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giovedì 29 ottobre 2020

04 novembre 2020 - Festa delle Forze Armate (Parte prima)

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", quest'anno sarà difficile celebrare in modo degno e solenne la Festa delle Forze Armate perché il Covid-19 non accenna a finire. Per commemorare degnamente questa giornata vi propongo un'intervista fatta nel 2019 dal bravissimo Giornalista Cuneese Gabriele Destefanis al Prefetto della Provincia di Cuneo Dott. Giovanni Russo, recentemente andato in pensione.

Destefanis: "Che significato ha questa giornata, questa celebrazione per le Forze Armate e, in generale, per tutta la Comunità?".

Russo: "E' un momento importante. Credo che sia un momento che esalta la coesione sociale della nostra Nazione. E' un momento di ringraziamento anche per le Forze Armate per tutta l'attività che hanno svolto nel corso dei Conflitti Mondiali, del Primo e del Secondo, anche naturalmente delle Missioni all'Estero in cui sono impegnati per quello che faranno. Io credo che sia un momento significativo per noi e la presenza dei giovani oggi credo sia importante perché abbiano consapevolezza di quello che è stato il nostro passato e di quelle che sono le prospettive per il nostro territorio, la nostra Nazione, la nostra Comunità". 

Come si è detto molte volte su questo Blog, la Festa delle Forze Armate non solo è importante ma è fondamentale perché chi difende la Patria, la Famiglia e la millenaria Civiltà Cristiana del nostro Paese merita una giornata interamente dedicata, merita rispetto, merita memoria.

Il 4 novembre non celebriamo solo le Forze Armate in armi ma anche quelle in congedo e, soprattutto, i Caduti delle Forze Armate che hanno effuso il sangue per amore della Bandiera, dell'Italia, del Popolo.

Viva l'Italia, viva le Forze Armate, onore ai Caduti!

Andrea Elia Rovera

Responsabile della Memoria Storica del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

lunedì 19 ottobre 2020

"Fides et Virtus" - Omaggio all'Ispettore Generale Domenico Giani

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", per la prima volta dalla creazione di questo Blog intendo parlare di un alto Ufficiale italiano che ha avuto l'onore e l'onere di servire niente meno che il Santo Padre e lo Stato della Città del Vaticano: Domenico Giani.
Domenico Giani nasce ad Arezzo nel 1962 in una famiglia cristiana di sani principi ed onesti valori civili e religiosi. Studia e si laurea in Pedagogia con indirizzo Socio-Psicologico presso l'Università degli Studi di Siena. Si arruola nella Guardia di Finanza dove presta servizio come Sottufficiale e, con grande tenacia e caparbietà, arriva al ruolo di Ufficiale.
La Presidenza del Consiglio dei Ministri nota le sue capacità e le sue attitudini investigative; su queste basi lo destina al Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica (S.I.S.De.) a tutela delle Istituzioni e della Democrazia. Anche qui si distingue per spirito di servizio ed abnegazione.
Lo Stato Italiano lo chiama dunque ad occuparsi di sicurezza e giustizia. Giani diviene comandante della Polizia Giudiziaria presso la Procura della Repubblica, svolge funzioni di Pubblico Ministero in udienza giudiziale, diviene Dirigente presso il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria (D.A.P.) nel settore Protezione Tecnologica ed Organizzativa.
A conferma della sua grande esperienza investigativa, l'Università degli Studi de L'Aquila lo chiama quale Professore a Contratto presso la Facoltà di Scienze dell'Investigazione.
Nel 1999, a seguito di molti successi professionali, lascia gli incarichi presso lo Stato Italiano per diventare Vice Comandante del Corpo di Vigilanza dello Stato della Città del Vaticano. Dopo soli sette anni diventa Comandante della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano, Responsabile della Direzione dei Servizi di Sicurezza e Protezione Civile, Coordinatore dei Vigili del Fuoco.
Giani, per espletare al meglio le sue funzioni, prende residenza nello Stato della Città del Vaticano di cui ottiene anche la Cittadinanza.
Il Comandante Domenico Giani è "diventato famoso" per aver bloccato e reso inoffensiva - per ben due volte - la signora Susanna Maiolo, cittadina italo-svizzera che sia nel 2008 che nel 2009 ha attentato alla vita di Papa Benedetto XVI nella Basilica di San Pietro. Nuovamente si è reso degno di menzione per aver coordinato, gestito e condotto le indagini di intelligence nel Caso "Vatileaks".
Quale Comandante della Polizia del Vaticano, Domenico Giani ha fatto delle vere e proprie rivoluzioni. Ha messo a punto nuove tecniche investigative, ha insegnato ai Gendarmi a seguire procedure di pronto intervento e di intelligence, ha organizzato collaborazioni con il Gruppo Intervento Speciale (G.I.S.) dell'Arma dei Carabinieri e con il Federal Bureau of Investigation (F.B.I.) degli Stati Uniti d'America. I Gendarmi che hanno conseguito risultati migliori e più efficienti sono entrati a far parte del neo-costituito Gruppo di Intervento Rapido (G.I.R.), un nucleo specializzato nel contrasto del terrorismo, negli attentati al Romano Pontefice e nel sabotaggio di eventuali oggetti esplosivi.
A seguito di tutti questi ammodernamenti e perfezionamenti del Corpo di Gendarmeria, il Vaticano si è visto inserire nell'Interpol all'Assemblea Generale del 2008.
Domenico Giani, grazie alla sua maestria militare, ottiene numerosi premi e riconoscimenti. Il 17 gennaio 2018, presso il Palazzo del Quirinale, ottiene dalla mani del Presidente della Repubblica Italiana la Croce d'Oro al merito dell'Esercito con la seguente motivazione: "Direttore dei Servizi di Sicurezza e Protezione Civile e Comandante del Corpo della Gendarmeria dello Stato del Vaticano, nell'ambito di un articolato e lungo processo che ha portato alla impeccabile definizione delle misure organizzative di sicurezza connesse con lo svolgimento presso le strutture della Santa Sede di diversificati e complessi eventi - di respiro internazionale e di interesse strategico per l'Esercito, esercitava un'insostituibile e determinante azione nel consolidamento di preziosissime sinergie ai vari livelli tra le articolazioni della Forza Armata e quelle della propria organizzazione, fornendo, in virtù della perfetta e apprezzatissima riuscita di tali iniziative, un contributo decisivo per consolidare ed accrescere l'immagine dell'Esercito quale Istituzione dello Stato prestigiosa, seria ed affidabile. Roma, settembre 2015 - novembre 2017".
Il Comandante Giani ha dimostrato le attitudini e l'onore di un Ufficiale quando - pur non avendo responsabilità oggettive ha rassegnato le dimissioni da capo del Corpo per "fuga di notizie sulla sospensione di addetti vaticani". Jorge Mario Bergoglio le accetta prontamente il 14 ottobre 2019 lasciando l'amaro in bocca a quanti di Giani hanno sempre avuto stima e considerazione. 
Il Tg2000 della Conferenza Episcopale Italiana, in quell'occasione, riportò così la notizia: "Un comunicato ufficiale della Santa Sede ha reso nota la decisione presa dalla fedele ombra del Pontefice che ha rimesso il suo mandato nelle mani del Papa, assumendosi "in toto" la responsabilità della fuga di notizie su una disposizione riservata che prevedeva limitazioni amministrative nei confronti di personale della Santa Sede. Era il 2 ottobre scorso quando alcuni organi di stampa pubblicavano nomi e foto di cinque dipendenti vaticani coinvolti sull'inchiesta su investimenti immobiliari in Gran Bretagna per centinaia di milioni di euro. Un fatto che aveva esposto alla gogna mediatica le persone coinvolte, semplicemente indagate, mostrando una falla nel sistema di informazioni ad uso interno. Per volere del Papa, nei giorni scorsi, era stata aperta un'indagine per individuare "la talpa" e l'autore materiale della divulgazione che lo stesso Pontefice aveva paragonato ad un peccato mortale, perché altamente lesiva dell'integrità morale dei dipendenti coinvolti. Non essendo emerso alcun responsabile, Giani - con un gesto d'altri tempi - si è dimesso. Un atto in linea con le qualità mostrate dal Comandante nel corso degli anni, senso dell'onore, umiltà, lealtà profonda che hanno garantito intorno ai tre Pontefici (di cui è stato l'angelo custode) un clima di naturalezza e sicurezza". (Video integrale clicca qui)
Carissimi, ho avuto la fortuna di poter parlare con il Comandante Domenico Giani in due occasioni all'interno delle mura vaticane e mi sono sentito sempre un piccolo esserino dinanzi ad un gigante. Egli è umilissimo, molto parco nel parlare, ma gli si leggono negli occhi una grande professionalità, un grande senso del dovere e dell'onore. Mi pareva giusto, anche se in poche righe, illustrare la sua figura e le sue gesta perché "Cuore Alpino" esiste per narrare ciò che nella Difesa rende onore ai nostri avi.
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

domenica 18 ottobre 2020

La Battaglia di El Alamein e la Folgore (Parte Seconda)

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", come promesso, anche questa domenica rifletteremo sulla Battaglia di El Alamein e sull'impatto che ha avuto sulla Brigata Paracadutisti "Folgore". Lo faremo meditando sulle parole pronunciate da "Aquila 1" in occasione del 71esimo Anniversario della Battaglia di El Alamein.

"Onoriamo coloro che ci hanno preceduto lasciandoci una lezione imperitura di coraggio e di tenacia. I reduci di questa battaglia, come di altre battaglie, sono qui tra noi oggi. Li salutiamo con deferenza. Siamo al cospetto delle Bandiere della specialità dei Paracadutisti, specialità in crescita. Diamo il benvenuto allo stendardo di Savoia Cavalleria che ieri ha effettuato il primo lancio, che riallaccia una relazione forte sin dai primi momenti della "Folgore". Salutiamo il ricostituito 185 Reggimento Artiglieria Paracadutisti e il 6 Reggimento di Manovra che entra nei ranghi. Con i fratelli del 4 Alpini e del 1 Carabinieri, sempre con noi sul campo. Le Bandiere non sono tutte; una di Esse è in Afghanistan con il "Nembo" ma è presente idealmente come tutti i Paracadutisti che nei diversi teatri operativi stanno servendo la Patria e che salutiamo con un caldo augurio.

Oggi sono schierati tra i ranghi della Folgore anche coloro che ci hanno lasciato: i nostri Caduti, sempre con noi nella nostra memoria e nella vita di tutti i giorni. Onori a voi Leoni della "Folgore", onori a voi ragazzi che avete sacrificato giovani vite per un ideale. Oggi mi è stato detto che ricordare loro è come riportarli in vita e mi piace pensare che sia così. 

Le nostre Bandiere ci indicano la via dell'onore e l'impegno del nostro Giuramento. I nostri predecessori, in attesa di partire per l'Africa, cantavano: "C'è a chi piace far l'amore, c'è a chi piace far danaro, a noi piace far la guerra con la morte a paro a paro". Non erano guerrafondai, non erano dei pazzi, erano ragazzi che si facevano coraggio per adempiere al loro dovere fino alle conseguenze più estreme. C'è sempre una scusa, miei cari Paracadutisti, per non fare il proprio dovere; c'è sempre un motivo per non partire. Questi giovani Paracadutisti, semplicemente, disprezzavano chi aveva preso scorciatoie, privilegiando interessi personali. Ragazzi semplici, silenziosi e determinati che nel putiferio della Battaglia, tra carri che dilagavano a destra e a sinistra, tra polvere, fumo e camerati riversi nel sangue non cercavano la via della fuga ma, anzi, vedevano opportunità di un ulteriore contrattacco. Noi siamo qui per ricordarlo oggi e riproporci di essere degni di loro; per la nostra Patria che - oggi più che mai -  ha bisogno di Cittadini responsabili e soldati generosi su cui contare. Paracadutisti di ieri e di oggi, rimango di giorno in giorno contagiato ed ammirato dal vostro ottimismo, dal vostro silenzioso e determinato coraggio. Voi mi rendete orgoglioso per come mantenete fede ai vostri valori che animano voi e le vostre bellissime famiglie (cui va tutta la mia gratitudine). Loro, le nostre famiglie, ci supportano e affrontano con fatica le nostre scelte; sono famiglie dove l'orgoglio di essere italiani e l'amor di Patria non sono retorica ma significano impegno e fatica, decoro e dignità. Sono tante queste famiglie. Io credo che siano la maggioranza in Italia, una maggioranza silenziosa che non fa notizia ma che voi testimoniate oggi. Siate fieri di essere i migliori fra i soldati e impegnatevi sempre perché i soldati devono essere i migliori tra i Cittadini. Questo è il momento, Paracadutisti di ieri e di oggi, di riaffermare i nostri valori, di ricordarci il nostro Giuramento e di continuare con determinazione a vivere nel servizio. E' la nostra scelta, quella di essere tra coloro che stanno "con la morte a paro a paro", nonostante il sacrificio e i costi. Quando mettiamo i nostri figli a letto, prima di partire per un'operazione, e sentiamo già la nostalgia e il peso delle incertezze, quando usciamo dalla porta dell'aereo e ci lanciamo nel buio, oppressi dell'equipaggiamento, quando sfidiamo una zona piena di pericoli in teatro: quella è la via del dovere! Era la scelta di coloro che ci guardano da quell'angolo di cielo che è destinato agli eroi. Parà: Folgore! Viva l'Italia!". (Generale di Brigata Lorenzo D'Addario, Comandante della Brigata Paracadutisti "Folgore", Livorno, 25 ottobre 2013)

Carissimi, non c'è altro da aggiungere. La "Folgore" ha dei valori ineguagliabili ed inarrivabili perché sono i valori della storia e dei Leoni che combatterono con coraggio a El Alamein. Spero che questi miei Post possano servirvi per tramandare alle future generazioni i valori e la storia della nostra grande madre Italia.

Andrea Elia Rovera

Responsabile della Memoria Storica del CMCS degli Alpini Giorgio Langella