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lunedì 31 agosto 2020

"La Folgore non muore mai!" - L'esempio radioso di Santo Pelliccia

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", oggi è una giornata particolarmente triste per me e per chi ama la Brigata Paracadutisti "Folgore". Un anno fa, infatti, per l'ultima volta, volava in cielo un uomo, un eroe, un Parà: Santo Pelliccia.

Quando si parla di Santo non si può non pensare alla Battaglia di El Alamein dove - come cita la celebre frase -: "Mancò la fortuna, non il valore". In quella terra spoglia e desolata molti nostri soldati, compatrioti, giovani di belle speranze hanno reso l'anima al Padre cadendo sul suolo polveroso. Santo Pelliccia ogni volta che veniva intervistato faceva in modo di parlare di El Alamein e dei leoni che - a differenza sua - non ce l'avevano fatta. Santo Pelliccia era così: niente per sé, tutto per gli altri.

Qualche anno fa, intervistato dal bravo Giuliano Tristo, Santo disse: "L'unica cosa che non ci mancava era il coraggio. Gli Inglesi, verso la fine della guerra, quando videro che non riuscivano a spuntarla in nessun modo, crearono i Reparti anti-Folgore. Io sono un modesto rappresentante di quei ragazzi che in Africa hanno dimostrato - ancora una volta - che l'Italiano è superiore agli altri e posso permettermi di dire anche a nome loro: Grazie!". (Video integrale qui)


Cinque anni prima di rendere l'anima al Padre, intervistato da Banca della Memoria Roma, diceva: "Io ho combattuto a El Alamein, in Egitto. Ero nel 1 Reggimento Paracadutisti. Avevo appena compiuto 19 anni. Ho combattuto in buche perché eravamo troppo pochi per avere le trincee; ognuno di noi aveva la sua buca situata lungo il confine. Eravamo armati di mitragliatore o di moschetto; i capo squadra e i vice capo squadra, invece, avevano i mitra. Per gli attacchi ai mezzi usavamo le bombe a mano e le mine magnetiche che avevamo catturato agli Inglesi. La Battaglia di El Alamein è durata circa otto giorni, continui, senza sosta. Riuscivamo a dormire un poco soltanto durante il giorno anche se dovevamo stare sempre attenti perché i cannoni nemici non riposavano mai. Al termine degli otto giorni abbiamo ripiegato ma non ci siamo mai arresi, non c'è stata resa, la Folgore non si è mai arresa. Ci è stato ordinato di ripiegare su altre posizioni ed abbiamo dovuto obbedire. Non ci siamo arresi. Ci è stato ordinato di distruggere alcune armi e di cessare il combattimento. Sono stato fatto prigioniero in Egitto; la mia prigionia è durata circa tre anni e mezzo. Nel 1945, con l'armistizio, siamo passati da prigionieri a cooperatori; eravamo sempre nei campi di concentramento ma era un po' meglio. Il tempo nel campo di concentramento si passava distesi in tenda per consumare meno energie possibili visto che l'alimentazione non era molto abbondante. E' stata un'esperienza durissima, la prigionia non è mai buona. Mangiavamo una brodaglia con qualche nervo di carne, un pezzo di pane e basta. Eravamo solo italiani perché i tedeschi erano in un altro campo. Gli inglesi, durante la nostra prigionia, costruirono l'esercito più potente del mondo e dissero: Ufficiali tedeschi, materiale americano, soldati italiani. Dovrebbero saperlo gli italiani che all'estero i nostri soldati sono i più apprezzati. Gli italiani hanno dimostrato che sono superiori agli altri. Eravamo senza mezzi, avevamo alimentazione scarsa, però abbiamo tenuto testa al più potente esercito mai messo in campo in Africa. (Video integrale qui)

Poche settimane prima che Santo morisse, il 12 luglio 2019, il Colonnello R.O. Carlo Calcagni, andò all'Ospedale Militare di Anzio per fargli visita e in quell'occasione registrò un bellissimo video nel quale - secondo me - è contenuto il testamento spirituale del grande Santo: "Sempre forza e coraggio perché la forza può mancare ma il coraggio mai. Siamo sempre Paracadutisti, sempre, lo saremo sempre. La Folgore vivrà oltre tutto, la Folgore non muore mai! Non dobbiamo mai dimenticare chi ha dato la propria vita per la Patria. Mi auguro di poter dire queste cose a tutti i Paracadutisti, Forza Folgore! Grande Folgore! Mai arrendersi! Arrivederci a Livorno!". (Video integrale qui)

Ed è proprio nei cieli blu di Livorno che voglio pensare si trovi Santo Pelliccia. Quella Livorno che egli ha amato con cuore puro, candido e cristallino. Purtroppo non ho mai avuto il piacere di incontrare Santo Pelliccia da vicino. Lo vidi all'Altare della Patria qualche anno fa, mi pare fosse il 2010. Non ho potuto onorarlo ed avvicinarlo ma in ogni video in cui lo vedevo restavo colpito dai suoi occhi. Occhi profondi di chi ha visto il mondo cambiare, mutare, crescere... Occhi profondi di chi ha visto la morte in faccia, di chi ha chiuso gli occhi ai suoi compagni d'armi, di chi si è chiesto: "perché lui e non io"... Santo Pelliccia non era un uomo come gli altri, non era un italiano come tanti; egli era un eroe, un eroe vero, un sopravvissuto, un pezzo fondamentale della memoria storica e militare del nostro Paese.

Con Santo Pelliccia se n'è andato un pezzo di Italia ma, per obbedire alle sue parole, possiamo dargli ancora onore e continuità non dimenticando chi ha dato la propria vita per la Patria.

Viva l'Italia, viva la Folgore, onori a Santo Pelliccia!

Andrea Elia Rovera

giovedì 13 agosto 2020

'IL CAMMINO DEL CRETINO' sulle orme di Nico Colucci

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", questa sera voglio parlarvi di un giovane, un pugliese, un italiano: Nico Colucci. 

Nico è un camminatore, ossia, un ragazzo che affida alle sue gambe e ai suoi piedi emozioni, desideri ed aspirazioni. Dal suo amore per gli arti inferiori è nato un libro straordinario: "Il cammino del cretino - Consigli utili al vagabondaggio" (acquistabile qui).

Questo libro dal titolo quantomeno singolare nasce nel 2011 quando Nico Colucci e il suo amico Michael Anzalone decidono di inventare un cammino non tracciato e fare da Ravenna (Emilia Romagna) a Santa Maria di Leuca (Puglia) a piedi.

La maggior parte dei miei lettori penserà che sono due pazzi (e forse un pochino lo sono stati) ma, come scrive Nico, "ogni uomo dovrebbe passare un po' della propria vita per strada, non per evadere dal mondo ma per entrare in contatto con il mondo, quello vero".

Ho deciso di raccontare questo autore ed il suo libro proprio per questa sua "filosofia" di vita. Chi come me cammina per ore e si sposta da un luogo all'altro passando per boschi, parchi, sterrati, ecc... sa che non vi sono modi ed ambienti migliori per pensare, riflettere e ragionare. Nico rappresenta - in modo più bello ed accurato - il mio modo di vivere e concepire la vita.

Dietro a "Il cammino del cretino" vi è un viaggio fatto di sudore, vesciche ai piedi, infiammazioni ai tendini, acido lattico, ... ma anche e soprattutto di scoperta quasi fanciullesca di un paese e delle sue contraddizioni. Da un lato vi è l'Italia splendida fatta di monti, laghi, fiumi, boschi, mare, ... e dall'altra l'Italia dei furbetti che abbandonano i copertoni nel verde, che non differenziano i rifiuti, che non demoliscono le auto e le lasciano ai bordi dei fiumi, ...

Nico Colucci, classe 1987, nasce a Bari ma cresce a Noicattaro dove respira l'aria sana e formativa dei vigneti della sua famiglia. La Puglia in questo è una scuola di vita a cielo aperto. Vigneti, uliveti, muretti a secco e tanti anziani che - con il loro sapere contadino - insegnano alle giovani generazioni l'arte di vivere spensierati pur mantenendo i piedi ben saldi nella terra delle tradizioni.

Nico è così: un ragazzo straordinariamente brillante con il cuore ben radicato nella storia e la cultura della sua terra. Impara sin da piccolo, forse guardando gli ulivi, ad essere felice di stare dove sta pur tenendo sempre il naso rivolto all'insù nell'atto di carpire i segreti e le meraviglie del cielo.

Coltiva i vigneti della sua famiglia ma al contempo compie studi scientifici e si diploma all'Accademia d'Arte e Spettacolo M.A.S. di Milano. Nella grande metropoli meneghina Nico affina le sue abilità di ballerino conseguendo eccellenti risultati e portando la sua "pugliesità" sul palcoscenico. Queste sue peculiari caratteristiche arrivano agli occhi attenti di produttori teatrali che lo vogliono in musical come Jesus Christ Superstar, Evita, Billy Elliot, Sette spose per sette fratelli, La febbre del sabato sera, Mamma mia!, ...

Ma Nico, senza probabilmente saperlo, ha un "Cuore Alpino" che lo porta ad essere sempre umile e a mai vantarsi per i suoi più che tangibili successi artistici. Tutto quello che fa, lo fa bene e con umiltà.

Non mi credete? Provate voi a realizzare il sogno di camminare per i sentieri del nostro bel Paese, a scrivere un libro, a creare un Canale YouTube (visitabile qui) e a definirvi "cretini in cammino".

Seguo le vicende di questo mio illustre connazionale ormai da mesi. In questi ultimi giorni, per esempio, ho scoperto le bellezze del Molise seguendo su YouTube: "Molise Calling" video racconto del suo viaggio a piedi nelle terre molisane.

Carissimi, ho deciso di scrivere questo post perché in Nico Colucci ho scorto le più belle doti e i più alti valori che deve avere un giovane italiano. Radicamento al territorio, valorizzazione della storia, dei dialetti, delle tradizioni, ... pur tenendo un comportamento ed un atteggiamento moderni ed innovativi.

Per chi, come me, da anni, narra le gesta eroiche dei Servitori della Patria è un onore ed un privilegio poter segnalare una figura di giovane sano ed impegnato a propagandare il bene ed il bello della nostra amata Italia.

Nella speranza che andiate tutti a visitare il Canale YouTube de "Il cammino del cretino" e che clicchiate sul tasto "Iscriviti" mi congedo con un pensiero straordinario di Nico: 

"Se sei talmente libero da sembrare cretino, sei pronto a metterti in cammino".

Andrea Elia Rovera

giovedì 9 luglio 2020

Radio Esercito - Ennesimo successo del Generale Salvatore Farina

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", come avrete certamente sentito nei giorni scorsi, dal 06 luglio 2020 il Generale di Corpo d'Armata Salvatore Farina, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Italiano, ha voluto che "Radio Esercito" fosse disponibile on-line 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
L'Esercito Italiano è già presente da molti anni sul web con profili social ed un ben curato Canale YouTube che conta ben 59.700 iscritti!
Come voi che mi seguite sapete, il Generale Farina è un uomo per il quale ho una grandissima stima ed averlo incontrato nel 2018 alla Caserma "Pio IX" di Roma mi ha riempito di emozione oltre che di orgoglio. Uomini come lui sono l'ossatura del nostro comparto Difesa e orgoglio della nostra Forza Armata.
Ma torniamo alla Radio. Radio Esercito è un connubio di ideali fra innovazione e tradizione. Con il giusto sottofondo musicale è la web radio ufficiale della Forza Armata che dal 06 luglio è sbarcata in modo organizzato e permanente su internet. La si può ascoltare 24h/24h collegandosi al sito www.esercito.difesa.it Il motto? "Radio Esercito: la radio che marcia al tuo fianco".
Ma non basta. Il Generale Farina ha voluto che la radio sia in costante comunicazione con militari e civili ed ha quindi messo a disposizione del Popolo Italiano un numero WhatsApp grazie al quale sarà possibile comunicare con gli speaker di Radio Esercito, chiedere un brano musicale o salutare i nostri eroi dislocati nei più disparati teatri operativi. Il numero è il seguente: 366 57 56 028
Ma non basta ancora. Chi volesse essere in contatto con l'Esercito Italiano sulle diverse piattaforme web può farlo visitando la Pagina Facebook (cliccando qui), il Profilo Instagram (cliccando qui), il Profilo Twitter (cliccando qui) e la Web App (cliccando qui).
Una volta le caserme erano irraggiungibili ed invalicabili ma, grazie ad un grande Comandante come il Generale Salvatore Farina, oggi è possibile contattare ed essere in contatto costante con tutti i nostri eroi in uniforme.
Mi auguro ed auspico che Radio Esercito dedichi particolari rubriche per ricordare i vari Caduti della Forza Armata e dia spazio a famigliari, amici e congiunti dei nostri eroi "andati avanti". Un buon progetto radio, infatti, si vede anche dai contenuti che mette in onda. 
Personalmente ho già seguito varie ore di programmazione della Radio e debbo dire che mi è molto piaciuta. 
Un consiglio mi sento di darlo. Spero che gli Amministratori ed i Redattore di Radio Esercito intervistino e raccontino le gesta di militari eccezionali come il Generale di Brigata Rodolfo Sganga, Comandante dell'Accademia Militare di Modena, il Generale di Brigata Beniamino Vergori, Comandante della Brigata Paracadutisti Folgore, il Generale di Brigata Alberto Vezzoli, Comandante della Brigata Alpina Julia, il Colonnello Massimiliano Gualtieri, Comandante del 5 Reggimento Alpini, e tanti, tantissimi altri militari che hanno reso e rendono grande la nostra amata Patria.
Carissimi, mi auguro che anche voi - come me - vi sentiate orgogliosi di questa bellissima iniziativa dell'Esercito Italiano. Tutto quello che ci permette di crescere nella conoscenza e nell'amore della Forza Armata è da considerarsi come santo e benedetto.
Viva l'Italia, viva l'Esercito Italiano, buon lavoro a Radio Esercito!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica 
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

lunedì 4 maggio 2020

Covid-19: Discorso del Generale Salvatore Farina per i 159 anni dell'Esercito e Solidarietà dei Parà

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", quest'anno purtroppo non abbiamo potuto prender parte alle cerimonie e alle parate del 4 maggio; in questa giornata, infatti, ogni anno ci troviamo nelle caserme della nostra Penisola per ricordare la Fondazione dell'Esercito avvenuta il 04 maggio 1861.
Da 159 anni l'Esercito Italiano rende grande la nostra Nazione e le dà quella porzione di dignità di cui ha bisogno.
Per via della pandemia da Covid-19, però, quest'anno non ci siamo potuti ammassare per rendere onore alle Divisioni, alle Brigate, ai Reggimenti, ai Battaglioni, alle Compagnie, ai Plotoni e a tutte le realtà che compongono con spirito di servizio ed abnegazione la nostra preziosa Forza Armata.
Per via del virus non abbiamo potuto veder sfilare le Bandiere di Guerra, i Vessilli, i Gonfaloni e tutte quelle Medaglie conquistate sul campo da uomini e donne animati dal solo Amor di Patria.
Non abbiamo potuto onorare con il silenzio e la deferenza necessarie i nomi dei Caduti della Forza Armata primo fra tutti - per quel che mi riguarda - il Caporal Maggiore Capo Scelto degli Alpini Giorgio Langella, Caduto in una Missione I.S.A.F. a Kabul nel 2006.
Il Covid-19 ci ha impedito di ammassarci ma non di stringerci con il cuore e con la mente agli uomini e alle donne del Comparto Difesa che oggi festeggiano - seppur sommessamente - il 159 compleanno dell'Istituzione Militare alla quale appartengono in virtù del Giuramento fatto.
Quest'anno le cose sono un po' diverse nell'aspetto logistico ma nell'ideale e nell'impegno nulla è cambiato. L'Esercito Italiano continua ad esserci, operare ed agire proprio come nel 1861. Anzi, spero nessuno se ne voglia, meglio di allora perché nel frattempo la Forza Armata si è arricchita di maggiori competenze, capacità tecniche, conoscenze specifiche e si è dotata di tutti i ritrovati tecnologici utili a garantire un intervento sempre pulito, preciso ed efficace.
Il Generale di Corpo d'Armata Salvatore Farina, Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, "papà" di tutti i soldati in servizio, ha voluto raggiungere i "suoi ragazzi" con un video-messaggio, nel quale questa mattina, ha detto:
"Il 159esimo Anniversario dell'Esercito Italiano ricade quest'anno, in un periodo di drammatica emergenza e di profonde difficoltà per la Comunità Internazionale, per il nostro Paese e per ciascuno di noi. Onoreremo questa giornata nel modo più giusto e più consono, cioè, compiendo al meglio il nostro dovere come sempre abbiamo fatto. In questo frangente di estrema necessità operiamo al fianco delle altre Istituzioni dello Stato, delle Forze Armate, di Polizia, della Protezione Civile, in piena sinergia ed unità d'intenti. Siamo presenti in tutte le Regioni del Paese a contribuire nei settori della sicurezza, della sanità e dei settori logistici. E' un grande sforzo che è frutto dell'impegno dei soldati di oggi ma anche dell'eredità trasmessaci dai soldati di ieri che - con il sudore ed il sangue - hanno contribuito a difendere e rendere più sicura la nostra Patria. Ai Caduti di ogni epoca e luogo va il nostro più commosso saluto; essi ci hanno trasmesso i più alti valori di Altruismo, Responsabilità, Amor di Patria, Sacrificio e Responsabilità che sono poi racchiusi nei colori della nostra Bandiera di Guerra. E' noto come le nostre Missioni richiedano sacrifici e rinunce; a questo oggi si aggiunge anche l'umana sofferenza per la perdita di tante vite umane che affligge il nostro Paese. A tutti coloro che non ce l'hanno fatta va il nostro commosso pensiero; ai loro famigliari il nostro affettuoso abbraccio. Infine rivolgo un caloroso saluto a tutti gli Italiani: a loro dico che noi soldati, uomini e donne dell'Esercito, siamo veramente orgogliosi di servire il nostro Paese. L'Esercito c'è oggi, c'è stato in passato, e ci sarà sempre, per voi e insieme a voi. Viva l'Esercito Italiano, viva l'Italia!". (Per il discorso integrale cliccare qui)
Parole belle, sentite e commoventi. Parole di un Comandante che non ha bisogno di presentazioni e che ama davvero tutti i suoi soldati. Parole di un Generale che, nell'adempimento del dovere, è stato  positivizzato al Covid-19 e ha combattuto - come tutti - la sua battaglia per la vita.
Ma, prima di concludere, voglio parlarvi di quello che hanno fatto la Brigata Paracadutisti "Folgore" e l'Accademia Militare di Modena per aiutare in modo concreto e altruistico il Popolo Italiano che è in lotta contro un virus invisibile e letale.

  • La Brigata Paracadutisti "Folgore", di cui il Generale di Brigata Beniamino Vergori è il Comandante, il 30 aprile scorso, ha donato circa 10mila euro all'Ospedale di Livorno. L'imponente cifra è frutto di una raccolta volontaria e spontanea che il Comando Brigata, il 187 Reggimento Paracadutisti e il Reparto Comando e Supporti Tattici (unitamente alle loro famiglie) ha voluto fare per aiutare l'ospedale della città nella quale opera, si addestra e vive. Alla donazione il Generale Vergori ha voluto allegare un suo personale messaggio che - in pieno stile "Folgore" - recitava così: “La Brigata Paracadutisti Folgore è orgogliosa e felice di poter dimostrare, con un piccolo gesto, la sua vicinanza all’azienda sanitaria della città che la ospita. Questa donazione è espressione, volontaria e sentita, di tutti i paracadutisti e delle loro famiglie, a sostegno del personale sanitario impegnato a fronteggiare l’emergenza”. (Per la notizia completa cliccare qui)
  • L'Accademia Militare di Modena, nella persona del suo Comandante, Generale di Brigata Rodolfo Sganga, ha lanciato una Raccolta Fondi per aiutare il Policlinico Universitario di Modena, città che ospita la celebre e storica Scuola Ufficiali dell'Esercito. Il 20 marzo scorso, il Generale Sganga, ha dato origine ad una "Challenge di solidarietà" con un semplice ed essenziale post, in pieno stile Folgore: "Buongiorno a tutti. Questo periodo di emergenza ci offre la possibilità di renderci utili, supportando come possiamo chi adesso è in prima linea. Noi in Accademia Militare ci siamo mobilitati a favore del Policlinico di Modena che sta affrontando con grande professionalità e impegno assoluto una situazione difficilissima. Se vuoi essere dei nostri sei il benvenuto!".
Carissimi amici e lettori, ancora una volta possiamo constatare come il mondo militare - ed in particolar modo il mondo dei Parà - sia sempre in prima linea quando c'è da aiutare qualcuno. I nostri soldati sono sempre pronti a rimboccarsi le maniche e a "farsi in quattro" quando c'è bisogno di immolarsi per la Patria e la Popolazione.
Questo è, deve essere, e sarà il 4 maggio. L'Esercito Italiano è - prima di tutto - a servizio dei Cittadini: mai dimenticarcelo!
Colgo l'occasione per ringraziare uno ad uno tutti i nostri militari e far loro i miei più accorati auguri in questa importante ricorrenza.
Viva l'Esercito, viva l'Italia, onore ai Caduti!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

lunedì 3 febbraio 2020

In memoria dell'Ispettore Filippo Raciti, Caduto della Polizia di Stato

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", non scrivevo più nulla da parecchie settimane perché aspettavo di avere qualche argomento davvero importante che mi costringesse a mettermi alla tastiera e a dar sfogo ai miei sentimenti patriottici.
L'argomento di oggi coinvolge due mondi: il mondo del Comparto Sicurezza e quello del Calcio. Non di rado, in occasione di partite calcistiche considerate "calde", ci troviamo dinanzi ad immagini cruente che i telegiornali ci propinano alle ore dei pasti. Vediamo sempre lo stesso film. Gruppi di frustrati e facinorosi tifosi che si scagliano con inaudita violenza contro le Forze dell'Ordine, precettate per il servizio di sicurezza nelle zone degli stadi.
Questa stessa scena si è venuta a creare il 2 febbraio 2007 a Catania. Quel giorno, nella città etnea, si disputava il derby di Sicilia fra Catania e Palermo. A compiere il servizio d'ordine nei pressi dello stadio c'era il X Reparto Mobile della Polizia di Stato coordinato dai Funzionari della Questura e della Prefettura di Catania. In quella giornata, un Ispettore di Polizia è rimasto a terra a seguito di un'aggressione perpetrata dagli ultrà frustrati e facinorosi di cui sopra. Il nome di questo eroe è Filippo Raciti, Ispettore di Polizia, membro del X Reparto Mobile, marito e padre di due figli.
Come sempre accade quando un eroe lascia questa terra per ricongiungersi al Padre, anche questa volta la sua morte non è stata vana. Il "caso Raciti" ha scosso pesantemente il Ministero dell'Interno, la Federazione Italiana Gioco Calcio e tutto il mondo dello sport. La morte dell'Ispettore Raciti ha costretto il mondo delle Istituzioni ad interrogarsi su come poter impedire che altre morti di poliziotti in servizio possano accadere. Da quel 02 febbraio 2007 molte regole e molte tradizioni che vigevano nel mondo delle manifestazioni sportive sono cambiate. Si sono intensificati i controlli pre-partita, raddoppiati i controlli agli ingressi onde evitare che oggetti contundenti e/o esplosivi possano essere introdotti negli stadi, sono nati i Daspo, ... tutte misure che, prima di allora, non erano assolutamente neppure immaginabili.
La Questura di Catania, nel ricordare il suo valoroso Ispettore Caduto in Servizio, ieri, ha dichiarato: "Il rinnovare della memoria di Filippo Raciti, vittima del dovere e medaglia d'Oro al valor civile, rappresenta per noi tutti un esempio dove la morte di un servitore dello Stato, ha radicalmente cambiato il mondo del calcio a Catania e non solo". Parole sincere, parche ma al contempo celebrative di un eroe che vive nel cuore dei suoi cari, nel ricordo dei suoi colleghi e nelle leggi fatte "ad hoc" per rendere gli stadi dei luoghi più sicuri.
Oltre al comunicato, la Polizia di Stato ha voluto rendere gli Onori all'Ispettore Raciti presso il Cimitero di Acireale dove riposano le sue spoglie mortali e deporre una corona d'alloro presso il Monumento a lui dedicato nella "Tribuna Vip" dello Stadio "Massimino".
Oggi, lunedì 03 febbraio 2020, la conduttrice tv Caterina Balivo ha voluto invitare nella sua trasmissione "Vieni da me", in onda su RaiUno, Fabiana Raciti, figlia dell'Ispettore deceduto, per farle raccontare la sua storia. La giovane Fabiana, visibilmente emozionata, ha dichiarato: "Il colpo mortale è stato il colpo contundente di un sottolavello. Quella sera furono tante le aggressioni subite dalle forze dell’ordine, sono immagini che non posso dimenticare né del pre né del post. Appena appresa la notizia, sono andata a vedere papà e gli ho dato l’ultimo saluto. Sono felice che oggi le cose siano migliorate e che la sua morte sia servita, non è possibile tollerare quella ferocia per una partita di calcio. 
Papà non era severo, era rigido per deformazione professionale ma era il migliore dei papà. Amava tantissimo fare il poliziotto, era nato per farlo: era un bravo poliziotto ed un bravo genitore, cercava di combinare i due talenti per trasmetterci dei valori, quanto lui quanto mia madre. Il giorno del suo compleanno veniva in secondo ordine, era usanza che facesse regali a me ed a mio fratello, era un elogio a noi anziché a se stesso".
Carissimi, oggi più che mai, dobbiamo essere consapevoli del valore della Memoria Storica di chi non c'è più. L'Italia ha la brutta abitudine di dimenticare e gettare nell'oblio e nell'indifferenza quanti sono morti nell'adempimento del dovere. Si ricordano persone che nulla hanno a che fare con la nostra storia e le nostre tradizioni ma si ignorano e dimenticano volentieri quanti sono morti indossando una divisa.
"Cuore Alpino" ed il sottoscritto sono antipatici proprio per questo; obbligano l'opinione pubblica a non calare il sipario sulla storia eroica di chi non c'è più. Qui non si tace e non si lascia spazio ad insulse interpretazioni. Qui non ci interessa se il Caduto era figlio di un ricco o se era simpatico ai più. Qui i Caduti vengono ricordati senza essere categorizzati in "Serie A" o "Serie B".
Grazie di cuore per aver letto questo mio post. Se volete e potete condividetelo con i vostri contatti WhatsApp, Telegram, Instagram e Facebook, condividendolo magari sulle vostre bacheche. Il miglior modo per far ricordare i Caduti è quello di far circolare le loro storie.
Viva l'Italia, viva la Polizia, onore all'Ispettore Filippo Raciti!
Andrea Elia Rovera
Responsabile delle Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

P.S.
Per approfondire la figura dell'Ispettore di Polizia Filippo Raciti e restare informati sulle cose che lo riguardano potete visitare la sua Pagina Facebook cliccando qui.

lunedì 25 novembre 2019

Un'eccellenza chiamata N.O.R.M.

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", molti di voi mi hanno chiesto di parlare del Nucleo Operativo Radiomobile dei Carabinieri e del loro servizio h24 svolto in gazzella.
Il N.O.R.M. dell'Arma dei Carabinieri è l'insieme di militari che opera sul territorio a tutela e protezione del Cittadino.
Ogni gazzella del N.O.R.M. pattuglia una zona ben precisa e - in coordinamento con le altre gazzelle - svolge controlli sistematici di polizia atti a prevenire il crimine ed i reati. In una realtà come quella di Milano il N.O.R.M. svolge una media di 50 interventi a turno (6 ore) quindi si parla di circa 200 interventi ogni 24 ore.
Il N.O.R.M. è un reparto di pronto intervento. L'impiego delle gazzelle che vengono dispiegate quotidianamente è diretto a far fronte alle necessità del Cittadino che si rivolge al 112. In più il Radiomobile espleta un'azione di pattugliamento e prevenzione nell'ambito di un piano di controllo coordinato del territorio con le Questure (e le altre forze di polizia) atto ad impedire che i reati vengano commessi.
Giornalmente quindi viene garantita una sorveglianza pressoché totale dell'area che il N.O.R.M. ha in pertinenza. I militari vengono impiegati sulla strada per osservare il territorio, notare eventuali comportamenti illeciti e rendicontare al Comando Provinciale quelle che sono le zone di maggiori criticità e di maggior concentrazione delinquenziale.
Quando si vede una gazzella sostare in aree apparentemente tranquille e/o di bassa affluenza, in realtà, ci si trova dinanzi a due Carabinieri che controllano lo scorrere delle autovetture e monitorano il flusso in determinate ore ed in determinati giorni. Questo tipo di controlli avviene per pianificare in modo efficiente ed efficace ciò che conosciamo più comunemente come "controllo di polizia stradale".
Il Codice della Strada, infatti, è lungo, articolato e cavilloso. I Carabinieri, per farlo rispettare al meglio, cercano di individuare i luoghi più indicati per i controlli e le aree dove è più facile trovare contravventori e "furbetti" della strada.
Nelle piccole città è più facile vedere le gazzelle appostate nei pressi della stazione ferroviaria, di pompe di benzina su strade provinciali, di aree di sosta per camper e caravan, e di luoghi frequentati da autotrasportatori e mezzi pesanti.
Questo ha una spiegazione pressoché logica. Nelle adiacenze delle stazioni ferroviarie è più facile che ci siano incontri fugaci fra spacciatori ed assuntori. Sulle strade provinciali ad alta frequentazione è più facile che vi siano prostitute, auto ad alta velocità, ... Nelle aree di sosta per camper e caravan è più facile trovare soggetti interessati al furto sui mezzi e/o camperisti che svuotano le "acque nere" in modo non conforme alle normative vigenti. In piazzole dove sostano camion, pullman e altri mezzi costosi è altresì importante che i Carabinieri girino per far da deterrente a quanti - complice la notte - credono di poter rubare il carburante dai serbatoi mentre l'autotrasportatore dorme e così via.
Il servizio di pronto intervento quindi non risponde sempre alle chiamate che i cittadini fanno al 112. Molto spesso gli interventi di pattugliamento attenti e mirati dei Carabinieri del N.O.R.M. fanno sì che il cittadino non abbia bisogno di dover chiamare il 112. Sono moltissime le zone delle nostre città che sono diventate sicure grazie al lavoro metodico e costante delle gazzelle del Radiomobile che - con la loro sola presenza - hanno "disturbato" i malfattori convincendoli a desistere dalla condotta criminosa.
Ovviamente non è tutto semplice come ve lo sto descrivendo.  Non di rado capita di imbattersi - soprattutto in orario notturno - in soggetti in stato di forte ebbrezza che "danno di matto" prendendo la strada pubblica per una pista di rally. Quando i Carabinieri del Radiomobile li beccano alla guida procedono con il famoso "test del palloncino". Una volta accertata l'alta concentrazione di tasso alcolemico nel sangue - calmano il soggetto e - dopo qualche minuto - ripetono l'esame per vedere se il tasso rilevato in prima battuta si è attenuato, stabilizzato o affievolito. Spesso, troppo spesso, il soggetto in questione inveisce contro i militari e a volte li aggredisce anche fisicamente. Capite tutti che spesso questo avviene in aree cittadine extraurbane e quindi i cittadini non sono al corrente del controllo effettuato. Qui torno a dire quello che dico sempre. Il fatto che non vediamo i Carabinieri fare controlli di questo tipo non significa che non vengano fatti. I militari dell'Arma non mettono i manifesti per vantarsi di quello che fanno; lo fanno e basta.
I Carabinieri del N.O.R.M. sono soprattutto quegli angeli in uniforme che intervengono quando qualche uomo (indegno di esser definito tale) picchia, maltratta ed aggredisce una donna. I militari del Radiomobile sono quegli eroi silenziosi che entrano nelle case delle donne maltrattate per prestare loro un primo soccorso ed avviare l'iter di protezione della donna in stato di difficoltà psico-fisica.
I Carabinieri del N.O.R.M., in coordinamento con i loro colleghi delle Stazioni, sono quegli angeli custodi che entrano in punta di piedi nella vita di queste donne per convincerle a riprendersi in mano la libertà e la serenità di cui ogni essere umano non può essere privato.
Le donne vittime di violenza soccorse dai Carabinieri hanno tutte ben impressa nella memoria la domanda che il militare in turno ha fatto loro: "Signora, da quanto tempo succede? Da quanto tempo?". Ricordano che - un po' per paura e un po' per amore - la loro risposta è stata evasiva e quasi giustificativa del loro carnefice. Ma ricordano le parole amorevoli e rassicuranti del Carabiniere: "Ricordi che l'amore non è violenza. Non deve permettere a nessuno di alzarle le mani. L'amore non si dimostra con le botte. Lo denunci. Ci permetta di aiutarla e di assicurare il suo aguzzino alla giustizia".
Bene, nella giornata dedicata alle Donne Vittime di Violenza, ho voluto fare il mio piccolo ma sincero encomio ai Carabinieri del Nucleo Operativo Radio Mobile che ho più volte visto in televisione a seguito di testimonianze di donne che - dopo essersi rivolte a loro - hanno riottenuto una vita serena e spensierata.
A quegli angeli dal cappello fiammante, a quegli eroi dalle braghe rigate di rosso, a quegli uomini con gli stivaloni va il mio più devoto ed accorato GRAZIE per ciò che fanno a tutela dei cittadini, dei deboli e dei senza voce.
L'Italia è una grande Nazione e lo è per la presenza di questi Angeli chiamati Carabinieri!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

domenica 27 ottobre 2019

Quando l'orgoglio italiano... corre i 100m - Omaggio al Caporal Maggiore Scelto Monica Contrafatto

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", questa sera mi sono messo al pc per raccontarvi una storia che definire straordinaria è poco. La storia in oggetto si fonda su una donna, una giovane, grande, donna: Monica Graziana Contrafatto, Caporal Maggiore Scelto Ruolo d'Onore del 1 Reggimento Bersaglieri.
Non vi nego che mi tremano le dita sulla tastiera. Parlare di una così grande persona non è facile ed io mi sento il più indegno della terra a narrarvi la vita e le gesta di un militare così eroico e coraggioso.
Monica, la chiamerò solo così, nasce a Gela nel 1981. Si innamora follemente dei Bersaglieri che vede per la prima volta durante l'Operazione "Vespri Siciliani" e da quel giorno decide che anche lei sarà un Bersagliere dell'Esercito Italiano.
Qualcuno di voi si chiederà perché io abbia deciso di parlarvi proprio di Monica. Ebbene, ve lo spiego subito.
Siamo in Afghanistan, distretto del Gulistan, Provincia di Farah. E' il 24 marzo 2012 e un gruppo di schifosi terroristi, alle ore 18:00 (14:30 in Italia), lancia 3 colpi di mortaio contro la Base Operativa Avanzata (F.O.B.) "Ice" presidiata dall'Esercito Italiano sotto comando della Task Force South-East. Monica era di servizio. Si è recata ai mezzi ed in quel momento è stata colpita dalle schegge di un'altra bomba da mortaio che le hanno provocato una ferita all'arteria femorale ed una severa lesione dell'intestino. A seguito di queste ferite Monica ha perso la gamba destra e un bel pezzo di intestino.
Pensate che rimpianga qualcosa? No!
Se le si chiede: "Ma questa perdita così grave non ti ha fatto pensare che hai sbagliato vita?" ci si sente rispondere: "No, no, no. Io sono felicissima di quello che ho fatto perché comunque quando noi andiamo là andiamo a fare aiuti umanitari, andiamo a portare tipo la pace. Cerchiamo di dare la pace. Costruiamo ponti, scuole, portiamo cibo, coperte, facciamo previdenza sanitaria, quindi io ero felicissima di stare là. Ci ritornerei centomila volte. Ci sono stata - prima dell'incidente - altri sei mesi. Il cielo stellato è bellissimo, la notte le stelle ti illuminavano il viso. Gli occhi dei bambini, quando gli davi una bottiglietta d'acqua, una brioches, erano luminosi, felici. Ti riempivano di grazie. Anche le persone adulte che ti aiutavano, ti ringraziavano quando noi li aiutavamo. Io in Afghanistan ho fatto la pace, non ho fatto la guerra. Io nemici non ne ho visti. I nemici siamo noi stessi, secondo me. Io ho perso una gamba. Sarei stata nemica di me stessa se non lo avessi accettato. Vabbé ho perso una gamba ma posso fare sport e sto cercando di diventare brava nella corsa. Sono un Bersagliere e ho ricominciato a correre. Ci vuole tanto allenamento ma ci vuole forza. Io sono in pace con me stessa, sono serena. Sono un militare, sono un soldato".
Quando le viene chiesto: "A parere tuo per l'Afghanistan c'è speranza?". Lei, con quel suo splendido sorriso, risponde: "Penso che per l'Afghanistan ci sia speranza. C'è tanta gente brava là. C'è tanta gente brava che ci ha pure aiutato qualora c'erano degli ordigni sulla strada che facevamo".
E se la si incalza con: "Cosa vuol dire, per te, essere Italiana?". Lei, con sguardo innamorato, dice: "Essere fiera del mio Paese. Io sono fierissima di essere Italiana. Non cambierei la mia cittadinanza per nessun motivo al mondo. Io sono consapevole che quello che facevo, quello che i miei colleghi continuano a fare in Afghanistan, lo fanno per portare la pace e portare del bene. Se la gente la pensa in modo differente per me non è un problema. Ognuno è libero di pensarla come la vuole".
Credetemi, queste parole le ho ascoltate decine e decine di volte. Ogni volta che le ascoltavo la pelle mi si accapponava di più perché pensieri così profondi nascono solo da un cuore puro e una coscienza cristallina.
Monica ha un senso di italianità difficile da eguagliare e quasi impossibile da capire. Come si fa ad essere così radiosi e pieni di speranza dopo aver perso una gamba? Dare una risposta - qualunque essa sia - risulterebbe anacronistico.
La risposta più bella ce l'ha data Monica alle Paralimpiadi di Rio de Janeiro nel 2006 quando, dopo una gara iper-adrenalinica, ha ottenuto la Medaglia di Bronzo stando dietro alla grande Martina Caironi che si è conquistata una meritatissima Medaglia d'Oro.
Monica si è innamorata dell'atletica leggera e dei 100m piani grazie ad una gara di Martina Caironi che vide quando era nel letto con la gamba appena amputata. Monica voleva essere su un podio con il Tricolore per rendere onore all'Italia. Monica ce l'ha fatta. E' salita sul podio e lo ha fatto con il suo idolo Martina Caironi.
A fine gara Monica è stata intervistata dai giornalisti sportivi e ha detto poche e semplici parole: "Il mio sogno si è realizzato. Sono contenta. Grazie a Martina ho cominciato a correre ed oggi è bellissimo vincere insieme a lei. Finalmente una gioia per me. Diciamo che a un certo punto non ce la facevo più però vedevo da lontano la medaglia ed il fatto di innalzare una bandiera in più, insieme a Martina. All'Inno d'Italia - essendo un militare - piangerò sicuro, sappiatelo".
Quello che vi ho riportato, è il piccolo e misero racconto di un Italiano che - dopo aver conosciuto la storia del Caporal Maggiore Scelto Monica Graziana Contrafatto - è ancora più ammirato ed innamorato dell'Italia.
Come sapete nel 2021 la mia Cuneo ospiterà la 69esima Adunata Nazionale dei Bersaglieri e, con questo mio umile Blog, colgo l'occasione per chiedere al Generale Comandante della Brigata Bersaglieri "Garibaldi" ed al Colonnello Comandante del 1 Reggimento Bersaglieri di mandarci - in quell'occasione - il Caporal Maggiore Scelto Contrafatto per farci vedere dal vivo com'è fatto un eroe e che volto ha un Italiano vero. Monica è personificazione vivente del Tricolore e poterla incontrare sarebbe per me un onore senza pari. Probabilmente il mio cuore batterà allo stesso modo nel quale ha battuto quando ho sostato presso il sepolcro del Milite Ignoto.
Carissimi, speriamo questo mio appello raggiunga chi di dovere. Intanto mi congedo da voi con la tastiera ma non con il cuore invitandovi ad urlare con me: "Ictu impetuque primus" che significa: "Primo nel colpire e nell’assaltare".
Viva l'Italia, viva i Bersaglieri, onori al Caporal Maggiore Scelto Monica Graziana Contrafatto!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

lunedì 21 ottobre 2019

Ragazzi col fucile in braccio... per noi. Grazie.

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", per la prima volta da quando il Blog è nato vi riporto la riflessione di un santo Sacerdote che voluto scrivere un'ode ai nostri giovani militari italiani.
Padre Vito, questo il suo nome, scrive: "Per guadagnarsi da vivere si deve essere disposti a lavori pesanti. A volte, per di più, si lavora a rischio della propria vita. E' la condizione di tanti, anche se non di tutti. Tra i lavori più rischiosi c'è quello del militare, che deve impugnare le armi e difendere con queste la vita degli altri, a rischio della propria. Li vediamo spesso, specialmente in città. Dedichiamogli la necessaria attenzione mente sono vivi. Meritano ben di più di un minuto di silenzio - doveroso! - in caso di morte sul posto di servizio.
Difendono i fedeli che si recano nei luoghi di culto più importanti. In effetti non difendono Dio, che non ne ha bisogno, ma il papa, i cardinali, i vescovi, i preti, le suore, i fedeli, i visitatori provenienti da tutto il mondo. Che bello, tutti questi possono pregare tranquilli, perché c'è chi vigila, rischiando al posto loro. C'è una postazione anche a difesa della Basilica di San Giovanni in Laterano, a Roma. Un giorno, passando, non vedevo i due militari che solitamente sono di guardia vicino all'ingresso, a fianco alla loro camionetta. Li trovo, fatti pochi passi, all'ombra dell'obelisco! Ci siamo fatti una bella chiacchierata all'ombra, ringraziando... chi l'aveva commissionato in Egitto millenni or sono, chi l'aveva scolpito e istoriato, e chi l'aveva collocato proprio lì, ai tempi di Costantino, per... proteggere dall'insolazione quel giovane soldato e quella gentile soldatessa.
Difendono i passanti nei luoghi di traffico affollato. Prime fra tutte le stazioni della metropolitana. Il pensiero di trovarsi coinvolti, sottoterra, in un tunnel buio e stretto, su un treno devastato da un'esplosione fa rabbrividire. Speriamo che questi bravi militari aiutati dalle telecamere, dagli addetti ai controlli, sappiano individuare le facce sospette, i bagagli insoliti.
Difendono le case di rappresentanze importanti. Niente mi muove a criticare loro, perché si tratta, per esempio di ambasciatori di altri stati esposti a rischi. Tuttavia, in alcuni casi, i soldati di guardia, a rischio della vita, difendono una casa vuota. Mi è successo, di ritorno da una breve passeggiata serale. Di solito mi fermo e, se non c'è traffico in quel momento, scambiamo qualche parola con i due militari. Giorni fa mi è venuto spontaneo chiedere: "Sapete se in casa c'è qualcuno?". La risposta è stata: "No". Sono rimasto stupito, pensavo che avrebbero diritto di sapere se stanno difendendo persone oppure cose. Due giovani erano lì per ore e ore, sotto un sole cocente, con la divisa imbottita, imbracciando un fucile molto pesante, in una strada stretta, percorsa a notevole velocità da mezzi rumorosi e puzzolenti. E questo per... nulla! Mi hanno fatto una grande pena, accompagnata da un sentimento di disapprovazione. Rosmini chiama questo con un termine preciso: "risentimento giuridico". E' ciò che si prova davanti ad una imposizione che schiaccia e viola la persona e la sua dignità. E' proporzionato alla stima della dignità intrinseca da riconoscere a quelle persone. E' da "rigettare la deformità morale che accompagna quella violazione". Egli auspica "maggiore rispetto, minore violazione di tutti i diritti".
Anni addietro la parrocchia affidata ai rosminiani in Sicilia aveva una colonia al mare, prefabbricata. Da settembre a giugno non veniva utilizzata. Un caro anziano della borgata, che abitava proprio nei pressi, si era incaricato di custodirla, dietro un modesto compenso. Una volta mi chiese se, in caso che notasse dei ladri, era opportuno che egli difendesse la colonia sparando col suo fucile da caccia. Lo guardai e gli dissi: "Ma davvero credi che i letti, i materassi, i tavoli e le sedie, i piatti e le pentole che abbiamo qui valgano più della tua vita o della vita di un'altra persona?". (Padre Vito Nardin, Preposito Generale dell'Istituto della Carità (Rosminiani), su "Charitas - Bollettino Rosminiano", Anno XCIII n. 8-9 - agosto - settembre 2019)
Ho voluto dare eco ed enfasi a questo scritto perché quando l'ho letto mi ha creato una grande emozione. Nelle parole di Padre Vito, con il quale ho avuto il piacere di vivere per un anno al Sacro Monte Calvario di Domodossola, ho ravvisato l'amore ed il rispetto che moltissimi Cittadini hanno nei confronti dei giovani soldati impegnati nell'Operazione "Strade Sicure". Purtroppo sono poche le persone che hanno il coraggio di fermarsi a riflettere sul servizio che questi giovani svolgono a tutela della collettività. Ancora meno sono quelli che, quando li incontrano, perdono qualche momento per un saluto e un sorriso. Questo mi addolora molto perché oggi la riconoscenza sembra divenuta un optional. Sempre più "italioti" hanno il coraggio di dire: "Quando si arruolano sanno a che rischi vanno incontro". Come se uno che fa il falegname sa che potrebbe portarsi via la mano con una sega circolare. Che ragionamenti del ...!
Carissimi, ormai sono anni che mi occupo del Caduto Langella e che racconto le storie di chi, quotidianamente, indossando un'uniforme, spende la sua vita per la nostra incolumità. Da quando ho iniziato ho conosciuto tante brave persone, tanti amministratori locali sensibili e tanti cittadini coscienti. Ma, ahimé, com'è inevitabile, ho incontrato tanti personaggetti che si atteggiano a Capi di Stato Maggiore non essendolo manco alla lontana. Ho conosciuto persone becere e arroganti. Ho avuto a che fare con persone maleducate e supponenti. Risultato? Non ho mai smesso, non mi sono mai arreso e non gliel'ho mai data vinta. Sapete perché? Perché sento di avere un senso di responsabilità verso tutti voi miei lettori ma, soprattutto verso quei ragazzi e quelle ragazze che - anziché stare al sollazzo o sul divano col Reddito di Cittadinanza - donano la loro vita allo Stato per la difesa della Patria e delle Libere Istituzioni.
Senza di voi, dunque, tutto questo non sarebbe possibile ed una sola cosa posso dirvi: Grazie. Grazie di esistere. Grazie per il vostro seguito. Grazie per il vostro affetto. Ad majora!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

giovedì 26 settembre 2019

Cerimonia di Commemorazione del Caduto Giorgio Langella

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", questa mattina - come vi ho più volte annunciato in quest'ultimo periodo - abbiamo celebrato il 13 anniversario della morte di Giorgio Langella avvenuta il 26 settembre 2006 in quel di Kabul (Afghanistan) durante una Missione Internazionale di Pace.
CERIMONIA PRESSO IL COMUNE DI BOVES
Alle ore 8.00 Don Dario Bottero, parroco di "San Bartolomeo" in Boves, ha celebrato la Santa Messa ricordando l'anima del nostro defunto Giorgio ed affidandola alle braccia paterne del Padre.
Alle ore 8.45 ci siamo spostati presso il locale Cimitero Urbano per la resa degli onori sulla Tomba del Caduto e la deposizione dei fiori che il 2 Reggimento Alpini di Cuneo ha voluto donare.
A termine della Resa degli Onori un militare del 2 Reggimento ha dato lettura della Preghiera dell'Alpino e la cerimonia si è ufficialmente conclusa.
Francesca, vedova di Giorgio, tiene a ringraziare il 2 Reggimento Alpini, il suo Comandante e il Gruppo A.N.A. di Boves per la gentile partecipazione.
CERIMONIA PRESSO IL COMUNE DI DIANO MARINA
Diano Marina, comune natio di Giorgio Langella, ha voluto ricordare il suo figlio con una semplice ma toccante cerimonia svoltasi in due momenti. Nel primo è stata deposta una corona di fiori presso il Monumento ai Caduti in tutte le Missioni di Pace; nel secondo è stata deposta una corona di fiori presso il locale Cimitero Urbano ove è affissa una targa in memoria di Giorgio.
Alla cerimonia erano presenti la Signora Antonella, in rappresentanza della Signora Giuliana, mamma di Giorgio (che per motivi di salute non è potuta essere presente), soldati dell'Esercito Italiano coordinati dal Comando Militare Liguria e il Consigliere Comunale dianese Michele Calcagno, da sempre vicino alla Famiglia Langella.
RESOCONTO OPERE DI CARITA' IN MEMORIA DELL'ANGELO DEI BAMBINI
Colgo l'occasione per mettervi al corrente dell'avanzamento della Raccolta perenne di monetine rosse (€uro 0.01 - 0.02 - 0.05) in favore di opere caritative in memoria di Giorgio Langella, conosciuto come "L'Angelo dei Bambini".
Tornato a casa dalla cerimonia mi sono messo al tavolo e ho contabilizzato le ultime monete raccolte e le ultime offerte ricevute. Al momento "in cassa" ci sono €uro 150,80 che saranno impiegati - assieme a quello che ancora dobbiamo raccogliere - per progetti in favore dell'infanzia meno fortunata. Come sempre ringrazio tutti ricordando che "ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me". (Matteo 25:40)
Carissimi, a conclusione di questo mio Post desidero dire a tutti e a ciascuno che il mio impegno nel cammino della Memoria Storica non si ferma nonostante in molti lo trovino fastidioso e/o inopportuno. La richiesta di una intitolazione personale e peculiare al Caduto Langella resta una mia priorità perché questa è la volontà della Vedova di Giorgio. A me - a scanso di equivoci - non viene nulla in tasca e non è per me che va creato un luogo per la memoria.
Lancio ancora una volta l'appello a tutti gli uomini e le donne di buona volontà che sono sensibili al tema dei Caduti dell'Esercito affinché si adoperino nella creazione di un luogo della memoria dedicato al Caporal Maggiore Capo Scelto Giorgio Langella. Spero qualcuno ascolti questa mia richiesta e vi dia seguito.
Come sempre resto a disposizione di quanti volessero informazioni e ricordo che se su questo mio Blog ci fossero delle inesattezze o delle imprecisioni sarò ben felice di correggerle su vostra segnalazione.
Viva l'Italia, onore ai Caduti!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

giovedì 19 settembre 2019

Sono passati 13 anni ma a Giorgio Langella nulla è stato intitolato

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", a meno di una settimana dal 26 settembre, vengo a voi con questo post per ripercorrere una dolorosa vicenda che vede coinvolti me, la Vedova del CMCS Langella, Gigi, Luigi, Ida, gli iscritti alla Pagina Facebook "Noi che non dimentichiamo Giorgio Langella" e tutti quelli che hanno voluto bene a Giorgio. La vicenda in oggetto è la richiesta (lecita e legittima) di una via, piazza, corso, aula, sala, ... in memoria del Caporal Maggiore Capo Scelto degli Alpini Giorgio Langella, Caduto in Missione di Pace a Kabul il 26 settembre 2006.
Come sapete, nonostante molteplici incontri avuti con il Sindaco Maurizio Paoletti ed i Comandanti del 2 Reggimento Alpini che si sono succeduti negli ultimi anni la nostra richiesta è stata gettata alle ortiche.
Tutto ebbe inizio con il Colonnello Fabrizio Recchi che, in modo deciso e risoluto, andò a Boves per parlare con il Sindaco ed esprimere il sostegno del Reggimento alla richiesta della Famiglia Langella. Recchi, però, purtroppo, poco dopo venne trasferito per un importante incarico al Ce.Si.Va. di Civitavecchia e gli subentrò il Colonnello Paolo Romanin che, seppur fra mille impegni, provò a portare avanti la trattativa iniziata dal suo predecessore. In due anni nulla di fatto; l'Amministrazione Comunale bovesana si è più volte palesata contraria alla richiesta adducendo una valanga di scuse e di giustificazioni a dir poco grottesche. Romanin ha lasciato il comando del 2 Reggimento Alpini al Tenente Colonnello Enrico Fontana che, seppur sensibile alla causa, non si è occupato della vicenda per via del suo impegno con il Reggimento in quel dell'Afghanistan. A lui è succeduto il Colonnello Marcello Orsi, attuale Comandante del Reggimento.
L'Amministrazione Comunale di Boves in questo 2019 ha deciso - dopo mille rinvii e numerose giustificazioni - di concedere la Cittadinanza Onoraria al 2 Reggimento Alpini di Cuneo e di "deporre alcune corone in memoria dei Caduti" ad una lapide posta su uno spartitraffico accanto a Chiesa Vecchia in cui sono ricordati tutti i Caduti del 2 Reggimento Alpini.
Quella mattina - turandomi in naso - ho partecipato, nonostante Francesca, vedova del Caduto Langella, abbia ritenuto opportuno non partecipare ad una deposizione quantomeno incoerente con quanto promesso nel corso degli incontri avuti in questi anni. Con me c'era il sig. Luigi Fabbiano, papà di Francesca e suocero di Giorgio. Ho partecipato nonostante non condivida assolutamente il 25 aprile e nonostante abbia ritenuto la cerimonia una sorta di "pulizia della coscienza" per metterci a tacere e dire di aver fatto quanto si poteva fare per la memoria del povero Giorgio. Per non dare il nostro "imprimatur" ad una simil commemorazione mi sono premurato di non rivolgere né il saluto né la parola tanto al Sindaco quanto al Comandante.
Il 2 Reggimento Alpini, visto il cammino fatto dai succitati colonnelli, avrebbe dovuto impegnarsi affinché Giorgio non si trovasse su una lapide con altri nomi ma avesse una intitolazione personale e peculiare. Oltretutto, e trovo giusto scriverlo, Francesca - in tutti gli incontri avuti - ha sempre detto che se il Comune di Boves avesse intitolato qualcosa si sarebbe sobbarcata l'intero ammontare della spesa. Noi che curiamo la Memoria Storica di Giorgio Langella non abbiamo mai voluto nulla da nessuno e abbiamo sempre fatto tutto in modo gratuito ed autofinanziato. Quindi la Giunta di Boves non ha neppure la scusa di non aver potuto far fronte alla cosa per motivi di carattere economico-finanziario.
Carissimi, vi ho voluto scrivere questo post a meno di 7 giorni dal 13esimo Anniversario della morte del CMCS Giorgio Langella perché sono deluso e addolorato dalla poca considerazione che le Autorità Civili e Militari hanno nei confronti di chi ha dato la vita per il servizio al Paese. Se girovagate nel web e scrivete "Caduti di Serie B" vedrete che ci sono altre persone e associazioni che lamentano più o meno le stesse cose. Il problema - e lo dico con estrema sincerità - è che quando si alza la voce per ottenere diritti e dignità Sindaci e Comandanti battono in ritirata come se venisse loro richiesta la luna.
Concludo questa mia pesante riflessione dicendovi che non ho nessuna intenzione di battere in ritirata perché sono nipote di un Ufficiale che ha servito la Patria, ha fatto la Guerra e non ha mai amato nulla più dell'Italia. Vivrò il resto della mia vita spendendomi affinché - in capo al mondo - conoscano la vita e la storia del Caporal Maggiore Capo Scelto Giorgio Langella. Volete impedirmelo? Uccidetemi!
Con affetto e profonda gratitudine per le oltre 200mila visualizzazioni che questo mio semplice Blog ha raggiunto grazie a voi vi saluto ma solo dopo avervi dato un sincero ed emozionato abbraccio.
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

martedì 17 settembre 2019

L'Italia ricordi l'attentato del 17 settembre 2009 in cui persero la vita sei Parà

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", il 17 settembre l'Italia non può non fermarsi un momento per ricordare ciò che è accaduto a Kabul, all'ora di pranzo, esattamente 10 anni fa.
I blindati italiani sono sulla strada per la solita ricognizione atta a garantire la sicurezza alla popolazione civile residente a Kabul (Afghanistan); è quasi mezzogiorno, ora in cui in Italia le massaie stanno mettendo su l'acqua per la pasta e impanando le fettine.
Sulla strada per l'aeroporto un Toyota Corolla bianca, "farcita" da 150Kg di esplosivo, si lancia ad alta velocità contro i blindati dell'Esercito Italiano. Ne scaturisce uno scoppio così forte che si sente il boato a molto kilometri di distanza. Il bilancio è da subito tragico. Sei Paracadutisti della Folgore hanno subito perso la vita e altri quattro soldati, tre Paracadutisti e un Aviere, restano gravemente feriti.
Tutti i soldati coinvolti nell'attentato stanno rientrando al Quartier Generale I.S.A.F. dall'aeroporto dove sono andati a recuperare due Parà in rientro dall'Italia dove sono stati per licenza. I Parà presenti sul primo Lince, nessuno escluso, sono immediatamente morti mentre sul secondo Lince uno è morto e gli altri quattro sono rimasti gravemente colpiti e segnati.
I Paracadutisti - appartenenti al 186 Reggimento Paracadutisti di stanza a Pisa - Caduti nell'attentato sono:
Tenente Antonio Fortunato, 35 anni, Lagonegro (Potenza), Comandante dei due Lince;
Sergente Maggiore Roberto Valente, 37 anni, Napoli;
Primo Caporal Maggiore Matteo Mureddu, 26 anni, Solarussa (Oristano);
Primo Caporal Maggiore Davide Ricchiuto, 26 anni, Glarus (Svizzera);
Primo Caporal Maggiore Gian Domenico Pistonami, 26 anni, Orvieto;
Primo Caporal Maggiore Massimiliano Randino, 32 annni, Salerno.
I feriti che sono stati prontamente elitrasportati all'Ospedale da Campo Francese sono:
Caporal Maggiore Rocco Leo, 26 anni;
Caporal Maggiore Sergio Agostinelli, 32 anni;
Caporal Maggiore Ferdinando Buono, 30 anni;
Maresciallo Aeronautica Militare Felice Calandriello, 58 anni.
Per loro solo una serie di ferite e tanto shock.
Quegli schifosi che il mondo conosce con il titolo di "Taliban" hanno subito rivendicato l'attentato perché per loro queste cose sono medaglie al merito. Uccidere "infedeli" per loro è un biglietto per stare in prima fila dinanzi ad Allah. Nel comunicato scritto per la rivendicazione si legge: "Guidava l'autobomba un eroe dell'emirato islamico, il mujahid Hayatullah". Della strage di civili accusano i militari: "E' colpa della forza di occupazione che, dopo l'esplosione, hanno iniziato a sparare alla cieca colpendo molti tra i presenti sul posto".
Da quel giorno sono passati 10 anni. In questi anni non avevo mai parlato di questo attentato nonostante il mio amore profondo e sincero per la Brigata Paracadutisti Folgore che sento sinceramente come una mamma per i valori che insegna e le tradizioni che porta avanti. Allora perché ho deciso di parlarne proprio oggi?
Come voi lettori di "Cuore Alpino" sapete bene, il 13 novembre 2018 sono sceso a Roma per prender parte alla Giornata Nazionale dedicata alle Vittime del Terrorismo e le Vittime del Dovere delle Forze Armate. Quando - assieme alla Vedova di Langella - siamo stati portati alla Caserma "Pio IX" per il discordo del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, Generale Salvatore Farina, e il pranzo. La Provvidenza ha voluto che al tavolo dove ho pranzato avessi a destra Francesca e a sinistra Ciro Valente, fratello del Sergente Maggiore Roberto Valente, a cui ho promesso che avrei parlato di suo fratello.
Siccome le promesse le mantengo sempre, eccomi qua. Non posso non mantenere la parola data alla Famiglia di un Caduto. Non posso comportarmi come la maggior parte delle istituzioni che colgono ogni occasione per far calare il sipario sulle tristi vicende che hanno visto volare in cielo i nostri angeli in uniforme.
Carissimi, quest'oggi vi chiedo una cortesia personale. Prendetevi sei minuti della giornata, mettetevi ritti in piedi, chiudete gli occhi e fate silenzio assoluto. Ognuno di questi minuti servirà a ricordare Antonio, Roberto, Matteo, Davide, Gian Domenico, Massimiliano e a far giungere loro il nostro "Presente!" umile ma sincero.
Viva l'Italia, viva la Folgore, onore ai Caduti!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

sabato 14 settembre 2019

"Cuore Alpino" onora il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Cuneo

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", vi scrivo dopo il grande ed inaspettato successo che ha avuto il mio post sui Vigili del Fuoco del 07 settembre scorso a cui hanno fatto seguito molti messaggi e molte citazioni da parte di appartenenti al Corpo in servizio ed in congedo.
Diversi Gruppi e Pagine Facebook, infatti, hanno condiviso il mio post facendolo diventare letteralmente virale. Calcolando, poi, che parlavo di una cosa già accaduta da oltre un anno e conosciuta da molti utenti della rete è stupefacente il volume di traffico generato in pochi giorni.
Oggi, in continuità a quel post, voglio parlarvi del grande impegno profuso dal Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Cuneo in questi ultimi 15 giorni nei quali sono successi alcuni fatti rilevanti che hanno potuto mettere in risalto le qualità tecnico-professionali degli appartenenti al Corpo.
Due giorni fa, giovedì 12 settembre, in Via Circonvallazione, nel comune montano di Roaschia c'è stato un significativo incidente stradale che ha visto coinvolta una donna. Erano circa le 8 del mattino quando la signora, ferma in un parcheggio in pendenza, distrattamente ha rimosso il freno a mano perdendo il controllo del mezzo. Purtroppo a nulla sono valse le manovre per impedire l'irreparabile e l'auto dopo esser finita in una scarpata si è ribaltata ed è finita nel fiume. La letteratura dell'infortunistica stradale ci dice che quando un'auto finisce in un corso d'acqua con all'interno delle persone le possibilità di estrarle vive sono poche ma anche questa volta i Vigili del Fuoco sono stati più rapidi della morte. Arrivati sul luogo dell'incidente hanno tirato delle funi e si sono calati sino all'altezza dell'autoveicolo; hanno estratto rapidamente la signora e l'hanno affidata alle cure del personale sanitario del 118 nel frattempo allertato. Solo dopo aver salvato la vita della signora hanno fatto intervenire i colleghi con l'autogru per il recupero del mezzo ed il ripristino della scarpata.
Pochi giorni prima, nella notte fra il 5 e il 6, verso le 2:00 il telefono della Sala Operativa ha squillato per allertare i Vigili del Fuoco di un incendio a Limone Piemonte (quasi al confine con la Francia) in Località San Giovanni Tetto Bric. I mezzi sono usciti dal parco auto, come di consueto, con sirene e lampeggianti e alla velocità della luce hanno raggiunto la località impedendo alle fiamme di danneggiare l'intero chalet, di devastare la zona circostante, circoscrivendo i danni al solo tetto che però è rimasto al suo posto e non è crollato.
Nella stessa notte, oltretutto, nell'albese la pioggia incessante ha messo a repentaglio diverse zone critiche del territorio costringendo il Comando Provinciale a richiamare in servizio anche i Vigili del Fuoco che avevano smontato il precedente turno e quelli non in servizio per turno di riposo.
Nel Comune di Alba, dove con la locale Protezione Civile è stata allestita una sala operativa per affrontare l'emergenza, si è verificato il crollo di un argine lungo il torrente Talloria che si è trascinato un'auto posteggiata li. A Bra e Savigliano i Vigili del Fuoco sono stati impegnati in numerosi interventi segnalati da cittadini che denunciavano allagamenti di scantinati, garage e sottopassi. Inoltre, gli uomini del Comando di Cuneo, hanno dovuto mettere in sicurezza numerosi alberi pericolanti nella zona di Alba, Diano, Bene Vagienna e gestire una gravosa emergenza a Cherasco dove, poco prima del ponte sullo Stura, il manto stradale della tangenziale ha subito un cedimento che, se non controllato, avrebbe potuto senz'altro essere causa di incidenti stradali mortali. Come sempre, i Vigili del Fuoco hanno circoscritto ed isolato la zona pericolante ed allertato i colleghi dell'Arma dei Carabinieri affinché provvedessero a gestire l'annoso problema della viabilità deviata in condizioni, peraltro, molto complesse a causa delle violenti piogge che non hanno dato tregua alcuna.
Il Comandante Provinciale, il Prefetto e le Autorità Cittadine interessate dai suddetti interventi non hanno potuto non ringraziare, oltre al Comando Provinciale di Cuneo, le Squadre di Vigili del Fuoco di stanza a Savigliano, Bra, Alba, Sommariva Bosco e Santo Stefano Belbo.
Carissimi, nel leggere queste notizie, ci meravigliamo e - guardandoci con stupore - esclamiamo: "Ma come fanno a gestire queste emergenze?". La cosa "divertente", però, sta nel fatto che, quello che noi troviamo stupefacente, per un Vigile del Fuoco è l'ordinarietà e la quotidianità del suo servizio. Non vi è giorno in cui i Comandi dei Vigili del Fuoco non vengano impegnati in spegnimento incendi, soccorso ad auto gravemente incidentate, smottamenti, frane, scosse telluriche, ecc... Il problema spesso sta nel fatto che l'opinione pubblica, la politica e il giornalismo danno per scontati tutti questi servizi e non li mettono in risalto quando vengono realizzati.
Compito di "Cuore Alpino" è quello di far conoscere ciò che altri ignorano o, semplicemente, non ritengono esser degno di attenzione e divulgazione. Tutto questo sta risultando possibile grazie a voi che, con l'aiuto dei social network, leggete, condividete e divulgate quanto da me scritto su questo povero e umile blog. Grazie infinite.
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

venerdì 6 settembre 2019

Cambio del Comandante alla Folgore. Il Generale Sganga cede il comando al Generale Vergori

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", tra poche ore un grande uomo lascerà il Comando della Brigata Paracadutisti "Folgore" per assumere il comando dell'Accademia Militare di Modena dove vengono altamente formati gli Ufficiali che prenderanno le redini dell'Esercito Italiano. Il nome di questo grande uomo - che ho il timore di pronunciare vista la mia piccolezza - è Generale di Brigata Rodolfo Sganga.
In questi ultimi giorni il Generale Sganga ha iniziato una "peregrinatio" che ha toccato tutte le caserme facenti parte la Brigata; nessun Reggimento è stato escluso perché la Folgore è una famiglia e il Comandante della Brigata è un padre vero e proprio. Quando è arrivato in visita al 185 Reggimento Artiglieri di Bracciano è stato ricevuto da un nutrito numero di soldati che - come dei veri figli - lo hanno accolto con tutti i dovuti onori e lo hanno voluto omaggiare della qualifica di "Diavolo Giallo ad honorem" consegnandogli l'omerale a bassa visibilità.
Al Generale Sganga succederà Beniamino Vergori al quale lo stesso Sganga ha appuntato e conferito il grado di Generale di Brigata. Vergori, grande Ufficiale e militare di grande professionalità, è molto noto agli uomini della Folgore visto che ne è già stato Capo di Stato Maggiore e Vice Comandante.
Gli uomini e le donne facenti parte la Brigata Paracadutisti Folgore si sono sentiti amati, stimati e paternamente comandati dal Generale Sganga che, a malincuore, lasciano andare all'Accademia Militare di Modena.
Il Generale di Brigata Rodolfo Sganga - sul suo personale Profilo Facebook - questa sera ha scritto: "Domani mattina cederò dopo oltre due anni, il comando della più bella Brigata del mondo. È un momento di emozioni confuse e spesso contrastanti, ma ho anche alcune certezze: l’amore indiscusso per il Tricolore, la passione sempre crescente per il Mestiere delle Armi, il rispetto totale per chi si è sacrificato per indicare a tutti noi la via del Dovere. 
Il 28 luglio 2017, all’atto della cerimonia di assunzione del comando della Folgore, ho citato un mio predecessore dicendo che “ad un Comandante è dovuto il rispetto e l’obbedienza per il grado che porta. Tutto il resto se lo deve guadagnare”. Sono orgoglioso di aver profuso il massimo impegno per essere sempre all’altezza dei miei Paracadutisti. Starà a loro giudicare se ci sono riuscito...
La Folgore sarà in ottime mani, perché il Generale di Brigata Beniamino Vergori è il Comandante che tutti vorrebbero avere: un Soldato!
A me resterà il ricordo di un periodo semplicemente esaltante e la consapevolezza di essere stato un privilegiato per aver fatto parte di una squadra ineguagliabile che si chiama Folgore.
Adesso avanti a tutta forza, perché la responsabilità di preparare gli Ufficiali di domani è una sfida che sono deciso ad accettare e vincere!
Grazie a ognuno di Voi che ha voluto supportare la Folgore anche attraverso i social media. Non smettete, perché Noi siamo la Folgore!". (Rodolfo Sganga, Facebook, 05 settembre 2019)
A parole così accorate e sincere non si può aggiungere nulla. L'unica cosa che mi sento di fare è quella di ringraziare il Generale Sganga per quanto ha fatto a guida della Folgore ed augurargli una prolifica missione in quel di Modena dove sono certo saprà portare lo spirito cameratesco della Folgore a servizio degli Allievi Ufficiali e della Difesa tutta.
Un augurio sincero e generoso lo rivolgo anche al Generale Beniamino Vergori che - ne è consapevole - si accinge a prendere le redini di una delle realtà più onorevoli della nostra Patria. Nelle piazze d'armi della Folgore il Tricolore sventola più gagliardo e più fiero che in altre realtà perché buona parte della storia militare d'Italia riporta in calce una sola firma: "Folgore"!
Carissimi, a ciascuno di voi chiedo di sostare un minuto in silenzio in memoria dei Caduti della Folgore che, durante la cerimonia di cambio del comando, veglieranno sui partecipanti e sui due Comandanti - l'uscente e l'entrante - affinché tutti ricordino la cosa più importante: "Mancò la fortuna ma non il valore".
Viva l'Italia, viva la Folgore, onore ai Parà!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

martedì 3 settembre 2019

"Chi ama la propria vita, la perde". In memoria del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", un anno fa come oggi ho scritto un Post dal titolo "Il sorriso dei giusti. In memoria del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa" che, con mia grande sorpresa, ha riscosso un discreto successo in termini di visualizzazioni anche da parte di giovani che in quegli anni ancora dovevano vedere la luce del mondo.
03 settembre 1982 - 03 settembre 2019: 37 anni da uno degli omicidi di mafia più efferati e più detestati dal Popolo Italiano che ama e stima la figura genuina e patriottica del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, Prefetto di Palermo.
Sulla vicenda Dalla Chiesa si è detto e scritto tanto. Ci sono persone convinte che sia un omicidio come tanti e altre che sostengono la tesi secondo cui il Generale sia stato lasciato solo dal Governo. Personalmente - non essendo nato al momento della mattanza - mi sono molto documentato e mi sono fatto una personale e suggestiva idea che intendo, quest'oggi, condividere con voi.
L'attentato si è volto in Sicilia, negli Anni'80, a Palermo, in Via Carini.
Per eliminare "la minaccia" Dalla Chiesa "cosa nostra" ha fatto esplodere trenta colpi di kalashnikov (quando ne sarebbe stato più che sufficiente uno) ma, come tutti sappiamo, alla mafia piace fare le cose in grande per mascherare il fatto che ha il cervello piccolo. Soltanto un idiota, infatti, uccide un servitore dello Stato per manifestare pubblicamente la sua delinquenza e la sua vergognosa condotta morale.
Ma torniamo a noi.
Come mai un Generale dell'Arma dei Carabinieri, nato in Provincia di Cuneo, si trova a fare il Prefetto nel capoluogo siculo? Innanzitutto vi è da dire che Carlo Alberto Dalla Chiesa è molto stimato dai vertici dell'Arma per l'ottimo acume investigativo e la grande prontezza operativa dimostrata nella lotta senza quartiere che egli stesso ha condotto contro il terrorismo di matrice comunista a Milano e in molte altre località della Penisola. Palermo in quegli anni è "terra di nessuno" visto che la mafia fa il bello e il cattivo tempo e lo Stato non riesce a tenerle testa. Il Governo è costantemente pressato dagli organi di stampa, dai famigliari delle vittime di mafia, dai commercianti vessati dalle richieste di "pizzo", dai procuratori della Repubblica impegnati nei tribunali siciliani e dai cittadini per bene che desiderano una Sicilia libera e onesta. A Roma non si sa più che cosa fare per arginare e sconfiggere l'annoso problema della mafia. Il Presidente del Consiglio, On. Giovanni Spadolini, decide di nominare a Prefetto di Palermo un militare che ha un curriculum di successi lungo quasi come la Carta Costituzionale: il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Purtroppo, però, il repubblicano Spadolini e il democristiano Virginio Rognoni, Ministro dell'Interno, non hanno fatto i conti con il territorio e la situazione in cui stanno inviando il Generale Dalla Chiesa. Quest'ultimo, infatti, intervistato dal giornalista cuneese Giorgio Bocca, tuona: "Mi mandano a Palermo con gli stessi poteri del Prefetto di Forlì". Questa affermazione fa venire i brividi visto che Dalla Chiesa, sin dal momento della nomina a prefetto, chiede di avere maggiori poteri e libertà decisionali per poter iniziare a fronteggiare "ad armi pari" la mafia e i suoi metodi brutali. A Roma però questa richiesta viene assolutamente ignorata e disattesa con il risultato che il 03 settembre 1982, poco dopo le ore 21:00, mentre il Generale Dalla Chiesa è di rientro a casa con la moglie Emanuela Setti Carraro sulla sua A112 bianca, avviene l'irreparabile. Un kalashnikov tuona per trenta volte trasformando Via Carini in uno scenario degno di una via palestinese sotto intifada. Oltre al Generale e alla sua consorte l'Italia si trova a piangere anche la morte dell'Agente Domenico Russo, di scorta su una seconda autovettura.
Il Cardinale Salvatore Pappalardo, Arcivescovo di Palermo, durante l'omelia tenuta in occasione delle esequie di Dalla Chiesa, con voce forte e solenne pronuncia delle parole di sfida alla mafia e di esortazione accorata allo Stato: “Mentre a Roma si pensa sul da fare, la città di Sagunto viene espugnata dai nemici. Questa volta non è Sagunto, ma Palermo. Povera la nostra Palermo!”. Per la prima volta un Principe della Chiesa affronta il tema della criminalità organizzata e alza la voce in difesa dei cittadini per bene e di chi vede nella mafia non un'alleata ma bensì un nemico.
L'attentato e l'omelia - nonché le migliaia di persone presenti al funerale - servono a convincere il Viminale a dare maggiori poteri decisionali e interventistici al Prefetto di Palermo così da permettergli di combattere efficacemente la mafia e il suo disgustoso modo di eludere la legalità.
Per l’omicidio Dalla Chiesa vengono condannati Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Calò, Nenè Geraci e Bernardo Brusca. Questi ignobili personaggi - che mi rifiuto di chiamare italiani - infatti, all'epoca dei fatti, sono stati i mandanti della strage e i rettori della cupola di letame meglio conosciuta come "cosa nostra".
Purtroppo, però, per vedere sul banco degli imputati prima e, dietro le sbarre poi, i veri autori materiali della strage bisogna aspettare il 2002 quando la Magistratura Italiana condanna Nino Madonia, Vincenzo Galatolo, Raffaele Ganci, Giuseppe Lucchese, Calogero Ganci e Francesco Paolo Anzelmo.
Carissimi, da fiero Cuneese e da ancor più fiero Italiano, trovo senz'altro necessario scrivere, ogni volta che posso, qualcosa a riguardo di uno degli Italiani più grandi che il nostro Paese abbia mai conosciuto. La bellezza del Tricolore che sventola gagliardo e fiero all'Altare della Patria non sarebbe tale se, a sua rappresentanza, non ci fossero stati grandi, grandissimi, uomini come il Generale dell'Arma Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Il Vangelo recita: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Giovanni 15:13) e dice anche: "Chi ama la propria vita, la perde". (Giovanni 12:25) Se Carlo Alberto Dalla Chiesa, a 37 anni dalla sua scomparsa, continua ad essere oggetto di ricordo e di commemorazione significa che ha saputo amare la Patria più della sua stessa vita che ha donato - e non perso - per i propri amici rappresentati dagli Italiani per bene.
Grazie di cuore per l'affetto e la stima con cui seguite e leggete questo mio blog. Senza di voi i miei scritti non avrebbero valore alcuno.
Viva l'Arma dei Carabinieri, viva l'Italia, onore al Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

venerdì 23 agosto 2019

Operazione "Strade Sicure": quando gli angeli vestono l'uniforme

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", quest'oggi ho deciso di spendere qualche minuto per scrivere alcune righe di ringraziamento per i nostri soldati che da 11 anni svolgono preciso e puntuale servizio alla Patria nell'Operazione "Strade Sicure".
In città piccole come la mia Cuneo è difficile vedere i mezzi dell'Esercito appostati sulla pubblica via con due o più soldati in vegetata che, imbracciando il mitra, presidiano i luoghi sensibili del territorio ma, spostandosi già solo a Torino, a pochi passi dalla Stazione "Porta Nuova", è possibile vedere gli Alpini a presidio della Sinagoga Ebraica.
Alcune volte capita di scorgere turisti che vedendoli si domandano: "Cosa stanno facendo?".
L'Operazione "Strade Sicure" nasce il 4 agosto 2008 sotto precisa volontà del Ministro della Difesa On. Ignazio La Russa che ravvisa l'urgente necessità di impiegare un contingente di personale militare delle Forze Armate in supporto agli Agenti di Pubblica Sicurezza (Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, ...) per contrastare il crimine e prevenire eventuali episodi terroristici.
Il primo contingente, il più grande mai visto sino a quei tempi, era composto da 3.000 soldati dislocati su 20 Regioni a sostegno delle singole Prefetture che hanno impiegato gli uomini dell'Esercito per monitorare e presidiare siti ed obiettivi sensibili quali aeroporti, porti, Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo, ecc...
A dirla così pare semplice ma bisogna considerare che tutti i soldati che vengono impiegati in tale Operazione vengono preventivamente formati ed addestrati al fine di conseguire la qualifica temporanea di Agenti di Pubblica Sicurezza. Questo iter formativo teorico-pratico richiede al Ministero della Difesa un grande impegno logistico ed economico. I soldati che vengono impiegati sul territorio, infatti, appartengono a battaglioni e reggimenti che, durante la loro assenza, devono svolgere comunque le funzioni ordinarie con un carico di lavoro maggiore vista la carenza - seppur momentanea - di organico.
I militari dell'Esercito impiegati nell'Operazione "Strade Sicure" dal 2008 ad oggi hanno gestito l'apparato della Sicurezza di Expo 2015, del "Giubileo Straordinario della Misericordia", dei vari G7, dei terremoti che hanno colpito il Centro-Italia, del sito Tav di Chiomonte, dell'area denominata "Terra dei Fuochi" e - come non citarlo - del crollo del "Ponte Morandi" di Genova. Oltre, naturalmente, a tutti i siti sensibili quali ambasciate e consolati, grandi stazioni ferroviarie, luoghi di culto, siti UNESCO, ecc...
Nella sola Città di Napoli l'Esercito Italiano, mediante 35 siti di presidio permanente, ha tratto in arresto 1.500 persone, ne ha denunciate 4.700 e poste in stato di fermo 700; ha sequestrato 80.000 grammi di sostanze stupefacenti ed ha salvato vite umane impedendo stupri, omicidi, sedando risse, regolamenti di conti e sventando persino dei suicidi come quella volta in cui il Caporal Maggiore Capo Scelto Luigi Improda ha disarmato un soggetto che con un coltello si stava recidendo le vene dei polsi. Questi pochi ma significativi numeri forniti con orgoglio dal Capitano Gennaro Rosario Sepe sono solo la punta dell'enorme iceberg che l'Operazione "Strade Sicure" rappresenta.
Tra l'altro, va sottolineato, i militari impiegati sul territorio cercano sempre di non ricorrere alle armi in dotazione ma intervengono con particolari tecniche di difesa e lotta che vengono studiate appositamente per bloccare e disarmare i soggetti pericolosi così come ha spiegato in una conferenza stampa tenutasi a Napoli il Maresciallo Nicola Crispino.
Carissimi, ad oggi l'Esercito Italiano ha 7.100 uomini e donne impiegati sul territorio nazionale a difesa e salvaguardia della Pubblica Sicurezza e dell'incolumità dei Cittadini. Se, passeggiando per le località in cui avete deciso di trascorrere le ferie, incontrate una camionetta con il logo dell'Operazione "Strade Sicure" avvicinatevi, fate un sorriso ai militari che sono lì a presidio e ditegli con sincera riconoscenza: "Grazie per quello che state facendo, siete i nostri angeli custodi, siete un esempio di legalità, siete la personificazione del Tricolore!".
Viva l'Italia, viva l'Esercito, onore al Tricolore!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

mercoledì 31 luglio 2019

Il Generale Salvatore Farina, Capo di SME, in visita ai futuri Comandanti di Compagnia dell'Esercito Italiano

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", in questa caldissima giornata che conclude il mese di luglio, vi scrivo per raccontarvi della bellissima, significativa e toccante visita che il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito ha fatto alla Scuola di Applicazione di Torino il 24 luglio scorso.
In questa importantissima Caserma nella quale si formano gli Ufficiali che dovranno assumere funzioni di comando, al momento, si sta svolgendo il 4° Corso per Ufficiali subalterni riservato ai Tenenti prossimi alla nomina a Capitano. Gli allievi di questo corso, grazie alle molteplici competenze che gli vengono fornite, entreranno a far parte di qualche Reggimento con il grado di Capitano e l'incarico di Comandante di Compagnia.
Il Generale di Corpo d'Armata Salvatore Farina, accompagnato dal Generale di Divisione Salvatore Cuoci, Comandante della Scuola di Applicazione, ha voluto essere a Torino per incontrare quelli che saranno i futuri Comandanti di Compagnia dell'Esercito Italiano per esortarli ad essere sempre fedeli all'Istituzione di cui sono membri ed istruirli sull'importanza dell'incarico che verrà loro affidato. Il Comandante di Compagnia, infatti, è un leader che ha il delicatissimo compito di indirizzare, guidare e motivare gli uomini e le donne della sua Compagnia affinché sappiano ben operare anche nelle situazioni più critiche ed incerte.
Con la sua consueta fermezza e la sua grande professionalità, il Generale C.A. Farina, durante il suo discorso, ha detto: "l'esser Comandanti di soldati richiede un impegno grandissimo, la vostra motivazione e l'eterogeneità delle esperienze che portate, sono il vero valore aggiunto e i vostri colleghi più giovani ne sapranno trarre tanto". Parole parche, semplici ma ricche di una grande esperienza che solo un Comandante esperto e competente può pronunziare con sicurezza e credibilità dinanzi alla Bandiera d'Istituto della Scuola di Applicazione, decorata di Medaglia d'Argento al Valore Militare.
La Scuola di Applicazione, erede del patrimonio storico-militare delle Regie Scuole Teoriche e Pratiche di Artiglieria e Fortificazioni del 1739, continua ad essere punto di riferimento della Forza Armata per quel che concerne la Formazione Universitaria ed Accademica degli Ufficiali che dovranno solcare i più importanti teatri nazionali ed internazionali. All'interno di questo grande Istituto Militare si insegnano valori quali l'esempio, la condivisione delle esperienze professionali, l'abnegazione totale ed incondizionata, la coesione delle competenze e lo spirito di corpo.
Ciascuno di questi valori è frutto della grande esperienza e della fruttuosa carriera che i docenti dell'Istituto hanno maturato nell'Esercito a servizio della Patria e del Popolo Italiano.
Il Generale C.A. Salvatore Farina, con il quale ho avuto l'onore ed il privilegio di scambiare qualche parola il 13 novembre 2018 nella Caserma "Pio IX" di Roma, in occasione della Giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace, è un uomo animato da sincero amore per la Patria, forte senso di riverenza per le Istituzioni e grande passione per il suo lavoro, la sua professione e l'uniforme che indossa. Chi lo conosce bene, chi frequenta lo Stato Maggiore dell'Esercito sa che egli non guarda mai l'orologio ma lavora ardentemente, senza sosta, per onorare l'importante incarico affidatogli e la Forza Armata di cui egli è, a pieno titolo, un padre responsabile.
Carissimi, prendiamoci qualche minuto per fare un po' di silenzio ed affidare alla Madonna della Neve, Protettrice delle Truppe Alpine, i novelli Comandanti di Compagnia e il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Italiano affinché essi possano, in concordia ed unione d'intenti, continuare a proteggere il Popolo Italiano e glorificare il bene più grande che abbiamo: il Tricolore.
Con l'affetto che da sempre mi lega a voi miei lettori mi congedo assicurandovi il mio misero ma sincero ricordo nella recita del Santo Rosario.
Viva l'Italia, viva l'Esercito, onore al Tricolore!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella