Blog in memoria del Caporal Maggiore Capo Scelto GIORGIO LANGELLA per far conoscere amare ed apprezzare le Forze Armate, le Forze dell'Ordine e le Guardie Particolari Giurate.
mercoledì 11 novembre 2020
Polizia Penitenziaria sempre più sola e dimenticata dallo Stato
martedì 3 novembre 2020
04 novembre 2020 - Festa delle Forze Armate (Parte Seconda) - Ricordo di Gigi Proietti
giovedì 29 ottobre 2020
04 novembre 2020 - Festa delle Forze Armate (Parte prima)
Carissimi amici dal "Cuore Alpino", quest'anno sarà difficile celebrare in modo degno e solenne la Festa delle Forze Armate perché il Covid-19 non accenna a finire. Per commemorare degnamente questa giornata vi propongo un'intervista fatta nel 2019 dal bravissimo Giornalista Cuneese Gabriele Destefanis al Prefetto della Provincia di Cuneo Dott. Giovanni Russo, recentemente andato in pensione.
Destefanis: "Che significato ha questa giornata, questa celebrazione per le Forze Armate e, in generale, per tutta la Comunità?".
Russo: "E' un momento importante. Credo che sia un momento che esalta la coesione sociale della nostra Nazione. E' un momento di ringraziamento anche per le Forze Armate per tutta l'attività che hanno svolto nel corso dei Conflitti Mondiali, del Primo e del Secondo, anche naturalmente delle Missioni all'Estero in cui sono impegnati per quello che faranno. Io credo che sia un momento significativo per noi e la presenza dei giovani oggi credo sia importante perché abbiano consapevolezza di quello che è stato il nostro passato e di quelle che sono le prospettive per il nostro territorio, la nostra Nazione, la nostra Comunità".
Come si è detto molte volte su questo Blog, la Festa delle Forze Armate non solo è importante ma è fondamentale perché chi difende la Patria, la Famiglia e la millenaria Civiltà Cristiana del nostro Paese merita una giornata interamente dedicata, merita rispetto, merita memoria.
Il 4 novembre non celebriamo solo le Forze Armate in armi ma anche quelle in congedo e, soprattutto, i Caduti delle Forze Armate che hanno effuso il sangue per amore della Bandiera, dell'Italia, del Popolo.
Viva l'Italia, viva le Forze Armate, onore ai Caduti!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica del CMCS degli Alpini Giorgio Langella
venerdì 18 settembre 2020
Polizia Penitenziaria: tre intossicati a causa dell'impunità dei detenuti
Carissimi amici dal "Cuore Alpino", quest'oggi torno a parlare della Polizia Penitenziaria che - ancora una volta tocca constatare - è ignorata dalla maggior parte di radio e televisioni.
Il 10 settembre scorso, nel Carcere di Parma, un detenuto dell'Unità Operativa "Media Sicurezza" ha dato fuoco ad alcuni oggetti presenti nella sua cella per futili motivi. Il personale in servizio è intervenuto immediatamente spegnendo le fiamme e portando in salvo tutti gli altri detenuti presenti nel reparto. Purtroppo tre Poliziotti sono rimasti intossicati dal fumo ma, nonostante ciò, non si sono fermati sin tanto che tutti i detenuti non son stati posti in salvo. Al termine delle operazioni di spegnimento e salvataggio i tre agenti sono stati trasportati al Pronto Soccorso per il ricovero e le cure del caso. I sanitari hanno dimesso i tre poliziotti con una prognosi di 10 giorni.
I telegiornali nazionali, ovviamente, non hanno dato la notizia. Gli unici che si sono adoperati a dare risalto alla sventata tragedia sono stati "La Gazzetta di Parma" e il "Sindacato Nazionale Autonomo Polizia Penitenziaria - Si.N.A.P.Pe.". Quest'ultimo, con tempestività e solerzia, ha dichiarato: "nell’Istituto di Parma la situazione sembrerebbe complicarsi ogni giorno di più. Il SiNAPPe da tempo chiede che siano presi provvedimenti immediati anche rispetto alla gestione dei detenuti che, oltre alle opportune premialità per i più meritevoli, dovrebbero prevedere penalità e disincentivi per i reclusi ostili e poco inclini a seguire percorsi rieducativi, volti al reinserimento sociale. Allo stesso tempo, stiamo chiedendo, inascoltati, che vengano ripristinati percorsi detentivi differenziati per detenuti facinorosi e/o affetti da problemi psichici, la dotazione di adeguati strumenti per contenere le crescenti intemperanze della popolazione detenuta (ad esempio il taser), la previsione di percorsi di aggiornamento professionale per il personale di Polizia Penitenziaria, oltre all’immediata revisione delle piante organiche falcidiate dai tagli lineari della riforma Madia. Questi pochi e semplici interventi sortirebbero, a nostro avviso, un immediato effetto sulla sicurezza degli Istituti di Pena e del personale ivi operante, ma dovrebbero essere seguiti da tutta una serie di altri provvedimenti per rendere più utile e sensata l’istituzione carceraria, ad oggi mero contenitore di disagio e sofferenza, tappeto sotto al quale la politica nasconde i propri fallimenti. Nel caso specifico, va trasmessa, con urgenza, la richiesta di trasferimento del detenuto per motivi di sicurezza, ex art.42 O.P., alla Direzione Generale dei detenuti e del trattamento, così come previsto dalla recente circolare del Capo del DAP che, nel delineare le “linee di intervento” ha disposto che a “fronte di episodi di aggressione indirizzati contro il personale in servizio” puntuale dovrà essere “l’attuazione di direttive sui trasferimenti per ragioni di ordine e di sicurezza".
Quel che mi fa più riflettere di tutta la faccenda non è tanto l'atto doloso del detenuto in sé, ma, il modo in cui lo Stato finge di non conoscere il problema delle carceri. Ad oggi non passa settimana nella quale un agente della Polizia Penitenziaria non venga ferito, aggredito o riempito di improperi; tutto questo - ovviamente - il più delle volte passa impunito. I detenuti - o perlomeno la stragrande maggioranza di essi - hanno ben capito che in carcere possono fare pressapoco ciò che più li aggrada senza passare guai o conseguenze.
La Polizia Penitenziaria, oltretutto, è mal equipaggiata e nettamente in sotto organico rispetto alla quantità di "galeotti" che si trova a dover fronteggiare. Spesso gli agenti vengono feriti, in modo anche grave, non perché siano poco formati o incapaci di neutralizzare la minaccia ma perché nella maggior parte dei casi sono 2 o 3 agenti contro 7 o 8 malviventi. La legge dei numeri, ahimé, non lascia scampo.
Carissimi, "Cuore Alpino" è da sempre al fianco di chi indossa una divisa e cerca di portare all'attenzione dell'opinione pubblica - soprattutto quella giovanile - il grande lavoro ed i grandi sacrifici che gli uomini e le donne del comparto sicurezza compiono nel quotidiano. Sicuramente con questo Blog si raggiungono persone che sono interessate a capire cosa accade nel mondo della difesa e della sicurezza. L'obiettivo, infatti, non è fare grandi numeri ma portare sincera solidarietà e vicinanza ai nostri eroi delle Forze Armate e delle Forze dell'Ordine. Spero che questo mio intento traspaia ed arrivi al cuore di chi si immola per noi.
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella
giovedì 16 luglio 2020
Tutto quello che sapete sull'Immigrazione è falso? Ditelo ai Carabinieri aggrediti
Purtroppo debbo constatare che i Radicali continuano a vivere in un universo parallelo fatto di visioni sinistroidi e poco attinenti alla realtà dei fatti.
In questo 2020, ad esempio, è accaduto spesso che Immigrati aggredissero in modo feroce ed efferato i militari appartenenti all'Arma dei Carabinieri. Siccome non voglio essere accusato di razzismo ma voglio portare elementi tangibili a sostegno delle mie affermazioni vi citerò tre episodi: uno più raccapricciante dell'altro.
Milano, "otto immigrati aggrediscono carabiniere": massacrato a sediate e calci, "lo hanno ammazzato di botte"
Il 21 giugno 2020, "Libero Quotidiano" narrava che - alle tre del mattino - a Milano, in zona Piazzale Loreto, c'è stata una rissa molto violenta in un bar. Interviene un Maresciallo Capo dei Carabinieri, 50 enne, che nonostante fosse fuori servizio è intervenuto per spirito di abnegazione e per cercare di sedare gli animi. Viene accerchiato da otto immigrati e viene massacrato di botte. Il militare dell'Arma è stato ricoverato in ospedale dove racconta di esser stato preso a sediate, calci e pugni. (Qui la notizia completa)
L'immigrato gli sferra due pugni e spacca la faccia al militare
Il 19 giugno 2020, "Il Giornale" narrava che il giorno precedente ad Avezzano (L'Aquila) - attorno alle 17:30 - una gazzella dell'Arma dei Carabinieri si è fermata dinanzi alla Caritas per effettuare un controllo di polizia su un uomo in chiaro stato di escandescenza.
Inizialmente cercano di calmarlo ma poi sono costretti a bloccarlo a terra per evitare che faccia del male a qualcuno. Il soggetto, un immigrato della Repubblica Dominicana di 41 anni, riesce a divincolarsi e a sferrare due pugni in faccia ad uno dei due Carabinieri. Il volto del militare inizia a sanguinare copiosamente e viene tradotto in ospedale dove lo refertano cosciente, non in pericolo di vita ma bisognoso di intervento chirurgico maxillo-facciale. (Qui la notizia completa)
Torino, immigrati aggrediscono i carabinieri, li prendono a morsi e urinano contro di loro
Il 14 luglio 2020, il "Secolo d'Italia" narrava che a Moncalieri (Torino) dei passanti hanno dovuto chiamare i Carabinieri per denunziare una furibonda lite tra immigrati di colore. Siccome i militari dell'Arma capiscono ormai bene con chi hanno a che fare, si recano sul posto con quattro gazzelle. Gli immigrati, non appena vedono i Carabinieri, smettono di colpirsi tra loro e si scagliano senza motivo contro i servitori dello Stato. Hanno colpito con ferocia i Carabinieri, gli hanno sferrato calci e pugni e - il più maleducato di loro - ha anche urinato.
Gli infausti protagonisti dell'aggressione sono stati identificati in tre nigeriani di 23, 27 e 30 anni ed un ghanese di 19 anni. Tutti e quattro sono ospiti del Centro di Accoglienza sito vicino ai Giardini Pubblici di Moncalieri. Il 19enne ed il 23enne sono stati arrestati per le lesioni provocate ai militari. Il 27enne ed il 30enne sono stati denunciati rispettivamente per atti osceni e rifiuto a fornire le proprie generalità. (Qui la notizia completa)
Alla luce di quanto vi ho appena riportato mi domando se l'Italia e gli Italiani debbano tollerare ancora a lungo simili vicende. L'Arma dei Carabinieri non è un'Istituzione da vilipendere, offendere ed oltraggiare. I Carabinieri non sono carne da macello o persone da trattare a pesci in faccia.
Un Paese degno di questo nome non può e non deve permettere che i Servitori della Patria vivano simili situazioni.
All'Associazione Territoriale di Radicali Italiani "Radicali Cuneo" dico dunque che, come dicevano i Latini, "contra factum non valet argumentum". I fatti e gli atti compiuti dagli Immigrati sul nostro sacro suolo nazionale sono evidenti, denunziati e documentati. Dire che "Tutto quello che sappiamo sull'immigrazione è falso" non è solo fazioso ma anche irrispettoso del libero pensiero e dell'Amor di Patria.
Concludendo, voglio ringraziare tutti gli Operatori della Sicurezza, Carabinieri, Poliziotti, Finanzieri, Poliziotti Penitenziari, Vigili urbani e Vigili del Fuoco per quanto fanno ogni giorno per noi. Il loro prezioso servizio, la loro sincera abnegazione, il loro senso del dovere sono per noi motivo di vanto e di orgoglio.
Viva l'Italia, viva gli Italiani!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella
domenica 21 giugno 2020
Polizia Penitenziaria sempre più sola: africani detenuti a Sanremo danno vita ad una mega rissa.
lunedì 3 febbraio 2020
In memoria dell'Ispettore Filippo Raciti, Caduto della Polizia di Stato
L'argomento di oggi coinvolge due mondi: il mondo del Comparto Sicurezza e quello del Calcio. Non di rado, in occasione di partite calcistiche considerate "calde", ci troviamo dinanzi ad immagini cruente che i telegiornali ci propinano alle ore dei pasti. Vediamo sempre lo stesso film. Gruppi di frustrati e facinorosi tifosi che si scagliano con inaudita violenza contro le Forze dell'Ordine, precettate per il servizio di sicurezza nelle zone degli stadi.
Questa stessa scena si è venuta a creare il 2 febbraio 2007 a Catania. Quel giorno, nella città etnea, si disputava il derby di Sicilia fra Catania e Palermo. A compiere il servizio d'ordine nei pressi dello stadio c'era il X Reparto Mobile della Polizia di Stato coordinato dai Funzionari della Questura e della Prefettura di Catania. In quella giornata, un Ispettore di Polizia è rimasto a terra a seguito di un'aggressione perpetrata dagli ultrà frustrati e facinorosi di cui sopra. Il nome di questo eroe è Filippo Raciti, Ispettore di Polizia, membro del X Reparto Mobile, marito e padre di due figli.
Come sempre accade quando un eroe lascia questa terra per ricongiungersi al Padre, anche questa volta la sua morte non è stata vana. Il "caso Raciti" ha scosso pesantemente il Ministero dell'Interno, la Federazione Italiana Gioco Calcio e tutto il mondo dello sport. La morte dell'Ispettore Raciti ha costretto il mondo delle Istituzioni ad interrogarsi su come poter impedire che altre morti di poliziotti in servizio possano accadere. Da quel 02 febbraio 2007 molte regole e molte tradizioni che vigevano nel mondo delle manifestazioni sportive sono cambiate. Si sono intensificati i controlli pre-partita, raddoppiati i controlli agli ingressi onde evitare che oggetti contundenti e/o esplosivi possano essere introdotti negli stadi, sono nati i Daspo, ... tutte misure che, prima di allora, non erano assolutamente neppure immaginabili.
La Questura di Catania, nel ricordare il suo valoroso Ispettore Caduto in Servizio, ieri, ha dichiarato: "Il rinnovare della memoria di Filippo Raciti, vittima del dovere e medaglia d'Oro al valor civile, rappresenta per noi tutti un esempio dove la morte di un servitore dello Stato, ha radicalmente cambiato il mondo del calcio a Catania e non solo". Parole sincere, parche ma al contempo celebrative di un eroe che vive nel cuore dei suoi cari, nel ricordo dei suoi colleghi e nelle leggi fatte "ad hoc" per rendere gli stadi dei luoghi più sicuri.
Oltre al comunicato, la Polizia di Stato ha voluto rendere gli Onori all'Ispettore Raciti presso il Cimitero di Acireale dove riposano le sue spoglie mortali e deporre una corona d'alloro presso il Monumento a lui dedicato nella "Tribuna Vip" dello Stadio "Massimino".
Oggi, lunedì 03 febbraio 2020, la conduttrice tv Caterina Balivo ha voluto invitare nella sua trasmissione "Vieni da me", in onda su RaiUno, Fabiana Raciti, figlia dell'Ispettore deceduto, per farle raccontare la sua storia. La giovane Fabiana, visibilmente emozionata, ha dichiarato: "Il colpo mortale è stato il colpo contundente di un sottolavello. Quella sera furono tante le aggressioni subite dalle forze dell’ordine, sono immagini che non posso dimenticare né del pre né del post. Appena appresa la notizia, sono andata a vedere papà e gli ho dato l’ultimo saluto. Sono felice che oggi le cose siano migliorate e che la sua morte sia servita, non è possibile tollerare quella ferocia per una partita di calcio.
Papà non era severo, era rigido per deformazione professionale ma era il migliore dei papà. Amava tantissimo fare il poliziotto, era nato per farlo: era un bravo poliziotto ed un bravo genitore, cercava di combinare i due talenti per trasmetterci dei valori, quanto lui quanto mia madre. Il giorno del suo compleanno veniva in secondo ordine, era usanza che facesse regali a me ed a mio fratello, era un elogio a noi anziché a se stesso".
Carissimi, oggi più che mai, dobbiamo essere consapevoli del valore della Memoria Storica di chi non c'è più. L'Italia ha la brutta abitudine di dimenticare e gettare nell'oblio e nell'indifferenza quanti sono morti nell'adempimento del dovere. Si ricordano persone che nulla hanno a che fare con la nostra storia e le nostre tradizioni ma si ignorano e dimenticano volentieri quanti sono morti indossando una divisa.
"Cuore Alpino" ed il sottoscritto sono antipatici proprio per questo; obbligano l'opinione pubblica a non calare il sipario sulla storia eroica di chi non c'è più. Qui non si tace e non si lascia spazio ad insulse interpretazioni. Qui non ci interessa se il Caduto era figlio di un ricco o se era simpatico ai più. Qui i Caduti vengono ricordati senza essere categorizzati in "Serie A" o "Serie B".
Grazie di cuore per aver letto questo mio post. Se volete e potete condividetelo con i vostri contatti WhatsApp, Telegram, Instagram e Facebook, condividendolo magari sulle vostre bacheche. Il miglior modo per far ricordare i Caduti è quello di far circolare le loro storie.
Viva l'Italia, viva la Polizia, onore all'Ispettore Filippo Raciti!
Andrea Elia Rovera
Responsabile delle Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella
P.S.
Per approfondire la figura dell'Ispettore di Polizia Filippo Raciti e restare informati sulle cose che lo riguardano potete visitare la sua Pagina Facebook cliccando qui.
giovedì 3 ottobre 2019
Operazioni della Guardia di Finanza in contrasto al lavoro nero
La Tenenza di Fossano, facente parte del Comando Provinciale di Cuneo, dopo accurate attività investigative, è giunta in un'azienda ristoratrice del saviglianese ove ha rilevato personale impiegato "in nero". Al momento dell'accertamento risultavano sprovvisti di contratto di assunzione e/o di chiamata ben sette operatori in forza lavoro. Questo comportamento messo in atto dal titolare dell'azienda è lesivo della dignità del lavoratore che - con questo trattamento - è stato depauperato dei contributi previdenziali, di un adeguato trattamento retributivo, dell'assicurazione sanitaria e dell'assicurazione Inail che lo tutela in caso di infortunio sul luogo di lavoro.
I militari della Guardia di Finanza, con grande professionalità, hanno inoltre calcolato che oltre il 20% del personale in forza al momento del controllo era "in nero" ed hanno perciò provveduto a segnalare l'anomalia al locale Ispettorato del Lavoro chiedendo che provvedesse alla sospensione immediata dell'attività imprenditoriale come previsto dalla Legge sulla Sicurezza dei Luoghi di Lavoro.
Caso analogo, sempre in questi giorni, è avvenuto a Cecina dove gli uomini delle Fiamme Gialle, appartenenti al Comando Provinciale di Livorno, hanno ispezionato un esercizio commerciale scoprendo che i due dipendenti in forza lavoro erano "in nero" e sconosciuti alla Previdenza.
Anche qui, come nel caso di cui sopra, i militari della Guardia di Finanza hanno allertato l'Ispettorato del Lavoro di Livorno per la sospensione immediata dell'attività.
Sempre in Provincia di Livorno, nel comune di Rosignano Marittimo, la Guardia di Finanza ha ispezionato un Bar senza cucina ove il titolare dell'azienda aveva in forza lavoro un uomo e una donna - entrambi 30enni - senza regolare contratto di lavoro. I militari della Guardia di Finanza, intervistati da "Qui News Cecina.it" hanno precisato che l'imprenditore cecinese - a seguito del loro controllo - "dovrà regolarizzare nei confronti dell'Inps e dell'Erario le inadempienze commesse, pagando una "maxi-sanzione" pari a 5400 €uro".
In questi giorni il Governo Italiano sta mettendo a punto le ultime modifiche alla Legge di Bilancio e in televisione si fa un gran parlare della lotta all'evasione e del contrasto al lavoro sommerso (o lavoro in nero). Le attività pressoché quotidiane messe in atto dalla Guardia di Finanza si inseriscono in modo più che pertinente in un cammino lungo, complesso e tortuoso atto a
- contrastare i soggetti che, con la loro evasione fiscale, creano effetti catastrofici sull'economia reale;
- tutelare la sicurezza e l'incolumità di quei lavoratori a cui è stata negata in modo fraudolento la possibilità di avere una posizione previdenziale, assicurativa e contributiva degna e dignitosa.
Carissimi, nel ringraziarvi ancora per il grande affetto con cui seguite "Cuore Alpino", vi invito a ricordarvi sempre che in Italia ci sono grandi eccellenze da onorare e la Guardia di Finanza è una di quelle. Come già ho fatto in altre occasioni vi sprono a fare un sorriso e a dire un "grazie" a quegli uomini e a quelle donne che ogni giorno si alzano dal letto per andare nelle Caserme della Guardia di Finanza a servire la Patria e il Popolo Italiano.
Nec recisa recedit!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli alpini Giorgio Langella
giovedì 12 settembre 2019
Guardia di Finanza Cuneo - Cambio del Comando
Questa mattina, ad esempio, presso la Caserma "Cesare Battisti" di Cuneo il Colonnello Massimiliano Pucciarelli ha ceduto il comando provinciale delle "Fiamme Gialle" al parigrado Colonnello Luca Albertario.
Inutile dire che la Provincia Granda è stata sentitamente toccata dall'avvicendamento visti i quattro anni intensi ed operativi nei quali il Colonnello Pucciarelli ha diretto il Reparto della locale Guardia di Finanza. Al termine di questa esperienza Cuneese, però, non lascerà il Piemonte ma andrà a comandare il Comando Provinciale di Alessandria dove farà sicuramente un ottimo lavoro come ha fatto qui da noi.
Il Colonnello Albertario, da oggi nuovo Comandante Provinciale della Guardia di Finanza di Cuneo, proviene dal Centro Italia dove, sino al 9 settembre 2019, è stato Capo di Stato Maggiore del Comando Regionale dell'Umbria. Albertario, però, ha un curriculum interessante ed altamente professionale che è bene menzionare per intero. Luca Albertario, Colonnello t.ISSMI, nato a Siena il 24 agosto 1970, sposato e papà di due figli. Ha frequentato l'Accademia della Guardia di Finanza da cui è brillantemente uscito con il grado di Tenente nel 1993 con invio immediato in Puglia quale Comandante Articolazioni Pronto Impiego e Territoriali nei territori di Brindisi e Ostuni. A seguito dell'ottimo operato svolto in terra brindisina, il Comando delle Fiamme Gialle lo invia a Lecce come Comandante di Compagnia e, successivamente, del Nucleo di Polizia Tributaria. Anche nella capitale del Salento si distingue per grande professionalità e profondo acume investigativo tanto da essere inviato dal Comando Generale a Perugia dove gli viene chiesto di occuparsi del Nucleo Di Polizia Tributaria fino al 2007, anno in cui Albertario accede al 10 Corso Superiore di Stato Maggiore dal quale esce con il grado di Tenente Colonnello e viene immediatamente impiegato come Capo dell'Ufficio Raccordo Informativo. Svolge questo importante e delicato compito sino al 2013. Lascia l'incarico a seguito della promozione a Colonnello e della nomina a Comandante Provinciale della Guardia di Finanza di Siena dove resta sino al 2015. L'Umbria non può fare a meno di lui e lo richiama prontamente quale Capo di Stato Maggiore del proprio Comando Regionale da cui va via per prendere le redini del Comando Provinciale di Cuneo.
La Provincia Granda saprà sicuramente farsi apprezzare da questo grande Ufficiale che, come vi ho poc'anzi elencato, non è nuovo a movimentazioni e spostamenti per il servizio della Patria. Dal canto suo egli saprà sicuramente mettere a servizio del Cuneese la sua grande professionalità, il suo spirito di servizio e la sua cultura non comune a molti. Mi sono dimenticato di dirvi che oltre ai numerosi incarichi ricoperti il Colonnello Albertario è laureato in Giurisprudenza, Scienze Politiche e Scienze della Sicurezza Economico Finanziaria nonché Consigliere Giuridico delle Forze Armate, Cavaliere al merito della Repubblica Italiana e detentore di Croce d'Oro per 25 anni di servizio e Medaglia d'Oro al merito di lungo comando.
L'Italia, nelle Forze Armate e nelle Forze dell'Ordine ha delle vere e proprie eccellenze che, stante l'umiltà di chi indossa un'uniforme, faticano spesso a venir fuori. Tra i membri delle Forze di Polizia e Pubblica Sicurezza ci sono persone con due o tre lauree, persone con numerosi brevetti e numerose capacità tecnico-professionali difficili da reperire. Non a caso - va detto - i nostri uomini in uniforme sono invidiati e ricercati in ambito Nato e Onu.
Il Generale di Divisione Giuseppe Grassi, che stamane ha presieduto la Cerimonia ed ha convalidato il passaggio del Comando, ha sottolineato la professionalità del Colonnello uscente augurandogli un proficuo lavoro in quel di Alessandria ed ha incoraggiato il Comandante entrante affinché continui a servire le Fiamme Gialle e l'Italia tutta come ha fatto sino ad oggi.
Noi, dal canto nostro, ci uniamo a questi auguri ringraziando il Colonnello Pucciarelli per quanto fatto qui da noi e accogliendo con affetto e doverosa deferenza il Colonnello Albertario nella nostra bella Granda.
Nec recisa recedit!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella
sabato 7 settembre 2019
"Non mi sento un eroe, mi sento un Vigile del Fuoco"
Sin da quando sono piccolo vedo le autoscale, le autopompe ed i vari mezzi in dotazione ai "pompieri" passare e ripassare sotto casa perché ho la fortuna di abitare a 3 minuti dal Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco. Per loro ho sempre nutrito un grande senso di rispetto e di ammirazione. Trovo dunque giusto scrivere un breve ma sentito post su questo Corpo partendo dalla tragica testimonianza che il "nostro" Comandante Provinciale ha rilasciato in merito alla tragedia del "Ponte Morandi", crollato nel 2018.
Il dottor Vincenzo Bennardo, che all'epoca dei fatti era Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco di Savona, interpellato dai giornali ha detto: "Per quella giornata era stato proclamato lo stato di massima pericolosità per incendi boschivi. E invece eravamo alle prese con un fortissimo maltempo. Le mie squadre erano impegnate soprattutto nella zona di Vado, particolarmente colpita, quando arrivò la notizia: è crollato il ponte di Brooklyn. Non capivo, poi iniziarono ad arrivare le prime immagini. Ero incredulo, come tutti, ma non abbiamo perso tempo: non si poteva. Nel giro di un'ora abbiamo mandato tutti gli uomini e i mezzi a disposizione".
L'ironia della sorte vuole che la prima chiamata giunta alla Centrale Operativa del Comando di Savona sia stata fatta da un Vigile del Fuoco che opera proprio presso il Comando savonese. Questo servitore della Patria - al momento del crollo - si trovava sul Ponte Morandi; la sua auto è una di quelle che precipita rimanendo però impigliata a dei tralicci sporgenti. Questo eroe, prima di pensare a se stesso, prende il telefonino e chiama i soccorsi per mettere in salvo quante più vite possibili. Per noi questo gesto ha il sapore di un evento straordinario degno di menzione ma per un Vigile del Fuoco questa è nient'altro che la normale routine quotidiana di un turno di servizio. I Pompieri sono abituati, sin dalla prima formazione, a pensare solo e costantemente alle persone più deboli e fragili coinvolte nelle sciagure su cui si trovano ad intervenire. Il pensiero alla propria vita e alla propria incolumità è sempre l'ultimo in ordine d'importanza.
Girovagando nel web, sempre a proposito del Ponte Morandi, mi sono imbattuto in splendide e toccanti testimonianze di Vigili del Fuoco che, quel giorno, dalle 11:36 in poi, hanno messo a repentaglio la loro vita per salvare quella di chi è stato coinvolto nel crollo.
Il Vigile del Fuoco Stefano Boragine, intervistato da "Il Secolo XIX", ha detto: "La mattinata è proseguita abbastanza tranquillamente, poi, alle 11:36 è arrivata quella chiamata e siamo andati. Siamo andati, non sapevamo bene cosa fosse, nessuno ci aveva detto si trattasse del Ponte Morandi. Sembrava l'immagine di un film, sembrava qualcosa di incredibile, poi lo stupore è stato per qualche istante e poi siamo partiti per fare il nostro lavoro, siamo partiti per lavorare. E' stata una giornata incredibile. Pensi di più alla vita. Ci sono a volte cose che dai per scontate, magari alle volte ti arrabbi per cose assurde e invece poi capisci che c'è altro, c'è ben altro".
Il Vigile del Fuoco Alberto Dagnino, invece, ha aggiunto: "Abbiamo vissuto a livello lavorativo un intervento delicato, complesso, dove ci ha messo a dura prova. Abbiamo deciso di salire da mare verso monte e ci siamo recati sul posto. Arrivati all'isola ecologica ci siamo trovati dinanzi alle macerie che ci ostacolavano il passaggio. Abbiamo aperto un varco di accesso e ci siamo imbattuti nel veicolo in cui vi erano Rita e Federico. Rita mostrava segni di vita, era ancora cosciente. Con l'aiuto di un divaricatore abbiamo estratto prima Federico - perché aveva già perso i sensi - e successivamente Rita. Da sotto le macerie abbiamo sentito delle voci e con l'ausilio di un'altra squadra abbiamo portato sulla Pila numero 9 delle attrezzature che ci permettessero di essere più veloci per raggiungere le persone schiacciate. Siamo riusciti ad estrarli entrambi vivi. Mi porterò dentro l'amicizia che ho stipulato con le persone che ho tratto in salvo e con i colleghi che ho conosciuto durante l'esperienza. Non mi sento un eroe, mi sento un Vigile del Fuoco". (Interviste visibili sul Canale Ufficiale Youtube de "IlSecoloXIX Genova")
In quel caldo e vacanziero giorno agostano, in cui il Ponte Morandi è crollato come un castello di carte, i Vigili del Fuoco sono arrivati a centinaia dalla Liguria, dal Piemonte, dalla Toscana e dalla Lombardia per scavare fra detriti e macerie in cerca della salvezza di quante più persone possibili.
Il Comando Provinciale di Cuneo, come sempre, ha dato grande contributo ai soccorsi. Con tempestività e professionalità dalla Granda sono partiti un Funzionario e nove Vigili del Fuoco con una colonna mobile composta da un mezzo polisoccorso, un mezzo specializzato nel soccorso fra le macerie e due fuoristrada.
Carissimi, spesso, troppo spesso, diamo per scontato il servizio svolto quotidianamente dai Vigili del Fuoco. Ho voluto condividere con voi questo mio post per farvi capire che ci sbagliamo. Quando un uomo armato solo di elmetto e accetta ha l'umiltà di dire: "Non mi sento un eroe, mi sento un Vigile del Fuoco" l'Italia acquisisce dignità e profuma di altruismo.
Nel Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco ci sono migliaia di Pompieri che sanno a che ora escono di casa ma non sanno mai se vi faranno ritorno. Alle loro spalle ci sono mogli, figli, figlie, fidanzate, madri, padri, ... che stanno con un nodo in gola e con una preoccupazione costante per il loro congiunto che è felice solo nel servire umilmente e silenziosamente la Patria ed il suo Popolo Italiano.
Un grazie - grande quanto la Via Lattea - giunga da questo mio Blog a tutti i Vigili del Fuoco in servizio permanente, a quelli in servizio discontinuo volontario e a quelli in congedo. L'Italia è fiera ed orgogliosa di voi, siete la personificazione del Tricolore, siete i nostri angeli con l'elmetto.
Viva l'Italia, viva i Vigili del Fuoco!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella
martedì 3 settembre 2019
"Chi ama la propria vita, la perde". In memoria del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa
03 settembre 1982 - 03 settembre 2019: 37 anni da uno degli omicidi di mafia più efferati e più detestati dal Popolo Italiano che ama e stima la figura genuina e patriottica del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, Prefetto di Palermo.
Sulla vicenda Dalla Chiesa si è detto e scritto tanto. Ci sono persone convinte che sia un omicidio come tanti e altre che sostengono la tesi secondo cui il Generale sia stato lasciato solo dal Governo. Personalmente - non essendo nato al momento della mattanza - mi sono molto documentato e mi sono fatto una personale e suggestiva idea che intendo, quest'oggi, condividere con voi.
L'attentato si è volto in Sicilia, negli Anni'80, a Palermo, in Via Carini.
Per eliminare "la minaccia" Dalla Chiesa "cosa nostra" ha fatto esplodere trenta colpi di kalashnikov (quando ne sarebbe stato più che sufficiente uno) ma, come tutti sappiamo, alla mafia piace fare le cose in grande per mascherare il fatto che ha il cervello piccolo. Soltanto un idiota, infatti, uccide un servitore dello Stato per manifestare pubblicamente la sua delinquenza e la sua vergognosa condotta morale.
Ma torniamo a noi.
Come mai un Generale dell'Arma dei Carabinieri, nato in Provincia di Cuneo, si trova a fare il Prefetto nel capoluogo siculo? Innanzitutto vi è da dire che Carlo Alberto Dalla Chiesa è molto stimato dai vertici dell'Arma per l'ottimo acume investigativo e la grande prontezza operativa dimostrata nella lotta senza quartiere che egli stesso ha condotto contro il terrorismo di matrice comunista a Milano e in molte altre località della Penisola. Palermo in quegli anni è "terra di nessuno" visto che la mafia fa il bello e il cattivo tempo e lo Stato non riesce a tenerle testa. Il Governo è costantemente pressato dagli organi di stampa, dai famigliari delle vittime di mafia, dai commercianti vessati dalle richieste di "pizzo", dai procuratori della Repubblica impegnati nei tribunali siciliani e dai cittadini per bene che desiderano una Sicilia libera e onesta. A Roma non si sa più che cosa fare per arginare e sconfiggere l'annoso problema della mafia. Il Presidente del Consiglio, On. Giovanni Spadolini, decide di nominare a Prefetto di Palermo un militare che ha un curriculum di successi lungo quasi come la Carta Costituzionale: il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Purtroppo, però, il repubblicano Spadolini e il democristiano Virginio Rognoni, Ministro dell'Interno, non hanno fatto i conti con il territorio e la situazione in cui stanno inviando il Generale Dalla Chiesa. Quest'ultimo, infatti, intervistato dal giornalista cuneese Giorgio Bocca, tuona: "Mi mandano a Palermo con gli stessi poteri del Prefetto di Forlì". Questa affermazione fa venire i brividi visto che Dalla Chiesa, sin dal momento della nomina a prefetto, chiede di avere maggiori poteri e libertà decisionali per poter iniziare a fronteggiare "ad armi pari" la mafia e i suoi metodi brutali. A Roma però questa richiesta viene assolutamente ignorata e disattesa con il risultato che il 03 settembre 1982, poco dopo le ore 21:00, mentre il Generale Dalla Chiesa è di rientro a casa con la moglie Emanuela Setti Carraro sulla sua A112 bianca, avviene l'irreparabile. Un kalashnikov tuona per trenta volte trasformando Via Carini in uno scenario degno di una via palestinese sotto intifada. Oltre al Generale e alla sua consorte l'Italia si trova a piangere anche la morte dell'Agente Domenico Russo, di scorta su una seconda autovettura.
Il Cardinale Salvatore Pappalardo, Arcivescovo di Palermo, durante l'omelia tenuta in occasione delle esequie di Dalla Chiesa, con voce forte e solenne pronuncia delle parole di sfida alla mafia e di esortazione accorata allo Stato: “Mentre a Roma si pensa sul da fare, la città di Sagunto viene espugnata dai nemici. Questa volta non è Sagunto, ma Palermo. Povera la nostra Palermo!”. Per la prima volta un Principe della Chiesa affronta il tema della criminalità organizzata e alza la voce in difesa dei cittadini per bene e di chi vede nella mafia non un'alleata ma bensì un nemico.
L'attentato e l'omelia - nonché le migliaia di persone presenti al funerale - servono a convincere il Viminale a dare maggiori poteri decisionali e interventistici al Prefetto di Palermo così da permettergli di combattere efficacemente la mafia e il suo disgustoso modo di eludere la legalità.
Per l’omicidio Dalla Chiesa vengono condannati Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Calò, Nenè Geraci e Bernardo Brusca. Questi ignobili personaggi - che mi rifiuto di chiamare italiani - infatti, all'epoca dei fatti, sono stati i mandanti della strage e i rettori della cupola di letame meglio conosciuta come "cosa nostra".
Purtroppo, però, per vedere sul banco degli imputati prima e, dietro le sbarre poi, i veri autori materiali della strage bisogna aspettare il 2002 quando la Magistratura Italiana condanna Nino Madonia, Vincenzo Galatolo, Raffaele Ganci, Giuseppe Lucchese, Calogero Ganci e Francesco Paolo Anzelmo.
Carissimi, da fiero Cuneese e da ancor più fiero Italiano, trovo senz'altro necessario scrivere, ogni volta che posso, qualcosa a riguardo di uno degli Italiani più grandi che il nostro Paese abbia mai conosciuto. La bellezza del Tricolore che sventola gagliardo e fiero all'Altare della Patria non sarebbe tale se, a sua rappresentanza, non ci fossero stati grandi, grandissimi, uomini come il Generale dell'Arma Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Il Vangelo recita: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Giovanni 15:13) e dice anche: "Chi ama la propria vita, la perde". (Giovanni 12:25) Se Carlo Alberto Dalla Chiesa, a 37 anni dalla sua scomparsa, continua ad essere oggetto di ricordo e di commemorazione significa che ha saputo amare la Patria più della sua stessa vita che ha donato - e non perso - per i propri amici rappresentati dagli Italiani per bene.
Grazie di cuore per l'affetto e la stima con cui seguite e leggete questo mio blog. Senza di voi i miei scritti non avrebbero valore alcuno.
Viva l'Arma dei Carabinieri, viva l'Italia, onore al Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella
venerdì 23 agosto 2019
Operazione "Strade Sicure": quando gli angeli vestono l'uniforme
In città piccole come la mia Cuneo è difficile vedere i mezzi dell'Esercito appostati sulla pubblica via con due o più soldati in vegetata che, imbracciando il mitra, presidiano i luoghi sensibili del territorio ma, spostandosi già solo a Torino, a pochi passi dalla Stazione "Porta Nuova", è possibile vedere gli Alpini a presidio della Sinagoga Ebraica.
Alcune volte capita di scorgere turisti che vedendoli si domandano: "Cosa stanno facendo?".
L'Operazione "Strade Sicure" nasce il 4 agosto 2008 sotto precisa volontà del Ministro della Difesa On. Ignazio La Russa che ravvisa l'urgente necessità di impiegare un contingente di personale militare delle Forze Armate in supporto agli Agenti di Pubblica Sicurezza (Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, ...) per contrastare il crimine e prevenire eventuali episodi terroristici.
Il primo contingente, il più grande mai visto sino a quei tempi, era composto da 3.000 soldati dislocati su 20 Regioni a sostegno delle singole Prefetture che hanno impiegato gli uomini dell'Esercito per monitorare e presidiare siti ed obiettivi sensibili quali aeroporti, porti, Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo, ecc...
A dirla così pare semplice ma bisogna considerare che tutti i soldati che vengono impiegati in tale Operazione vengono preventivamente formati ed addestrati al fine di conseguire la qualifica temporanea di Agenti di Pubblica Sicurezza. Questo iter formativo teorico-pratico richiede al Ministero della Difesa un grande impegno logistico ed economico. I soldati che vengono impiegati sul territorio, infatti, appartengono a battaglioni e reggimenti che, durante la loro assenza, devono svolgere comunque le funzioni ordinarie con un carico di lavoro maggiore vista la carenza - seppur momentanea - di organico.
I militari dell'Esercito impiegati nell'Operazione "Strade Sicure" dal 2008 ad oggi hanno gestito l'apparato della Sicurezza di Expo 2015, del "Giubileo Straordinario della Misericordia", dei vari G7, dei terremoti che hanno colpito il Centro-Italia, del sito Tav di Chiomonte, dell'area denominata "Terra dei Fuochi" e - come non citarlo - del crollo del "Ponte Morandi" di Genova. Oltre, naturalmente, a tutti i siti sensibili quali ambasciate e consolati, grandi stazioni ferroviarie, luoghi di culto, siti UNESCO, ecc...
Nella sola Città di Napoli l'Esercito Italiano, mediante 35 siti di presidio permanente, ha tratto in arresto 1.500 persone, ne ha denunciate 4.700 e poste in stato di fermo 700; ha sequestrato 80.000 grammi di sostanze stupefacenti ed ha salvato vite umane impedendo stupri, omicidi, sedando risse, regolamenti di conti e sventando persino dei suicidi come quella volta in cui il Caporal Maggiore Capo Scelto Luigi Improda ha disarmato un soggetto che con un coltello si stava recidendo le vene dei polsi. Questi pochi ma significativi numeri forniti con orgoglio dal Capitano Gennaro Rosario Sepe sono solo la punta dell'enorme iceberg che l'Operazione "Strade Sicure" rappresenta.
Tra l'altro, va sottolineato, i militari impiegati sul territorio cercano sempre di non ricorrere alle armi in dotazione ma intervengono con particolari tecniche di difesa e lotta che vengono studiate appositamente per bloccare e disarmare i soggetti pericolosi così come ha spiegato in una conferenza stampa tenutasi a Napoli il Maresciallo Nicola Crispino.
Carissimi, ad oggi l'Esercito Italiano ha 7.100 uomini e donne impiegati sul territorio nazionale a difesa e salvaguardia della Pubblica Sicurezza e dell'incolumità dei Cittadini. Se, passeggiando per le località in cui avete deciso di trascorrere le ferie, incontrate una camionetta con il logo dell'Operazione "Strade Sicure" avvicinatevi, fate un sorriso ai militari che sono lì a presidio e ditegli con sincera riconoscenza: "Grazie per quello che state facendo, siete i nostri angeli custodi, siete un esempio di legalità, siete la personificazione del Tricolore!".
Viva l'Italia, viva l'Esercito, onore al Tricolore!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella
sabato 25 maggio 2019
Mentre la Penitenziaria boccheggia il Parlamento pensa alle sexy doll per i detenuti
Proprio da un poliziotto penitenziario ho ricevuto la stravagante e incredibile notizia del fatto che qualche politico "intelligente" desidera portare all'interno delle Case Circondariali italiane nientemeno che delle bambole sexy per far trastullare i detenuti.
Innanzitutto mi chiedo se i detenuti italiani abbiamo mai avanzato questa esigenza al Garante per i Diritti dei Detenuti e poi mi domando se questa proposta abbia un mero fine propagandistico/elettorale o sia seria. In entrambi i casi credo sia una vera ed assoluta idiozia!
Parlando con chi in carcere ci ha lavorato per tre decenni mi sono sentito dire che probabilmente i detenuti ripudierebbero la proposta perché il doversi "sfogare" con una bambola di gomma li paragonerebbe ai cani che si "inchiappettano" nei parchi pur di sfogare i loro istinti.
Molti detenuti italiani - questo va detto - a casa hanno una moglie, una compagna, una fidanzata che li attende e quindi non hanno necessità di un mezzo per lo "sfogo delle pulsioni" ma dell'amore caldo ed accogliente della donna che amano e che - con sofferenza - li attende a casa contando i giorni sul calendario.
Molti politici, nei loro interventi sui detenuti, non tengono conto che stanno parlando di persone dotate di intelletto e sentimento. A sentire queste proposte legislative pare li considerino alla stregua delle bestie e questo - permettetemelo - è squallido e irriverente.
Chi si trova in una casa di detenzione ha sbagliato, ha commesso dei reati e deve essere riabilitato ma già sta pagando con la propria vita il prezzo dei suoi errori. Ridicolizzarlo mandandogli una sexy doll in cella non è né educativo né corretto nei confronti di chi ha subito un danno dal detenuto.
Eh già. Sarò impopolare ma qualcuno si mette mai nei panni del cittadino che si è visto stuprare la figlia dal detenuto "tizio" o da quello che si è visto ammazzare la moglie dal detenuto "caio"? Cosa penserebbero costoro se sapessero che le case circondariali al loro aguzzino forniscono anche la bambola ludico/erotica?
Credo che - quantomeno - si sentirebbero feriti e beffati da quello Stato a cui si sono rivolti per ottenere giustizia. E, francamente, lo Stato non può permettersi il lusso di mancare di rispetto ai cittadini per bene in cambio di contentini elettorali alla popolazione carceraria.
Mauro Nardella, Segretario della camera sindacale territoriale della Uil Adriatica-Gran Sasso, interpellato sul tema, ha risposto: "La proposta è difficile da fare accettare agli stessi detenuti. Non so a chi vengano certe idee ma spero tanto si tratti di una fake news. Non ne ho certezza perché non vivo nella mente dei detenuti tuttavia il tempo passato all’interno degli istituti di pena italiani mi porta a pensare che gli stessi detenuti non si direbbero favorevoli e non credo che rappresenterebbe un bene per loro farsi osservare durante un amplesso con un fantoccio di gomma, visto che è costante la vigilanza degli operatori carcerari". (Fonte: "ReteAbruzzo.com")
E alle parole di Nardella aggiungo un'altra osservazione. Vi parrebbe giusto che un poliziotto penitenziario, durante il giro ispettivo delle celle, dovesse trovarsi ad osservare il coito di un detenuto che "sfoga i propri istinti" con il beneplacito dello Stato? Vi parrebbe una cosa corretta verso un operatore della pubblica sicurezza?
Insomma, siamo seri, queste proposte hanno tanto il sapore di "boutade" elettorali volte a far breccia sul cuore dei buonisti che vedono nei detenuti le vittime di un sistema che istiga il cittadino a delinquere.
Come sempre - nel sentire queste notizie - il mio primo pensiero è andato agli uomini e alle donne che prestano servizio nella Polizia Penitenziaria. Loro sono le vere vittime! Per citare Donato Capece, Segretario Nazionale del S.A.P.Pe. (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria), i membri del Corpo di Polizia Penitenziaria sono caratterizzati da un "mal di vivere" che spesse volte li porta a togliersi la vita.
Proprio Capece dice che: "E’ luogo comune pensare che lo stress lavorativo sia appannaggio solamente delle persone fragili e indifese. Il fenomeno colpisce inevitabilmente anche quelle categorie di lavoratori che almeno nell’immaginario collettivo ne sarebbero esenti, ci riferiamo in modo particolare alle cosiddette professioni di aiuto, dove gli operatori sono costantemente esposti a situazioni stressogene alle quali ognuno di loro reagisce in base al ruolo ricoperto e alle specificità del gruppo di appartenenza. Il riferimento è, ad esempio, a tutti coloro che nell’ambito dell’Amministrazione di appartenenza spesso si ritrovano soli con i loro vissuti, demotivati e sottoposti ad innumerevoli rischi e ad occuparsi di vari stati di disagio familiare, di problemi sociali di infanzia maltrattata ovvero tutto quel mondo della marginalità che ha bisogno, soprattutto, di un aiuto immediato sulla strada per sopravvivere". (Fonte: BolognaToday )
Voglio lanciare un appello ai Parlamentari di Camera e Senato affinché si adoperino a fornire figure professionali serie ed esperte ai membri della Polizia Penitenziaria. Un consulente psicologico serio e preparato potrebbe essere di grande sostegno per gli uomini e le donne della Penitenziaria che - ogni giorno - si trovano a lottare con situazioni di estremo disagio e concreta delicatezza.
Anziché pensare alle "bambole da sesso" per i detenuti pensiamo a tutelare la salute psico-fisica degli Agenti di Polizia Penitenziaria perché, dietro a ogni suicidio di un Penitenziario, c'è un caso concreto e lampante di morte sul lavoro.
Il 1 maggio i sindacati - in occasione della Festa dei Lavoratori - si "strappano i capelli" e "stracciano le vesti" per i muratori, i meccanici, i marittimi, ... ma non sento mai riferimenti concreti agli operatori della Pubblica Sicurezza che ne vedono di cotte e di crude e che - non di rado - perdono anche la vita in servizio.
Nel paese dei due pesi e delle due misure questo non fa più rumore ma, proprio perché siamo all'alba di un'importante tornata elettorale, mi permetto di dire che i membri delle Forze Armate e i membri delle Forze dell'Ordine sono lavoratori come tutti gli altri: né più né meno.
I poliziotti penitenziari, poi, come "lavoratori invisibili", vengono ignorati dalla collettività perché sembra non abbiano le stesse capacità e le stesse competenze della Polizia di Stato o dei Carabinieri ma vi assicuro che così non è. All'interno di questo Corpo di Polizia ci sono uomini e donne dall'alta professionalità e dalle disparate competenze. Ci sono agenti che parlano l'arabo, il cinese, il russo... ci sono agenti specializzati nell'addestramento delle unità cinofile... ci sono agenti con un grande acume investigativo... ci sono agenti con innumerevoli conoscenze di polizia giudiziaria... e così via.
Il fatto che non vediamo un Corpo non significa che esso sia inesistente o inutile; teniamolo a mente!
Carissimi, impegniamoci a diffondere la cultura delle dignità umana e il rispetto per le professioni ad alto rischio in modo da arrivare ad avere una nazione civile e realmente rispettabile.
Viva l'Italia, viva la Polizia Penitenziaria, onore a chi opera per la Pubblica Sicurezza!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella
sabato 18 maggio 2019
Islam radicale e carcere - Chi ascolterà la Polizia Penitenziaria?
Le strutture penitenziarie sono al collasso e gli ultimi dati ci dicono che ci sono circa sessantamila soggetti in stato di detenzione a cui vanno aggiunti quelli in stato di "messa in prova" e quelli in situazione di "detenzione domiciliare". Di questi sessantamila detenuti almeno ventimila sono di nazionalità straniera (con quel che ne consegue per le tasche del Popolo Italiano).
Dei succitati ventimila carcerati una buona percentuale è di religione islamica e la cosa potrebbe sembrare di poco conto ma, ve lo assicuro, così non è.
Negli Istituti Penitenziari italiani c'è un forte rischio di proselitismo nelle celle e di diffusione di idee fondamentaliste che sfociano nel troppo poco considerato problema della radicalizzazione islamica.
Il radicalismo islamico - checché ne dicano buonisti e filo-immigrazionisti - è alle porte, o meglio, è già ben presente e radicato nel nostro Paese. Il S.A.P.PE. (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria) dice che "La situazione nelle nostre prigioni rischia di diventare allarmante, i signori della guerra santa sono pronti all’incendio devastante. Dice il leader del sindacato penitenziario: c’è una particolarità della struttura religiosa dell’Islam, che “è più orizzontale della nostra nel senso che non è strutturata in gerarchie e chiunque abbia un certo carisma può proclamarsi Imam”.
lunedì 14 gennaio 2019
Cesare Battisti merita di marcire nelle patrie galere
In questi giorni in tv, in radio, sui giornali, nel web ... non si è parlato d'altro. L'Italia tutta, da nord a sud, si è emozionata per la bellissima notizia. Il malefico Cesare Battisti, assassino e terrorista del secolo scorso, è stato estradato in Italia dalla Bolivia con grande gioia anche del Brasile.
Battisti ha latitato per 38 anni ma - va detto con assoluta sincerità - non si latita da soli.
Molti infami hanno aiutato Battisti a fuggire il carcere, i processi e la meritata condanna. A questi "divini benefattori" auguro la stessa sorte del loro amico: l'arresto, il carcere e l'eterna ignominia perché chi aiuta un traditore della Patria ad offendere il Tricolore non merita altro.
Ma torniamo a noi. Cesare Battisti è sceso dal Falcon 900 della Presidenza del Consiglio dei Ministri alle ore 11:50 con la consueta spavalderia che lo ha accompagnato negli ultimi quarant'anni. Testa alta, pizzetto, giubbotto marrone, senza manette e sorriso di sfida sul volto segnato dagli anni.
La Polizia di Stato lo ha fatto scendere dalla scaletta dell'aereo e lo ha "scortato" sulla pista dell'Aeroporto Internazionale di Ciampino dove ad attenderlo c'erano il Ministro dell'Interno, il Ministro della Giustizia e i membri della Polizia, dei Carabinieri, dell'Aeronautica, dell'Esercito e della Guardia di Finanza. Tutti in uniforme e tutti contenti di aver finalmente "fra le mani" il criminale proletario più odiato dal Popolo Italiano.
Molti significative le parole del Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede che, intervistato, ha detto: "è il risultato di un intero Paese, un risultato storico: quando le istituzioni italiane sono compatte non ci ferma nessuno. Oggi l'Italia va a a testa alta. Parliamo di un pluriomicida che si è macchiato di reati gravissimi e con la sua fuga ha offeso il Paese. Il momento in cui la giustizia farà il suo corso è quando varcherà la porta del carcere: a quel punto sconterà la pena dell'ergastolo".
martedì 20 marzo 2018
La Polizia Locale contro l'immigrazione clandestina
Ve la racconto brevemente perché credo sia importante conoscere ciò che i nostri angeli in divisa fanno quotidianamente per mantenere l'ordine pubblico e la sicurezza nazionale.
Ieri pomeriggio, durante uno dei consueti pattugliamenti cittadini, gli agenti di polizia locale del Reparto Antidegrado hanno identificato un cittadino extracomunitario che consumava una bevanda alcolica su suolo pubblico.
Il soggetto in questione è risultato essere un cittadino di nazionalità nigeriana, senza fissa dimora, non in possesso di regolari documenti. Per prassi i due agenti hanno provveduto a fotosegnalarlo e a sanzionarlo con un'ammenda pecuniaria di €uro 50,00 in ottemperanza all'articolo 6 del Regolamento di Polizia Urbana.
Poco meno di un'ora dopo la stessa pattuglia si è trovata a dover fermare e controllare quattro extracomunitari che "soggiornavano" da giorni nel Park Cattaneo nei pressi del lato d'ingresso degli abbonati.
Non appena i sospetti hanno avvistato le auto di servizio della Polizia Locale hanno tentato una rocambolesca fuga che, però, a poco gli è servita visto che gli agenti li hanno fermati e identificati tutti e quattro.
Dal meticoloso controllo di polizia è emerso che i quattro cittadini di nazionalità nigeriana avevano un'età compresa fra i 27 e i 35 anni, nessuno con una fissa dimora, tre di loro in possesso di permesso di soggiorno e uno sprovvisto di qualsivoglia documento.
Per quest'ultimo gli agenti hanno provveduto immediatamente al fotosegnalamento, per due degli altri tre hanno preparato un bel verbale corredato di sanzione amministrativa di €uro 50,00 per consumo e detenzione di bevanda alcolica, e per l'ultimo - dato lo strano comportamento - hanno proceduto a perquisizione rinvenendo una decina di grammi di marijuana. Come vuole la prassi, perciò, hanno notificato il tutto all'Autorità Giudiziaria deferendo l'extracomunitario per detenzione di sostanza stupefacente a scopo di uso personale.
Molto spesso si sente dire che i Vigili Urbani non fanno bene il loro lavoro. Molto spesso mi trovo concorde con questa affermazione ma stavolta debbo ammettere che non c'è nulla che dire. La Polizia Locale di Vicenza ha svolto un servizio ottimo ed efficiente per la salvaguardia della pubblica sicurezza, del decoro urbano e del rispetto delle norme sull'immigrazione.
Carissimi, questa è la polizia che funziona, questo è quel che si intende per sicurezza, questa è la vera lotta all'immigrazione clandestina che riempie le nostre strade di personaggi senza arte né parte che passano il loro tempo a bere e fumare nelle nostre città.
Viva l'Italia, viva gli Italiani!
Andrea Elia Rovera
Responsabile per la Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella
martedì 20 febbraio 2018
I Carabinieri Forestali salvano i cittadini da inquinamento ambientale
I militari sono riusciti a fermare questo ignominioso reato grazie alla collaborazione dei cittadini del territorio che, grazie alla fiducia nell'Arma dei Carabinieri, hanno segnalato sospetti inquinamenti nei loro terreni che, se trascurati, avrebbero potuto causare seri danni alla salute pubblica.
Quando i Carabinieri Forestali si sono recati a Poro di Spilinga per verificare la veridicità delle segnalazioni ricevute si sono trovati dinanzi ad un'azienda agricola che stoccava i liquami in una vasca impermeabile a norma di legge ma non la svuotava da molto tempo ed infatti la stessa tracimava riversando i liquami sui terreni circostanti e, conseguentemente, nelle falde acquifere.
A seguito del controllo è scattato il sequestro della vasca incriminata e del pozzetto ad essa collegato. I Carabinieri Forestali, inoltre, hanno inoltrato apposita segnalazione scritta alla locale Procura della Repubblica nella quale rendevano edotta la magistratura del fatto che l'allevatore in questione ha smaltito in modo illecito sul suolo, nel sottosuolo e nelle acque pubbliche, rifiuti speciali nonché pericolosi consistenti in reflui zootecnici palabili e non palabili.
Carissimi, molto spesso si sente dire che l'Italia è un paese dove ognuno può fare ciò che vuole e che chi delinque vive tranquillo ed impunito. Bene, questo non è vero! I Carabinieri sono sempre vigili e attenti ai bisogni della popolazione. Certo - e mi pare normale - essi non possono sapere sempre tutto; sono in pochi e hanno molti territori da controllare e presidiare.
I Cittadini, seguendo l'esempio di quelli di cui vi ho appena parlato, hanno il diritto/dovere di segnalare eventuali reati di cui sono a conoscenza. L'Arma dei Carabinieri, quando riceve un'informativa, non esita a mettere in moto la macchina inquirente al fine di tutelare e proteggere la cittadinanza.
Ancora una volta mi trovo nella condizione di dover ringraziare l'Arma dei Carabinieri per l'ennesimo prezioso e proficuo intervento.
Viva l'Italia, viva l'Arma dei Carabinieri!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella















