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martedì 30 gennaio 2018

Bruno Pilat, il Carabiniere che ha salvato 218 ebrei

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", a tre giorni dal Giorno della Memoria vi scrivo per raccontarvi la storia di un grande Carabiniere che ha messo a repentaglio la sua vita per salvare quella di 218 altre persone.
La nostra vicenda si svolge nel bel mezzo della Seconda Guerra Mondiale e l'eroe di cui stiamo parlando è il Brigadiere dell'Arma dei Carabinieri Bruno Pilat, nato a Follina (Treviso) il 13 aprile del 1913. Il luogo in cui tutto si svolge è il comune di Aprica dove Pilat è Comandante di Stazione sin dal 27 marzo del 1942. Questo comune di confine si trova nel bel mezzo della triste persecuzione degli stranieri e dei confinati ebrei che dalla Croazia si trovano in quei luoghi.
Pilat non condivide in alcun modo le politiche hitleriane e, pur mantenendo un atteggiamento rispettoso della legge, cerca di collaborare con le comunità ebraiche presenti sul territorio per evitare che queste possano fare brutta fine.
Nel 1943, anno dell'armistizio, il Brigadiere Pilat conosce il reverendo Don Giuseppe Carozzi che, con impareggiabile abnegazione è impegnato da anni nella salvezza dei perseguitati dal Reich.
Ad Aprica gli Ebrei residenti (censiti) sono all'incirca trecento e il richio che partano per i campi d'internato è alto perciò il prete ed il carabiniere - a rischio della loro stessa vita - si adoperano per permettere ai figli di Jahve di raggiungere la non troppo lontana Svizzera. Alla loro impresa si associano il Carabiniere Giuseppe Pina, il Carabiniere Angelo Balsamo, il Carabiniere Gaston Giustetto e il Vice Brigadiere Massimo Apollonio.
Alcuni membri della comunità giudaica di Aprica, però, rimangono dove sono per fare da collegamento tra i fratelli già in Svizzera e quelli ancora in Italia. Il 26 ottobre del 1943 ad Aprica arrivano le SS del Reich per dar seguito all'opera di rastrellamento iniziata già in molti altri comuni della penisola. Ad Aprica, in quel periodo, vi sono ancora le famiglie Pollak, Wilczeck e Pustiscek. La loro deportazione sembra scontata ma il Vice Brigadiere Apollonio, con l'aiuto di un membro della sua famiglia, riesce ad avvertirli e ad instradarli per la Svizzera attraverso il sentiero della morte.
Il Brigadiere Pilat, dal canto suo, continua a dare supporto, soccorso e cure a tutti i prigionieri politici, perseguitati ideologici e quanti sono invisi al regime di Adolf Hitler. Inoltre, rischiando oltre misura, convince tutti i giovani in età militare a non seguire la chiamata ad arruolarsi nelle file della neo-nata Repubblica Sociale Italiana.
Nel 1944, però, si ammala e viene ricoverato in quarantena presso il vicino ospedale di Sondrio. Una volta dimesso decide di non rientrare al Comando di Stazione per aggregarsi alle "fiamme verdi" della Brigata Partigiana locale. Il 05 giugno però viene catturato assieme al Carabiniere Pina e consegnato alle SS per essere deportato nei campi di lavoro del Reich.
Entrambi, dopo esser stati pestati a dovere, vengono inviati nel Campo di Ludwigsburg, alle porte di Stoccarda, dove vengono costretti a fare i magazzinieri sino al giorno della loro fuga e del fortunato rientro in Italia. Il 6 maggio 1945 il Brigadiere Pilat riprende il Comando della Stazione di Aprica e il Carabiniere Pina torna ad espletare parimenti le sue funzioni.
L'esemplare ed eroico comportamento tenuto dal comandante Pilat durante queste tristi vicende gli è valsa la promozione al grado di Maresciallo su proposta del Prefetto e con assoluto benestare del Comando Generale dell'Arma.
Il Maresciallo Bruno Pilat, inoltre, viene insignito della Medaglia di Bronzo al Valor Militare con la seguente motivazione: "Dava prova di ardimento e di alto sentimento del dovere affrontando da solo ed in località isolata un pregiudicato che poco prima, colto da improvvisa alienazione mentale, si era reso responsabile di grave ferimento, riuscendo a disarmarlo della pistola carica che questi teneva in pugno. Successivamente, mentre traduceva in caserma l'arrestato sebbene da questi ferito di sorpresa alla gola con un coltello e, benché stremato di forze per l'abbondante emorragia, con virile energia gli tenne fronte, colpendolo a morte con un colpo di pistola" e della Medaglia d'Argento al Merito Civile "alla memoria" con la seguente motivazione: "Comandante di Stazione Carabinieri, con generoso slancio ed eccezionale senso di abnegazione, si adoperò durante l'occupazione nazista per alleviare le sofferenze di molti cittadini ebrei jugoslavi confinati nel territorio italiano, proteggendoli dalle violenze fisiche e favorendone l'espatrio clandestino in Svizzera. Catturato e deportato in Germania, subì stenti e privazioni fino al rientro in patria al termine della guerra. Chiaro esempio di elette virtù civiche ed altissimo senso del dovere".
Dopo una vita tanto intensa quanto eroica il Maresciallo dei Carabinieri Bruno Pilat ci ha lasciati nel 2006, all’età di 93 anni, per ricongiungersi al Padre mediante l'intercessione silenziosa della Virgo Fidelis, Patrona dell'Arma.
Carissimi, questa storia meritava di esser narrata perché in pochi la conoscono e in troppi la ignorano. Chi dona la propria vita per il bene di quella altrui merita di essere ricordato e di essere visto dai giovani di ogni tempo come "faro luminoso" della società!
Nella speranza di avervi fatto cosa gradita mi congedo "con la penna" ma non con il cuore.
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica 
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

mercoledì 17 gennaio 2018

A Saluzzo una solenne commemorazione per i Caduti della Battaglia di Nowo Postojalowka

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", domenica 14 gennaio, nella bellissima cornice del Comune di Saluzzo (Cuneo), oltre duemila penne nere si sono riunite per commemorare il 75esimo anniversario della Battaglia di Nowo Postojalowka.
La capitale del Marchesato è stata letteralmente inondata da un fiume di uomini con il cappello alpino in testa, lo stemma dell'Associazione Nazionale Alpini sul braccio e il cuore traboccante di emozione e logica mestizia per gli Alpini della Divisione Alpina Cuneense andati avanti in quella che fu la tragica Campagna di Russia.
A rendere ancor più sentita la commemorazione il Labaro dell'Associazione Nazionale Alpini "scortato" da Sebastiano Favero, presidente nazionale ANA, Mauro Barbieri, presidente della Sezione ANA di Saluzzo, Mauro Calderoni, Sindaco di Saluzzo, Federico Borgna, Presidente della Provincia di Cuneo, Paolo Alemanno, Consigliere Regionale del Piemonte e già sindaco di Saluzzo, parlamentari e rappresentanti delle istituzioni.
Colonnello Enrico Fontana, Comandante del "Doi"
Ad impreziosire e solennizzare la grande adunata commemorativa un picchetto preciso e composto del 1 Reggimento Artiglieria Terrestre di Fossano.
Fra i presenti vi era anche il Colonnello Enrico Fontana, Comandante del 2 Reggimento Alpini di Cuneo, già Capo Sezione dell'Ufficio Pianificazione Generale dello Stato Maggiore della Difesa e Ufficiale di lungo corso del 3 Reggimento Alpini di Pinerolo (Torino).
Il Colonnello Fontana, ancora una volta, ha voluto essere presente ad una cerimonia di commemorazione di chi non c'è più onorando la sua storia personale e quella del valoroso Corpo degli Alpini che - generalmente - non lascia cadere nell'oblio il ricordo dei commilitoni Caduti nell'adempimento del proprio dovere.
Toccanti e sentite anche le parole di Sua Eccellenza Reverendissima Monsignor Cristiano Bodo, Vescovo di Saluzzo, che ha presieduto la Solenne Celebrazione Eucaristica commemorativa tenutasi presso il "Pala Crs".
Noi che non dimentichiamo Giorgio Langella siamo contenti di vedere che vi sono momenti ed occasioni per ricordare chi è "andato avanti nel Paradiso di Cantore". Speriamo ed auspichiamo che presto - anche nel Cuneese - ci si mobiliti per commemorare e ricordare gli Alpini Caduti durante le Missioni Internazionali di Pace.
In molte città italiane sono state dedicate vie, piazze, statue e luoghi di aggregazione ai Caduti dell'Afghanistan perché molti sindaci hanno chiaro che senza luoghi della memoria diventa difficile creare buone fondamenta per un futuro pacifico e democratico.
Da anni - assieme alla Vedova del Caporal Maggiore Capo Scelto Langella - mi batto affinché in terra cuneese spunti qualche spazio dedicato alla memoria del nostro Giorgio ma, ad oggi, nulla.
Molti cittadini - per lo più allievi delle scuole superiori, militari e congedati del Battaglione Alpini Susa di Pinerolo - sono venuti con me sulla tomba di Langella per rendere onore ad un Caduto per la Pace troppo spesso dimenticato.
Tutto questo ci da la forza di sperare in un futuro migliore e di continuare a lottare per portare alle future generazioni l'esempio e l'amore per il Tricolore che avevano Giorgio e gli altri 53 Caduti delle Missioni Internazionali di Pace.
Viva l'Italia, viva gli Alpini, onore ai Caduti!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

domenica 7 gennaio 2018

"Cuore Alpino" da tre anni a fianco delle Forze Armate

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", il mio primo scritto del 2018 vuol essere dedicato agli amati membri delle Forze Armate italiane.
Nel corso dell'Anno del Signore 2017 i nostri soldati hanno tenuto alto l'onore del Tricolore attraverso le Missioni Internazionali, l'impegno a fianco delle popolazioni del centro-Italia colpite dal terremoto e vari servizi sul territorio.
Molti giovani hanno indossato l'uniforme e molti altri si stanno preparando ad indossarla.
Tutti loro sanno - e sono ben consapevoli - che essere un militare richiede sacrificio, abnegazione, impegno, formazione e costante addestramento.
Il militare non termina la propria formazione al Reparto Addestramento Volontari ma si completa giorno dopo giorno con l'aiuto e la collaborazione dei suoi ufficiali, dei suoi commilitoni e della popolazione civile.
Dagli Ufficiali impara la disciplina, l'etica, la tecnica, la compostezza e tutto ciò che serve ad un soldato per essere operativo e pronto a servire la Nazione sempre, comunque e dovunque.
Dai Commilitoni apprende la difficile arte della convivenza che obbliga persone sconosciute a dover vivere assieme ventiquattrore al giorno, sette giorni su sette. Con i commilitoni affronta percorsi formativi, cammini addestrativi, momenti punitivi, spazi di gioia e goliardia, e tutto ciò che nasce spontaneo in un gruppo di persone accomunate dall'amore per la Patria.
Dalla Popolazione Civile acquisisce consapevolezza del fatto che il suo operato sarebbe nullo se non fosse rivolto a persone fragili, deboli, bisognose di essere difese, accolte e tutelate.
Il militare italiano, qualunque grado porti sulle spalline, è un mix di formazione, responsabilità ed abnegazione. Tanto il Generale quanto il Volontario in Ferma Prefissata, infatti, sono personificazione del Tricolore e del sangue versato dagli Italiani che non ci sono più.
Ciascun soldato, in qualsiasi caserma si trovi, è chiamato a portare cuciti sul cuore i nomi e le storie dei militari italiani Caduti nell'adempimento del proprio dovere.
L'uniforme vegetata, che i soldati indossano ogni mattina per andare in caserma, è composta da "macchie" di diverse sfumature di verde. Mi è sempre piaciuto pensare che ad ogni "macchia" corrisponda il nome, la vita e la storia di un Caduto delle Forze Armate.
In fondo, e chi mi conosce bene lo sa, sono profondamente convinto del fatto che non avremmo l'Esercito fiero e glorioso che abbiamo se non ci fossero stati quei soldati che con il sacrificio della loro vita hanno dato lustro e valore alla nostra bandiera.
Spesso, troppo spesso, mi imbatto in Associazioni Combattentistiche e d'Arma che danno per scontate le vite di chi è caduto in servizio oppure - cosa davvero seccante - mi interfaccio con sindaci e rappresentanti delle istituzioni che considerano "mercenario" chi partecipa alle Missioni Internazionali di Nato e Onu.
In moltissime occasioni mi sono sentito dire: "Vanno all'estero per pagare il mutuo perché, sai, le missioni all'estero sono molto ben pagate".
A queste persone ed alle loro offensive esternazioni non voglio dare troppo peso perché, per citare qualcuno di molto saggio, "non sanno quello che dicono".
Desidero che l'Anno del Signore 2018 sia un anno all'insegna della memoria e del rispetto di chi "è andato avanti" nell'adempimento del proprio dovere a difesa delle libere istituzioni e della popolazione civile.
I giovani che oggi frequentano le scuole superiori hanno bisogno di esempi da seguire e di personaggi ai quali ispirarsi. Papa Paolo VI era solito dire che gli uomini di oggi non hanno bisogno di maestri ma di testimoni e asseriva anche che se i giovani accettano dei maestri lo fanno solo perché riconoscono in essi degli autentici testimoni di qualcosa di grande.
I militari italiani - e su questo non ho alcun dubbio - sono testimoni di valori quali la democrazia, la solidarietà, la condivisione, l'aiuto a chi soffre, la costanza, il senso del dovere, ... e tutto ciò in cui la nostra Repubblica Italiana crede ed ha creduto nella propria storia.
Di fronte a chi sventola fazzoletti rossi e bandiere arcobaleno mi intenerisco perché prendo atto di quanto ci sia ancora da fare nel cammino dell'informazione su ciò che viene quotidianamente compiuto dagli uomini delle Forze Armate sul territorio nazionale ed estero.
Con il presente colgo l'occasione per ringraziare quei militari che svolgono funzioni di polizia ventiquattr'ore su ventiquattro, in tutte le province d'Italia, nelle ambasciate, nei consolati e in tutte le realtà diplomatiche ed istituzionali che l'Italia ha all'estero.
Mi riferisco senza ombra di dubbio ai militari dell'Arma dei Carabinieri che, sotto lo sguardo materno della Virgo Fidelis, servono il Popolo Italiano in mille e molteplici forme garantendo così la sicurezza nazionale e la maggior vivibilità nelle nostre città.
Ai membri dell'Esercito Italiano, dell'Arma dei Carabinieri, della Marina Militare e dell'Aeronautica Militare giunga il mio più sincero ed accorato GRAZIE per il servizio svolto, per l'abnegazione quotidiana e per l'alta professionalità con le quali - ogni giorno - mettono a repentaglio lo loro vita per garantire l'incolumità della nostra.
A loro ed alle loro famiglie garantisco la mia personale vicinanza nella preghiera e il sicuro spazio su questo Blog per narrarne le gesta quotidiane ed eroiche affinché le future generazioni possano conoscere ed apprezzare ciò che essi fanno per onorare concretamente il Tricolore.
Viva l'Italia, viva le Forze Armate, onore ai Caduti!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

venerdì 24 febbraio 2017

In ricordo della Medaglia di Bronzo al Valore dell'Esercito conferita al 3 Reggimento Alpini di Pinerolo

Carissimi, questa sera ho pensato fosse bene condividere con voi lettori di "Cuore Alpino" un'importante pagina della storia alpina visto che ci troviamo nel XX anniversario dal conferimento della Medaglia di Bronzo al Valore dell'Esercito ai soldati del 3 Reggimento Alpini di Pinerolo (To).
I ragazzi del 3 operarono per 5 mesi in Bosnia - Herzegovina a sostegno della popolazione civile insegnando con l'esempio e la costanza le virtù impareggiabili della giustizia e del rispetto.
Il Ministro della Difesa, On. Beniamino Andreatta, ed il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, Tenente Generale Francesco Cervoni, decisero di premiare il valoroso 3 Reggimento Alpini conferendogli la Medaglia di Bronzo al Valore dell'Esercito con la seguente motivazione:
“Reggimento alpini appena costituito su base Volontari in Ferma Breve, chiamato ad operare in terra di  Bosnia si presentava all’impegnativo compito con straordinario entusiasmo e forma impeccabile. Durante i cinque mesi trascorsi in quella martoriata terra operava con serenità, equilibrio e fermezza, riuscendo ad imporre alle opposte fazioni le ragioni della giustizia e del rispetto reciproco. Chiamato a costituire il dispositivo di protezione in occasione della visita del Santo Padre alla città di Sarajevo, sapeva brillantemente confrontarsi con la difficile situazione e con i grandi momenti di tensione determinati dallo storico evento, evidenziando all’attenzione della pubblica opinione mondiale la spiccata professionalità, l’affidabilità e la bravura del soldato italiano e riscuotendo la stima e la considerazione delle autorità militari e civili della città. Generosi con i deboli e bisognosi, determinati ad eliminare le ingiustizie e le sofferenze, gli uomini del 3° reggimento alpini si imponevano per la loro disponibilità e umanità, mantenendo sempre una rigorosa equidistanza tra le diverse etnie e religioni, puntualmente e significativamente riconosciuta da tutte le fazioni contrapposte. Con il loro costante, incessante ed eccezionale impegno, gli alpini del 3° reggimento contribuivano in misura determinante a ripristinare condizioni di convivenza pacifica in una terra tragicamente martoriata dalla guerra.
Reggimento di alpini solido e straordinariamente motivato, che ha contribuito nella delicata e visibilissima area di Sarajevo - Pale a consolidare il prestigio delle Forze Armate italiane nel contesto internazionale”. (Sarajevo, Bosnia - Herzegovina,  03 febbraio 1997 - 28 giugno 1997 e 18 agosto 1997 - 14 ottobre 1997)
Carissimi, vi ho raccontato questo importante e storico riconoscimento in virtù del fatto che il Caporal Maggiore Capo Scelto Giorgio Langella, di cui curo indegnamente la memoria storica, è stato armiere al 3 Reggimento Alpini di Pinerolo per ben dieci anni.
Giorgio, alla Caserma Berardi, era stimato ed amato da tutti e, ancora oggi, quando incontro qualcuno del Battaglione Susa, in congedo od in armi, mi parla di "Giorgione" con le lacrime agli occhi e con il cuore traboccante di stima e di emozione.
Le persone non muoiono veramente fino a quando ci sarà qualcuno - anche solo una persona - che ne porterà vivo il ricordo nel cuore.
Viva l'Italia, viva gli Alpini, onore al 3 Reggimento!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

domenica 27 novembre 2016

Il mio cuore vicino ai Carabinieri di Corticella a Bologna

Carissimi, quest'oggi ho appreso dai telegiornali che a Bologna dei vigliacchi hanno commesso un attentato esplosivo ai danni della Stazione "Corticella" dell'Arma dei Carabinieri.
Lo schifosissimo ordigno ha creato pesanti danni ma per fortuna nessuno dei militari dell'Arma ha riportato ferite. Secondo alcune ipotesi giornalistiche l'attentato avrebbe matrici anarchiche ma restano comunque in corso necessari accertamenti.
Questa notizia mi ha colto in una giornata in cui il mio morale era già sotto le scarpe e certamente non mi ha fatto del bene.
Come si può anche solo pensare di far del male ad un militare? Come può un Italiano mancare di rispetto ad un individuo che indossa una divisa? Come può un essere umano pensare di far del male ad un altro essere umano?
Queste domande hanno rimbalzato nella mia testa per tutto il pomeriggio e, sono le 23, non hanno ancora trovato una risposta.
L'Italia non può permettere che accadano cose simili perché dentro alla divisa nera con le strisce rosse sui pantaloni ci sono uomini che mettono a repentaglio la loro vita, i loro affetti, le loro gioie per garantire a noi pace, sicurezza e legalità.
Carissimi, a conclusione di questa mia (anche fin troppo lunga) lettera, vorrei chiedervi di vero cuore, di tutto cuore, di recitare - ogni sera - fino al giorno di Natale, un'Ave Maria per i nostri Angeli che hanno giurato di essere "Nei secoli fedeli" all'Italica Bandiera ed al Popolo che essa rappresenta.
Elia

domenica 6 novembre 2016

A Cuneo la giornata delle Forze Armate e dell'Unità Nazionale

Carissimi, due giorni fa l'Italia ha celebrato il Giorno dell'Unità Nazionale e la Giornata delle Forze Armate.  Come ogni anno vi ho preso parte in quel di Cuneo, mia città e terra di Alpini.
Dopo l'omaggio al "Monumento ai Caduti del 2 Reggimento Alpini" abbiamo fatto una breve processione per rendere i dovuti onori ai "Ragazzi del '99" che hanno perso la vita durante la Prima Guerra Mondiale. Lì, di fronte a questo piccolo lembo di terra - nel quale sono stati posti una colonnina ed una targa - ho visto la commozione ed il rispetto che i Comandanti avevano negli occhi mentre, con la mano al cappello, porgevano il doveroso e sentito saluto a chi è "andato avanti" per amore della Patria.
Successivamente abbiamo percorso tutto Corso Dante e siamo andati al Parco della Resistenza per ascoltare il Messaggio per il 4 Novembre del Capo dello Stato.
Al centro dello spiazzo è stato montato un palco sul quale sono salite le autorità Civili e Militari.
Alla destra del palco vi era il Picchetto d'Onore composto da Alpini, Carabinieri, Finanzieri, Forestali, Poliziotti, Poliziotti Penitenziari, Vigili del Fuoco e Crocerossine.
Alla sinistra del palco, invece, vi erano le Associazioni Combattentistiche ed Arma, la Protezione Civile, il Gonfalone del Comune di Cuneo, il Gonfalone della Provincia di Cuneo e la rappresentanza della Polizia Locale di Cuneo.
Prima di salire sul palco il Signor Prefetto ha ricevuto la resa degli onori da parte di un Tenente del 2 Reggimento Alpini e ha poi, assieme al Comandante del 2 Reggimento, passato in rassegna il picchetto schierato sull'attenti.
Una volta che tutte le autorità hanno preso posto sul palco, un'Alpina - con voce chiara e ferma - ha dato lettura del Messaggio del Capo dello Stato.
Ero lì. Ho ascoltato ed assaporato ogni parola. Mi sono emozionato. Ho sentito vibrare nel mio cuore le parole di Mattarella che, con stima e affetto, ha detto: "Lo strumento militare rivolge la sua attenzione alla salvaguardia della vita dei nostri concittadini e della stabilità internazionale, mettendo in evidenza qualità e capacità professionali e collaborando con Paesi alleati ed amici, per realizzare un ambiente nel quale possano prosperare la pace e lo sviluppo dei principi democratici e dei diritti della persona, nel rispetto delle differenti culture e sensibilità".
Queste parole non hanno bisogno di commento ma solo di tempo per essere assorbite bene da tutto il nostro essere. I militari italiani non sono mercenari, non sono "personaggi strapagati" che "si arruolano solo perché non trovano lavoro"; i militari italiani sono uomini e donne che mettono a repentaglio la loro vita per la "salvaguardia della vita dei nostri concittadini e della stabilità internazionale". Ricordiamocelo sempre!
Al termine della lettura del toccante messaggio del Presidente della Repubblica è stata data la parola al Comandante del 2 Reggimento Alpini che ha tenuto un breve ma emozionante discorso nel quale ha ricordato chi non c'è più e chi - ogni giorno - indossa la mimetica, si rimbocca le maniche e serve la Patria ed il suo glorioso Popolo Italiano.
Carissimi, nello scusarmi per esser stato prolisso e logorroico, vi chiedo di non smettere mai di pregare per i membri delle Forze Armate. A vederli così sono uomini e donne senza paura, senza bisogni, senza timori... ma - ricordiamolo sempre - dietro alla divisa ci sono mamme, figli, sorelle, fratelli, padri, spose che - come tutti - hanno un cuore, un'anima e dei sentimenti. Non lasciamoli soli, non manchiamo loro di rispetto, non giudichiamo ciò che fanno.
Il loro lavoro - che io preferisco definire Missione - è fondamentale per garantire a ciascuno di noi un presente sereno ed un futuro di pace e di prosperità.
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

lunedì 26 settembre 2016

10 anni senza Giorgio

Carissimi, al termine della Santa Messa anniversaria in memoria del Caduto per la Pace Giorgio Langella ho tenuto un breve "discorso" per ringraziare i convenuti. Di seguito ve ne riporto il testo.

Carissimi, a nome della Famiglia Langella,
ringrazio Don Roberto Durbano, Cappellano dell’ANA di Cuneo che ha celebrato per noi la Messa e che sarà con noi fra poco al Cimitero per onorare la tomba di Giorgio.
Saluto il Tenente Colonnello Luca Petraroli, Comandante del Battaglione Saluzzo, che in questo anno di permanenza al Secondo non ha mai saltato una sola cerimonia in memoria di Giorgio. Con lui saluto tutti gli Ufficiali e i Sottoufficiali del 2 Reggimento Alpini di Cuneo che - da sempre – sono solidali con la sofferenza ed il dolore di Francesca.
Saluto gli Alpini del 3 Reggimento di Pinerolo che hanno voluto essere qui per ricordare il loro mitico armiere Langella. In modo particolare saluto l'amico Pasquale Sica che ci ha aiutato ad organizzare buona parte della giornata.
Saluto il Comandante della Stazione dei Carabinieri di Boves che anche in questa occasione ha voluto portare la vicinanza dell’Arma alla Famiglia Langella. Con lui saluto di vero cuore il Comandante della Polizia Stradale di Cuneo che – per primo – ha risposto al mio invito e ha portato qui tra noi la vicinanza e l’affetto della Polizia di Stato che da sempre è vicina alle famiglie di chi perde qualcuno durante l’adempimento del proprio dovere.
Saluto l'Associazione Nazionale della Polizia Penitenziaria e le altre Associazioni Combattentistiche e d’Arma che hanno voluto essere vicino a noi in questo giorno di memoria.
Saluto il Sindaco e l'Amministrazione Comunale di Boves.
Alzando lo sguardo vedo parecchi ragazzi giovani che hanno messo la loro vita a disposizione della Patria. Molti di loro arrivano dal Sud Italia e dalle Isole. Per svolgere il loro dovere ed onorare il Tricolore hanno lasciato la loro terra, la loro famiglia ed i loro affetti. Hanno indossato la mimetica, si sono rimboccati le maniche e hanno deciso di spendere la loro esistenza per la sicurezza nazionale e per il bene della popolazione.
Non hanno fatto il militare per obbligo di leva e neppure per soldi. Questi ragazzi – e con loro Giorgio – non sono mercenari ma militari che mettono ogni giorno a repentaglio la loro vita per amore della Nazione e della popolazione civile che in loro crede e a loro si affida.
Carissimi, a conclusione di questo breve intervento, vi chiedo una cortesia. Non lasciate che cali il sipario sui Caduti dell’Esercito perché ogni volta che uno di loro perde la vita in servizio la nostra Bandiera nazionale perde un po’ del suo colore.
In fondo, come dice l’Inno, ogni italiano è chiamato a dare la vita quando l’Italia chiama ma solo pochi Italiani – in virtù di un giuramento – hanno il coraggio e l’altruismo di lasciare tutto per adempiere ad una così difficile ed onerosa missione.
Viva l'Italia, viva gli Alpini, onore ai Caduti!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

lunedì 19 settembre 2016

In memoria del Caporal Maggiore Giuseppe Orlando, Caduto del 2 Reggimento Alpini

Carissimi, domani l'Italia ricorderà la scomparsa del Caporal Maggiore Giuseppe Orlando, 28enne di Palermo, Caduto del 2 Reggimento Alpini in terra afghana.
Da quel 20 settembre 2006 sono passati 10 lunghi anni ma noi che abbiamo a cuore il mondo alpino non possiamo e non vogliamo dimenticare.
Orlando è morto a causa di un incidente stradale avvenuto alle ore 23:05 (le 20:35 in Italia) in un normale giro di perlustrazione e pattugliamento. Il veicolo blindato usato dai nostri Alpini si è ribaltato in una curva a causa di un cedimento strutturale del manto stradale. Il nostro povero Caporal Maggiore si trovava nella posizione del mitragliere e nel ribaltamento ha perso la vita.
I colleghi che si trovavano con lui sul mezzo erano tutti Alpini effettivi della 22 Compagnia del 2 Reggimento Alpini di Cuneo che era in Afghanistan inquadrato nel Battle Group 3, unità di manovra italiana alle dirette dipendenze del Regional command capital.
Notizie come queste lasciano sempre senza parole anche perché ogni soldato che perde la vita in servizio è un pezzo di cuore della nostra Nazione che si lacera. Ogni soldato che effonde il suo sangue per la pace merita il nostro amore, la nostra vicinanza ed il nostro ricordo. Dimenticare chi - ogni giorno - mette a repentaglio la sua vita per il bene della nostra è ingiusto ed ingrato.
Carissimi, prima di congedarmi vi chiedo un favore: dopo aver letto questa mia lettera recitate un'Ave Maria per l'anima del Caporal Maggiore Orlando chiedendo in modo particolare all'Immacolata di consolare il cuore ferito dei suoi famigliari e delle persone che gli hanno voluto bene.
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

venerdì 24 giugno 2016

Dopo 10 anni continuiamo a piangere i nostri Caduti in Afghanistan

Carissimi, da diversi anni cerco di far conoscere e divulgare la storia del Caduto Langella che ha perso la vita in un vile attentato a Kabul nel 2006. Chi mi conosce, però, sa che non ho mai trascurato neppure gli altri Caduti in quella terra perché - anche se do fastidio a molti - non ho nessuna intenzione di far calare il silenzio sulle storie di questi eroi in mimetica.
Lo Stato Italiano può andar fiero di tutti i suoi soldati perché tutti - nessuno escluso - sono animati da sentimenti nazionalisti, patriottici e solidaristici. Tutti i militari italiani, quando cantano l'Inno Nazionale, incarnano pienamente ciò che la nostra Repubblica è.
Ogni uomo che indossa la mimetica mette a repentaglio la propria vita per il bene della popolazione civile e lo fa ben cosciente del fatto che può rimetterci la vita.
Ma perché uno è conscio del fatto che può morire allora è giusto che muoia?
No, assolutamente no!
In questi anni di impegno a favore della memoria del Caduto Langella mi sono sentito dire che chi parte per le Missioni di Pace è un "mercenario"; mi sono sentito dire che chi parte per le missioni "lo fa per soldi"; mi son sentito dire che "con quello che guadagnano sono già ampiamente indennizzati"; ...
Ebbene, tutte queste sono - passatemi il termine - "stronzate"!
Chi critica le Missioni Internazionali di Pace non ne conosce la necessità, la finalità e la storia.
Chi critica la spesa per queste missioni non sa che chi non fa nulla per la democrazia non può pretendere che essa proliferi.
Purtroppo, però, molti aprono la bocca per far prendere aria ai denti non sapendo che quest'anno ricorre il X anniversario della morte del:
Maresciallo Luca Polsinelli deceduto a seguito dell'esplosione di un ordigno in strada nei presso di Kabul il 05 maggio 2006;
Capitano Manuel Fiorito deceduto a seguito dell'esplosione di un ordigno in strada nei presso di Kabul il 05 maggio 2006;
Tenente Colonnello Carlo Liguori deceduto a seguito di un attacco cardiaco il 02 luglio 2006;
Caporal Maggiore Giuseppe Orlando deceduto in un incidente stradale il 20 settembre 2006;
Caporal Maggiore Vincenzo Cardella deceduto a seguito dell'esplosione di un ordigno nei pressi di Kabul il 26 settembre 2006;
Caporal Maggiore Capo Scelto Giorgio Langella deceduto a seguito dell'esplosione di un ordigno nei pressi di Kabul il 26 settembre 2006.
Questi eroi sono morti in terra straniera e sono tornati nella loro amata Patria avvolti nel Tricolore che hanno tanto rispettato, servito ed onorato.
Questo non può passare inosservato. Questo non può passare sotto silenzio. Questo non può non essere insegnato nelle scuole.
Negare la nostra storia non solo è vergognoso ma è anche criminale perché se non si conoscono i fatti si rischia di fare del facile qualunquismo che, certamente, non fa bene alla crescita umana, etica e spirituale della nostra nazione.
Carissimi, a conclusione di questa mia, già fin troppo lunga, lettera vorrei chiedervi la cortesia di NON DIMENTICARE perché il miglior modo per essere italiani è quello di RICORDARE ciò che è stato per FARE AL MEGLIO ciò che sarà.
Io sono solo un misero civile ma, ve lo prometto, farò tutto ciò che mi sarà consentito per far conoscere, amare ed apprezzare chi indossa una divisa e lo farò perché - grazie a queste persone - ogni giorno abbiamo la fortuna di uscire di casa e di rientrarvi incolumi.
Viva l'Italia, viva l'Esercito!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

sabato 14 maggio 2016

Il grande amore di Giorgio Langella, l'"Angelo dei Bambini"

Carissimi, da quando mi occupo della figura del Caduto per la Pace Giorgio Langella ho sempre cercato di far conoscere il suo buon cuore ed il suo grande amore per i bambini.
Purtroppo, come tutti ben sapete, Giorgio non ha potuto avere figli perché, poco dopo essersi sposato con Francesca, è stato barbaramente ucciso dai perfidi terroristi islamici a Kabul (Afghanistan).
Chi lo ha conosciuto, però, sa che egli amava moltissimo i bambini ed infatti cercava sempre di stare con loro, di portare medicine, giocattoli e quant'altro a queste piccole e fragili creature del Signore.
Il tempo, ahimé, non gli ha permesso di averne di suoi e così ho promesso alla sua amata Francesca che avrei speso ogni mia forza ed energia per aiutare i bambini meno fortunati in suo onore ed in sua memoria.
In questi anni, grazie al vostro prezioso e costante aiuto, ho sostenuto in modo concreto la Missione Carmelitana di Bozoum (Repubblica Centrafricana) e, dal 2015, ho iniziato a sostenere le Missioni dei Frati Minori Cappuccini che operano nel Corno d'Africa.
Proprio qualche giorno fa, come pubblicato su "Noi che non dimentichiamo Giorgio Langella", ho spedito €uro 120,00 per acquistare 2 kit scolastici e 2 kit per la cura della malaria nello stato del Benin. I bambini affidati alle cure dei Frati Cappuccini sono bisognosi di tutto e noi, in memoria di Giorgio, cerchiamo di dar loro un futuro migliore, più sereno e più equo.
Il 13 Maggio 2016, giorno della nascita di Francesca, ho dato vita ad una nuova raccolta fondi che terminerà il 13 Settembre 2016, giusto in tempo per permettermi di fare il versamento in onore di Giorgio a 10 anni dalla sua scomparsa (26 settembre).
Carissimi, il corpo di Giorgio si trova sotto qualche metro di terra ma il suo cuore no. Il cuore di Giorgio batte, spera e vive in ciascuno di noi. Batte in Francesca, batte in me, chissà, forse batte anche in ciascuno di voi. Il cuore di Giorgio vive nel cuore di chi non lo ha dimenticato!
Facciamo in modo che tutti quelli che ci circondano sappiano che in Italia è vissuto un uomo, un Alpino, un eroe di nome Giorgio Langella che fu Caporal Maggiore Capo Scelto del 2 Reggimento Alpini di Cuneo.
Nel ringraziarvi per l'attenzione ed il tempo che mi avete dedicato vi abbraccio uno ad uno.
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella


sabato 16 aprile 2016

Oltraggiata la tomba del Caduto Miotto

Carissimi, purtroppo nei giorni scorsi su tutti i Social Network è rimbalzata la notizia del vilipendio alla tomba del Caporal Maggiore degli Alpini Matteo Miotto, Caduto in Afghanistan il 31 dicembre 2010, a seguito di un vile attentato subito alla tenera età di 24 anni. Il tutto è accaduto al Cimitero Urbano di Thiene in provincia di Vicenza.
Il Cap. Magg. Miotto prestava servizio presso il 7 Reggimento Alpini di Belluno ed era partito per la Missione Internazionale di Pace nel mese di Luglio del 2010.
L'Onorevole Ignazio La Russa, Ministro della Difesa al momento del decesso del Cap. Magg. Miotto, appena appresa la notizia, ha dichiarato: «La profanazione della tomba dell’alpino Matteo Miotto, avvenuta nel cimitero di Thiene, è un gesto vile e ignobile e che dimostra come purtroppo la mamma degli imbecilli sia sempre incinta. Peggio mi sentirei se invece che imbecilli, gli autori del gesto inqualificabile fossero mossi da vergognosi motivi ideologici che tutt’oggi alcune aree politiche sostengono. Spero che la magistratura faccia presto piena luce su questo atto vandalico contro un figlio d’Italia che ha perso la vita durante una missione internazionale di pace. Ai parenti e agli amici di Matteo, già colpiti duramente per la scomparsa di un loro caro, va la mia vicinanza e il mio affetto».
Carissimi, atti come questo vanno condannati aspramente perché la violenza non va mai giustificata. Chi profana la tomba di un defunto non solo compie un gesto ignobile ma manca anche di rispetto a chi piange il caro estinto ivi sepolto. 
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica 
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

mercoledì 30 marzo 2016

L'omaggio ai nostri eroi in mimetica si chiama "Fuoco Amico"

Carissimi, questa sera su Canale5 è iniziata una bellissima fiction dal titolo "Fuoco Amico - TF45 Eroe per amore" in onore dei nostri eroi che indossano la mimetica dell'Esercito Italiano e che onorano la Patria nel 9 Reggimento d'Assalto Paracadutisti "Col Moschin". Naturalmente non potevo non guardarlo.
Come prevedibile, anche questa volta, mi sono commosso perché quando vedo la povere, le tende, i blindati, ... mi viene alla mente l'Afghanistan e con esso il gran numero di Caduti che il nostro Paese ha lasciato in quella terra ostile.
In modo particolare ho pensato ai Caduti del 2 Reggimento Alpini di Cuneo ai quali mi sento legato e verso i quali mi sento in debito. Essi hanno versato il loro sangue per me. Essi hanno perso la loro vita per portare pace, democrazia, libertà. Essi hanno esalato il loro ultimo respiro per far capire al mondo quanto è grande il cuore dei figli del Tricolore.
Questa serie tv non cambierà la vita di nessuno ma una cosa la farà: ci aiuterà a non dimenticare gli uomini e le donne che ogni giorno indossano la mimetica per difendere la Patria, per portare la pace nel mondo e per garantire a donne, anziani e bambini un mondo sicuro, onesto e vivibile.
Carissimi, nello scusarmi per essermi oltremodo dilungato con questa mia, vi porto un sincero saluto e vi prego di aiutarmi a far conoscere ed amare il Caporal Maggiore Capo Scelto degli Alpini Giorgio Langella, Caduto a Kabul il 26 settembre 2006.
Un abbraccio.
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica del
CMCS degli Alpini Giorgio Langella

martedì 15 marzo 2016

Ennesimo insulto agli Alpini

Carissimi, dopo un lungo periodo di silenzio vengo a voi con questa mia per raccontarvi una cosa tristissima accaduta in questi giorni ai danni degli Alpini.
Il luogo del fatto è la bellissima Trento. La persona che ha offeso gli Alpini e la loro storia è la signora Manuela Bottamedi, Consigliera Provinciale di Trento.
La signora Bottamedi ha utilizzato il social network Facebook per sostenere che accettare l'Adunata Nazionale delle Penne Nere del 2018 a Trento è irrispettoso per la storia visto che - a suo dire - "gli Alpini erano parte di un esercito che li ha occupati contro la loro volontà. Nel 2018 cosa c'è da festeggiare, commemorare, celebrare?? 650.000 morti inutili?? 650.000 ragazzi mandati al macello dai Savoia per occupare dei territori che non volevano essere italiani".
Carissimi, purtroppo il vilipendio per gli uomini e le donne che indossano una divisa non si placa. L'odio che dilaga in certi ambienti politici non trova confine e autorizza chiunque a gettare fango contro chi - ogni giorno - mette a repentaglio la sua vita per garantire l'incolumità della nostra.
Non facciamoci scalfire da questi vili e biechi attacchi ma continuiamo ad urlare con fierezza: Viva l'Italia, Viva gli Alpini!
Un abbraccio.
Andrea Elia Rovera
Responsabile delle Memoria Storica del
CMCS degli Alpini Giorgio Langella

martedì 29 dicembre 2015

10 GENNAIO in memoria della Battaglia di Nowo Postojalowka

Carissimi, vengo a voi con questa mia per mettervi a conoscenza di un'importante celebrazione in onore ed in memoria dei Caduti e dei Dispersi della Battaglia di Nowo Postojalowska che si terrà a Cuneo, Domenica 10 Gennaio 2016, con il seguente programma:
Ore 08:30 - Ammassamento in Corso Monviso presso il Monumento della Divisione Alpina "Cuneense"
Ore 09:15 - Alzabandiera
Ore 09:20 - Posa della Corona presso il Monumento
Ore 09:40 - Inizio sfilata per le vie cittadine
Ore 10:30 - Santa Messa nella Chiesa di Santa Maria
La funzione religiosa sarà celebrata dal Tenente Don Umberto Borello, Cappellano Militare del 2 Reggimento Alpini di Cuneo e da Don Roberto Durbano, Cappellano della Sezione ANA di Cuneo.
Carissimi, a nome e per conto della signora Franca Fabbiano, Vedova del Caporal Maggiore Capo Scelto degli Alpini Giorgio Langella, prenderò parte a questa importantissima celebrazione nella quale pregheremo il Signore per tutti i fratelli Alpini che sono "andati avanti".
Di cuore mi sento di invitare ciascuno di voi a partecipare e a condividere questa mia breve lettera.
Un abbraccio.
Andrea Elia Rovera
Responsabile delle Memoria Storica del
CMCS degli Alpini Giorgio Langella

martedì 17 novembre 2015

A Rovereto il silenzio dei cannoni e il suono della pace

Carissimi, quest'oggi mi è giunto un bellissimo messaggio che desidero condividere con voi:
"La Campana dei Caduti, fusa utilizzando il bronzo dei canoni, chiede ogni sera la preghiera per i morti in guerra, chiede ogni sera ai vivi di non fare più la guerra.
Il suo è un suono largo, grave, poderoso, lento e solenne. Nessuno se ne può infastidire.
A questi rintocchi profondi la città aggiunge anche un messagio visivo. L'Ossario. Il nome non è gioioso, ma il suo compito è prezioso: una sepoltura dignitosa a chi è morto dilaniato dalle bombe, trafitto dalle baionette. E' un edificio grandioso, solenne, bianco, su una collina, in posizione strategica una volta, panoramica oggi. Quando si entra nel recinto, prima di accedere all'edificio, si notano diversi cannoni utilizzati 100 anni fa, puntati verso la Valle Lagarina. Appena sotto c'è un paese tranquillo, Lizzana, e tutta l'ampia zona industriale di Rovereto. Che stridore vedere quei rubinetti bellici diretti sulle case e sulle fabbriche! Come potrebbe venire in mente di sparare verso quegli obiettivi?
Salgo ed entro. E' appena andata via una comitiva di lingua tedesca. Sono solo e questo messaggio è tutto per me, nel silenzio. Tre larghi corridoi circolari su tre piani, collegati da due scale all'estremità del diametro, coperti da una cupola. I corridoi sono tappezzati di nomi e cognomi sulle piastrelle sigillate a coprire l'apertura di ogni piccolo loculo. Nella parete verso l'esterno gli italiani, in quella verso l'interno quelli dei soldati dell'esercito austro-ungarico. Moltissimi loculi portano la scritta: ignoto. Ho trovato anche un loculo di un soldato con il mio cognome. Migliaia di resti mortali di combattenti sulle aspre trincee montuose sono allineati gli uni di fronte agli altri! Inutile guerra! Mai più la guerra!
Nel ritorno noto la famosa fontanella e bevo un sorso di acqua fresca. A quella stessa fonte, vicinissima al Santuario della Madonna del Monte, durante diversi mesi del conflitto, durante il giorno venivano i soldati dei due eserciti nemici a rifornirsi di acqua, senza che, per un mutuo accordo, fosse mai sparato un colpo.
La pace è possibile, dove non si benda la ragione e non si spegne la lucerna della fede". (Padre Vito Nardin, Preposito Generale dell'Istituto della Carità, "Charitas - Bollettino Rosminiano", Anno LXXXIX, n. 11, novembre 2015, pagine 281-282)
Ho voluto portarvi a conoscenza di questa bellissima testimonianza per due motivi:
  1. fare memoria dei soldati che non ci sono più è un dovere verso quelli che verranno dopo di noi perché - se l'Italia è un paese pacifico - lo si deve soprattutto all'Esercito.
  2. conosco Padre Vito da molti anni e da lui ho avuto la fortuna di ricevere parecchi insegnamenti. Il suo pensiero e la sua rettitudine morale possono essere d'esempio per noi tutti.
Carissimi, non lasciamoci rubare la speranza, non lasciamo che il terrorismo crei in noi sentimenti di odio e di vendetta, non permettiamo al male di distoglierci dalla via del bene ma, con coraggio, camminiamo sulle orme di Gesù e preghiamo con fiducia affinché ben presto l'Italia riscopra quanto è soave il suono della pace.
Un abbraccio, Elia.