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domenica 11 ottobre 2020

La Battaglia di El Alamein e la Folgore (Parte Prima)

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", in questo mese di ottobre - nel quale ricorre la festa della Brigata Paracadutisti "Folgore" - ho deciso di dedicare i post domenicali ai Parà ed alla loro storia. Per via della pandemia da Covid-19 in questo 2020 non si potrà celebrare la solita solenne festa della Brigata con la presenza di pubblico ed allora, seppur in modo molto umile, ho deciso di onorare la Brigata con una serie di scritti dedicati alla loro storia gloriosa ed impareggiabile.

Il 23 ottobre 1942, alle ore 20:45, ebbe inizio la terza ed ultima Battaglia di El Alamein; una delle battaglie più importanti, e sicuramente determinanti, dell'esito finale del secondo conflitto mondiale. Quando parliamo di quegli eventi dobbiamo dire con convinzione che "non fu mai sollevato un drappo bianco in segno di resa, né un solo paracadutista alzò le braccia di fronte al nemico. La stessa B.B.C. citò testualmente che i resti di quella che era la Divisione "Folgore" furono raccolti esanimi sul terreno". (Presidente A.N.P.d'I., Sezione Caserta, 09 ottobre 2012)

E, parlando ad una scolaresca attenta e commossa, il grande Santo Pelliccia disse: "Il Primo Ministro inglese; Winston Churchill, al termine della battaglia, nell'annunciarne la fine alla Camera dei Comuni, disse: Bisogna davvero inchinarsi dinanzi ai resti di quelli che furono i Leoni della Folgore". (Santo Pelliccia, 70 anniversario della Battaglia di El Alamein, 09 ottobre 2012, Maddaloni, Caserta)

La "Folgore" è questo. Coraggio, onore, impegno, abnegazione, solerzia, operosità, determinazione, perseveranza… Come dice spesso il Tenente Colonnello Gianfranco Paglia, Medaglia d'Oro al Valor Militare: "Qualsiasi meta un individuo possa prefissarsi l'importante sarà crederci, provarci fino alla fine, indipendentemente dal risultato finale. Questo, a mio avviso, può fare la differenza e rendere grandi gli Italiani". Nessuna parola potrebbe essere aggiunta. In "Folgore" si insegna ai Parà che non è importante fare chissà cosa ma far bene ciò che viene comandato di fare. Tra i Parà tanto è importante "Aquila 1" quanto un ripiegatore di paracadute; nella Brigata non ci sono militari di seria a e militari di serie b. In Brigata ci sono solo continuatori della grande storia dei Leoni, degli Arditi e di quanti hanno versato il Sangue per la Patria.

Queste non sono parole di circostanza ma la pura e semplice essenza di ciò che significa essere un Parà, di ciò che significa appartenere alla "Folgore". I militari della "Folgore" - dal Comandante della Brigata al Caporale della porta carraia - hanno ben chiaro il loro ruolo all'interno della Forza Armata e hanno ben presente che - nonostante abbiano mogli, madri, figli, fratelli e sorelle - il loro cuore appartiene alla Bandiera. Per far ben capire questo concetto mi affido alle parole luminose e lungimiranti di un militare, un ufficiale, un eroe dall'animo lindo, lo sguardo fulgido e il cuore impavido: il Generale Rodolfo Sganga: "Le Bandiere di Guerra sono il simbolo della nostra storia, delle nostre tradizioni, dei nostri valori; sono il simbolo di tutto ciò in cui noi crediamo. Specialmente oggi, in questo momento storico, di valori che si modificano; qualcuno direbbe: "si modernizzano". Il Tricolore continua a darci la direzione e la bussola. La Bandiera di Guerra è l'identità del Reggimento, è l'identità di ognuno di noi che facciamo parte di quel Reggimento, è il simbolo attorno al quale stringersi "per fare quadrato", per rammentare la nostra storia e tutti coloro che ci hanno preceduto, che fanno parte di questa storia. La Bandiera è la "grande signora" che ogni comandante deve servire e a alla quale deve ispirarsi in ogni momento in cui è richiesta una decisione; è la stella polare del comando. Questa è la ragione per cui meglio morti in combattimento che privati della propria Bandiera. Nel momento esaltante dell'aviolancio, oggi come ieri, rendiamo omaggio ai nostri valori, ai nostri uomini e donne, alle nostre tradizioni, onorando le nostre meravigliose Bandiere di Guerra. Viva la Brigata Paracadutisti Folgore!". (Generale di Brigata Rodolfo Sganga, discorso al 75esimo Anniversario della Battaglia di El Alamein)

Carissimi, a conclusione di questo Post, voglio ringraziare tutti quelli che fra voi mi seguono con affetto, stima ed interesse. Io scrivo ciò in cui credo e cerco di narrare le cose da un punto di vista concreto, "terra terra". Non sono un giornalista e quindi non mi compete la cronaca. Non sono un militare e quindi posso permettermi "il lusso" di dire ciò che penso senza paura di incappare in scivoloni istituzionali. Non sono un politico e quindi sono libero di poter esprimere i miei pensieri senza dover sottostare al fastidioso "politicamente corretto". 

Scrivo delle Forze Armate senza averne fatto parte, lo faccio in modo sommesso, in punta di piedi, con religioso rispetto. Quando scrivo questi Post li leggo e rileggo mille volte prima di pubblicarli perché desidero suscitare nei miei lettori un senso di appartenenza, di stima e di commozione. Appartenenza? Sì, appartenenza perché noi Italiani siamo pezzetti di Tricolore e i soldati in servizio sull'uniforme hanno lo scudetto tricolore cucito sul braccio. In un certo qual modo, dunque, ciascuno di noi è appartenente alla Forza Armata non come unità in servizio ma come realtà inscindibile ed imprescindibile dal cuore del soldato che ha giurato di servire la Patria.

Nelle prossime settimane, a Dio piacendo, vi narrerò ancora qualche cosa che riguarda la "Folgore" per celebrare - almeno in modo virtuale - le sue innumerevoli gesta eroiche.

Viva l'Italia, viva l'Esercito, viva la Folgore!

Andrea Elia Rovera

Responsabile della Memoria Storica del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

domenica 4 ottobre 2020

Il Generale Vergori e la Brigata Paracadutisti "Folgore": connubio di eccellenza

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", quest'oggi ho deciso di dedicare un po' di tempo alla Brigata Paracadutisti "Folgore" ed al suo attuale Comandante, Generale di Brigata Beniamino Vergori.

Innanzitutto va detto che questo grande ufficiale di origine salentina ha una lunga, lunghissima, storia all'interno della Forza Armata e del mondo paracadutistico militare. All'interno della "Folgore", infatti, Vergori è stato a comando di numerose e diverse unità operative, ha ricoperto il ruolo di Capo di Stato Maggiore e di Vice Comandante della Brigata. Ha lavorato al fianco di grandissimi Comandanti, uno fra tutti il suo predecessore Rodolfo Sganga, da cui ha appreso i segreti e le peculiarità specifiche di buon comando.

Ad oggi, sotto la magistrale guida del Generale Vergori, la Brigata Paracadutisti "Folgore" è l'unità d'elite e d'eccellenza dell'Esercito Italiano. Inquadrata nella Divisione "Vittorio Veneto" è composta da Centro Addestramento Paracadutismo, Reparto Comando e Supporti Tattici "Folgore", 183 Reggimento paracadutisti "Nembo", 185 Reggimento artiglieria paracadutisti "Folgore", 186 Reggimento paracadutisti "Folgore", 187 Reggimento paracadutisti "Folgore", 8 Reggimento genio guastatori paracadutisti "Folgore", 3 Reggimento "Savoia Cavalleria", Reggimento logistico "Folgore".

Con questo fior fiore di elementi ed unità la Brigata "Folgore" è impegnata in tutte le operazioni nazionali ed internazionali con interi reggimenti, piccoli nuclei specializzati o con singoli Parà "prestati" ad altri Corpi della Forza Armata per rendere più rapido, pulito e specifico l'intervento militare. E' impegnata anche sul territorio nazionale con l'Operazione "Strade Sicure" e non di rado si vedono i ragazzi dell'8 Reggimento Genio Guastatori nelle nostre città per il disinnesco e la bonifica di ordigni e residuati bellici. Nel solo 2019 i Paracadutisti guastatori hanno svolto, in tal senso, circa 250 interventi.

Nonostante questo "Aquila 1" e suoi uomini non sono ancora soddisfatti. A fine settembre, in occasione della sua visita alla Brigata, il Generale di Divisione Angelo Michele Ristuccia, Comandante della Divisione "Vittorio Veneto", si è sentito dire dai suoi Parà che ora la Brigata desidera "approfondire maggiormente l'evoluzione delle nuove forme di minaccia alla sicurezza nazionale e vuole fortemente ottenere una migliore configurazione per rispondere con efficacia alle esigenze connesse con i mutevoli scenari d'impiego, al fine di contribuire alla salvaguardia degli interessi nazionali". (Fonte: Analisi Difesa)

La "Folgore", quando si tratta di difendere e salvaguardare il Popolo Italiano, non ha eguali; non si accontenta e non si sente mai all'altezza. Un vero Parà lo si riconosce dall'umiltà e dal senso di inadeguatezza che si porta cucito addosso. I Parà non sono "spacconi", "supponenti" e "chiacchieroni": le parole dei Parà sono i fatti e - credetemi - a fatti non sono secondi a nessuno! Basti pensare che dove gli altri non vogliono o non sono in grado di andare la Difesa manda la "Folgore" perché nessuno come loro sa intervenire in modo tempestivo, efficace ed oserei dire "chirurgico" sulle situazioni di maggiore pericolosità e rischio.

Carissimi, ormai è chiaro e lapalissiano il mio amore e la mia stima per i Parà. A loro vanno tutta la mia devozione, stima ed apprezzamento per quel che fanno e che hanno fatto. La "Folgore" ha un legame forte ed indissolubile con l'Italia e non si può guardare il Tricolore senza vedervi attraverso il bellissimo basco amaranto che - lo dico con chiarezza - non è solo un copricapo ma bensì un pezzo di cuore poggiato sul cranio.

Viva l'Italia, viva l'Esercito, grazie Parà!

Andrea Elia Rovera

Responsabile per la Memoria Storica del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

giovedì 1 ottobre 2020

A servizio del Tricolore: omaggio al 1 Caporal Maggiore Luigi Giuseppe Lima

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", nel 2017 scrissi un post nel quale narravo la storia del Colonnello Giuseppe Lima, Pilota dell'Aviazione dell'Esercito, Caduto nel 2005. Da quel tragico 30 maggio sono trascorsi 15 anni.

Il Colonnello Lima, cadendo nei cieli dell'Iraq, lasciò la moglie Leandra, i figli Luigi Giuseppe, Federico e Gabriele Giuseppe (all'epoca dei fatti ancora nel grembo materno).

Oggi, con questo post, intendo parlarvi proprio di Luigi che è un ventenne serio, educato e - come il suo papà - militare.

Luigi, infatti, pur potendo ambire a un buon numero di "posti riservati nella Pubblica Amministrazione ai figli e famigliari dei Caduti in servizio", ha scelto di iniziare a servire la Patria nell'Esercito Italiano per portare avanti il nome dei Lima, la tenacia di suo padre e l'orgoglio di chi darebbe la vita pur di poter dire: "ho servito il Tricolore!".

Luigi si è arruolato nel dicembre 2018, ha frequentato il primo Addestramento presso il 17 Reggimento Addestramento Volontari "Aqui" di Capua per essere poi destinato come Volontario in Servizio Permanente al 6 Reggimento Genio Pionieri di stanza presso la Caserma Cecchignola di Roma. Qui è inquadrato all'interno della Compagnia Pionieri. Nel primo anno di servizio presso il 6 Reggimento ha acquisito la qualifica di Pioniere dopo aver brillantemente sostenuto il Corso di Qualifica nel 2019. 

Oggi Luigi ha il grado di 1 Caporal Maggiore e, proprio come suo padre, è molto serio, responsabile ed innamorato della Forza Armata. Lo conosco ormai da tre anni e non passa giorno nel quale non mi illumini sul suo percorso militare, sulle sue aspirazioni e sul cammino formativo. L'Esercito Italiano - a lui come agli altri - da la possibilità di apprendere scienza e tecnica, imparare il difficile "mestiere delle armi", e formare la coscienza a saper agire in ogni situazione e nei contesti più disparati.

Per fare questo, la Forza Armata impiega i giovani soldati - tra le altre - nell'Operazione "Strade Sicure". In questo delicato servizio i singoli militari si trovano a dover gestire situazioni a contatto con la popolazione civile, in un contesto urbano, in stretta collaborazione con le Forze dell'Ordine, a tutela della sicurezza e a presidio dei punti di maggiore sensibilità strategica del nostro Paese.

Al momento il 1 Caporal Maggiore Luigi Lima è impegnato in "Strade Sicure" nella Capitale e, ogni giorno, sperimenta quanto l'addestramento e la formazione sin qui ricevute gli siano utili ed indispensabili per svolgere al meglio il servizio al quale è stato destinato dai superiori.

Grazie a questi due primi anni di servizio nel cuore di Luigi Lima è nato il nobile desiderio di studiare e formarsi quanto più possibile al fine di poter accedere all'Accademia Militare di Modena e diventare Ufficiale dell'Esercito come suo papà. Per il poco che può valere, sono certo che ce la farà. L'Accademia non è solo un centro di altissima formazione ma è anche e soprattutto un luogo deputato a formare comandanti dal cuore puro e dal pensiero fulgido. Luigi, per come lo conosco, incarna appieno tutte queste qualità.

Carissimi, questo Post per me ha un valore sommo e sovrumano perché nasce dal desiderio di voler e poter raccontare ciò che può  scaturire da un atto tragico come la Caduta in Servizio di un militare.

Quando si da l'estremo saluto ad un Caduto sembra che tutto sia finito per sempre ma la storia della Famiglia Lima ci dice che non è così ed io sono onorato di poter essere l'autore di questo Post.

Al 1 Caporal Maggiore Luigi Lima porgo i miei personali auguri per una brillante carriera all'insegna del servizio e dell'umiltà e al Colonnello Giuseppe Lima tributo, a nome di tutti voi miei cari lettori, gli Onori che spettano agli eroi.

Viva l'Italia, viva l'Esercito, Onori ai Caduti!

Andrea Elia Rovera 

Responsabile della Memoria Storica del CMCS degli Alpini Giorgio Langella