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martedì 3 novembre 2020

04 novembre 2020 - Festa delle Forze Armate (Parte Seconda) - Ricordo di Gigi Proietti

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", eccomi nuovamente a voi con un Post in preparazione alla Festa delle Forze Armate che si terrà - seppur in modo sommesso - domani. 
Come sapete ieri, 02 novembre 2020, è tornato alla Casa del Padre il grandissimo attore Gigi Proietti che, per chi come me ha qualche capello bianco, è stato "Il Maresciallo Rocca" per nove anni. Lui stesso nel 2018, parlando di questa fiction, disse: "Ho fatto una ferma di nove anni per il Maresciallo Rocca e ancora va in onda da tutte le parti sulla Rai. Il Maresciallo Rocca cantava, cantava per conto proprio. Ovviamente quando un Maresciallo dell'Arma canta non può essere accompagnato da una chitarra e un mandolino, eh ci vuole ben altro, anzi ben altri".  In quel momento, nel teatro nel quale si stava esibendo ha fatto l'ingresso trionfale la Banda dell'Arma dei Carabinieri. Stupore generale.
L'Arma dei Carabinieri, la quarta Forza Armata del nostro Paese - quella con compiti di Polizia -, ha voluto dimostrare a Gigi Proietti l'affetto e la stima per la sua condotta di vita e per il suo impegno nell'aver portato nelle case degli italiani la professionalità e l'umanità degli appartenenti all'Arma.
"La Banda dei Carabinieri fa delle cose classiche, delle marce stupende, anche pezzi sinfonici, e invece io "cantà canto così... tanto pe' cantà 'nsomma. Se po' fà?". Il Maresciallo Comandante della Banda gli rispose subito: "Certo, come no?". 
Per lo stupore di tutto il teatro - e dei milioni di Cittadini dinanzi allo schermo televisivo - la banda inizia ad eseguire il celebre stornello romano "Tanto pe' cantà" reso noto dal grandissimo Nino Manfredi, anch'egli interprete del Colonnello Marino Vinci ne "Il Tenente dei Carabinieri" del 1986. Un momento questo che resterà impresso negli annali della storia televisiva e del varietà per sempre.
L'Arma dei Carabinieri è sempre stata nel cuore del Popolo Italiano e le molte fiction ad Essa dedicate ne sono il segno e la testimonianza. Ieri, durante la trasmissione "Oggi è un altro giorno" in onda su Raiuno, è stata intervistata Veronica Pivetti che nella fiction "Il Maresciallo Rocca" è stata la moglie di Proietti per tre serie. La Pivetti, visibilmente emozionata, ha detto: "Io gli chiedevo [a Gigi] di raccontarmi la barzelletta del gelato al carciofo. Anche se me l'aveva raccontata già duecento volte me la raccontava e alla fine io ridevo e lui pure. Quando c'è il talento fai uno starnuto e lo fai bene. Lui era un raccontatore di barzellette eccezionale. Gigi Proietti non era snob, che è un bruttissimo vizio, brutto, brutto, di un sacco di gente che fa questo mestiere. Lui invece era solo una persona popolare, nel senso più sano e più vero del termine. Era un signore che ha fatto cultura continuamente portando moltissimi attori al grandissimo pubblico ed era felice del grande pubblico. Lui veramente "non se la tirava", era uno diretto e poi era umile. Questo signore lascia un vuoto incolmabile e ne è prova che vanno ancora in replica le puntate del "Maresciallo Rocca". Quando muoiono personaggi di questa portata tu capisci che li hanno buttato via lo stampo, non c'è niente da fare. Se Eduardo De Filippo ha detto di lui: "Finalmente ho trovato un erede" si è detto tutto. Io a cinque anni lo guardavo in televisione, mi ricordo quando la tv aveva Primo Canale ed era in bianco e nero. Sul set de "Il Maresciallo Rocca", lui il mio idolo, ha creato con me un rapporto da collega creando una fluidità, un'intesa e un rapporto lavorativo serio ma al tempo stesso divertente. Non c'erano sovrastrutture con lui". (Intervista completa qui)
Il "Maresciallo Rocca" è andato in onda per cinque stagioni con un totale di trenta episodi dal 1996 al 2005.  Il grande pubblico ha amato molto questo personaggio e l'Arma dei Carabinieri ha sempre stimato la figura di questo Comandante di Stazione serio, ironico e divertente che sapeva essere militare ma al contempo anche "angelo custode" dei cittadini e di quanti si rivolgevano alla sua caserma.
Carissimi, le Forze Armate sono anche questo. Dietro all'uniforme, dietro alle caserme vecchie, vetuste, cupe, ci sono uomini e donne che fanno il massimo possibile per garantire sicurezza, stabilità e incolumità alla Popolazione Civile che hanno giurato di servire assieme al Tricolore ed alle Libere Istituzioni.
Post come questi ne faccio pochi perché non ho un animo romantico ma quando la televisione ha annunciato la morte di Gigi Proietti mi sono scese le lacrime. Sono cresciuto guardando "Il Maresciallo Rocca", a Roma - durante il periodo universitario - andavo a vedere i suoi spettacoli al Teatro Sistina e poi l'ho sempre seguito nei suoi sceneggiati televisivi e programmi di varietà. Una sua interpretazione memorabile ed unica per me resta "Preferisco il Paradiso" nella quale Gigi ha interpretato Filippo Neri, il Santo del buon umore. 
Carissimi, a conclusione di questo mio Post atipico, voglio ringraziare tutti gli uomini e le donne dell'Arma dei Carabinieri per quel che fanno per noi. Voglio ricordare la loro storia. Voglio commemorare Salvo D'Acquisto, Carlo Alberto Dalla Chiesa, e tutti i Caduti dell'Arma. Voglio ricordare Gigi Proietti che voleva molto bene all'Italia, a Roma e ai Carabinieri.
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

giovedì 16 luglio 2020

Tutto quello che sapete sull'Immigrazione è falso? Ditelo ai Carabinieri aggrediti

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", in questi giorni ho appreso da Facebook che l'Associazione Territoriale di Radicali Italiani "Radicali Cuneo" sta organizzando diverse manifestazioni nelle città cuneesi sul tema dell'immigrazione, per tentare di smontare le solite frasi spot che sono abituati a sentire, a partire dal "siamo di fronte ad un'invasione", sino ad arrivare all'assurdo "i terroristi islamici utilizzano i flussi migratori per attaccarci". Perché manifestano? Manifestano per chiedere l'abrogazione dei Decreti Salvini, la reintroduzione della protezione umanitaria, la convalida del sistema S.P.R.A.R., lo stop al sistema emergenziale, l'accoglienza umanitaria.
Purtroppo debbo constatare che i Radicali continuano a vivere in un universo parallelo fatto di visioni sinistroidi e poco attinenti alla realtà dei fatti.
In questo 2020, ad esempio, è accaduto spesso che Immigrati aggredissero in modo feroce ed efferato i militari appartenenti all'Arma dei Carabinieri. Siccome non voglio essere accusato di razzismo ma voglio portare elementi tangibili a sostegno delle mie affermazioni vi citerò tre episodi: uno più raccapricciante dell'altro.
Milano, "otto immigrati aggrediscono carabiniere": massacrato a sediate e calci, "lo hanno ammazzato di botte"
Il 21 giugno 2020, "Libero Quotidiano" narrava che - alle tre del mattino - a Milano, in zona Piazzale Loreto, c'è stata una rissa molto violenta in un bar. Interviene un Maresciallo Capo dei Carabinieri, 50 enne, che nonostante fosse fuori servizio è intervenuto per spirito di abnegazione e per cercare di sedare gli animi. Viene accerchiato da otto immigrati e viene massacrato di botte. Il militare dell'Arma è stato ricoverato in ospedale dove racconta di esser stato preso a sediate, calci e pugni. (Qui la notizia completa)
L'immigrato gli sferra due pugni e spacca la faccia al militare
Il 19 giugno 2020, "Il Giornale" narrava che il giorno precedente ad Avezzano (L'Aquila) - attorno alle 17:30 - una gazzella dell'Arma dei Carabinieri si è fermata dinanzi alla Caritas per effettuare un controllo di polizia su un uomo in chiaro stato di escandescenza.
Inizialmente cercano di calmarlo ma poi sono costretti a bloccarlo a terra per evitare che faccia del male a qualcuno. Il soggetto, un immigrato della Repubblica Dominicana di 41 anni, riesce a divincolarsi e a sferrare due pugni in faccia ad uno dei due Carabinieri. Il volto del militare inizia a sanguinare copiosamente e viene tradotto in ospedale dove lo refertano cosciente, non in pericolo di vita ma bisognoso di intervento chirurgico maxillo-facciale. (Qui la notizia completa)
Torino, immigrati aggrediscono i carabinieri, li prendono a morsi e urinano contro di loro
Il 14 luglio 2020, il "Secolo d'Italia" narrava che a Moncalieri (Torino) dei passanti hanno dovuto chiamare i Carabinieri per denunziare una furibonda lite tra immigrati di colore. Siccome i militari dell'Arma capiscono ormai bene con chi hanno a che fare, si recano sul posto con quattro gazzelle. Gli immigrati, non appena vedono i Carabinieri, smettono di colpirsi tra loro e si scagliano senza motivo contro i servitori dello Stato. Hanno colpito con ferocia i Carabinieri, gli hanno sferrato calci e pugni e - il più maleducato di loro - ha anche urinato.
Gli infausti protagonisti dell'aggressione sono stati identificati in tre nigeriani di 23, 27 e 30 anni ed un ghanese di 19 anni. Tutti e quattro sono ospiti del Centro di Accoglienza sito vicino ai Giardini Pubblici di Moncalieri. Il 19enne ed il 23enne sono stati arrestati per le lesioni provocate ai militari. Il 27enne ed il 30enne sono stati denunciati rispettivamente per atti osceni e rifiuto a fornire le proprie generalità. (Qui la notizia completa)
Alla luce di quanto vi ho appena riportato mi domando se l'Italia e gli Italiani debbano tollerare ancora a lungo simili vicende. L'Arma dei Carabinieri non è un'Istituzione da vilipendere, offendere ed oltraggiare. I Carabinieri non sono carne da macello o persone da trattare a pesci in faccia.
Un Paese degno di questo nome non può e non deve permettere che i Servitori della Patria vivano simili situazioni.
All'Associazione Territoriale di Radicali Italiani "Radicali Cuneo" dico dunque che, come dicevano i Latini, "contra factum non valet argumentum". I fatti e gli atti compiuti dagli Immigrati sul nostro sacro suolo nazionale sono evidenti, denunziati e documentati. Dire che "Tutto quello che sappiamo sull'immigrazione è falso" non è solo fazioso ma anche irrispettoso del libero pensiero e dell'Amor di Patria.
Concludendo, voglio ringraziare tutti gli Operatori della Sicurezza, Carabinieri, Poliziotti, Finanzieri, Poliziotti Penitenziari, Vigili urbani e Vigili del Fuoco per quanto fanno ogni giorno per noi. Il loro prezioso servizio, la loro sincera abnegazione, il loro senso del dovere sono per noi motivo di vanto e di orgoglio.
Viva l'Italia, viva gli Italiani!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

lunedì 25 novembre 2019

Un'eccellenza chiamata N.O.R.M.

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", molti di voi mi hanno chiesto di parlare del Nucleo Operativo Radiomobile dei Carabinieri e del loro servizio h24 svolto in gazzella.
Il N.O.R.M. dell'Arma dei Carabinieri è l'insieme di militari che opera sul territorio a tutela e protezione del Cittadino.
Ogni gazzella del N.O.R.M. pattuglia una zona ben precisa e - in coordinamento con le altre gazzelle - svolge controlli sistematici di polizia atti a prevenire il crimine ed i reati. In una realtà come quella di Milano il N.O.R.M. svolge una media di 50 interventi a turno (6 ore) quindi si parla di circa 200 interventi ogni 24 ore.
Il N.O.R.M. è un reparto di pronto intervento. L'impiego delle gazzelle che vengono dispiegate quotidianamente è diretto a far fronte alle necessità del Cittadino che si rivolge al 112. In più il Radiomobile espleta un'azione di pattugliamento e prevenzione nell'ambito di un piano di controllo coordinato del territorio con le Questure (e le altre forze di polizia) atto ad impedire che i reati vengano commessi.
Giornalmente quindi viene garantita una sorveglianza pressoché totale dell'area che il N.O.R.M. ha in pertinenza. I militari vengono impiegati sulla strada per osservare il territorio, notare eventuali comportamenti illeciti e rendicontare al Comando Provinciale quelle che sono le zone di maggiori criticità e di maggior concentrazione delinquenziale.
Quando si vede una gazzella sostare in aree apparentemente tranquille e/o di bassa affluenza, in realtà, ci si trova dinanzi a due Carabinieri che controllano lo scorrere delle autovetture e monitorano il flusso in determinate ore ed in determinati giorni. Questo tipo di controlli avviene per pianificare in modo efficiente ed efficace ciò che conosciamo più comunemente come "controllo di polizia stradale".
Il Codice della Strada, infatti, è lungo, articolato e cavilloso. I Carabinieri, per farlo rispettare al meglio, cercano di individuare i luoghi più indicati per i controlli e le aree dove è più facile trovare contravventori e "furbetti" della strada.
Nelle piccole città è più facile vedere le gazzelle appostate nei pressi della stazione ferroviaria, di pompe di benzina su strade provinciali, di aree di sosta per camper e caravan, e di luoghi frequentati da autotrasportatori e mezzi pesanti.
Questo ha una spiegazione pressoché logica. Nelle adiacenze delle stazioni ferroviarie è più facile che ci siano incontri fugaci fra spacciatori ed assuntori. Sulle strade provinciali ad alta frequentazione è più facile che vi siano prostitute, auto ad alta velocità, ... Nelle aree di sosta per camper e caravan è più facile trovare soggetti interessati al furto sui mezzi e/o camperisti che svuotano le "acque nere" in modo non conforme alle normative vigenti. In piazzole dove sostano camion, pullman e altri mezzi costosi è altresì importante che i Carabinieri girino per far da deterrente a quanti - complice la notte - credono di poter rubare il carburante dai serbatoi mentre l'autotrasportatore dorme e così via.
Il servizio di pronto intervento quindi non risponde sempre alle chiamate che i cittadini fanno al 112. Molto spesso gli interventi di pattugliamento attenti e mirati dei Carabinieri del N.O.R.M. fanno sì che il cittadino non abbia bisogno di dover chiamare il 112. Sono moltissime le zone delle nostre città che sono diventate sicure grazie al lavoro metodico e costante delle gazzelle del Radiomobile che - con la loro sola presenza - hanno "disturbato" i malfattori convincendoli a desistere dalla condotta criminosa.
Ovviamente non è tutto semplice come ve lo sto descrivendo.  Non di rado capita di imbattersi - soprattutto in orario notturno - in soggetti in stato di forte ebbrezza che "danno di matto" prendendo la strada pubblica per una pista di rally. Quando i Carabinieri del Radiomobile li beccano alla guida procedono con il famoso "test del palloncino". Una volta accertata l'alta concentrazione di tasso alcolemico nel sangue - calmano il soggetto e - dopo qualche minuto - ripetono l'esame per vedere se il tasso rilevato in prima battuta si è attenuato, stabilizzato o affievolito. Spesso, troppo spesso, il soggetto in questione inveisce contro i militari e a volte li aggredisce anche fisicamente. Capite tutti che spesso questo avviene in aree cittadine extraurbane e quindi i cittadini non sono al corrente del controllo effettuato. Qui torno a dire quello che dico sempre. Il fatto che non vediamo i Carabinieri fare controlli di questo tipo non significa che non vengano fatti. I militari dell'Arma non mettono i manifesti per vantarsi di quello che fanno; lo fanno e basta.
I Carabinieri del N.O.R.M. sono soprattutto quegli angeli in uniforme che intervengono quando qualche uomo (indegno di esser definito tale) picchia, maltratta ed aggredisce una donna. I militari del Radiomobile sono quegli eroi silenziosi che entrano nelle case delle donne maltrattate per prestare loro un primo soccorso ed avviare l'iter di protezione della donna in stato di difficoltà psico-fisica.
I Carabinieri del N.O.R.M., in coordinamento con i loro colleghi delle Stazioni, sono quegli angeli custodi che entrano in punta di piedi nella vita di queste donne per convincerle a riprendersi in mano la libertà e la serenità di cui ogni essere umano non può essere privato.
Le donne vittime di violenza soccorse dai Carabinieri hanno tutte ben impressa nella memoria la domanda che il militare in turno ha fatto loro: "Signora, da quanto tempo succede? Da quanto tempo?". Ricordano che - un po' per paura e un po' per amore - la loro risposta è stata evasiva e quasi giustificativa del loro carnefice. Ma ricordano le parole amorevoli e rassicuranti del Carabiniere: "Ricordi che l'amore non è violenza. Non deve permettere a nessuno di alzarle le mani. L'amore non si dimostra con le botte. Lo denunci. Ci permetta di aiutarla e di assicurare il suo aguzzino alla giustizia".
Bene, nella giornata dedicata alle Donne Vittime di Violenza, ho voluto fare il mio piccolo ma sincero encomio ai Carabinieri del Nucleo Operativo Radio Mobile che ho più volte visto in televisione a seguito di testimonianze di donne che - dopo essersi rivolte a loro - hanno riottenuto una vita serena e spensierata.
A quegli angeli dal cappello fiammante, a quegli eroi dalle braghe rigate di rosso, a quegli uomini con gli stivaloni va il mio più devoto ed accorato GRAZIE per ciò che fanno a tutela dei cittadini, dei deboli e dei senza voce.
L'Italia è una grande Nazione e lo è per la presenza di questi Angeli chiamati Carabinieri!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

martedì 3 settembre 2019

"Chi ama la propria vita, la perde". In memoria del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", un anno fa come oggi ho scritto un Post dal titolo "Il sorriso dei giusti. In memoria del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa" che, con mia grande sorpresa, ha riscosso un discreto successo in termini di visualizzazioni anche da parte di giovani che in quegli anni ancora dovevano vedere la luce del mondo.
03 settembre 1982 - 03 settembre 2019: 37 anni da uno degli omicidi di mafia più efferati e più detestati dal Popolo Italiano che ama e stima la figura genuina e patriottica del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, Prefetto di Palermo.
Sulla vicenda Dalla Chiesa si è detto e scritto tanto. Ci sono persone convinte che sia un omicidio come tanti e altre che sostengono la tesi secondo cui il Generale sia stato lasciato solo dal Governo. Personalmente - non essendo nato al momento della mattanza - mi sono molto documentato e mi sono fatto una personale e suggestiva idea che intendo, quest'oggi, condividere con voi.
L'attentato si è volto in Sicilia, negli Anni'80, a Palermo, in Via Carini.
Per eliminare "la minaccia" Dalla Chiesa "cosa nostra" ha fatto esplodere trenta colpi di kalashnikov (quando ne sarebbe stato più che sufficiente uno) ma, come tutti sappiamo, alla mafia piace fare le cose in grande per mascherare il fatto che ha il cervello piccolo. Soltanto un idiota, infatti, uccide un servitore dello Stato per manifestare pubblicamente la sua delinquenza e la sua vergognosa condotta morale.
Ma torniamo a noi.
Come mai un Generale dell'Arma dei Carabinieri, nato in Provincia di Cuneo, si trova a fare il Prefetto nel capoluogo siculo? Innanzitutto vi è da dire che Carlo Alberto Dalla Chiesa è molto stimato dai vertici dell'Arma per l'ottimo acume investigativo e la grande prontezza operativa dimostrata nella lotta senza quartiere che egli stesso ha condotto contro il terrorismo di matrice comunista a Milano e in molte altre località della Penisola. Palermo in quegli anni è "terra di nessuno" visto che la mafia fa il bello e il cattivo tempo e lo Stato non riesce a tenerle testa. Il Governo è costantemente pressato dagli organi di stampa, dai famigliari delle vittime di mafia, dai commercianti vessati dalle richieste di "pizzo", dai procuratori della Repubblica impegnati nei tribunali siciliani e dai cittadini per bene che desiderano una Sicilia libera e onesta. A Roma non si sa più che cosa fare per arginare e sconfiggere l'annoso problema della mafia. Il Presidente del Consiglio, On. Giovanni Spadolini, decide di nominare a Prefetto di Palermo un militare che ha un curriculum di successi lungo quasi come la Carta Costituzionale: il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Purtroppo, però, il repubblicano Spadolini e il democristiano Virginio Rognoni, Ministro dell'Interno, non hanno fatto i conti con il territorio e la situazione in cui stanno inviando il Generale Dalla Chiesa. Quest'ultimo, infatti, intervistato dal giornalista cuneese Giorgio Bocca, tuona: "Mi mandano a Palermo con gli stessi poteri del Prefetto di Forlì". Questa affermazione fa venire i brividi visto che Dalla Chiesa, sin dal momento della nomina a prefetto, chiede di avere maggiori poteri e libertà decisionali per poter iniziare a fronteggiare "ad armi pari" la mafia e i suoi metodi brutali. A Roma però questa richiesta viene assolutamente ignorata e disattesa con il risultato che il 03 settembre 1982, poco dopo le ore 21:00, mentre il Generale Dalla Chiesa è di rientro a casa con la moglie Emanuela Setti Carraro sulla sua A112 bianca, avviene l'irreparabile. Un kalashnikov tuona per trenta volte trasformando Via Carini in uno scenario degno di una via palestinese sotto intifada. Oltre al Generale e alla sua consorte l'Italia si trova a piangere anche la morte dell'Agente Domenico Russo, di scorta su una seconda autovettura.
Il Cardinale Salvatore Pappalardo, Arcivescovo di Palermo, durante l'omelia tenuta in occasione delle esequie di Dalla Chiesa, con voce forte e solenne pronuncia delle parole di sfida alla mafia e di esortazione accorata allo Stato: “Mentre a Roma si pensa sul da fare, la città di Sagunto viene espugnata dai nemici. Questa volta non è Sagunto, ma Palermo. Povera la nostra Palermo!”. Per la prima volta un Principe della Chiesa affronta il tema della criminalità organizzata e alza la voce in difesa dei cittadini per bene e di chi vede nella mafia non un'alleata ma bensì un nemico.
L'attentato e l'omelia - nonché le migliaia di persone presenti al funerale - servono a convincere il Viminale a dare maggiori poteri decisionali e interventistici al Prefetto di Palermo così da permettergli di combattere efficacemente la mafia e il suo disgustoso modo di eludere la legalità.
Per l’omicidio Dalla Chiesa vengono condannati Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Calò, Nenè Geraci e Bernardo Brusca. Questi ignobili personaggi - che mi rifiuto di chiamare italiani - infatti, all'epoca dei fatti, sono stati i mandanti della strage e i rettori della cupola di letame meglio conosciuta come "cosa nostra".
Purtroppo, però, per vedere sul banco degli imputati prima e, dietro le sbarre poi, i veri autori materiali della strage bisogna aspettare il 2002 quando la Magistratura Italiana condanna Nino Madonia, Vincenzo Galatolo, Raffaele Ganci, Giuseppe Lucchese, Calogero Ganci e Francesco Paolo Anzelmo.
Carissimi, da fiero Cuneese e da ancor più fiero Italiano, trovo senz'altro necessario scrivere, ogni volta che posso, qualcosa a riguardo di uno degli Italiani più grandi che il nostro Paese abbia mai conosciuto. La bellezza del Tricolore che sventola gagliardo e fiero all'Altare della Patria non sarebbe tale se, a sua rappresentanza, non ci fossero stati grandi, grandissimi, uomini come il Generale dell'Arma Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Il Vangelo recita: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Giovanni 15:13) e dice anche: "Chi ama la propria vita, la perde". (Giovanni 12:25) Se Carlo Alberto Dalla Chiesa, a 37 anni dalla sua scomparsa, continua ad essere oggetto di ricordo e di commemorazione significa che ha saputo amare la Patria più della sua stessa vita che ha donato - e non perso - per i propri amici rappresentati dagli Italiani per bene.
Grazie di cuore per l'affetto e la stima con cui seguite e leggete questo mio blog. Senza di voi i miei scritti non avrebbero valore alcuno.
Viva l'Arma dei Carabinieri, viva l'Italia, onore al Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

martedì 26 febbraio 2019

L'onore del 7 Reggimento Carabinieri "Laives" a Casale Monferrato

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", questa sera vi scrivo per dirvi con orgoglio che i lettori di "Cuore Alpino" mi danno sempre nuovi motivi per andare avanti. Nella giornata di ieri, 25 febbraio 2019, in quel di Casale Monferrato (Piemonte) un lettore del Blog - nonché mio buon amico - ha messo a repentaglio la sua vita per tentare di salvare quella della signora Caterina Filosi, 87 anni, che purtroppo è rimasta vittima di un incendio scoppiato attorno alle 15:30 in un alloggio di Via Celoria.
Lui, Mirko Delmiglio, Carabiniere Scelto, 29 anni, in forza presso il 7 Reggimento Carabinieri Trentino Alto-Adige "Laives", è stato il primo ad intervenire. Transitava con la sua auto in zona e si è reso conto che dal palazzo provenivano fumo e fiamme. Ha tirato il freno a mano e, sprezzante del pericolo, si è lanciato nell'appartamento per cercare di salvare la vita della signora Filosi. Con lui hanno collaborato Ivan Cecchetto, Volontario della Protezione Civile, che ha suonato tutti i campanelli per invitare i residenti ad evacuare lo stabile, il ViceBrigadiere Ugo Sanna e l'Appuntato Scelto Fabio Vigo della locale Guardia di Finanza, in servizio di pattuglia in quel momento, e gli agenti della Polizia di Stato Alex Li Gioi e Alessandro Costa.
L'eroismo di Mirko e di tutti i succitati, però, purtroppo, non è servito a salvare la signora. Proprio il Carabiniere Scelto Delmiglio, infatti, durante l'ispezione degli ambienti, si è trovato dinanzi ai resti carbonizzati della signora Filosi sdraiata sul suo letto mentre i due militari della Guardia di Finanza con la manichetta antincendio hanno tenuto a bada le fiamme in attesa dell'intervento dei Vigili del Fuoco.
L'Arma dei Carabinieri, la Guardia di Finanza, la Polizia di Stato e la Protezione Civile hanno motivo di essere orgogliosi dei loro uomini che, in virtù del loro giuramento, e del loro altruismo, hanno rischiato la vita per salvare quella di una persona in difficoltà.
Come fondatore e curatore di "Cuore Alpino", poi, non posso non congratularmi con Mirko per la grande persona che è. Il Carabiniere Scelto Delmiglio, infatti, in questi giorni si trova a casa perché il 12 marzo partirà per una Missione Internazionale in Iraq ma non è riuscito a stare con le mani in mano. Quando ha visto che c'era una vita in pericolo non ha esitato a mettersi in gioco per evitare che questo accadesse. Che dire? Massima stima e sommo onore a militari con questa tempra e questo sincero spirito di abnegazione per il Tricolore ed il Popolo che esso rappresenta.
Carissimi, sapere che un militare come Mirko segue e legge "Cuore Alpino" sin dalla sua nascita mi riempie di orgoglio e di profonda riconoscenza. Ciò che scrivo su questo piccolo e semplice blog raggiunge anche eroi e soldati da cui posso solo imparare. Vi pare poco? A me no!
L'Italia, ieri, ha avuto un motivo in più per sentirsi una Nazione fiera ed orgogliosa delle proprie Forze Armate. Sursum Corda!
Viva l'Italia, viva l'Arma dei Carabinieri, onore al Carabiniere Scelto Mirko Delmiglio!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

giovedì 25 ottobre 2018

Il 7 Reggimento Carabinieri "Laives" esempio di Forza Armata

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", ogni anno, nelle più importanti piazze italiane si celebra la Festa Nazionale delle Forze Armate e dell'Unità Nazionale meglio conosciuta come 4 Novembre (dal giorno in cui viene celebrata).
Come ormai faccio da anni, anche quest'anno, desidero scrivere qualcosa su questa festa facendo particolare riferimento ad una componente delle Forze Armate italiane che svolge la propria attività a servizio del Cittadino in sudditanza al Tricolore.
In questa breve - e sicuramente non esaustiva riflessione - desidero parlarvi di una componente specialistica dell'Arma dei Carabinieri che opera il Alto Adige: il 7 Reggimento Carabinieri Laives.
Il 7 Reggimento è un'unità operativa preposta allo svolgimento delle Missioni Estere anche di alto profilo operativo con compiti che vanno dalla Polizia Militare, al mantenimento della Pace, all'Ordine Pubblico nei teatri operativi più svariati Albania, Kosovo, Macedonia, Eritrea, Etiopia, Iraq, Afghanistan, Libano, Somalia, ...
Il Colonnello Stefano Iasson, comandante del 7 Reggimento dal 2011 al 2015, durante un'intervista fattagli in occasione della cessione del Comando disse che: "C'è del personale molto preparato che per entrare in questo reparto segue dei corsi e supera una selezione. Questo è molto importante per creare un'elitè! Il servizio presso questo Reggimento è stato entusiasmante. Lascio un reparto di uomini molto molto preparati. L'emozione è forte perché lasciare dopo tutti questi anni una serie di fratelli - sono il fratello maggiore ma questi sono dei fratelli - mi pesa dal punto di vista personale".
Il Colonnello Michele Facciorusso, attuale Comandante del 7 Reggimento e successore di Iasson, con non poca emozione ha fatto seguito dicendo: "Ho cominciato nel 2003 con l'Iraq, ho fatto due turni in Iraq, due turni in Afghanistan, un turno in Libano, un turno in Kosovo, un turno in Bosnia, e il mio ultimo incarico è stato a Kabul al Comando Isaf. Con il Reggimento ho lavorato tantissimo; quindi li conosco veramente bene. Conosco bene l'impegno del Reggimento all'estero sia nelle missioni fuori area sia nelle varie Ambasciate dove i nostri ragazzi sono presenti".
Ma al di là delle dichiarazioni ufficiali dei Comandanti del 7 bisogna dire che questo non è un reggimento come gli altri. Il 7 Reggimento Carabinieri Laives, come recita il suo motto, è "Sempre e Ovunque" presente per aiutare la popolazione, addestrare e formare le forze di polizia delle nazioni estere, fornire sicurezza alle Rappresentanze Diplomatiche italiane nei paesi a maggior rischio, svolgere operazioni di polizia militare ed essere un'unità specializzata Nato che viene impiegata in tutti i principali teatri ed operazioni. La storia militare ci dice che è un'unità specificamente richiesta dai vertici Nato che, in molteplici occasioni, hanno potuto constatare la grande operatività, professionalità e competenza dei Carabinieri di Laives.
All'interno del Reggimento, inoltre, ci sono tiratori scelti, artificieri, soccorritori militari, pattugliatori scelti, sciatori, istruttori di arti marziali, atleti, ... e tutte quelle figure professionali che possono essere impiegate in situazioni emergenziali come sono state L'Aquila (terremoto), Amatrice (Terremoto), Macerata (terremoto), e molte altre località. Quando c'è necessità di competenza e alta formazione di sicurezza il Ministero della Difesa non esita a schierare il 7 Reggimento quale punta di diamante delle Forze Armate italiane.
Carissimi, per molti il 4 Novembre è una festa da abolire, per altri è l'occasione per fare un po' di folclore, per altri ancora è un'occasione per ritrovare ex-colleghi ed ex-commilitoni... Per me, invece, il 4 Novembre è la festa delle feste, l'occasione per essere vicino a tutti quegli uomini e quelle donne che, ogni giorno, sprezzanti del pericolo e delle incombenze della loro professione, indossano un'uniforme e si recano nelle centinaia di caserme del nostro territorio nazionale per garantire agli Italiani ed alle Libere Istituzioni i valori della pace, della democrazia e della legalità.
Il 4 Novembre non è una giornata simbolica e neppure una mera commemorazione storica ma la celebrazione viva e vibrante della maestosità e della gloria del Tricolore personificato e vissuto nei membri delle nostre Forze Armate.
Ogni mattina un militare del 7 Reggimento Cararabinieri "Laives" indossa l'uniforme, infila gli anfibi, saluta la famiglia e va in caserma dove riceve addestramento, formazione, istruzione e tutto quanto gli serve per svolgere al meglio la sua missione a servizio del Paese.
Essere un Carabiniere non è per nulla semplice. Si viene additati come "mercenari", "signori della guerra", "sbirri", ... ma - ci tengo a ribadirlo - dietro all'uniforme a bande rosse c'è un figlio, un fratello, un padre, un fidanzato, un marito, ... che ha una sola colpa: amare la propria uniforme e la propria Bandiera più di qualunque altra cosa! Questo lo sanno bene le spose e le fidanzate di un Carabiniere che devono dividere l'affetto del loro innamorato non con un'altra donna ma con una rivale che non potranno mai battere: la Patria!
A conclusione di questa mia riflessione, voglio chiedervi di vivere il 4 Novembre con lo spirito di chi sa di dover essere riconoscente verso chi spende la sua esistenza per la sicurezza della nostra con una particolare attenzione - quest'anno - per i militari del 7 Reggimento Carabinieri Trentino Alto Adige.
Viva l'Italia, viva l'Arma dei Carabinieri, Sempre e Ovunque!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

mercoledì 3 ottobre 2018

E' vero che i Carabinieri non lavorano?

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", in questi giorni ho avuto occasione di parlare con un ragazzo che mi ha detto quanto poco - secondo lui - lavorino i Carabinieri per contrastare le mafie e la criminalità organizzata. Allora, come sempre faccio, mi sono messo in azione per cercare di dimostrargli che quello che ha detto non solo è falso ma, anche e soprattutto, frutto della sua poca informazione.
Mi sono documentato e ho deciso di prendere tre operazioni svolte in questi ultimi giorni per dimostrare al saccente ragazzo che non è importante ciò che crede lui ma bensì ciò che accade nella realtà del quotidiano.
La prima operazione si è svolta nella serata del 21 settembre 2018 ad opera dei Carabinieri della Compagnia di Torino Mirafiori.
I militari dell'Arma, dopo attenta analisi e monitoraggio del territorio, hanno svolto un'operazione antidroga nei maggiori parchi di Torino: Parco Ginzburg, Parco Lager dei Nazisti, Parco Europa, Parco Ruffini, Parco del Valentino e Monte dei Cappuccini. In questi luoghi, infatti, è nota l'interazione fra spacciatori e fruitori di sostanze stupefacenti che, ahimé, molto spesso, sono minorenni.
L'operazione, portata avanti con l'ausilio del Nucleo Cinofili dei Carabinieri di Volpiano, ha portato al controllo di diciotto soggetti con:

  • la segnalazione di un 17enne alla Prefettura di Torino per assunzione di marijuana;
  • l'arresto di un gabonese di 32anni in Corso Monte Grappa (zona Parco Ruffini) per possesso di diverse dosi di eroina;
  • l'arresto di un marocchino di 48 anni al Parco del Valentino per possesso di ventinove ovuli di sostanze stupefacenti fra eroina e cocaina.

La seconda operazione si è svolta nella serata del 01 ottobre 2018 ad opera dei Carabinieri del Comando Provinciale di Bologna.
Il Colonnello Pierluigi Solazzo, Comandante Provinciale dei Carabinieri di Bologna, ha predisposto una task-force antidroga nelle zone Bolognina, Pilastro, Santo Stefano e Montagnola per mettere fine alle scorribande delinquenziali degli spacciatori cittadini.
I militari del Nucleo Operativo Radio Mobile hanno arrestato due cittadini tunisini di 34 e 29 anni colti in flagrante mentre spacciavano 3 grammi di eroina ad un 32enne italiano in un parchetto fra Via Frati e Via Pirandello.
Poco dopo, i colleghi del Comando Provinciale hanno controllato cinquantasette persone in zona Montagnola e zona universitaria intervenendo su sette soggetti:
due sono stati segnalati per uso personale di sostanze stupefacenti (ex. art. 75 DPR 309/90);
due sono stati segnalati per inosservanza dei Provvedimenti Prefettizi (DASPO Urbano);
un immigrato irregolare è stato denunciato all'autorità giudiziaria per inottemperanza al foglio di via obbligatorio;
due cittadini del Gambia sono stati denunciati per detenzione di sostanze stupefacenti dopo esser risultati in possesso di quindici grammi di marijuana.
La terza operazione si è svolta nella nottata del 02 ottobre 2018 ad opera dei Carabinieri del Comando Provinciale di Genova che hanno controllato le zone di Pré, Piazza Fossatello e Via San Luca.
Il Capitano Michele Zitiello, da poco arrivato al comando della Compagnia Carabinieri Genova Centro, ha impiegato trenta militari per controllare i caruggi genovesi e le zone a maggior rischio delinquenza in modo da far vedere la precisa e puntuale presenza dello Stato a difesa delle persone oneste e per bene.
Tra Via San Luca, Via del Campo e Piazza Fossatello i militari dell'Arma hanno preso in flagrante quattro pusher che stavano vendendo una dose e li hanno tratti in arresto consegnandoli nelle mani della magistratura. Ai dieci soggetti che erano intenti ad acquistare le sostanze illegali, invece, è toccata la segnalazione quali assuntori all'autorità giudiziaria cittadina.
All'interno dell'operazione di vigilanza, i Carabinieri si sono inoltrati nei celebri caruggi controllando cinque esercizi commerciali e comminando quattro sanzioni amministrative per irregolarità pari ad un valore di 15mila600euro. Alle sanzioni si sono aggiunti poi il sequestro di 12kg di alimenti di provenienza estera non tracciata correttamente e la chiusura di un locale poiché gestito da un soggetto non in regola con il Permesso di Soggiorno e presenza di numerosi lavoratori "in nero".
Tutto questo è stato possibile grazie al magistrale lavoro di sinergia che c'è stato fra i Carabinieri della Compagnia Genova Centro, del Nucleo Operativo Radio Mobile, del Nucleo Anti Sofisticazione e del Nucleo Ispettorato del Lavoro coordinati, come suddetto, dal Capitano Zitiello che, in conferenza stampa, ha dichiarato: "abbiamo intenzione di fare del nostro meglio per far vedere quanto più possibile la nostra presenza ai cittadini".
Quello che vi ho scritto quest'oggi non è che la punta di un grande iceberg. L'Arma dei Carabinieri, ogni giorno, svolge operazioni di questo tipo in tutte le regioni della nostra Penisola e, ve lo assicuro, non c'è Comando Provinciale ove non si compia almeno un arresto al giorno.
Purtroppo, poco si parla del grande lavoro svolto quotidianemente dai Carabinieri perché i telegiornali sono più interessati al gossip e al pettegolezzo che alle cose serie. E' più facile sentir parlare della nascita di una foca che di un blitz compiuto dalle forze dell'ordine. E' più comune sentir parlare delle corna che un vip prende da un altro piuttosto che di un Carabiniere ferito in servizio.
L'Italia è una Nazione dalla memoria corta, incline a dimenticarsi di chi fa del bene per far posto a frivolezze e pettegolezzi degni delle più squallide donnette di provincia!
Carissimi, il fatto che non si vedano inseguimenti, sparatorie, perquisizioni, cinofili in azione... non significa che tutto questo non accada. Le carceri italiane sono sovraffollate perché c'è qualcuno che lavora seriamente e quotidianamente per condurvi inquilini.
Quando vediamo un Carabiniere in divisa non neghiamogli né un saluto né un sorriso perché il suo lavoro è la nostra garanzia di sicurezza ed incolumità.
Viva l'Italia, viva i Carabinieri!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

venerdì 14 settembre 2018

Un militare può avere paura?

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", l'altro giorno, parlando con dei colleghi in sala pausa, ho sentito dire che un militare che va in missione all'estero o che esce di notte per sedare una rissa non può permettersi il lusso di avere paura. Ma è davvero così?
Il Comandante Alfa, tra i fondatori del Gruppo Interventi Speciali dell'Arma dei Carabinieri (G.I.S.), una notte, durante una Missione a Nassiryia (Iraq), poco tempo dopo il tragico attentato alla base italiana, ha ricevuto una chiamata del suo Colonnello perché c'è appena stata un'esplosione sospetta in paese. Lui racconta così l'accaduto:
"C'è il rischio si tratti di un'imboscata. Blindato II, III e Mitsubishi in azione. Nessuno ha bisogno di aggiungere altro. Di corsa ognuno raggiunge la propria postazione.
Con noi viene anche la paura. C'è. Esiste. La si sente nell'aria, quasi fosse un odore. Un odore impalpabile, una nebbia che scende fredda e improvvisa nella notte e ti si appiccica addosso senza lasciarti scampo. La sensazione più arcaica tra quelle provate dall'uomo.
La paura dell'ignoto, del nemico, del pericolo, della morte. Riesco a riconoscerne i contorni nel silenzio composto e austero dei miei compagni. Anche questo fa parte di noi. Siamo uomini. La paura fa parte di noi. E' presente nella nostra vita da sempre e giorno dopo giorno abbiamo imparato a conviverci e a tenerla sotto controllo. Non ci si abitua mai all'idea di morire e gli sguardi che s'incrociano tra gli uomini sono dignitosamente silenziosi. Tutti deglutiscono con aria severa. Nel silenzio di riconosce il pericolo a cui ognuno sta andando incontro ma allo stesso tempo la consapevolezza di essere un tutt'uno, la certezza dell'importanza del proprio ruolo, la coscienza di essere realmente in grado di agire e di vincere". (Comandante Alfa, "Cuore di Rondine", Edizioni Tea, Pagine 31-32)
Carissimi, dopo queste poche righe scritte da un grande Luogotenente dell'Arma dei Carabinieri che appartiene al G.I.S. sin dal 1977, penso non ci sia molto da aggiungere. La paura non è un difetto ma una componente fondamentale della vita di ogni uomo. I militari, in questo caso i Carabinieri, non ne sono privi. La differenza fra un buon militare ed un militare mediocre sta nel modo in cui questi affronta la paura.
La mia stima verso chi indossa una divisa cresce di giorno in giorno e spero che, anche grazie a "Cuore Alpino", cresca pure la vostra.
Viva l'Italia, viva l'Arma dei Carabinieri!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langell

lunedì 3 settembre 2018

Il sorriso dei giusti. In memoria del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa

Carissimi amici al "Cuore Alpino", trentasei anni fa l'Italia si è fermata per piangere la scomparsa del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, vittima di un attentato terroristico messo in atto dagli schifosissimi sicari di "Cosa nostra".
Il Generale Dalla Chiesa nasce a Saluzzo, splendida cittadina della provincia di Cuneo, il 27 settembre 1920.  Si innamora da subito dell'Arma dei Carabinieri e nel 1942, a soli 22 anni, si arruola ed indossa la bellissima uniforme a bande rosse. I suoi formatori ed istruttori vedono subito la stoffa di questo giovane carabiniere e lo inviano in Campania dove viene inserito nel nucleo incaricato di dare la caccia al bandito La Marca.
Nel 1968, nel pieno della carriera, il giovane Carlo Alberto viene chiamato ad organizzare i soccorsi per la popolazione civile vittima del terremoto del Belice. La Protezione Civile non esiste ancora e Dalla Chiesa deve salvare vite, rendere sicure città e fornire sicurezza e stabilità ai territori coinvolti dall'emergenza. L'Arma dei Carabinieri resta piacevolmente meravigliata dal suo grande spirito d'iniziativa e i comuni di Montevago e Gibellina gli conferiscono la Cittadinanza Onoraria.
L'impegno, la dedizione e la fedeltà dimostrati da Dalla Chiesa spingono i gerarchi dell'Arma a mandarlo in Sicilia per lottare seriamente e con mano ferma contro "Cosa nostra". Anche qui i risultati non si fanno attendere. Dalla Chiesa si mette ad indagare sugli omicidi del giornalista Mauro de Mauro e del procuratore Pietro Scaglione e, grazie al suo grandissimo acume investigativo, dà vita al "Rapporto dei 114" in cui si possono leggere nomi, indirizzi e informazioni utili sulla maggior parte dei capimafia operanti nell'isola sicula. Fra questi nomi si trovano quelli di Tommaso Buscetta, i cugini Greco di Cianculli, Frank Coppola e Gerlando Alberti.
Questa importante "mappa" della criminalità organizzata colpisce in modo singolarissimo il Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri che, dopo attenta analisi, nel 1973 decide di elevare il Colonnello Carlo Alberto Dalla Chiesa al grado di Generale di Brigata con incarico di Comandante della Divisione Pastrengo di Milano incaricata di sgominare e distruggere il gruppo terroristico delle "Brigate Rosse".
Il neo-nominato Generale non lascia nulla al caso e, anche questa volta, riesce a dar prova della sua grande capacità investigativa. Dopo il sequestro del Giudice Sossi di Genova Dalla Chiesa capisce che bisogna dare un forte colpo alle BR ed infiltra uno dei suoi migliori uomini della "Pastrengo", il carabiniere Silvano Girotto, all'interno del sodalizio rosso. Grazie al grande lavoro di quest'ultimo, il Generale trae in arresto i brigatisti Renato Curcio e Alberto Franceschini. Ma non finisce qui. Nel 1975, durante una delicatissima operazione militare atta a liberare l'industriale vitivinicolo Gancia, i Carabinieri di Dalla Chiesa uccidono in un conflitto a fuoco Margherita Cagol, moglie di Renato Curcio, che aveva preso il posto del marito all'interno delle BR.
Ma le BR esistono ancora e riescono ad evadere dalle carceri in cui sono detenute. Dalla Chiesa riesce a ricatturare Renato Curcio e i suoi "compagni" e li sparpaglia nelle Carceri di Massima Sicurezza di Cuneo, Asinara, Favignana, Palmi e Trani.
Il Ministero della Difesa, visti i grandi risultati di questo suo figlio, nel 1981 nomina il Generale Dalla Chiesa Vice Comadante dell'Arma dei Carabinieri (incarico già ricoperto da suo padre) ed il 2 maggio 1982 lo invia con l'incarico di Prefetto in Provincia di Palermo.
Qui, in questo luogo, il 3 settembre 1982, dopo soli 4 mesi di servizio prefettizio, il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, l'Agente di Polizia Domenico Russo e la Signora Emanuela Setti Carraro, moglie del Generale, vengono barbaramente uccisi in un attentato da parte di "Cosa nostra".
Gli anni passano, i giorni trascorrono frenetici, ogni giorno accade qualche fatto di cronaca ma gli Italiani non possono e non vogliono dimenticare ciò che è accaduto a questo grande uomo che ha avuto l'unica "colpa" di amare il Tricolore e servirLo fedelmente.
Carissimi, ogni volta che incontro un carabiniere, che vedo una gazzella, che sento una sirena o che passo dinanzi ad una caserma, sento forte la presenza del mio conterraneo Carlo Alberto Dalla Chiesa. Come me migliaia di giovani che bramano con tutti loro stessi di entrare nell'Arma dei Carabinieri per mettere a repentaglio la loro vita in favore di chi è povero ed indifeso.
Oggi, 3 settembre 2018, migliaia di Italiani per bene inneggiano alla figura onesta e carismatica di Carlo Alberto Dalla Chiesa e sperano nella sconfitta completa e definitiva delle mafie, che sono il liquame putrido ed olezzoso del nostro paese.
Viva l'Arma dei Carabinieri, viva l'Italia, onore al Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

giovedì 1 marzo 2018

132 anni di Associazione Nazionale Carabinieri

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", questa sera vi scrivo per raccontarvi di un sodalizio meraviglioso che esiste nel nostro Paese sin dal 1886: l'Associazione Nazionale Carabinieri.
132 anni fa, precisamente il 01 marzo 1886, a Milano nasce l'Associazione di Mutuo Soccorso fra congedati e pensionati dei Carabinieri. Da questa associazione nasceranno altre realtà simili - per non dire eguali - in tutto il territorio peninsulare.
Il sodalizio milanese ha subito un notevole successo perché permette l'iscrizione sia ai carabinieri in congedo che a quelli ancora in servizio. Questo ha creato un clima di fiducia, fratellanza e solidarietà tra i militari in servizio e quelli che - pur a malincuore - si sono congedati spingendoli a sostenere i soci ammalati, trovare un lavoro ai soci disoccupati, accompagnare il feretro dei soci defunti e presenziare a tutte le cerimonie o commemorazioni in cui siano presenti le istituzioni repubblicane.
Lo Statuto dell'Associazione di Mutuo Soccorso, per ribadire questi principi solidali, ha da subito sancito che "gli associati devono mantenere saldo lo spirito di Corpo e la fratellanza con i militari dell'Arma tuttora in servizio" e che una volta appresa la morte di un militare dell'Arma in servizio attivo, caduto vittima comunque del proprio dovere, "il Presidente disporrà affinché la rappresentanza dell'Associazione intervenga ai funerali con il vessillo sociale a lutto".
Nel 1905 le associazioni che riuniscono i Carabinieri in servizio ed in congedo sono presenti in tutte le regioni ed in tutte le provincie d'Italia. La moltitudine delle divise, dei segni distintivi, dei labari, ecc... stava creando non poca confusione e, così, i presidenti delle varie associazioni si sono messi attorno ad un tavolo ed hanno deliberato - nel 1926 - la nascita di un'unica Associazione d'Arma a carattere nazionale che - prima di chiamarsi Associazione Nazionale Carabinieri - si è chiamata "Federazione Nazionale del Carabiniere Reale", "Federazione Nazionale del Carabiniere Reale in Congedo", "Associazione Nazionale del Carabiniere Reale in congedo", "Cassa di Previdenza fra gli appartenenti all'Arma dei Carabinieri in pensione e in congedo", "Associazione Nazionale Ufficial dell'Arma dei Carabinieri Reali in congedo".
L'Associazione Nazionale Carabinieri oggi è un sodalizio composto da circa 1700 sezioni di cui circa 1600 in Italia e le altre all'estero. Nelle sue fila annovera la bellezza di quasi 200mila iscritti e 350 organizzazioni di volontariato. Da molti anni l'A.N.C. stampa un proprio organo di informazione denominato "Fiamme d'Argento" che esce ogni tre mesi e si occupa dell'organizzazione del Raduno Nazionale che si tiene in genere ogni due anni in una località diversa del Paese.
L'attuale Presidente dell'Associazione Nazionale Carabinieri è il Generale di Corpo d'Armata Libero Lo Sardo, democraticamente eletto il 20 dicembre del 2008.
Carissimi, ho voluto dedicare queste righe all'Associazione Nazionale Carabinieri perché da quando mi occupo della memoria di Giorgio li incontro spesso a cerimonie e commemorazioni. Devo dire che ogni volta è un piacere vedere con quale compostezza e quale sincera commozione sostano dinanzi ad un monumento per i Caduti o ai piedi del Tricolore durante l'Alzabandiera. Poche associazioni hanno la sincera devozione dell'ANC e dei suoi sodali perciò, come già detto, ho desiderato spendere qualche riga del mio blog per permettere a tutti i miei giovani lettori di conoscere una realtà davvero degna di essere conosciuta.
Viva l'Italia, viva la Benemerita, onore all'Associazione Nazionale Carabinieri!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

martedì 20 febbraio 2018

I Carabinieri Forestali salvano i cittadini da inquinamento ambientale

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", il mese di febbraio è iniziato con un'importante operazione dei Carabinieri Forestali di Spilinga e Vibo Valentia (Calabria) che li ha portati all'identificazione ed alla conseguente denuncia di un soggetto reo di aver volontariamente smaltito in modo illecito e pericoloso rifiuti di origine zootecnica consistenti in deiezioni di bovini e liquami ivi derivati.
I militari sono riusciti a fermare questo ignominioso reato grazie alla collaborazione dei cittadini del territorio che, grazie alla fiducia nell'Arma dei Carabinieri, hanno segnalato sospetti inquinamenti nei loro terreni che, se trascurati, avrebbero potuto causare seri danni alla salute pubblica.
Quando i Carabinieri Forestali si sono recati a Poro di Spilinga per verificare la veridicità delle segnalazioni ricevute si sono trovati dinanzi ad un'azienda agricola che stoccava i liquami in una vasca impermeabile a norma di legge ma non la svuotava da molto tempo ed infatti la stessa tracimava riversando i liquami sui terreni circostanti e, conseguentemente, nelle falde acquifere.
A seguito del controllo è scattato il sequestro della vasca incriminata e del pozzetto ad essa collegato. I Carabinieri Forestali, inoltre, hanno inoltrato apposita segnalazione scritta alla locale Procura della Repubblica nella quale rendevano edotta la magistratura del fatto che l'allevatore in questione ha smaltito in modo illecito sul suolo, nel sottosuolo e nelle acque pubbliche, rifiuti speciali nonché pericolosi consistenti in reflui zootecnici palabili e non palabili.
Carissimi, molto spesso si sente dire che l'Italia è un paese dove ognuno può fare ciò che vuole e che chi delinque vive tranquillo ed impunito. Bene, questo non è vero! I Carabinieri sono sempre vigili e attenti ai bisogni della popolazione. Certo - e mi pare normale - essi non possono sapere sempre tutto; sono in pochi e hanno molti territori da controllare e presidiare.
I Cittadini, seguendo l'esempio di quelli di cui vi ho appena parlato, hanno il diritto/dovere di segnalare eventuali reati di cui sono a conoscenza. L'Arma dei Carabinieri, quando riceve un'informativa, non esita a mettere in moto la macchina inquirente al fine di tutelare e proteggere la cittadinanza.
Ancora una volta mi trovo nella condizione di dover ringraziare l'Arma dei Carabinieri per l'ennesimo prezioso e proficuo intervento.
Viva l'Italia, viva l'Arma dei Carabinieri!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

martedì 6 febbraio 2018

Il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza dimostra la sua alta professionalità

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", in data odierna la Stazione Soccorso Alpino della Guardia di Finanza di Riva Valdobbia (Vercelli) è stata impegnata in un'esercitazione simulativa di valanga a cui han partecipato anche il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico del Piemonte ed i Carabinieri di Alagna.
La cosa straordinaria sta nel fatto che - per la prima volta - i suddetti specialisti del soccorso sono stati chiamati ad intervenire come se l'emergenza ci fosse davvero. Nessuno dei soccorritori in oggetto sapeva si trattasse di una simulazione!
Il tutto ha avuto inizio alle 9 di questa mattina nello scenario impervio quanto magnifico della Val Vogna ove ad attenderli vi era un interprete che diceva di aver visto un gruppo di escursionisti travolti da una valanga di neve staccatasi dalla roccia.
Per rendere il tutto più credibile e realistico, nei giorni scorsi, erano stati posizionati dei manichini e questa mattina sono stati sepolti tre soggetti in carne ed ossa per testare i Finanzieri nell'uso dell'Apparecchio per la Ricerca del Travolto dalla Valanga e le Unità Cinofile nella ricerca sopravvissuti mediante fiuto.
Gli "attori", appositamente posizionati, hanno finto di esser vittime di infortuni tipici di chi è stato davvero travolto da cumuli di neve mentre i manichini hanno "impersonificato" le salme dei non sopravvissuti. La situazione ha richiesto una sincera, leale e fattiva collaborazione fra Finanza, Carabinieri e Soccorso Alpino. Tutto è andato per il meglio dando così alta testimonianza del fatto che - quando le Forze dell'Ordine collaborano - nulla può mettere in pericolo il Cittadino!
Fabio Loss, capostazione del Soccorso Alpino e Speleologico di Alagna, intervistato ha detto che "Si è trattato di un test molto utile perché ci ha consentito di misurare la reattività dei nostri operatori in una situazione più reale possibile. A differenza delle esercitazioni classiche, abbiamo valutato la rapidità dei tecnici nel presentarsi in condizioni di operatività sul luogo dell’incidente. L’aspetto più positivo è legato alle piccole complicazioni emerse a livello di coordinamento tra corpi e di comunicazione sul terreno perché offrono nuove sfide operative su cui lavorare per rendere il nostro servizio più efficiente".
Il Soccorso Alpino della Guardia di Finanza è poco conosciuto ma è una delle eccellenze del nostro Paese. Da decenni gli uomini e le donne della GdF sono impegnati sulle piste da sci, nei crepacci rocciosi e ovunque ci siano dei cittadini italiani bisognosi di soccorso dopo un incidente o un infortunio in territorio montano.
Compito di questo mio povero, misero e semplice blog è quello di raccontare ciò che gli uomini e le donne in divisa compiono ogni giorno per noi e per la nostra salvezza. Non so se ci riesco sempre ma l'intento è questo.
Prima di congedarmi vi dico il mio più sincero ed accorato grazie per il seguito che date ad ogni mio singolo post. Il vostro contributo è l'anima di questa mia missione e, lo dico senza retorica, senza di voi "Cuore Alpino" non avrebbe né senso né significato. Grazie, grazie, grazie!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

martedì 30 gennaio 2018

Bruno Pilat, il Carabiniere che ha salvato 218 ebrei

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", a tre giorni dal Giorno della Memoria vi scrivo per raccontarvi la storia di un grande Carabiniere che ha messo a repentaglio la sua vita per salvare quella di 218 altre persone.
La nostra vicenda si svolge nel bel mezzo della Seconda Guerra Mondiale e l'eroe di cui stiamo parlando è il Brigadiere dell'Arma dei Carabinieri Bruno Pilat, nato a Follina (Treviso) il 13 aprile del 1913. Il luogo in cui tutto si svolge è il comune di Aprica dove Pilat è Comandante di Stazione sin dal 27 marzo del 1942. Questo comune di confine si trova nel bel mezzo della triste persecuzione degli stranieri e dei confinati ebrei che dalla Croazia si trovano in quei luoghi.
Pilat non condivide in alcun modo le politiche hitleriane e, pur mantenendo un atteggiamento rispettoso della legge, cerca di collaborare con le comunità ebraiche presenti sul territorio per evitare che queste possano fare brutta fine.
Nel 1943, anno dell'armistizio, il Brigadiere Pilat conosce il reverendo Don Giuseppe Carozzi che, con impareggiabile abnegazione è impegnato da anni nella salvezza dei perseguitati dal Reich.
Ad Aprica gli Ebrei residenti (censiti) sono all'incirca trecento e il richio che partano per i campi d'internato è alto perciò il prete ed il carabiniere - a rischio della loro stessa vita - si adoperano per permettere ai figli di Jahve di raggiungere la non troppo lontana Svizzera. Alla loro impresa si associano il Carabiniere Giuseppe Pina, il Carabiniere Angelo Balsamo, il Carabiniere Gaston Giustetto e il Vice Brigadiere Massimo Apollonio.
Alcuni membri della comunità giudaica di Aprica, però, rimangono dove sono per fare da collegamento tra i fratelli già in Svizzera e quelli ancora in Italia. Il 26 ottobre del 1943 ad Aprica arrivano le SS del Reich per dar seguito all'opera di rastrellamento iniziata già in molti altri comuni della penisola. Ad Aprica, in quel periodo, vi sono ancora le famiglie Pollak, Wilczeck e Pustiscek. La loro deportazione sembra scontata ma il Vice Brigadiere Apollonio, con l'aiuto di un membro della sua famiglia, riesce ad avvertirli e ad instradarli per la Svizzera attraverso il sentiero della morte.
Il Brigadiere Pilat, dal canto suo, continua a dare supporto, soccorso e cure a tutti i prigionieri politici, perseguitati ideologici e quanti sono invisi al regime di Adolf Hitler. Inoltre, rischiando oltre misura, convince tutti i giovani in età militare a non seguire la chiamata ad arruolarsi nelle file della neo-nata Repubblica Sociale Italiana.
Nel 1944, però, si ammala e viene ricoverato in quarantena presso il vicino ospedale di Sondrio. Una volta dimesso decide di non rientrare al Comando di Stazione per aggregarsi alle "fiamme verdi" della Brigata Partigiana locale. Il 05 giugno però viene catturato assieme al Carabiniere Pina e consegnato alle SS per essere deportato nei campi di lavoro del Reich.
Entrambi, dopo esser stati pestati a dovere, vengono inviati nel Campo di Ludwigsburg, alle porte di Stoccarda, dove vengono costretti a fare i magazzinieri sino al giorno della loro fuga e del fortunato rientro in Italia. Il 6 maggio 1945 il Brigadiere Pilat riprende il Comando della Stazione di Aprica e il Carabiniere Pina torna ad espletare parimenti le sue funzioni.
L'esemplare ed eroico comportamento tenuto dal comandante Pilat durante queste tristi vicende gli è valsa la promozione al grado di Maresciallo su proposta del Prefetto e con assoluto benestare del Comando Generale dell'Arma.
Il Maresciallo Bruno Pilat, inoltre, viene insignito della Medaglia di Bronzo al Valor Militare con la seguente motivazione: "Dava prova di ardimento e di alto sentimento del dovere affrontando da solo ed in località isolata un pregiudicato che poco prima, colto da improvvisa alienazione mentale, si era reso responsabile di grave ferimento, riuscendo a disarmarlo della pistola carica che questi teneva in pugno. Successivamente, mentre traduceva in caserma l'arrestato sebbene da questi ferito di sorpresa alla gola con un coltello e, benché stremato di forze per l'abbondante emorragia, con virile energia gli tenne fronte, colpendolo a morte con un colpo di pistola" e della Medaglia d'Argento al Merito Civile "alla memoria" con la seguente motivazione: "Comandante di Stazione Carabinieri, con generoso slancio ed eccezionale senso di abnegazione, si adoperò durante l'occupazione nazista per alleviare le sofferenze di molti cittadini ebrei jugoslavi confinati nel territorio italiano, proteggendoli dalle violenze fisiche e favorendone l'espatrio clandestino in Svizzera. Catturato e deportato in Germania, subì stenti e privazioni fino al rientro in patria al termine della guerra. Chiaro esempio di elette virtù civiche ed altissimo senso del dovere".
Dopo una vita tanto intensa quanto eroica il Maresciallo dei Carabinieri Bruno Pilat ci ha lasciati nel 2006, all’età di 93 anni, per ricongiungersi al Padre mediante l'intercessione silenziosa della Virgo Fidelis, Patrona dell'Arma.
Carissimi, questa storia meritava di esser narrata perché in pochi la conoscono e in troppi la ignorano. Chi dona la propria vita per il bene di quella altrui merita di essere ricordato e di essere visto dai giovani di ogni tempo come "faro luminoso" della società!
Nella speranza di avervi fatto cosa gradita mi congedo "con la penna" ma non con il cuore.
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica 
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

domenica 7 gennaio 2018

"Cuore Alpino" da tre anni a fianco delle Forze Armate

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", il mio primo scritto del 2018 vuol essere dedicato agli amati membri delle Forze Armate italiane.
Nel corso dell'Anno del Signore 2017 i nostri soldati hanno tenuto alto l'onore del Tricolore attraverso le Missioni Internazionali, l'impegno a fianco delle popolazioni del centro-Italia colpite dal terremoto e vari servizi sul territorio.
Molti giovani hanno indossato l'uniforme e molti altri si stanno preparando ad indossarla.
Tutti loro sanno - e sono ben consapevoli - che essere un militare richiede sacrificio, abnegazione, impegno, formazione e costante addestramento.
Il militare non termina la propria formazione al Reparto Addestramento Volontari ma si completa giorno dopo giorno con l'aiuto e la collaborazione dei suoi ufficiali, dei suoi commilitoni e della popolazione civile.
Dagli Ufficiali impara la disciplina, l'etica, la tecnica, la compostezza e tutto ciò che serve ad un soldato per essere operativo e pronto a servire la Nazione sempre, comunque e dovunque.
Dai Commilitoni apprende la difficile arte della convivenza che obbliga persone sconosciute a dover vivere assieme ventiquattrore al giorno, sette giorni su sette. Con i commilitoni affronta percorsi formativi, cammini addestrativi, momenti punitivi, spazi di gioia e goliardia, e tutto ciò che nasce spontaneo in un gruppo di persone accomunate dall'amore per la Patria.
Dalla Popolazione Civile acquisisce consapevolezza del fatto che il suo operato sarebbe nullo se non fosse rivolto a persone fragili, deboli, bisognose di essere difese, accolte e tutelate.
Il militare italiano, qualunque grado porti sulle spalline, è un mix di formazione, responsabilità ed abnegazione. Tanto il Generale quanto il Volontario in Ferma Prefissata, infatti, sono personificazione del Tricolore e del sangue versato dagli Italiani che non ci sono più.
Ciascun soldato, in qualsiasi caserma si trovi, è chiamato a portare cuciti sul cuore i nomi e le storie dei militari italiani Caduti nell'adempimento del proprio dovere.
L'uniforme vegetata, che i soldati indossano ogni mattina per andare in caserma, è composta da "macchie" di diverse sfumature di verde. Mi è sempre piaciuto pensare che ad ogni "macchia" corrisponda il nome, la vita e la storia di un Caduto delle Forze Armate.
In fondo, e chi mi conosce bene lo sa, sono profondamente convinto del fatto che non avremmo l'Esercito fiero e glorioso che abbiamo se non ci fossero stati quei soldati che con il sacrificio della loro vita hanno dato lustro e valore alla nostra bandiera.
Spesso, troppo spesso, mi imbatto in Associazioni Combattentistiche e d'Arma che danno per scontate le vite di chi è caduto in servizio oppure - cosa davvero seccante - mi interfaccio con sindaci e rappresentanti delle istituzioni che considerano "mercenario" chi partecipa alle Missioni Internazionali di Nato e Onu.
In moltissime occasioni mi sono sentito dire: "Vanno all'estero per pagare il mutuo perché, sai, le missioni all'estero sono molto ben pagate".
A queste persone ed alle loro offensive esternazioni non voglio dare troppo peso perché, per citare qualcuno di molto saggio, "non sanno quello che dicono".
Desidero che l'Anno del Signore 2018 sia un anno all'insegna della memoria e del rispetto di chi "è andato avanti" nell'adempimento del proprio dovere a difesa delle libere istituzioni e della popolazione civile.
I giovani che oggi frequentano le scuole superiori hanno bisogno di esempi da seguire e di personaggi ai quali ispirarsi. Papa Paolo VI era solito dire che gli uomini di oggi non hanno bisogno di maestri ma di testimoni e asseriva anche che se i giovani accettano dei maestri lo fanno solo perché riconoscono in essi degli autentici testimoni di qualcosa di grande.
I militari italiani - e su questo non ho alcun dubbio - sono testimoni di valori quali la democrazia, la solidarietà, la condivisione, l'aiuto a chi soffre, la costanza, il senso del dovere, ... e tutto ciò in cui la nostra Repubblica Italiana crede ed ha creduto nella propria storia.
Di fronte a chi sventola fazzoletti rossi e bandiere arcobaleno mi intenerisco perché prendo atto di quanto ci sia ancora da fare nel cammino dell'informazione su ciò che viene quotidianamente compiuto dagli uomini delle Forze Armate sul territorio nazionale ed estero.
Con il presente colgo l'occasione per ringraziare quei militari che svolgono funzioni di polizia ventiquattr'ore su ventiquattro, in tutte le province d'Italia, nelle ambasciate, nei consolati e in tutte le realtà diplomatiche ed istituzionali che l'Italia ha all'estero.
Mi riferisco senza ombra di dubbio ai militari dell'Arma dei Carabinieri che, sotto lo sguardo materno della Virgo Fidelis, servono il Popolo Italiano in mille e molteplici forme garantendo così la sicurezza nazionale e la maggior vivibilità nelle nostre città.
Ai membri dell'Esercito Italiano, dell'Arma dei Carabinieri, della Marina Militare e dell'Aeronautica Militare giunga il mio più sincero ed accorato GRAZIE per il servizio svolto, per l'abnegazione quotidiana e per l'alta professionalità con le quali - ogni giorno - mettono a repentaglio lo loro vita per garantire l'incolumità della nostra.
A loro ed alle loro famiglie garantisco la mia personale vicinanza nella preghiera e il sicuro spazio su questo Blog per narrarne le gesta quotidiane ed eroiche affinché le future generazioni possano conoscere ed apprezzare ciò che essi fanno per onorare concretamente il Tricolore.
Viva l'Italia, viva le Forze Armate, onore ai Caduti!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

mercoledì 21 giugno 2017

E' nato il 14 Battaglione Carabinieri "Calabria"

Carissimi, il 2017 verrà ricordato come uno degli anni più proficui per l'Arma dei Carabinieri visto che è l'anno nel quale lo Stato Italiano ha istituito il 14 Battaglione Carabinieri "Calabria" con sede a Vibo Valentia.
Il 1 marzo di quest'anno, infatti, la Benemerita si è arricchita di un nuovo corpo speciale altamente specializzato e formato nella lotta alla criminalità organizzata con particolare riferimento alle associazioni di stampo mafioso.
La solenne e sontuosa cerimonia si è svolta mercoledì 01 marzo alla Caserma "Luigi Razza" alla presenza di Marco Minniti, Ministro dell'Interno, del Generale Tullio Del Sette, Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, e di molte autorità civili e religiose della Calabria. Inoltre, cosa da non trascurare in una terra fatta di omertà e di silenzi, alla cerimonia hanno preso parte 300 studenti delle scuole di ogni ordine e grado con i loro insegnanti.
Il 14 Battaglione Carabinieri "Calabria" nasce dal desiderio del Ministro della Difesa, del Ministro dell'Interno e dal Comando Generale dell'Arma di mettere fine alla tremenda ed oscena organizzazione denominata 'ndrangheta.
Le mafie non possono soggiogare i cittadini e neppure spartirsi il territorio per i loro sporchi affari. Questo nuovo battaglione viene alla luce per ricercare i latitanti assieme allo Squadrone "Cacciatori di Calabria" che da anni è già impegnato in tale missione.
Per la solennità di questo importante giorno di fondazione il Comando Generale ha predisposto che alla cerimonia prendessero parte la Bandiera di Guerra e la Fanfara del 10 Reggimento Campania, due Compagnie del neonato 14 Battaglione, una Compagnia dello Squadrone "Cacciatori di Calabria", numerosi Comandanti di Stazione della Calabria e parecchie delegazione dei neonati Carabinieri Forestali.
La cerimonia è volta al termine con la Formula di Riconoscimento di Autorità al Comandante - che è stato designato nella persona del Tenente Colonnello Milko Verticchio - al quale è stato consegnato lo scudetto omerale nel nuovo Battaglione.
Carissimi, lo Stato c'è e si muove affinché la criminalità organizzata indietreggi, arranchi e perda potere. Noi cittadini abbiamo il diritto, anzi, il dovere di sostenere lo Stato con la nostra collaborazione e il nostro ripudio delle ideologie di stampo mafioso, 'ndranghetista, camorrista, ecc...
Viva l'Italia, viva i Carabinieri, onori al neonato 14 Battaglione "Calabria"!
Andrea Elia Rovera

sabato 17 giugno 2017

I Carabinieri a Laives (Bz) per la Festa dell'Arma

Carissimi, con qualche giorno di ritardo voglio condividere con voi un pensiero sul 203° Anniversario della Fondazione dell'Arma dei Carabinieri che si è tenuto nella Caserma del 7 Reggimento Carabinieri Trentino Alto Adige "Laives".
A questa importantissima cerimonia che punta a celebrare le grandi imprese e la costante abnegazione della "Benemerita" hanno preso parte il Generale Massimo Mennitti, Comandante della Legione Carabinieri "Trentino Alto Adige", il dottor Vito Cusumano, Commissario del Governo per la Provincia Autonoma di Bolzano, il Colonnello Stefano Paolucci, Comandante Provinciale dei Carabinieri di Bolzano e molte altre autorità civili, religiose e militari.
Il Colonnello Paolucci, durante un breve ma toccante discorso, ha voluto ringraziare i militari dell'Arma operanti nel Comando Provinciale di Bolzano e nel 7 Reggimento Carabinieri di Laives dicendo che è orgoglioso di sapere che ciascuno di loro è "da sempre accanto ai cittadini, talvolta per risolvere un concreto problema, talvolta anche solo per un consiglio o una parola di conforto". L'alto ufficiale, guardando i reparti ordinatamente schierati, ha poi aggiunto: "Questa è l'Arma dei Carabinieri, l'arma della gente, l'arma di tutti, un patrimonio delle comunità che preserviamo con costante impegno".
Carissimi, a conclusione di questa mia breve, vorrei chiedervi un minuto di silenzio e la recita di un'Ave Maria alla Virgo Fidelis per l'anima del Maresciallo Paolo Russo che nel 2016 è prematuramente scomparso lasciando la sua famiglia e il 7 Reggimento a cui apparteneva.
I Carabinieri sono il nostro bene più prezioso perché mettono a repentaglio la loro vita 24 ore su 24 per garantire a ciascuno di noi di vivere un'esistenza libera, pacifica e dignitosa.
Viva l'Italia, viva l'Arma dei Carabinieri!
Un abbraccio, Elia.

lunedì 5 giugno 2017

Il Maresciallo Aiutante S.U.P.S. Loreto Di Loreto finalmente è Medaglia d'Oro al Valore dell'Arma dei Carabinieri

Carissimi, quest'oggi il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella visto il decreto legislativo 15 marzo 2010, numero 66, recante "codice dell'ordinamento militare"  successive modificazioni e integrazioni; visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, numero 90, concernente "testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare" e successive modificazioni e integrazioni; visto il parere del Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri; su proposta del Ministro della Difesa ha decretato la concessione della Medaglia d'Oro al Valore dell'Arma dei Carabinieri al Carabiniere (ora Maresciallo Aiutante sostituto Ufficiale di Pubblica Sicurezza) Di Loreto Loreto, nato il 26 aprile 1980 a Castel di Sangro (Aq), con la seguente motivazione: "Addetto al Police Operational Mentoring and Liaison Team di Farah (Afghanistan), nell'ambito della Missione ISAF, in un contesto ambientale caratterizzato da persistente ed elevatissimo rischio di natura terroristica, dedicava ogni personale risorsa all'assolvimento del compito assegnato, impegnandosi con instancabile slancio e intima convinzione nelle attività di mentorizzazione e di assistenza in favore della polizia locale. Nel corso di un servizio di scorta a un convoglio militare, disposto a seguito di un precedente attacco terroristico ad altri mezzi dell'Esercito Italiano in quella stessa zona, il veicolo blindato sul quale viaggiava in qualità di  mitragliere si ribaltava più volte. A seguito dell'occorso, il militare veniva sbalzato violentemente fuori dalla botola in cui era posizionato, riportando gravissime lesioni su tutto il corpo. Con altissimo spirito di abnegazione e straordinaria professionalità, continuava a orientare i propri commilitoni nelle procedure di messa in sicurezza dell'Area sino alla totale perdita dei sensi. La grandissima forza d'animo e il cosciente sprezzo del pericolo costantemente testimoniati hanno consentito il perseguimento degli scopi della rischiosa missione, esaltando il prestigio dell'Italia e delle sue Forze Armate a livello internazionale. Chiaro esempio di elette virtù militari, elevatissimo senso del dovere e assoluta dedizione al servizio". Farah (Afghanistan), 28 gennaio 2012.
Questa mattina il Maresciallo Di Loreto mi ha dato la bellissima notizia e gli ho chiesto l'autorizzazione a pubblicare il surriportato decreto con il quale il Capo dello Stato ha voluto insignirlo della Medaglia d'Oro al Valore dell'Arma dei Carabinieri.
Uomini come il Maresciallo Di Loreto sono il fiore all'occhiello della nostra Nazione e la punta di diamante dell'Arma dei Carabinieri.
Come tutti sanno, da sempre sono impegnato nella valorizzazione delle Forze Armate e del loro operato con particolare impegno verso gli Alpini per i quali ho un'autentica venerazione. Il mio amore per chi indossa una divisa però non è astratto o fondato su eventi folcloristici. Il mio cuore batte forte quando vede una divisa perché sa che dietro di essa ci sono uomini come Loreto di Loreto che spendono tutta la loro vita per il bene del prossimo e per la grandezza della Nazione.
Carissimi, prima di congedarmi da voi desidero chiedervi una cortesia: recitate un'Ave Maria alla Madonna affinché conceda al Maresciallo Di Loreto ed ai suoi cari ogni bene possibile.
L'Italia deve andar fiera di questo suo figlio: Loreto Di Loreto è impersonificazione e testimone vivente del Tricolore.
Viva l'Italia! Viva l'Arma dei Carabinieri! Onori a Loreto di Loreto!
Andrea Elia Rovera

sabato 6 maggio 2017

Carabinieri salvano la vita ad un medico

Carissimi, nei giorni scorsi una coppia di militari dell'Arma dei Carabinieri in servizio sulle di piste di Solda (Trentino Alto Adige) si è trovata nella condizione di dover rianimare un cardiochirurgo di nazionalità tedesca colpito da un infarto cardiaco.
Il medico sessantanovenne si trovava sulla pista e stava attendendo la funivia per andare in cima. Mentre attendeva ha sentito un forte dolore al petto e si è accasciato al suolo. Fortunatamente per lui di li passavano due Carabinieri del reparto sciatori che, vista la situazione, hanno deciso di intervenire praticando all'uomo le procedure di rianimazione. I due militari, in men che non si dica, si sono inginocchiati accanto al medico malfermo, gli hanno praticato il massaggio cardiaco e la respirazione aiutati anche da un volontario del 118 accorso nel frattempo. Per più di un quarto d'ora non hanno mollato ed hanno continuato ad aiutare il povero medico accasciato che, in questo modo, è riuscito a rimanere vivo e a mantenere stabili le funzioni vitali che, altrimenti, sarebbero potute peggiorare.
Grazie al cielo, mentre i Carabinieri facevano tutto il possibile per tenere in vita l'uomo, è arrivato il 118 che con il defibrillatore ha subito iniziato a medicalizzare l'uomo per poi elitrasportarlo all'ospedale di Bolzano dove ha ripreso conoscenza e ha dimostrato di non aver riportato danni permanenti.
Se su quella pista non ci fossero stati i militari dell'Arma dei Carabinieri, forse, quell'uomo non ce l'avrebbe fatta. Molto spesso sento che le persone mancano di rispetto a chi indossa una divisa ma come si fa a non rendersi conto di quanto siano preziose queste persone? Ci rendiamo conto che grazie a loro la nostra vita di tutti i giorni può svolgersi in condizione di sicurezza? Siamo consci del fatto che sotto al cappello con la fiamma ci sono uomini fatti di carne, ossa e sangue come noi?
Carissimi, ancora una volta mi trovo costretto a dire il mio GRAZIE agli uomini dell'Arma dei Carabinieri per tutto quello che fanno per noi. Prima di congedarmi avrei una richiesta da farvi. Domani, dopodomani o quando ne avrete occasione, quando incontrate un Carabiniere fermatelo, salutatelo e con un bel sorriso ditegli solo una parola: "Grazie". Grazie per aver donato la sua vita allo Stato. Grazie per aver giurato di servire il Popolo Italiano. Grazie per la sua fedeltà e per il suo altruismo. La Patria è fiera di lei!
I Carabinieri sono i migliori amici che possiamo avere; teniamolo sempre ben a mente.
Andrea Elia Rovera

mercoledì 12 aprile 2017

Conferimento della Medaglia Mauriziana al Luogotenente Giovanni D'Amico di Cefalù

Carissimi, vengo a voi dopo 10 giorni di silenzio per condividere una splendida notizia.
Al Maresciallo Aiutante s.u.p.s. Luogotenente in congedo Giovanni D'Amico, già Comandante dell'aliquota Radiomobile e la Sezione del Nucleo Operativo Ecologico (N.O.E.) di Palermo, nella giornata di ieri, 11 aprile 2017, è stata conferita la Medaglia Mauriziana al Merito di dieci lustri di carriera miliare presso il Comando Interregionale Carabinieri "Culquaber" di Messina.
A decorare il nostro stimatissimo Luogotenente D'Amico è stato il Generale di Corpo d’Armata Silvio Ghiselli.
Come cittadino italiano ho sempre amato le Forze Armate ed il mio cuore ha sempre palpitato per l'Arma dei Carabinieri. Per questo, e per molti altri motivi che non sto qui a spiegarvi, credo di dover dire il mio più sentito "grazie" a uomini come il Luogotenente D'Amico che, per moltissimi anni, hanno messo a servizio dello Stato la loro vita, il loro coraggio e la loro competenza militare e professionale.
A nome e per conto di tutti quelli che hanno a cuore la nostra Patria, porgo al Luogotenente Giovanni D'Amico ed ai suoi famigliari i miei più ossequiosi saluti accompagnandoli con un sincero sentimento di riconoscenza e stima.
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella