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domenica 3 gennaio 2021

Anche sotto Natale la Polizia Penitenziaria è vessata - Cuneo docet

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", inizio questo 2021 parlando della Polizia Penitenziaria che - come ormai sapete - stimo molto e alla quale mi sento molto legato.

Purtroppo, ancora una volta, devo dar voce ad un fatto spiacevole che ha colpito la Polizia Penitenziaria. Qui a Cuneo, infatti, il 27 dicembre 2020 - durante il turno di notte - due detenuti hanno ben pensato di devastare una cella approfittando del preoccupante sottorganico che da anni gli Agenti denunciano.

L'unica fortuna è stata che - nonostante abbiano invitato tutti alla rivolta - i due galeotti si siano trovati soli nel fare tafferugli e vandalismo. La questione sarebbe stata grave se gli altri detenuti si fossero associati nel far casino.

L'Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria O.S.A.P.P., nella persona del suo Segretario Generale Leo Beneduci, ha prontamente dichiarato: "Il problema del carcere di Cuneo è divenuto serio ed incontrollato; i detenuti hanno probabilmente percepito una grande falla del sistema ed hanno ben capito che gli agenti, all'interno dell'istituto, non hanno difese né tutele in nessuna condizione. Anzi, a dire il vero, al carcere di Cuneo, gli agenti non si sentono adeguatamente tutelati nonostante la loro nota disponibilità: ne deriva dunque che a nulla vale, a questo punto, sottrarre tempo prezioso ai propri affetti, ed a nulla servono le rinunce a dedicare tempo e risorse alla propria vita privata. Troppi messaggi contradditori generano “caos” e delegittimazione del personale di Polizia Penitenziaria che sembrerebbe essere “umiliato” per l’assenza di provvedimenti concreti intrapresi verso i detenuti: il personale è stanco di subire invettive gratuite da parte di detenuti che sembrerebbero agire in tale modo perché certi di restare impuniti. Chiediamo a gran voce che l’azione disciplinare prenda avvio e segua il suo corso, affinché i detenuti comprendano il dovere di rispettare le regole interne, e questo a garanzia generale di mantenimento di ordine e della sicurezza. Questa situazione è intollerabile, non può più tardare la messa in atto di un energico intervento agito da parte dei vertici dell’Amministrazione Penitenziaria, che già a livello regionale è ampiamente al corrente della grave situazione vigente nel carcere di Cuneo, dove il personale ormai allo stremo delle forze è esausto". (Fonte: CuneoDice)

Amnesty International - Cuneo, attraverso un commento su Facebook, ha fatto sapere che "La situazione di isolamento aveva scatenato proteste violente in diversi istituti penitenziari nel marzo 2020 e rischia di inasprire la tensione già presente nelle strutture, in assenza di misure adeguate che permettano alle persone di private di libertà di mantenere un contatto significativo con l’esterno. Alcune azioni di protesta da parte dei familiari di detenuti/e si sono già verificate, come quella di fronte al carcere le Vallette di Torino il 10 novembre scorso. Pochi giorni prima, alcune detenute della struttura avevano indirizzato una lettera ad Amnesty International Italia in cui già denunciavano la mancanza di contatti significativi con gli affetti nella situazione odierna. Lo stesso Garante aveva espresso preoccupazione per la possibilità delle famiglie di avere informazioni circa le condizioni dei propri congiunti, esortando le autorità a trovare soluzioni praticabili per fornire informazioni tempestive alle famiglie e per garantire il diritto alle relazioni affettive per le persone private di libertà". (Fonte: Amnesty International)

Ovviamente non sono assolutamente d'accordo con Amnesty International che cerca da sempre la legittimazione e la difesa oltranzista di chi ha danneggiato il prossimo e la collettività. In carcere non ci si finisce per meriti scientifici, culturali, artistici, ... in carcere ci si finisce a seguito di reati gravi e di condanne dopo regolare processo giudiziario! E' bene ricordare queste cose prima di fare come i Garanti dei Detenuti e le varie associazioni "buoniste" che difendono sempre e comunque chi - non solo deve scontare una pena - ma rende un inferno il turno di servizio degli Agenti della Polizia Penitenziaria.

La Polizia Penitenziaria che viene spesso definita come "brutta" e "cattiva" non è la carnefice ma, ahimé da molti anni a questa parte, è la vittima. Ha carenze di organico, carenze di dispositivi di protezione individuale, carenze di tutele e di attrezzature atte a neutralizzare la minaccia.

Il Ministero della Giustizia non può continuare a far finta che il problema non esista; deve far fronte al problema e tutelare gli uomini e le donne che prestano servizio nel Corpo di Polizia Penitenziaria. Tutto il resto sono chiacchiere da bar e - come tutti ben sappiamo - le chiacchiere che si fanno al bar valgono zero.

Viva l'Italia, viva la Polizia Penitenziaria!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

mercoledì 11 novembre 2020

Polizia Penitenziaria sempre più sola e dimenticata dallo Stato

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", in queste settimane di lockdown dovuto ai D.P.C.M. del Governo Conte per contrastare la Pandemia da Covid-19, si è sentito spesso parlare della situazione grave ed emergenziale delle nostre carceri. Gli Agenti della Polizia Penitenziaria, infatti, ancora una volta, si trovano a dover affrontare situazioni di grandi criticità in sottorganico.
La gestione fallimentare del Dipartimento per l'Amministrazione Penitenziaria e del Ministero di Grazia e Giustizia è sotto gli occhi di tutti. 
"Quando la Polizia Penitenziaria compare sullo scenario dei mass-media vuol dire che le cose non vanno proprio. Stiamo purtroppo raccogliendo quello che di cattivo noi avevano previsto: violenze, aggressioni, rivolte, ... basta dare un'occhiata ai giornali ed alle televisioni per rendersi conto che il sistema è sfuggito di mano. Purtroppo, ripeto, noi lo avevamo annunciato che le cose non andavano. Abbiamo addebitato sin da subito i peggioramenti alla veloce apertura delle celle che ha consentito ai detenuti di uscire dalla cella ma non di praticare i contenuti della pena. In pratica si sono solo aggregati ed all'ozio si sono aggiunte associazioni tra detenuti. Abbiamo iniziato così con le rivolte. La prima rivolta è stata quella della Casa Circondariale di Salerno; non a caso è successo lì visto che precedentemente noi avevamo denunciato una condizione per cui i detenuti avevano - di fatto - in mano l'Istituto. Infatti ci sono mille episodi che noi abbiamo segnalato. Dopo la rivolta di Salerno la questione si è spostata in altri venti Istituti sull'intero territorio nazionale. La Campania è particolare: qui siamo sempre soggetti ad eventi critici negli Istituti sia per la tipologia di detenuti che noi ospitiamo sia per il territorio ad alta criminalità organizzata.
A Santa Maria Capua Vetere si è creato un fatto per cui i Carabinieri fermavano con posti di blocco i nostri colleghi della Polizia Penitenziaria - addirittura davanti ai famigliari dei detenuti - con notifiche di perquisizione, avvisi di reato, soltanto per acquisire il telefonino personale. Operazione che poteva essere fatta 50 metri più in là nei nostri uffici, nel nostro Istituto, senza essere giudicati da un'opinione pubblica che sicuramente ha avuto un'immagine della Polizia Penitenziaria devastata. Noi siamo stati massacrati in quel momento umanamente e professionalmente. Noi parliamo di perquisizioni domiciliari, personali, fatte ai colleghi davanti ai famigliari di mattina presto solo per acquisire il telefonino. Queste modalità strane ci hanno distrutto professionalmente sono state poi captate dal Procuratore Generale del Distretto della Campania di Napoli che, in quanto responsabile dell'attività della Polizia Giudiziaria ha chiesto chiarimenti ed una relazione dettagliata alla stessa Procura di Santa Maria Capua Vetere e all'Arma dei Carabinieri. Mi sembra sia un caso unico in campo nazionale che un Procuratore Generale chieda conto delle modalità eseguite in questa maniera. 
Al Garante dei Detenuti della Regione Campania che ha denunciato un comportamento sospetto della Polizia Penitenziaria a rivolta già finita io replico che il Garante non deve pubblicizzare, non deve spettacolarizzare sia le denunce all'epoca dei fatti - per le quali fece addirittura un'intervista pubblica in piazza. A me va benissimo l'accertamento dei fatti e sono assolutamente fiducioso nella magistratura ma la spettacolarizzazione come la pubblicazione di queste denunce e dei provvedimenti attuali del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria non possono essere oggetto di pubbliche interviste. Si fa la denuncia all'Autorità Giudiziaria, si deve rimanere in silenzio, avere fiducia dell'attività giudiziaria, ma non si possono anticipare né fatti né contenuti, e noi - come Sindacato - non abbiamo scopi politici, non abbiamo demagogie, strumentalizzazioni. La posizione del Garante è una posizione che soffia sul fuoco di determinate categorie come quella dei detenuti ed ex-detenuti e i risultati, oggi, li abbiamo davanti agli occhi. 
I detenuti l'altro giorno hanno fatto un'altra rivolta a Santa Maria Capua Vetere. Il Garante è convinto che i detenuti non fanno rivolte. Hanno cominciato ad intimare nei confronti dei nostri colleghi l'ordine di uscire fuori dalle sezioni altrimenti avrebbero chiamato il Garante. Vuol dire che qualcosa non funziona più. Pochi giorni fa, la settimana scorsa, i detenuti, di notte, hanno aggredito personale e hanno mandato sei colleghi all'ospedale. Durante la mattinata, poi, alcuni detenuti del Reparto Isolamento "Danubio" hanno aggredito i colleghi di servizio, li hanno cacciati dal Reparto, si sono impossessati delle chiavi e si sono impossessati di tutto il Reparto. Tant'è che è intervenuto il Procuratore, ha condotto la trattativa, sono arrivati uomini di rinforzo. I Poliziotti, però, non avendo più certe le nostre regole d'ingaggio - che sono dettate dagli Ordinamenti - e non avendo più fiducia nell'operato dello Stato che non li tutela si sono rifiutati di rientrare in servizio perché rischiano provvedimenti giudiziari. Le nostre regole d'ingaggio - che sono state contestate nel giorno della rivolta - sono dettate dai nostri Regolamenti; l'articolo 41 dice che in caso di compromissione dell'ordine e della sicurezza nel Reparto, nell'Istituto, si può far ricorso anche alla forza come accade in tutte le Forze dell'Ordine quando ristabiliscono l'Ordine Pubblico".(Intervista ad Emilio Fattorello, Segretario Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria (S.A.P.Pe.) visionabile qui)
Ho ritenuto opportuno dar spazio alle parole del S.A.P.Pe. perché mi rendo conto che in Italia la Polizia Penitenziaria risulta quasi essere un'entità fantasma. Nelle Case di Reclusione la situazione è drammatica perché la Polizia Penitenziaria è in sotto organico e - spesso - si trova a dover affrontare orde di detenuti facinorosi che nulla hanno da perdere e che non vedono l'ora di sovvertire l'ordine costituito. Il problema nasce nel momento in cui i poliziotti in servizio devono riportare alla normalità la situazione ed allora devono ricorrere ad azioni coercitive. Lì scattano denunce, segnalazioni e scandali. Ma, e lo dico con rammarico, l'opinione pubblica pare vedere il "lupo nero" nella Polizia Penitenziaria anziché nei detenuti.
Sacrosanto - e menomale che c'è - il Garante dei Detenuti. Unico neo può essere quello di avere una posizione di prevenzione e dubbio costante nell'operato della Polizia Penitenziaria. Dietro alle divise blu della Penitenziaria non si celano dei boia, dei picchiatori o dei torturatori ma uomini e donne che per stipendi nemmeno troppo lauti rischiano la loro vita per il bene della collettività.
Carissimi, ho voluto e desiderato fare questo Post perché credo di dover dire GRAZIE a tutti i membri della Polizia Penitenziaria per quel che fanno nel nascondimento delle alte mura di cinta carcerarie. Il fatto di fare un servizio non visto dagli occhi dei più non fa di quel servizio un qualcosa di inutile o scontato.
Viva l'Italia, viva la Polizia Penitenziaria!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

venerdì 18 settembre 2020

Polizia Penitenziaria: tre intossicati a causa dell'impunità dei detenuti

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", quest'oggi torno a parlare della Polizia Penitenziaria che - ancora una volta tocca constatare - è ignorata dalla maggior parte di radio e televisioni.

Il 10 settembre scorso, nel Carcere di Parma, un detenuto dell'Unità Operativa "Media Sicurezza" ha dato fuoco ad alcuni oggetti presenti nella sua cella per futili motivi. Il personale in servizio è intervenuto immediatamente spegnendo le fiamme e portando in salvo tutti gli altri detenuti presenti nel reparto. Purtroppo tre Poliziotti sono rimasti intossicati dal fumo ma, nonostante ciò, non si sono fermati sin tanto che tutti i detenuti non son stati posti in salvo. Al termine delle operazioni di spegnimento e salvataggio i tre agenti sono stati trasportati al Pronto Soccorso per il ricovero e le cure del caso. I sanitari hanno dimesso i tre poliziotti con una prognosi di 10 giorni.

I telegiornali nazionali, ovviamente, non hanno dato la notizia. Gli unici che si sono adoperati a dare risalto alla sventata tragedia sono stati "La Gazzetta di Parma" e il "Sindacato Nazionale Autonomo Polizia Penitenziaria - Si.N.A.P.Pe.". Quest'ultimo, con tempestività e solerzia, ha dichiarato: "nell’Istituto di Parma la situazione sembrerebbe complicarsi ogni giorno di più. Il SiNAPPe da tempo chiede che siano presi provvedimenti immediati anche rispetto alla gestione dei detenuti che, oltre alle opportune premialità per i più meritevoli, dovrebbero prevedere penalità e disincentivi per i reclusi ostili e poco inclini a seguire percorsi rieducativi, volti al reinserimento sociale. Allo stesso tempo, stiamo chiedendo, inascoltati, che vengano ripristinati percorsi detentivi differenziati per detenuti facinorosi e/o affetti da problemi psichici, la dotazione di adeguati strumenti per contenere le crescenti intemperanze della popolazione detenuta (ad esempio il taser), la previsione di percorsi di aggiornamento professionale per il personale di Polizia Penitenziaria, oltre all’immediata revisione delle piante organiche falcidiate dai tagli lineari della riforma Madia. Questi pochi e semplici interventi sortirebbero, a nostro avviso, un immediato effetto sulla sicurezza degli Istituti di Pena e del personale ivi operante, ma dovrebbero essere seguiti da tutta una serie di altri provvedimenti per rendere più utile e sensata l’istituzione carceraria, ad oggi mero contenitore di disagio e sofferenza, tappeto sotto al quale la politica nasconde i propri fallimenti. Nel caso specifico, va trasmessa, con urgenza, la richiesta di trasferimento del detenuto per motivi di sicurezza, ex art.42 O.P., alla Direzione Generale dei detenuti e del trattamento, così come previsto dalla recente circolare del Capo del DAP che, nel delineare le “linee di intervento” ha disposto che a “fronte di episodi di aggressione indirizzati contro il personale in servizio” puntuale dovrà essere “l’attuazione di direttive sui trasferimenti per ragioni di ordine e di sicurezza".

Quel che mi fa più riflettere di tutta la faccenda non è tanto l'atto doloso del detenuto in sé, ma, il modo in cui lo Stato finge di non conoscere il problema delle carceri. Ad oggi non passa settimana nella quale un agente della Polizia Penitenziaria non venga ferito, aggredito o riempito di improperi; tutto questo - ovviamente - il più delle volte passa impunito. I detenuti - o perlomeno la stragrande maggioranza di essi - hanno ben capito che in carcere possono fare pressapoco ciò che più li aggrada senza passare guai o conseguenze.

La Polizia Penitenziaria, oltretutto, è mal equipaggiata e nettamente in sotto organico rispetto alla quantità di "galeotti" che si trova a dover fronteggiare. Spesso gli agenti vengono feriti, in modo anche grave, non perché siano poco formati o incapaci di neutralizzare la minaccia ma perché nella maggior parte dei casi sono 2 o 3 agenti contro 7 o 8 malviventi. La legge dei numeri, ahimé, non lascia scampo.

Carissimi, "Cuore Alpino" è da sempre al fianco di chi indossa una divisa e cerca di portare all'attenzione dell'opinione pubblica - soprattutto quella giovanile - il grande lavoro ed i grandi sacrifici che gli uomini e le donne del comparto sicurezza compiono nel quotidiano. Sicuramente con questo Blog si raggiungono persone che sono interessate a capire cosa accade nel mondo della difesa e della sicurezza. L'obiettivo, infatti, non è fare grandi numeri ma portare sincera solidarietà e vicinanza ai nostri eroi delle Forze Armate e delle Forze dell'Ordine. Spero che questo mio intento traspaia ed arrivi al cuore di chi si immola per noi.

Andrea Elia Rovera

Responsabile della Memoria Storica 

del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

giovedì 16 luglio 2020

Tutto quello che sapete sull'Immigrazione è falso? Ditelo ai Carabinieri aggrediti

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", in questi giorni ho appreso da Facebook che l'Associazione Territoriale di Radicali Italiani "Radicali Cuneo" sta organizzando diverse manifestazioni nelle città cuneesi sul tema dell'immigrazione, per tentare di smontare le solite frasi spot che sono abituati a sentire, a partire dal "siamo di fronte ad un'invasione", sino ad arrivare all'assurdo "i terroristi islamici utilizzano i flussi migratori per attaccarci". Perché manifestano? Manifestano per chiedere l'abrogazione dei Decreti Salvini, la reintroduzione della protezione umanitaria, la convalida del sistema S.P.R.A.R., lo stop al sistema emergenziale, l'accoglienza umanitaria.
Purtroppo debbo constatare che i Radicali continuano a vivere in un universo parallelo fatto di visioni sinistroidi e poco attinenti alla realtà dei fatti.
In questo 2020, ad esempio, è accaduto spesso che Immigrati aggredissero in modo feroce ed efferato i militari appartenenti all'Arma dei Carabinieri. Siccome non voglio essere accusato di razzismo ma voglio portare elementi tangibili a sostegno delle mie affermazioni vi citerò tre episodi: uno più raccapricciante dell'altro.
Milano, "otto immigrati aggrediscono carabiniere": massacrato a sediate e calci, "lo hanno ammazzato di botte"
Il 21 giugno 2020, "Libero Quotidiano" narrava che - alle tre del mattino - a Milano, in zona Piazzale Loreto, c'è stata una rissa molto violenta in un bar. Interviene un Maresciallo Capo dei Carabinieri, 50 enne, che nonostante fosse fuori servizio è intervenuto per spirito di abnegazione e per cercare di sedare gli animi. Viene accerchiato da otto immigrati e viene massacrato di botte. Il militare dell'Arma è stato ricoverato in ospedale dove racconta di esser stato preso a sediate, calci e pugni. (Qui la notizia completa)
L'immigrato gli sferra due pugni e spacca la faccia al militare
Il 19 giugno 2020, "Il Giornale" narrava che il giorno precedente ad Avezzano (L'Aquila) - attorno alle 17:30 - una gazzella dell'Arma dei Carabinieri si è fermata dinanzi alla Caritas per effettuare un controllo di polizia su un uomo in chiaro stato di escandescenza.
Inizialmente cercano di calmarlo ma poi sono costretti a bloccarlo a terra per evitare che faccia del male a qualcuno. Il soggetto, un immigrato della Repubblica Dominicana di 41 anni, riesce a divincolarsi e a sferrare due pugni in faccia ad uno dei due Carabinieri. Il volto del militare inizia a sanguinare copiosamente e viene tradotto in ospedale dove lo refertano cosciente, non in pericolo di vita ma bisognoso di intervento chirurgico maxillo-facciale. (Qui la notizia completa)
Torino, immigrati aggrediscono i carabinieri, li prendono a morsi e urinano contro di loro
Il 14 luglio 2020, il "Secolo d'Italia" narrava che a Moncalieri (Torino) dei passanti hanno dovuto chiamare i Carabinieri per denunziare una furibonda lite tra immigrati di colore. Siccome i militari dell'Arma capiscono ormai bene con chi hanno a che fare, si recano sul posto con quattro gazzelle. Gli immigrati, non appena vedono i Carabinieri, smettono di colpirsi tra loro e si scagliano senza motivo contro i servitori dello Stato. Hanno colpito con ferocia i Carabinieri, gli hanno sferrato calci e pugni e - il più maleducato di loro - ha anche urinato.
Gli infausti protagonisti dell'aggressione sono stati identificati in tre nigeriani di 23, 27 e 30 anni ed un ghanese di 19 anni. Tutti e quattro sono ospiti del Centro di Accoglienza sito vicino ai Giardini Pubblici di Moncalieri. Il 19enne ed il 23enne sono stati arrestati per le lesioni provocate ai militari. Il 27enne ed il 30enne sono stati denunciati rispettivamente per atti osceni e rifiuto a fornire le proprie generalità. (Qui la notizia completa)
Alla luce di quanto vi ho appena riportato mi domando se l'Italia e gli Italiani debbano tollerare ancora a lungo simili vicende. L'Arma dei Carabinieri non è un'Istituzione da vilipendere, offendere ed oltraggiare. I Carabinieri non sono carne da macello o persone da trattare a pesci in faccia.
Un Paese degno di questo nome non può e non deve permettere che i Servitori della Patria vivano simili situazioni.
All'Associazione Territoriale di Radicali Italiani "Radicali Cuneo" dico dunque che, come dicevano i Latini, "contra factum non valet argumentum". I fatti e gli atti compiuti dagli Immigrati sul nostro sacro suolo nazionale sono evidenti, denunziati e documentati. Dire che "Tutto quello che sappiamo sull'immigrazione è falso" non è solo fazioso ma anche irrispettoso del libero pensiero e dell'Amor di Patria.
Concludendo, voglio ringraziare tutti gli Operatori della Sicurezza, Carabinieri, Poliziotti, Finanzieri, Poliziotti PenitenziariVigili urbani e Vigili del Fuoco per quanto fanno ogni giorno per noi. Il loro prezioso servizio, la loro sincera abnegazione, il loro senso del dovere sono per noi motivo di vanto e di orgoglio.
Viva l'Italia, viva gli Italiani!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

domenica 21 giugno 2020

Polizia Penitenziaria sempre più sola: africani detenuti a Sanremo danno vita ad una mega rissa.

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", questa mattina - facendo la mia solita rassegna della stampa locale - mi sono trovato dinanzi ad una notizia che i telegiornali nazionali non danno. 
Ieri pomeriggio, all'interno del Carcere di Sanremo, "una decina di detenuti, di origini africane, che occupavano tre celle, hanno scatenato una rissa dove sono stati usati, come arma, alcuni sgabelli". A fare questa dichiarazione è stato il Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria (S.A.P.Pe.) che, ancora una volta, si trova a dover rendere noto che la Polizia Penitenziaria è in sofferenza organica. Nonostante ciò, gli agenti della Penitenziaria, sono riusciti a sedare la violenta rissa e a dividere gli aggressivi galeotti.
Michele Lorenzo
, Segretario del S.A.P.Pe. Liguria, dichiara: "Ora auspichiamo che la Direzione intervenga applicando il procedimento disciplinare e anche penale. Ad aumentare il rischio di criticità a Sanremo è la circostanza relativa alla presenza di 270 detenuti invece, dei 230 previsti, oltre alla possibilità offerta ai detenuti di vivere con le celle aperte, quindi liberi di circolare all’interno del loro reparto. Così si amplifica il pericolo che viene originato da una popolazione detenuta particolarmente esagitata oltretutto poco può fare la Polizia Penitenziaria con le poche unità in servizio che ce la mettono tutta per garantire la sicurezza ed incolumità; è bene ricordare che la Polizia Penitenziaria non ha in dotazione strumenti per sedare situazioni simili. Sicuramente la pistola taser sarebbe servita, il solo sapere che tale dispositivo è nelle disponibilità, già sarebbe un elemento di persuasione.
È indiscutibile l’escalation negativa quanto pericolosa della gestione delle carceri liguri, ormai contraddistinti giornalmente da eventi critici come aggressione al personale, risse, autolesionismi, portati a compimento da una popolazione detenuta sempre più predisposta al rigetto delle regole penitenziarie. Quindi cosa si aspetta a rivedere il sistema penitenziario? Serve una rivisitazione che consenta in primis la possibilità ai detenuti stranieri (circa il 30%) di scontare la pena nei loro paesi d’origine, oltre a non detenere in carcere soggetti altamente psichiatrici che poco o nulla assimilano del processo rieducativo collegato alla detenzione.
L’umanità della pena non è certamente quella attuale, oggi è garantita dalla Polizia Penitenziaria, per questo è necessario un potenziamento dell’organico e con la dotazione di strumenti tecnologici
Senza la Polizia Penitenziaria il pianeta carcere crollerebbe". (Fonte: Sanremo News)
Per l'ennesima volta la Polizia Penitenziaria ha dovuto far da sé quel che invece dovrebbe esser fatto in modo organico e sinergico da forze dell'ordine, magistratura e Ministero dell'Interno. E' ormai chiaro che la popolazione carceraria è esageratamente multietnica. Simbolo, questo, del fatto che gli immigrati presenti sul nostro suolo nazionale sono sempre più inclini a violare le leggi e a mancare di rispetto alla nostra cultura ed alle nostre tradizioni. Il 30% della Popolazione Carceraria ormai è composta da immigrati che, oltre ad aver violato le norme, vivono in carceri italiane sulle spalle dei contribuenti italiani che, non c'è bisogno lo scriva io, sono già sufficientemente schiacciati da una pressione fiscale pressoché vergognosa.
Fino a quando dovremo continuare a farci carico della delinquenza degli altri Paesi? Fino a quando dovremo mantenere Centri di Accoglienza, Centri di Identificazione, ...? Gli Italiani - da nord a sud - iniziano ad essere stanchi di dover mantenere queste persone. Siamo pieni di Italiani senza lavoro, genitori che non trovano posto nelle Scuole dell'Infanzia, anziani abbandonati a se stessi... ma continuiamo a sostenere e farci carico degli immigrati. Questa, a mio avviso, è italianofobia!
Carissimi amici e lettori, innanzitutto vi ringrazio per le 239mila657 visite che avete fatto sin ora a questo mio Blog. "Cuore Alpino" esiste grazie a ciascuno di voi e non vi nego che ogni volta che vedo i dati di share mi emoziono perché siete tanti e mi seguite con affetto e stima.
Prima di salutarvi e congedarmi da voi, con la tastiera ma non con il cuore, vi invito ad iscrivervi al mio Canale YouTube cliccando qui. Per voi è gratis ma per me è importante per poter raggiungere quante più persone possibili.
Viva l'Italia, viva la Polizia Penitenziaria!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

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sabato 25 maggio 2019

Mentre la Penitenziaria boccheggia il Parlamento pensa alle sexy doll per i detenuti

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", dopo il mio recente scritto dal titolo " Islam radicale e carcere - Chi ascolterà la Polizia Penitenziaria? " ho ricevuto molti apprezzamenti da parte di agenti di custodia e persone del comparto giustizia.
Proprio da un poliziotto penitenziario ho ricevuto la stravagante e incredibile notizia del fatto che qualche politico "intelligente" desidera portare all'interno delle Case Circondariali italiane nientemeno che delle bambole sexy per far trastullare i detenuti.
Innanzitutto mi chiedo se i detenuti italiani abbiamo mai avanzato questa esigenza al Garante per i Diritti dei Detenuti e poi mi domando se questa proposta abbia un mero fine propagandistico/elettorale o sia seria. In entrambi i casi credo sia una vera ed assoluta idiozia!
Parlando con chi in carcere ci ha lavorato per tre decenni mi sono sentito dire che probabilmente i detenuti ripudierebbero la proposta perché il doversi "sfogare" con una bambola di gomma li paragonerebbe ai cani che si "inchiappettano" nei parchi pur di sfogare i loro istinti.
Molti detenuti italiani - questo va detto - a casa hanno una moglie, una compagna, una fidanzata che li attende e quindi non hanno necessità di un mezzo per lo "sfogo delle pulsioni" ma dell'amore caldo ed accogliente della donna che amano e che - con sofferenza - li attende a casa contando i giorni sul calendario.
Molti politici, nei loro interventi sui detenuti, non tengono conto che stanno parlando di persone dotate di intelletto e sentimento. A sentire queste proposte legislative pare li considerino alla stregua delle bestie e questo - permettetemelo - è squallido e irriverente.
Chi si trova in una casa di detenzione ha sbagliato, ha commesso dei reati e deve essere riabilitato ma già sta pagando con la propria vita il prezzo dei suoi errori. Ridicolizzarlo mandandogli una sexy doll in cella non è né educativo né corretto nei confronti di chi ha subito un danno dal detenuto.
Eh già. Sarò impopolare ma qualcuno si mette mai nei panni del cittadino che si è visto stuprare la figlia dal detenuto "tizio" o da quello che si è visto ammazzare la moglie dal detenuto "caio"? Cosa penserebbero costoro se sapessero che le case circondariali al loro aguzzino forniscono anche la bambola ludico/erotica?
Credo che - quantomeno - si sentirebbero feriti e beffati da quello Stato a cui si sono rivolti per ottenere giustizia. E, francamente, lo Stato non può permettersi il lusso di mancare di rispetto ai cittadini per bene in cambio di contentini elettorali alla popolazione carceraria.
Mauro Nardella, Segretario della camera sindacale territoriale della Uil Adriatica-Gran Sasso, interpellato sul tema, ha risposto: "La proposta è difficile da fare accettare agli stessi detenuti. Non so a chi vengano certe idee ma spero tanto si tratti di una fake news. Non ne ho certezza perché non vivo nella mente dei detenuti tuttavia il tempo passato all’interno degli istituti di pena italiani mi porta a pensare che gli stessi detenuti non si direbbero favorevoli e non credo che rappresenterebbe un bene per loro farsi osservare durante un amplesso con un fantoccio di gomma, visto che è costante la vigilanza degli operatori carcerari". (Fonte: "ReteAbruzzo.com")
E alle parole di Nardella aggiungo un'altra osservazione. Vi parrebbe giusto che un poliziotto penitenziario, durante il giro ispettivo delle celle, dovesse trovarsi ad osservare il coito di un detenuto che "sfoga i propri istinti" con il beneplacito dello Stato? Vi parrebbe una cosa corretta verso un operatore della pubblica sicurezza?
Insomma, siamo seri, queste proposte hanno tanto il sapore di "boutade" elettorali volte a far breccia sul cuore dei buonisti che vedono nei detenuti le vittime di un sistema che istiga il cittadino a delinquere.
Come sempre - nel sentire queste notizie - il mio primo pensiero è andato agli uomini e alle donne che prestano servizio nella Polizia Penitenziaria. Loro sono le vere vittime! Per citare Donato Capece, Segretario Nazionale del S.A.P.Pe. (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria), i membri del Corpo di Polizia Penitenziaria sono caratterizzati da un "mal di vivere" che spesse volte li porta a togliersi la vita.
Proprio Capece dice che: "E’ luogo comune pensare che lo stress lavorativo sia appannaggio solamente delle persone fragili e indifese. Il fenomeno colpisce inevitabilmente anche quelle categorie di lavoratori che almeno nell’immaginario collettivo ne sarebbero esenti, ci riferiamo in modo particolare alle cosiddette professioni di aiuto, dove gli operatori sono costantemente esposti a situazioni stressogene alle quali ognuno di loro reagisce in base al ruolo ricoperto e alle specificità del gruppo di appartenenza. Il riferimento è, ad esempio, a tutti coloro che nell’ambito dell’Amministrazione di appartenenza spesso si ritrovano soli con i loro vissuti, demotivati e sottoposti ad innumerevoli rischi e ad occuparsi di vari stati di disagio familiare, di problemi sociali di infanzia maltrattata ovvero tutto quel mondo della marginalità che ha bisogno, soprattutto, di un aiuto immediato sulla strada per sopravvivere". (Fonte: BolognaToday )
Voglio lanciare un appello ai Parlamentari di Camera e Senato affinché si adoperino a fornire figure professionali serie ed esperte ai membri della Polizia Penitenziaria. Un consulente psicologico serio e preparato potrebbe essere di grande sostegno per gli uomini e le donne della Penitenziaria che - ogni giorno - si trovano a lottare con situazioni di estremo disagio e concreta delicatezza.
Anziché pensare alle "bambole da sesso" per i detenuti pensiamo a tutelare la salute psico-fisica degli Agenti di Polizia Penitenziaria perché, dietro a ogni suicidio di un Penitenziario, c'è un caso concreto e lampante di morte sul lavoro.
Il 1 maggio i sindacati - in occasione della Festa dei Lavoratori - si "strappano i capelli" e "stracciano le vesti" per i muratori, i meccanici, i marittimi, ... ma non sento mai riferimenti concreti agli operatori della Pubblica Sicurezza che ne vedono di cotte e di crude e che - non di rado - perdono anche la vita in servizio.
Nel paese dei due pesi e delle due misure questo non fa più rumore ma, proprio perché siamo all'alba di un'importante tornata elettorale, mi permetto di dire che i membri delle Forze Armate e i membri delle Forze dell'Ordine sono lavoratori come tutti gli altri: né più né meno.
I poliziotti penitenziari, poi, come "lavoratori invisibili", vengono ignorati dalla collettività perché sembra non abbiano le stesse capacità e le stesse competenze della Polizia di Stato o dei Carabinieri ma vi assicuro che così non è. All'interno di questo Corpo di Polizia ci sono uomini e donne dall'alta professionalità e dalle disparate competenze. Ci sono agenti che parlano l'arabo, il cinese, il russo... ci sono agenti specializzati nell'addestramento delle unità cinofile... ci sono agenti con un grande acume investigativo... ci sono agenti con innumerevoli conoscenze di polizia giudiziaria... e così via.
Il fatto che non vediamo un Corpo non significa che esso sia inesistente o inutile; teniamolo a mente!
Carissimi, impegniamoci a diffondere la cultura delle dignità umana e il rispetto per le professioni ad alto rischio in modo da arrivare ad avere una nazione civile e realmente rispettabile.
Viva l'Italia, viva la Polizia Penitenziaria, onore a chi opera per la Pubblica Sicurezza!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

sabato 18 maggio 2019

Islam radicale e carcere - Chi ascolterà la Polizia Penitenziaria?

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", ogni giorno - girovagando sui social - si legge delle difficile situazione lavorativa nella quale si trovano ad operare gli Agenti della Polizia Penitenziaria.
Le strutture penitenziarie sono al collasso e gli ultimi dati ci dicono che ci sono circa sessantamila soggetti in stato di detenzione a cui vanno aggiunti quelli in stato di "messa in prova" e quelli in situazione di "detenzione domiciliare". Di questi sessantamila detenuti almeno ventimila sono di nazionalità straniera (con quel che ne consegue per le tasche del Popolo Italiano).
Dei succitati ventimila carcerati una buona percentuale è di religione islamica e la cosa potrebbe sembrare di poco conto ma, ve lo assicuro, così non è.
Negli Istituti Penitenziari italiani c'è un forte rischio di proselitismo nelle celle e di diffusione di idee fondamentaliste che sfociano nel troppo poco considerato problema della radicalizzazione islamica.
Il radicalismo islamico  - checché ne dicano buonisti e filo-immigrazionisti - è alle porte, o meglio, è già ben presente e radicato nel nostro Paese. Il S.A.P.PE. (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria) dice che "La situazione nelle nostre prigioni rischia di diventare allarmante, i signori della guerra santa sono pronti all’incendio devastante. Dice il leader del sindacato penitenziario: c’è una particolarità della struttura religiosa dell’Islam, che “è più orizzontale della nostra nel senso che non è strutturata in gerarchie e chiunque abbia un certo carisma può proclamarsi Imam”.
Da questi uomini in divisa, esposti ad un pericolo reale e non certo immaginario, arrivano anche proposte concrete al ministero della Giustizia, al dipartimento per l’amministrazione penitenziaria. Bonafede e soci le conoscono, ma non agiscono come dovrebbero". (Fonte: Sito del S.A.P.PE.)
In questi giorni di frenetica campagna elettorale in vista delle Elezioni Europee del 26 maggio p.v. Matteo Salvini, Segretario della "Lega" e Luigi Di Maio, leader del "Movimento 5 Stelle", fanno finta di litigare su tutto ma in realtà su una cosa sono uniti: ignorare la Polizia Penitenziaria e le sue istanze.
Il Governo "giallo/verde", infatti, litiga su tutto ma in modo particolare sulle tematiche relative all'immigrazione ed alla sicurezza. Lì proprio non ci sono accordi o possibili intese. Se uno dice bianco l'altro risponde nero e chi ne fa le spese - come sempre - è il Popolo Italiano!
Dal 1990 in poi, i governi italiani hanno pensato che il problema delle carceri si risolvesse con indulti, amnistie e decreti svuotacarceri che si sono dimostrati, iniqui, fallaci e persino dannosi. La Polizia Penitenziaria, sin da allora, chiede con veemenza che si lavori a livello diplomatico per permettere che gli stranieri che delinquono nel nostro paese vadano a scontare la pena nel paese da cui provengono. Questo avrebbe, peraltro, due vantaggi: il primo è di natura economica visto che al momento li manteniamo noi; il secondo è di natura legale visto che qui si incattiviscono e diventano un problema per la pubblica sicurezza.
Attualmente in Parlamento è depositata una proposta di legge presentata da "Fratelli d'Italia" in cui si dice con chiarezza che va data la concessione dei permessi di soggiorno in Italia ai soli migranti coi cui paesi d'origine c'è un accordo chiaro e bilaterale. In sostanza l'Italia rilascerebbe solo più permessi di soggiorno a cittadini stranieri provenienti da paesi che se li riprenderebbero in caso di commissione di reati sul nostro suolo.
Indovinate un po'? La proposta è ferma in Parlamento da più di un anno e nessuna forza politica - neppure la Lega di Salvini - si sta muovendo per farla approvare. Come al solito la politica dorme e il peso gravoso della sicurezza nazionale grava sulle spalle di Polizia, Carabinieri e Polizia Penitenziaria. Quest'ultima - tra l'altro - è in sotto organico e non riesce a far fronte a tutto ciò che le competerebbe visto che le carceri sono assurdamente sovraffollate.
La Polizia Penitenziaria ha spesso segnalato che nelle celle i detenuti di fede islamica si radicalizzano e interpretano il Corano in modo letterale. Questo ovviamente li porta - una volta fuori dal carcere - ad attuare una sorta di "vendetta" nei confronti di quell'occidente che loro vedono come "la grande meretrice" dell'umanità.
Carissimi, ignorare gli appelli che la Polizia Penitenziaria lancia da anni non è né educato né intelligente. L'Islam si sta rivelando un bel problema e bisogna intervenire subito prima che sia troppo tardi. Ciascuno di noi si adoperi a dar risonanza agli appelli della Polizia Penitenziaria e del suo Sindacato di categoria prima che anche nel nostro paese inizino stagioni di attentati e angherie di matrice maomettana.
Nella speranza che questo mio appello non resti inascoltato vi saluto.
Viva l'Italia, onore alla Polizia Penitenziaria!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella