandanti di soldati richiede un impegno grandissimo, la vostra motivazione e l'eterogeneità delle esperienze che portate, sono il vero valore aggiunto e i vostri colleghi più giovani ne sapranno trarre tanto". Parole parche, semplici ma ricche di una grande esperienza che solo un Comandante esperto e competente può pronunziare con sicurezza e credibilità dinanzi alla Bandiera d'Istituto della Scuola di Applicazione, decorata di Medaglia d'Argento al Valore Militare.
La Scuola di Applicazione, erede del patrimonio storico-militare delle Regie Scuole Teoriche e Pratiche di Artiglieria e Fortificazioni del 1739, continua ad essere punto di riferimento della Forza Armata per quel che concerne la Formazione Universitaria ed Accademica degli Ufficiali che dovranno solcare i più importanti teatri nazionali ed internazionali. All'interno di questo grande Istituto Militare si insegnano valori quali l'esempio, la condivisione delle esperienze professionali, l'abnegazione totale ed incondizionata, la coesione delle competenze e lo spirito di corpo.
Ciascuno di questi valori è frutto della grande esperienza e della fruttuosa carriera che i docenti dell'Istituto hanno maturato nell'Esercito a servizio della Patria e del Popolo Italiano.
Il Generale C.A. Salvatore Farina, con il quale ho avuto l'onore ed il privilegio di scambiare qualche parola il 13 novembre 2018 nella Caserma "Pio IX" di Roma, in occasione della Giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace, è un uomo animato da sincero amore per la Patria, forte senso di riverenza per le Istituzioni e grande passione per il suo lavoro, la sua professione e l'uniforme che indossa. Chi lo conosce bene, chi frequenta lo Stato Maggiore dell'Esercito sa che egli non guarda mai l'orologio ma lavora ardentemente, senza sosta, per onorare l'importante incarico affidatogli e la Forza Armata di cui egli è, a pieno titolo, un padre responsabile.
Carissimi, prendiamoci qualche minuto per fare un po' di silenzio ed affidare alla Madonna della Neve, Protettrice delle Truppe Alpine, i novelli Comandanti di Compagnia e il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Italiano affinché essi possano, in concordia ed unione d'intenti, continuare a proteggere il Popolo Italiano e glorificare il bene più grande che abbiamo: il Tricolore.
Con l'affetto che da sempre mi lega a voi miei lettori mi congedo assicurandovi il mio misero ma sincero ricordo nella recita del Santo Rosario.
Viva l'Italia, viva l'Esercito, onore al Tricolore!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella