Carissimi amici dal "Cuore Alpino", in questa caldissima giornata che conclude il mese di luglio, vi scrivo per raccontarvi della bellissima, significativa e toccante visita che il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito ha fatto alla Scuola di Applicazione di Torino il 24 luglio scorso.
In questa importantissima Caserma nella quale si formano gli Ufficiali che dovranno assumere funzioni di comando, al momento, si sta svolgendo il 4° Corso per Ufficiali subalterni riservato ai Tenenti prossimi alla nomina a Capitano. Gli allievi di questo corso, grazie alle molteplici competenze che gli vengono fornite, entreranno a far parte di qualche Reggimento con il grado di Capitano e l'incarico di Comandante di Compagnia.
Il Generale di Corpo d'Armata Salvatore Farina, accompagnato dal Generale di Divisione Salvatore Cuoci, Comandante della Scuola di Applicazione, ha voluto essere a Torino per incontrare quelli che saranno i futuri Comandanti di Compagnia dell'Esercito Italiano per esortarli ad essere sempre fedeli all'Istituzione di cui sono membri ed istruirli sull'importanza dell'incarico che verrà loro affidato. Il Comandante di Compagnia, infatti, è un leader che ha il delicatissimo compito di indirizzare, guidare e motivare gli uomini e le donne della sua Compagnia affinché sappiano ben operare anche nelle situazioni più critiche ed incerte.
Con la sua consueta fermezza e la sua grande professionalità, il Generale C.A. Farina, durante il suo discorso, ha detto: "l'esser Comandanti di soldati richiede un impegno grandissimo, la vostra motivazione e l'eterogeneità delle esperienze che portate, sono il vero valore aggiunto e i vostri colleghi più giovani ne sapranno trarre tanto". Parole parche, semplici ma ricche di una grande esperienza che solo un Comandante esperto e competente può pronunziare con sicurezza e credibilità dinanzi alla Bandiera d'Istituto della Scuola di Applicazione, decorata di Medaglia d'Argento al Valore Militare.
La Scuola di Applicazione, erede del patrimonio storico-militare delle Regie Scuole Teoriche e Pratiche di Artiglieria e Fortificazioni del 1739, continua ad essere punto di riferimento della Forza Armata per quel che concerne la Formazione Universitaria ed Accademica degli Ufficiali che dovranno solcare i più importanti teatri nazionali ed internazionali. All'interno di questo grande Istituto Militare si insegnano valori quali l'esempio, la condivisione delle esperienze professionali, l'abnegazione totale ed incondizionata, la coesione delle competenze e lo spirito di corpo.
Ciascuno di questi valori è frutto della grande esperienza e della fruttuosa carriera che i docenti dell'Istituto hanno maturato nell'Esercito a servizio della Patria e del Popolo Italiano.
Il Generale C.A. Salvatore Farina, con il quale ho avuto l'onore ed il privilegio di scambiare qualche parola il 13 novembre 2018 nella Caserma "Pio IX" di Roma, in occasione della Giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace, è un uomo animato da sincero amore per la Patria, forte senso di riverenza per le Istituzioni e grande passione per il suo lavoro, la sua professione e l'uniforme che indossa. Chi lo conosce bene, chi frequenta lo Stato Maggiore dell'Esercito sa che egli non guarda mai l'orologio ma lavora ardentemente, senza sosta, per onorare l'importante incarico affidatogli e la Forza Armata di cui egli è, a pieno titolo, un padre responsabile.
Carissimi, prendiamoci qualche minuto per fare un po' di silenzio ed affidare alla Madonna della Neve, Protettrice delle Truppe Alpine, i novelli Comandanti di Compagnia e il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Italiano affinché essi possano, in concordia ed unione d'intenti, continuare a proteggere il Popolo Italiano e glorificare il bene più grande che abbiamo: il Tricolore.
Con l'affetto che da sempre mi lega a voi miei lettori mi congedo assicurandovi il mio misero ma sincero ricordo nella recita del Santo Rosario.
Viva l'Italia, viva l'Esercito, onore al Tricolore!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella
Blog in memoria del Caporal Maggiore Capo Scelto GIORGIO LANGELLA per far conoscere amare ed apprezzare le Forze Armate, le Forze dell'Ordine e le Guardie Particolari Giurate.
mercoledì 31 luglio 2019
mercoledì 19 giugno 2019
Un po' di giustizia per il Caporal Maggiore Scelto Luigi Sorrentino
Carissimi amici dal "Cuore Alpino", quest'oggi torno a parlarvi di un tema che mi sta molto a cuore: il rapporto fra soldati e uranio impoverito.
Il Ministero della Difesa e gli alti "papaveri" delle Forze Armate negano la correlazione fra tumori, linfomi, mielomi, carcinomi, ... e uranio impoverito presente nelle terre di missione ma in Italia, grazie a Dio, c'è un organismo coraggioso e leale che da voce ai famigliari dei soldati ammalatisi e deceduti; sto parlando dell'Osservatorio Militare.
Proprio in questi giorni l'Osservatorio Militare ha diramato un comunicato stampa nel quale asserisce che è stato trovato dell'uranio impoverito nel midollo di Luigi Sorrentino che, per chi non lo sapesse, per il nostro Giorgio Langella era come un fratello.
La dottoressa Rita Celli, già consulente della IV Commissione d'inchiesta sui danni da uranio e il prof. Claudio Medana, Dipartimento di Biotecnologie molecolari e Scienze della Salute dell'Università degli Studi di Torino, hanno effettuato l'analisi con MS spettrometria di massa ed hanno rilevato presenza di U 238 nel campione midollare di Luigi Sorrentino, Caporal Maggiore Scelto della Brigata Alpina Taurinense.
Con la vedova di Giorgio Langella, nel 2018, sono andato alle esequie di Luigi che il 23 ottobre ha deciso di togliersi la vita impiccandosi nel suo appartamento dopo anni di battaglie e di porte chiuse in faccia.
Luigi, tornato da una Missione internazionale in Afghanistan, aveva sviluppato una Leucemia Linfoblastica acuta e si era visto negare il sostegno e l'aiuto dell'Amministrazione Militare. Questo atteggiamento assunto da quello Stato che egli ha sempre servito e amato fedelmente lo ha portato a cadere in una bruttissima depressione.
Il giorno del funerale, tenutosi il 31 ottobre 2018 nella Chiesa di Sant'Alfonso in Torino, ho visto alpini in uniforme con le lacrime che gli rigavano il volto, famigliari distrutti e dilaniati dal dolore, il figlio di Luigi preso da un senso di vuoto che non sono in grado di descrivervi. Sembrava che tutto fosse finito ma, per fortuna, non è così. Questo risultato analitico fatto da eminenti professori è un'autentica svolta sul fronte della battaglia contro le contaminazioni da uranio impoverito. Da questo risultato si evince che nessuno potrà più negare la pericolosità dell'uranio impoverito e delle implicazioni nocive nell'organismo di chi vi è stato esposto.
Un particolare "grazie" va rivolto all'avvocato Angelo Fiore Tartaglia dell'Osservatorio Militare che non ha mai gettato la spugna e che da oltre vent'anni si batte affinché non cali il sipario su questa incresciosa vicenda di Stato. Grazie al suo impegno e alla collaborazione di tutto l'osservatorio ad oggi si contano oltre 120 sentenze di condanna ai danni dell'Amministrazione e centinaia di articoli cartacei e web che hanno attirato l'attenzione della comunità internazionale.
Al Simposio Internazionale sull'Uranio Impoverito che si è tenuto a Nish in Serbia il giorno 17 giugno Tartaglia e Leggiero dell'Osservatorio Militare hanno tenuto una relazione dettagliata ed esaustiva sull'avanzamento della battaglia giuridica di famigliari e congiunti di soldati contaminati ed uccisi dall'esposizione all'uranio impoverito.
L'Osservatorio Militare - che troppi pochi italiani conoscono - ha fin ora assistito le famiglie di 366 soldati deceduti a causa della contaminazione e 7.500 soldati malati che - nella maggior parte dei casi - non riescono a far fronte a spese legali e sanitarie.
Come blogger ho il dovere di dar voce a queste storie perché non cali il sipario sulla vita di chi sta soffrendo o è già passato a miglior vita a causa di un sistema organizzativo che non tutela chi spende la propria esistenza per il Popolo Italiano rappresentato dal Tricolore.
Luigi Sorrentino era un "fratello" di Giorgio, un Alpino convinto, un Militare fedele alla Patria e una bravissima persona. Averlo conosciuto ed avergli potuto parlare mi ha arricchito la vita. Doverosamente, quindi, parlo di lui e di tutti quelli che, come lui, hanno reso grande la nostra Nazione nel mondo.
Viva l'Italia, onore ai Caduti!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella
Il Ministero della Difesa e gli alti "papaveri" delle Forze Armate negano la correlazione fra tumori, linfomi, mielomi, carcinomi, ... e uranio impoverito presente nelle terre di missione ma in Italia, grazie a Dio, c'è un organismo coraggioso e leale che da voce ai famigliari dei soldati ammalatisi e deceduti; sto parlando dell'Osservatorio Militare.
Proprio in questi giorni l'Osservatorio Militare ha diramato un comunicato stampa nel quale asserisce che è stato trovato dell'uranio impoverito nel midollo di Luigi Sorrentino che, per chi non lo sapesse, per il nostro Giorgio Langella era come un fratello.La dottoressa Rita Celli, già consulente della IV Commissione d'inchiesta sui danni da uranio e il prof. Claudio Medana, Dipartimento di Biotecnologie molecolari e Scienze della Salute dell'Università degli Studi di Torino, hanno effettuato l'analisi con MS spettrometria di massa ed hanno rilevato presenza di U 238 nel campione midollare di Luigi Sorrentino, Caporal Maggiore Scelto della Brigata Alpina Taurinense.
Con la vedova di Giorgio Langella, nel 2018, sono andato alle esequie di Luigi che il 23 ottobre ha deciso di togliersi la vita impiccandosi nel suo appartamento dopo anni di battaglie e di porte chiuse in faccia.
Luigi, tornato da una Missione internazionale in Afghanistan, aveva sviluppato una Leucemia Linfoblastica acuta e si era visto negare il sostegno e l'aiuto dell'Amministrazione Militare. Questo atteggiamento assunto da quello Stato che egli ha sempre servito e amato fedelmente lo ha portato a cadere in una bruttissima depressione.
Il giorno del funerale, tenutosi il 31 ottobre 2018 nella Chiesa di Sant'Alfonso in Torino, ho visto alpini in uniforme con le lacrime che gli rigavano il volto, famigliari distrutti e dilaniati dal dolore, il figlio di Luigi preso da un senso di vuoto che non sono in grado di descrivervi. Sembrava che tutto fosse finito ma, per fortuna, non è così. Questo risultato analitico fatto da eminenti professori è un'autentica svolta sul fronte della battaglia contro le contaminazioni da uranio impoverito. Da questo risultato si evince che nessuno potrà più negare la pericolosità dell'uranio impoverito e delle implicazioni nocive nell'organismo di chi vi è stato esposto.
Un particolare "grazie" va rivolto all'avvocato Angelo Fiore Tartaglia dell'Osservatorio Militare che non ha mai gettato la spugna e che da oltre vent'anni si batte affinché non cali il sipario su questa incresciosa vicenda di Stato. Grazie al suo impegno e alla collaborazione di tutto l'osservatorio ad oggi si contano oltre 120 sentenze di condanna ai danni dell'Amministrazione e centinaia di articoli cartacei e web che hanno attirato l'attenzione della comunità internazionale.
Al Simposio Internazionale sull'Uranio Impoverito che si è tenuto a Nish in Serbia il giorno 17 giugno Tartaglia e Leggiero dell'Osservatorio Militare hanno tenuto una relazione dettagliata ed esaustiva sull'avanzamento della battaglia giuridica di famigliari e congiunti di soldati contaminati ed uccisi dall'esposizione all'uranio impoverito.
L'Osservatorio Militare - che troppi pochi italiani conoscono - ha fin ora assistito le famiglie di 366 soldati deceduti a causa della contaminazione e 7.500 soldati malati che - nella maggior parte dei casi - non riescono a far fronte a spese legali e sanitarie.
Come blogger ho il dovere di dar voce a queste storie perché non cali il sipario sulla vita di chi sta soffrendo o è già passato a miglior vita a causa di un sistema organizzativo che non tutela chi spende la propria esistenza per il Popolo Italiano rappresentato dal Tricolore.
Luigi Sorrentino era un "fratello" di Giorgio, un Alpino convinto, un Militare fedele alla Patria e una bravissima persona. Averlo conosciuto ed avergli potuto parlare mi ha arricchito la vita. Doverosamente, quindi, parlo di lui e di tutti quelli che, come lui, hanno reso grande la nostra Nazione nel mondo.
Viva l'Italia, onore ai Caduti!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella
sabato 25 maggio 2019
Mentre la Penitenziaria boccheggia il Parlamento pensa alle sexy doll per i detenuti
Carissimi amici dal "Cuore Alpino", dopo il mio recente scritto dal titolo " Islam radicale e carcere - Chi ascolterà la Polizia Penitenziaria? " ho ricevuto molti apprezzamenti da parte di agenti di custodia e persone del comparto giustizia.
Proprio da un poliziotto penitenziario ho ricevuto la stravagante e incredibile notizia del fatto che qualche politico "intelligente" desidera portare all'interno delle Case Circondariali italiane nientemeno che delle bambole sexy per far trastullare i detenuti.
Innanzitutto mi chiedo se i detenuti italiani abbiamo mai avanzato questa esigenza al Garante per i Diritti dei Detenuti e poi mi domando se questa proposta abbia un mero fine propagandistico/elettorale o sia seria. In entrambi i casi credo sia una vera ed assoluta idiozia!
Parlando con chi in carcere ci ha lavorato per tre decenni mi sono sentito dire che probabilmente i detenuti ripudierebbero la proposta perché il doversi "sfogare" con una bambola di gomma li paragonerebbe ai cani che si "inchiappettano" nei parchi pur di sfogare i loro istinti.
Molti detenuti italiani - questo va detto - a casa hanno una moglie, una compagna, una fidanzata che li attende e quindi non hanno necessità di un mezzo per lo "sfogo delle pulsioni" ma dell'amore caldo ed accogliente della donna che amano e che - con sofferenza - li attende a casa contando i giorni sul calendario.
Molti politici, nei loro interventi sui detenuti, non tengono conto che stanno parlando di persone dotate di intelletto e sentimento. A sentire queste proposte legislative pare li considerino alla stregua delle bestie e questo - permettetemelo - è squallido e irriverente.
Chi si trova in una casa di detenzione ha sbagliato, ha commesso dei reati e deve essere riabilitato ma già sta pagando con la propria vita il prezzo dei suoi errori. Ridicolizzarlo mandandogli una sexy doll in cella non è né educativo né corretto nei confronti di chi ha subito un danno dal detenuto.
Eh già. Sarò impopolare ma qualcuno si mette mai nei panni del cittadino che si è visto stuprare la figlia dal detenuto "tizio" o da quello che si è visto ammazzare la moglie dal detenuto "caio"? Cosa penserebbero costoro se sapessero che le case circondariali al loro aguzzino forniscono anche la bambola ludico/erotica?
Credo che - quantomeno - si sentirebbero feriti e beffati da quello Stato a cui si sono rivolti per ottenere giustizia. E, francamente, lo Stato non può permettersi il lusso di mancare di rispetto ai cittadini per bene in cambio di contentini elettorali alla popolazione carceraria.
Mauro Nardella, Segretario della camera sindacale territoriale della Uil Adriatica-Gran Sasso, interpellato sul tema, ha risposto: "La proposta è difficile da fare accettare agli stessi detenuti. Non so a chi vengano certe idee ma spero tanto si tratti di una fake news. Non ne ho certezza perché non vivo nella mente dei detenuti tuttavia il tempo passato all’interno degli istituti di pena italiani mi porta a pensare che gli stessi detenuti non si direbbero favorevoli e non credo che rappresenterebbe un bene per loro farsi osservare durante un amplesso con un fantoccio di gomma, visto che è costante la vigilanza degli operatori carcerari". (Fonte: "ReteAbruzzo.com")
E alle parole di Nardella aggiungo un'altra osservazione. Vi parrebbe giusto che un poliziotto penitenziario, durante il giro ispettivo delle celle, dovesse trovarsi ad osservare il coito di un detenuto che "sfoga i propri istinti" con il beneplacito dello Stato? Vi parrebbe una cosa corretta verso un operatore della pubblica sicurezza?
Insomma, siamo seri, queste proposte hanno tanto il sapore di "boutade" elettorali volte a far breccia sul cuore dei buonisti che vedono nei detenuti le vittime di un sistema che istiga il cittadino a delinquere.
Come sempre - nel sentire queste notizie - il mio primo pensiero è andato agli uomini e alle donne che prestano servizio nella Polizia Penitenziaria. Loro sono le vere vittime! Per citare Donato Capece, Segretario Nazionale del S.A.P.Pe. (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria), i membri del Corpo di Polizia Penitenziaria sono caratterizzati da un "mal di vivere" che spesse volte li porta a togliersi la vita.
Proprio Capece dice che: "E’ luogo comune pensare che lo stress lavorativo sia appannaggio solamente delle persone fragili e indifese. Il fenomeno colpisce inevitabilmente anche quelle categorie di lavoratori che almeno nell’immaginario collettivo ne sarebbero esenti, ci riferiamo in modo particolare alle cosiddette professioni di aiuto, dove gli operatori sono costantemente esposti a situazioni stressogene alle quali ognuno di loro reagisce in base al ruolo ricoperto e alle specificità del gruppo di appartenenza. Il riferimento è, ad esempio, a tutti coloro che nell’ambito dell’Amministrazione di appartenenza spesso si ritrovano soli con i loro vissuti, demotivati e sottoposti ad innumerevoli rischi e ad occuparsi di vari stati di disagio familiare, di problemi sociali di infanzia maltrattata ovvero tutto quel mondo della marginalità che ha bisogno, soprattutto, di un aiuto immediato sulla strada per sopravvivere". (Fonte: BolognaToday )
Voglio lanciare un appello ai Parlamentari di Camera e Senato affinché si adoperino a fornire figure professionali serie ed esperte ai membri della Polizia Penitenziaria. Un consulente psicologico serio e preparato potrebbe essere di grande sostegno per gli uomini e le donne della Penitenziaria che - ogni giorno - si trovano a lottare con situazioni di estremo disagio e concreta delicatezza.
Anziché pensare alle "bambole da sesso" per i detenuti pensiamo a tutelare la salute psico-fisica degli Agenti di Polizia Penitenziaria perché, dietro a ogni suicidio di un Penitenziario, c'è un caso concreto e lampante di morte sul lavoro.
Il 1 maggio i sindacati - in occasione della Festa dei Lavoratori - si "strappano i capelli" e "stracciano le vesti" per i muratori, i meccanici, i marittimi, ... ma non sento mai riferimenti concreti agli operatori della Pubblica Sicurezza che ne vedono di cotte e di crude e che - non di rado - perdono anche la vita in servizio.
Nel paese dei due pesi e delle due misure questo non fa più rumore ma, proprio perché siamo all'alba di un'importante tornata elettorale, mi permetto di dire che i membri delle Forze Armate e i membri delle Forze dell'Ordine sono lavoratori come tutti gli altri: né più né meno.
I poliziotti penitenziari, poi, come "lavoratori invisibili", vengono ignorati dalla collettività perché sembra non abbiano le stesse capacità e le stesse competenze della Polizia di Stato o dei Carabinieri ma vi assicuro che così non è. All'interno di questo Corpo di Polizia ci sono uomini e donne dall'alta professionalità e dalle disparate competenze. Ci sono agenti che parlano l'arabo, il cinese, il russo... ci sono agenti specializzati nell'addestramento delle unità cinofile... ci sono agenti con un grande acume investigativo... ci sono agenti con innumerevoli conoscenze di polizia giudiziaria... e così via.
Il fatto che non vediamo un Corpo non significa che esso sia inesistente o inutile; teniamolo a mente!
Carissimi, impegniamoci a diffondere la cultura delle dignità umana e il rispetto per le professioni ad alto rischio in modo da arrivare ad avere una nazione civile e realmente rispettabile.
Viva l'Italia, viva la Polizia Penitenziaria, onore a chi opera per la Pubblica Sicurezza!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella
Proprio da un poliziotto penitenziario ho ricevuto la stravagante e incredibile notizia del fatto che qualche politico "intelligente" desidera portare all'interno delle Case Circondariali italiane nientemeno che delle bambole sexy per far trastullare i detenuti.
Innanzitutto mi chiedo se i detenuti italiani abbiamo mai avanzato questa esigenza al Garante per i Diritti dei Detenuti e poi mi domando se questa proposta abbia un mero fine propagandistico/elettorale o sia seria. In entrambi i casi credo sia una vera ed assoluta idiozia!
Parlando con chi in carcere ci ha lavorato per tre decenni mi sono sentito dire che probabilmente i detenuti ripudierebbero la proposta perché il doversi "sfogare" con una bambola di gomma li paragonerebbe ai cani che si "inchiappettano" nei parchi pur di sfogare i loro istinti.
Molti detenuti italiani - questo va detto - a casa hanno una moglie, una compagna, una fidanzata che li attende e quindi non hanno necessità di un mezzo per lo "sfogo delle pulsioni" ma dell'amore caldo ed accogliente della donna che amano e che - con sofferenza - li attende a casa contando i giorni sul calendario.
Molti politici, nei loro interventi sui detenuti, non tengono conto che stanno parlando di persone dotate di intelletto e sentimento. A sentire queste proposte legislative pare li considerino alla stregua delle bestie e questo - permettetemelo - è squallido e irriverente.
Chi si trova in una casa di detenzione ha sbagliato, ha commesso dei reati e deve essere riabilitato ma già sta pagando con la propria vita il prezzo dei suoi errori. Ridicolizzarlo mandandogli una sexy doll in cella non è né educativo né corretto nei confronti di chi ha subito un danno dal detenuto.
Eh già. Sarò impopolare ma qualcuno si mette mai nei panni del cittadino che si è visto stuprare la figlia dal detenuto "tizio" o da quello che si è visto ammazzare la moglie dal detenuto "caio"? Cosa penserebbero costoro se sapessero che le case circondariali al loro aguzzino forniscono anche la bambola ludico/erotica?
Credo che - quantomeno - si sentirebbero feriti e beffati da quello Stato a cui si sono rivolti per ottenere giustizia. E, francamente, lo Stato non può permettersi il lusso di mancare di rispetto ai cittadini per bene in cambio di contentini elettorali alla popolazione carceraria.
Mauro Nardella, Segretario della camera sindacale territoriale della Uil Adriatica-Gran Sasso, interpellato sul tema, ha risposto: "La proposta è difficile da fare accettare agli stessi detenuti. Non so a chi vengano certe idee ma spero tanto si tratti di una fake news. Non ne ho certezza perché non vivo nella mente dei detenuti tuttavia il tempo passato all’interno degli istituti di pena italiani mi porta a pensare che gli stessi detenuti non si direbbero favorevoli e non credo che rappresenterebbe un bene per loro farsi osservare durante un amplesso con un fantoccio di gomma, visto che è costante la vigilanza degli operatori carcerari". (Fonte: "ReteAbruzzo.com")
E alle parole di Nardella aggiungo un'altra osservazione. Vi parrebbe giusto che un poliziotto penitenziario, durante il giro ispettivo delle celle, dovesse trovarsi ad osservare il coito di un detenuto che "sfoga i propri istinti" con il beneplacito dello Stato? Vi parrebbe una cosa corretta verso un operatore della pubblica sicurezza?
Insomma, siamo seri, queste proposte hanno tanto il sapore di "boutade" elettorali volte a far breccia sul cuore dei buonisti che vedono nei detenuti le vittime di un sistema che istiga il cittadino a delinquere.
Come sempre - nel sentire queste notizie - il mio primo pensiero è andato agli uomini e alle donne che prestano servizio nella Polizia Penitenziaria. Loro sono le vere vittime! Per citare Donato Capece, Segretario Nazionale del S.A.P.Pe. (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria), i membri del Corpo di Polizia Penitenziaria sono caratterizzati da un "mal di vivere" che spesse volte li porta a togliersi la vita.
Proprio Capece dice che: "E’ luogo comune pensare che lo stress lavorativo sia appannaggio solamente delle persone fragili e indifese. Il fenomeno colpisce inevitabilmente anche quelle categorie di lavoratori che almeno nell’immaginario collettivo ne sarebbero esenti, ci riferiamo in modo particolare alle cosiddette professioni di aiuto, dove gli operatori sono costantemente esposti a situazioni stressogene alle quali ognuno di loro reagisce in base al ruolo ricoperto e alle specificità del gruppo di appartenenza. Il riferimento è, ad esempio, a tutti coloro che nell’ambito dell’Amministrazione di appartenenza spesso si ritrovano soli con i loro vissuti, demotivati e sottoposti ad innumerevoli rischi e ad occuparsi di vari stati di disagio familiare, di problemi sociali di infanzia maltrattata ovvero tutto quel mondo della marginalità che ha bisogno, soprattutto, di un aiuto immediato sulla strada per sopravvivere". (Fonte: BolognaToday )
Voglio lanciare un appello ai Parlamentari di Camera e Senato affinché si adoperino a fornire figure professionali serie ed esperte ai membri della Polizia Penitenziaria. Un consulente psicologico serio e preparato potrebbe essere di grande sostegno per gli uomini e le donne della Penitenziaria che - ogni giorno - si trovano a lottare con situazioni di estremo disagio e concreta delicatezza.
Anziché pensare alle "bambole da sesso" per i detenuti pensiamo a tutelare la salute psico-fisica degli Agenti di Polizia Penitenziaria perché, dietro a ogni suicidio di un Penitenziario, c'è un caso concreto e lampante di morte sul lavoro.
Il 1 maggio i sindacati - in occasione della Festa dei Lavoratori - si "strappano i capelli" e "stracciano le vesti" per i muratori, i meccanici, i marittimi, ... ma non sento mai riferimenti concreti agli operatori della Pubblica Sicurezza che ne vedono di cotte e di crude e che - non di rado - perdono anche la vita in servizio.
Nel paese dei due pesi e delle due misure questo non fa più rumore ma, proprio perché siamo all'alba di un'importante tornata elettorale, mi permetto di dire che i membri delle Forze Armate e i membri delle Forze dell'Ordine sono lavoratori come tutti gli altri: né più né meno.
I poliziotti penitenziari, poi, come "lavoratori invisibili", vengono ignorati dalla collettività perché sembra non abbiano le stesse capacità e le stesse competenze della Polizia di Stato o dei Carabinieri ma vi assicuro che così non è. All'interno di questo Corpo di Polizia ci sono uomini e donne dall'alta professionalità e dalle disparate competenze. Ci sono agenti che parlano l'arabo, il cinese, il russo... ci sono agenti specializzati nell'addestramento delle unità cinofile... ci sono agenti con un grande acume investigativo... ci sono agenti con innumerevoli conoscenze di polizia giudiziaria... e così via.
Il fatto che non vediamo un Corpo non significa che esso sia inesistente o inutile; teniamolo a mente!
Carissimi, impegniamoci a diffondere la cultura delle dignità umana e il rispetto per le professioni ad alto rischio in modo da arrivare ad avere una nazione civile e realmente rispettabile.
Viva l'Italia, viva la Polizia Penitenziaria, onore a chi opera per la Pubblica Sicurezza!
Andrea Elia Rovera
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