Carissimi amici al "Cuore Alpino", tre giorni fa, il 7 settembre 2018, nella piazza d'armi della Caserma "Ignazio Vian" di Cuneo vi è stata l'importante cerimonia di cambio del comando al 2 Reggimento Alpini.
Il Colonnello Enrico Fontana, dopo un anno e mezzo di valido e riconosciuto impegno militare, ha lasciato al guida del Doi nelle mani del Colonnello Marcello Orsi. Fontana verrà ricordato soprattutto per aver portato, nel secondo semestre del 2017, gli uomini del 2 Alpini in Afghanistan e riaverli portati tutti sani e salvi in Italia.
Il Colonnello Orsi, ancora poco conosciuto in Granda, è preceduto da un importantissimo curriculum che lo vede Ufficiale di comprovata esperienza in Italia e all'estero. Prima di essere assegnato alla guida del 2 Alpini, Orsi operava presso il Dipartimento Impiego del Personale dello Stato Maggiore dell'Esercito.
La cerimonia del passaggio di consegne con il toccante momento dello scambio della Bandiera di Guerra del Reggimento si è svolta dinanzi al Generale Massimo Biagini, Comandante della Brigata Alpina Taurinense e delle massime Autorità Militari e Civili della provincia di Cuneo.
Toccanti le parole del Colonnello Fontana che, come riporta "La Stampa", ha detto: "Lascio nelle mani del colonnello Orsi un’unità alpina e solida, composta da personale addestrato, di forte tempra e provata esperienza, maturata in territorio nazionale e internazionale.
Attualmente, il 2 Reggimento Alpini opera, con oltre 400 alpini, nelle operazioni di pubblica sicurezza nelle città di Torino, Vercelli, Aosta, Bardonecchia, Ventimiglia, Genova, Roma (Fiumicino) e Brescia".
Carissimi, vi riporto questa notizia pur non avendola vissuta personalmente visto che non ho ricevuto l'invito per partecipare alla cerimonia. Nonostante ciò, però, tengo a dire che la mia vicinanza non è mancata e che la Famiglia del Caduto per la Pace Giorgio Langella, Caduto del 2 Reggimento Alpini, non smette mai di pregare per tutti i membri del Reggimento con particolare attenzione per quelli che prendono parte alle Missioni Internazionali di Pace.
Faccio i miei personali auguri al Colonnello Orsi per il nuovo incarico e porgo un sincero ringraziamento al Colonello Fontana per quanto fatto al Doi e per l'Italia.
Viva l'Italia, viva gli Alpini!
Andrea Elia Rovera
Responsabile per la Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella
Blog in memoria del Caporal Maggiore Capo Scelto GIORGIO LANGELLA per far conoscere amare ed apprezzare le Forze Armate, le Forze dell'Ordine e le Guardie Particolari Giurate.
lunedì 10 settembre 2018
lunedì 3 settembre 2018
Il sorriso dei giusti. In memoria del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa
Carissimi amici al "Cuore Alpino", trentasei anni fa l'Italia si è fermata per piangere la scomparsa del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, vittima di un attentato terroristico messo in atto dagli schifosissimi sicari di "Cosa nostra".
Il Generale Dalla Chiesa nasce a Saluzzo, splendida cittadina della provincia di Cuneo, il 27 settembre 1920. Si innamora da subito dell'Arma dei Carabinieri e nel 1942, a soli 22 anni, si arruola ed indossa la bellissima uniforme a bande rosse. I suoi formatori ed istruttori vedono subito la stoffa di questo giovane carabiniere e lo inviano in Campania dove viene inserito nel nucleo incaricato di dare la caccia al bandito La Marca.
Nel 1968, nel pieno della carriera, il giovane Carlo Alberto viene chiamato ad organizzare i soccorsi per la popolazione civile vittima del terremoto del Belice. La Protezione Civile non esiste ancora e Dalla Chiesa deve salvare vite, rendere sicure città e fornire sicurezza e stabilità ai territori coinvolti dall'emergenza. L'Arma dei Carabinieri resta piacevolmente meravigliata dal suo grande spirito d'iniziativa e i comuni di Montevago e Gibellina gli conferiscono la Cittadinanza Onoraria.
L'impegno, la dedizione e la fedeltà dimostrati da Dalla Chiesa spingono i gerarchi dell'Arma a mandarlo in Sicilia per lottare seriamente e con mano ferma contro "Cosa nostra". Anche qui i risultati non si fanno attendere. Dalla Chiesa si mette ad indagare sugli omicidi del giornalista Mauro de Mauro e del procuratore Pietro Scaglione e, grazie al suo grandissimo acume investigativo, dà vita al "Rapporto dei 114" in cui si possono leggere nomi, indirizzi e informazioni utili sulla maggior parte dei capimafia operanti nell'isola sicula. Fra questi nomi si trovano quelli di Tommaso Buscetta, i cugini Greco di Cianculli, Frank Coppola e Gerlando Alberti.
Questa importante "mappa" della criminalità organizzata colpisce in modo singolarissimo il Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri che, dopo attenta analisi, nel 1973 decide di elevare il Colonnello Carlo Alberto Dalla Chiesa al grado di Generale di Brigata con incarico di Comandante della Divisione Pastrengo di Milano incaricata di sgominare e distruggere il gruppo terroristico delle "Brigate Rosse".
Il neo-nominato Generale non lascia nulla al caso e, anche questa volta, riesce a dar prova della sua grande capacità investigativa. Dopo il sequestro del Giudice Sossi di Genova Dalla Chiesa capisce che bisogna dare un forte colpo alle BR ed infiltra uno dei suoi migliori uomini della "Pastrengo", il carabiniere Silvano Girotto, all'interno del sodalizio rosso. Grazie al grande lavoro di quest'ultimo, il Generale trae in arresto i brigatisti Renato Curcio e Alberto Franceschini. Ma non finisce qui. Nel 1975, durante una delicatissima operazione militare atta a liberare l'industriale vitivinicolo Gancia, i Carabinieri di Dalla Chiesa uccidono in un conflitto a fuoco Margherita Cagol, moglie di Renato Curcio, che aveva preso il posto del marito all'interno delle BR.
Ma le BR esistono ancora e riescono ad evadere dalle carceri in cui sono detenute. Dalla Chiesa riesce a ricatturare Renato Curcio e i suoi "compagni" e li sparpaglia nelle Carceri di Massima Sicurezza di Cuneo, Asinara, Favignana, Palmi e Trani.
Il Ministero della Difesa, visti i grandi risultati di questo suo figlio, nel 1981 nomina il Generale Dalla Chiesa Vice Comadante dell'Arma dei Carabinieri (incarico già ricoperto da suo padre) ed il 2 maggio 1982 lo invia con l'incarico di Prefetto in Provincia di Palermo.
Qui, in questo luogo, il 3 settembre 1982, dopo soli 4 mesi di servizio prefettizio, il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, l'Agente di Polizia Domenico Russo e la Signora Emanuela Setti Carraro, moglie del Generale, vengono barbaramente uccisi in un attentato da parte di "Cosa nostra".
Gli anni passano, i giorni trascorrono frenetici, ogni giorno accade qualche fatto di cronaca ma gli Italiani non possono e non vogliono dimenticare ciò che è accaduto a questo grande uomo che ha avuto l'unica "colpa" di amare il Tricolore e servirLo fedelmente.
Carissimi, ogni volta che incontro un carabiniere, che vedo una gazzella, che sento una sirena o che passo dinanzi ad una caserma, sento forte la presenza del mio conterraneo Carlo Alberto Dalla Chiesa. Come me migliaia di giovani che bramano con tutti loro stessi di entrare nell'Arma dei Carabinieri per mettere a repentaglio la loro vita in favore di chi è povero ed indifeso.
Oggi, 3 settembre 2018, migliaia di Italiani per bene inneggiano alla figura onesta e carismatica di Carlo Alberto Dalla Chiesa e sperano nella sconfitta completa e definitiva delle mafie, che sono il liquame putrido ed olezzoso del nostro paese.
Viva l'Arma dei Carabinieri, viva l'Italia, onore al Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella
Il Generale Dalla Chiesa nasce a Saluzzo, splendida cittadina della provincia di Cuneo, il 27 settembre 1920. Si innamora da subito dell'Arma dei Carabinieri e nel 1942, a soli 22 anni, si arruola ed indossa la bellissima uniforme a bande rosse. I suoi formatori ed istruttori vedono subito la stoffa di questo giovane carabiniere e lo inviano in Campania dove viene inserito nel nucleo incaricato di dare la caccia al bandito La Marca.
Nel 1968, nel pieno della carriera, il giovane Carlo Alberto viene chiamato ad organizzare i soccorsi per la popolazione civile vittima del terremoto del Belice. La Protezione Civile non esiste ancora e Dalla Chiesa deve salvare vite, rendere sicure città e fornire sicurezza e stabilità ai territori coinvolti dall'emergenza. L'Arma dei Carabinieri resta piacevolmente meravigliata dal suo grande spirito d'iniziativa e i comuni di Montevago e Gibellina gli conferiscono la Cittadinanza Onoraria.
L'impegno, la dedizione e la fedeltà dimostrati da Dalla Chiesa spingono i gerarchi dell'Arma a mandarlo in Sicilia per lottare seriamente e con mano ferma contro "Cosa nostra". Anche qui i risultati non si fanno attendere. Dalla Chiesa si mette ad indagare sugli omicidi del giornalista Mauro de Mauro e del procuratore Pietro Scaglione e, grazie al suo grandissimo acume investigativo, dà vita al "Rapporto dei 114" in cui si possono leggere nomi, indirizzi e informazioni utili sulla maggior parte dei capimafia operanti nell'isola sicula. Fra questi nomi si trovano quelli di Tommaso Buscetta, i cugini Greco di Cianculli, Frank Coppola e Gerlando Alberti.
Questa importante "mappa" della criminalità organizzata colpisce in modo singolarissimo il Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri che, dopo attenta analisi, nel 1973 decide di elevare il Colonnello Carlo Alberto Dalla Chiesa al grado di Generale di Brigata con incarico di Comandante della Divisione Pastrengo di Milano incaricata di sgominare e distruggere il gruppo terroristico delle "Brigate Rosse".
Il neo-nominato Generale non lascia nulla al caso e, anche questa volta, riesce a dar prova della sua grande capacità investigativa. Dopo il sequestro del Giudice Sossi di Genova Dalla Chiesa capisce che bisogna dare un forte colpo alle BR ed infiltra uno dei suoi migliori uomini della "Pastrengo", il carabiniere Silvano Girotto, all'interno del sodalizio rosso. Grazie al grande lavoro di quest'ultimo, il Generale trae in arresto i brigatisti Renato Curcio e Alberto Franceschini. Ma non finisce qui. Nel 1975, durante una delicatissima operazione militare atta a liberare l'industriale vitivinicolo Gancia, i Carabinieri di Dalla Chiesa uccidono in un conflitto a fuoco Margherita Cagol, moglie di Renato Curcio, che aveva preso il posto del marito all'interno delle BR.
Ma le BR esistono ancora e riescono ad evadere dalle carceri in cui sono detenute. Dalla Chiesa riesce a ricatturare Renato Curcio e i suoi "compagni" e li sparpaglia nelle Carceri di Massima Sicurezza di Cuneo, Asinara, Favignana, Palmi e Trani.
Il Ministero della Difesa, visti i grandi risultati di questo suo figlio, nel 1981 nomina il Generale Dalla Chiesa Vice Comadante dell'Arma dei Carabinieri (incarico già ricoperto da suo padre) ed il 2 maggio 1982 lo invia con l'incarico di Prefetto in Provincia di Palermo.
Qui, in questo luogo, il 3 settembre 1982, dopo soli 4 mesi di servizio prefettizio, il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, l'Agente di Polizia Domenico Russo e la Signora Emanuela Setti Carraro, moglie del Generale, vengono barbaramente uccisi in un attentato da parte di "Cosa nostra".
Gli anni passano, i giorni trascorrono frenetici, ogni giorno accade qualche fatto di cronaca ma gli Italiani non possono e non vogliono dimenticare ciò che è accaduto a questo grande uomo che ha avuto l'unica "colpa" di amare il Tricolore e servirLo fedelmente.
Carissimi, ogni volta che incontro un carabiniere, che vedo una gazzella, che sento una sirena o che passo dinanzi ad una caserma, sento forte la presenza del mio conterraneo Carlo Alberto Dalla Chiesa. Come me migliaia di giovani che bramano con tutti loro stessi di entrare nell'Arma dei Carabinieri per mettere a repentaglio la loro vita in favore di chi è povero ed indifeso.
Oggi, 3 settembre 2018, migliaia di Italiani per bene inneggiano alla figura onesta e carismatica di Carlo Alberto Dalla Chiesa e sperano nella sconfitta completa e definitiva delle mafie, che sono il liquame putrido ed olezzoso del nostro paese.
Viva l'Arma dei Carabinieri, viva l'Italia, onore al Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella
sabato 25 agosto 2018
Guardia Costiera o Costa Crociere?
Carissimi amici dal "Cuore Alpino", quest'oggi - durante la mia consueta lettura dei giornali - mi sono soffermato su un articolo de "Il Giornale" che vede come protagonista Bruno Vespa, Giornalista Rai e conduttore del celeberrimo programma tv "Porta a Porta".
Vespa racconta di esser stato contattato da un ammiraglio della Guardia Costiera in congedo che - sulla questione del migranti - gli ha detto: "Come facciamo a non salvare chi sta in mare? Al di là degli aspetti umanitari, abbiamo l' obbligo giuridico di farlo. E una volta che abbiamo salvato questi migranti, dove li portiamo?".
Vespa, che è un giornalista acuto e pungente, gli ha prontamente risposto che è corretta la sua posizione ma che, al contempo, l'Italia non può permettersi il lusso di avere mezzo milione di migranti che bighellonano per le strade senza far niente dal mattino alla sera e che, spesso e volentieri, vive di delinquenza ed espedienti.
Come fare allora?
Vespa ha proposto una soluzione dolorosa ma forse necessaria che consiste nel "ridurre l'area di pattugliamento in modo da limitare al massimo le possibilità d'intervento dei nostri mezzi. Nessun trafficante deve avere una sorta di appuntamento virtuale con le unità italiane, anche se dall'anno scorso i nostri interventi sono drasticamente ridotti".
Sulla questione dei flussi migratori, purtroppo, l'Italia era e resterà sola. E da sola dovrà sbrogliarsi la matassa. Il Ministro dell'Interno (che a me non è simpatico per nulla) ha portato in questo mese 1737 richiedenti asilo contro i 23.500 del 2017. E' poca cose, certo. Bisognerebbe che non ne entrasse nemmeno uno ma quanti sanno che riportare a casa i migranti irregolari è quasi impossibile?
Le leggi internazionali ed i trattati europei sono stati scritti "coi piedi" ed infatti l'Italia si sta trovando ad affrontare da sola una situazione che definire paradossale è poco.
La Marina Militare Italiana, la Guardia Costiera e le Capitanerie di Porto non sono pagate a traghettare i migranti ma a svolgere un servizio di pattugliamento e sicurezza dei mari e delle coste di pertinenza della nostra Nazione. Le organizzazioni non governative, le onlus e tutte quelle realtà di "volontariato" che fanno avanti e indietro nei mari in cerca di migranti continuino pure... ma, di certo, non possono pensare che gli Italiani continueranno a mantenere chi sbarca quotidianamente.
Bisogna che l'Unione Europea e la massa dei buonisti si rendano conto che la soluzione sta nel fare accordi con la Libia, la Tunisia, l'Algeria e il Marocco affinché venga fermato, aiutato e curato lì chi cerca di mettersi per mare allo scopo di attraccare sulle coste italiche.
Carissimi, l'immigrazione selvaggia sta creando problemi grossi ed incontrollabili. La nostra cultura e la nostra sicurezza sono in pericolo. Oggi più che mai è necessario ricordare che nel Mediterraneo, come sul Piave, "non passa lo straniero".
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella
Vespa racconta di esser stato contattato da un ammiraglio della Guardia Costiera in congedo che - sulla questione del migranti - gli ha detto: "Come facciamo a non salvare chi sta in mare? Al di là degli aspetti umanitari, abbiamo l' obbligo giuridico di farlo. E una volta che abbiamo salvato questi migranti, dove li portiamo?".
Vespa, che è un giornalista acuto e pungente, gli ha prontamente risposto che è corretta la sua posizione ma che, al contempo, l'Italia non può permettersi il lusso di avere mezzo milione di migranti che bighellonano per le strade senza far niente dal mattino alla sera e che, spesso e volentieri, vive di delinquenza ed espedienti.
Come fare allora?
Vespa ha proposto una soluzione dolorosa ma forse necessaria che consiste nel "ridurre l'area di pattugliamento in modo da limitare al massimo le possibilità d'intervento dei nostri mezzi. Nessun trafficante deve avere una sorta di appuntamento virtuale con le unità italiane, anche se dall'anno scorso i nostri interventi sono drasticamente ridotti".
Sulla questione dei flussi migratori, purtroppo, l'Italia era e resterà sola. E da sola dovrà sbrogliarsi la matassa. Il Ministro dell'Interno (che a me non è simpatico per nulla) ha portato in questo mese 1737 richiedenti asilo contro i 23.500 del 2017. E' poca cose, certo. Bisognerebbe che non ne entrasse nemmeno uno ma quanti sanno che riportare a casa i migranti irregolari è quasi impossibile?
Le leggi internazionali ed i trattati europei sono stati scritti "coi piedi" ed infatti l'Italia si sta trovando ad affrontare da sola una situazione che definire paradossale è poco.
La Marina Militare Italiana, la Guardia Costiera e le Capitanerie di Porto non sono pagate a traghettare i migranti ma a svolgere un servizio di pattugliamento e sicurezza dei mari e delle coste di pertinenza della nostra Nazione. Le organizzazioni non governative, le onlus e tutte quelle realtà di "volontariato" che fanno avanti e indietro nei mari in cerca di migranti continuino pure... ma, di certo, non possono pensare che gli Italiani continueranno a mantenere chi sbarca quotidianamente.
Bisogna che l'Unione Europea e la massa dei buonisti si rendano conto che la soluzione sta nel fare accordi con la Libia, la Tunisia, l'Algeria e il Marocco affinché venga fermato, aiutato e curato lì chi cerca di mettersi per mare allo scopo di attraccare sulle coste italiche.
Carissimi, l'immigrazione selvaggia sta creando problemi grossi ed incontrollabili. La nostra cultura e la nostra sicurezza sono in pericolo. Oggi più che mai è necessario ricordare che nel Mediterraneo, come sul Piave, "non passa lo straniero".
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella
Iscriviti a:
Post (Atom)


