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mercoledì 6 novembre 2019

Il Caporal Maggiore Scelto Paolo Pascali riceve la Medaglia d'Oro per le "Vittime del Terrorismo"

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", il 14 aprile 2013 il quotidiano on-line "Lecce Prima" titola: "Afghanistan, feriti lievi in un attentato due militari: uno è un salentino 29enne".
Il salentino di cui l'articolo parla è il Caporal Maggiore Paolo Pascali, nativo di Caprarica di Lecce, in forza presso Barletta all'82 Reggimento Fanteria "Torino" della Brigata Corazzata "Pinerolo".
Sono le 9:30 del mattino, siamo ad Awkalan (Afghanistan). I militari italiani sono impegnati nella quotidiana attività di "Village Assessment" che consiste nella presa di contatto con i leader del villaggio e di ricognizione dei bisogni della cittadinanza. Si trovano sul loro Lince quando vengono investiti dall'esplosione di un ordigno improvvisato. Sono attimi di terrore. Sono attimi di triste consapevolezza. Ma, grazie a Dio, l'epilogo non è poi così tragico. I due soldati più danneggiati dall'esplosione riportano "solo" delle ferite e vengono prontamente trasportati all'Ospedale Militare da Campo di Shindad.
L'attentato puzza di vendetta visto che - proprio i militari del Contingente Italiano - alcuni giorni prima hanno inaugurato un pozzo d'acqua in grado di fornire acqua potabile alle oltre 700 famiglie del villaggio di Mogholam Kohen. Ovviamente i talebani sono infastiditi da questi fatti ed allora sfogano la loro frustrazione e la loro idiozia su chi il bene lo compie senza aspettarsi nulla in cambio.
Ma perché vi racconto questa vicenda proprio oggi?
Ho deciso di raccontarvi la storia di Paolo Pascali perché il 4 novembre scorso presso la Prefettura di Lecce la dottoressa Maria Teresa Cucinotta, Prefetto di Lecce, per conto del Presidente della Repubblica ha consegnato la Medaglia d'Oro per le "Vittime del Terrorismo" al Caporal Maggiore Scelto Paolo Pascali.
Nel giorno in cui l'Italia celebra la Giornata delle Forze Armate il Presidente della Repubblica ha voluto onorare e "medagliare" un valido soldato che, con la sue eroica tempra, continua - nonostante quel 14 aprile - a servire la Patria nell'82 Reggimento Fanteria "Torino".
Il Caporal Maggiore Scelto Pascali vive per la Patria, lotta coi ricordi, onora il Tricolore "evidenziando il coraggio ed il senso del dovere che caratterizzano i soldati dell’Esercito Italiano e, più in generale, gli appartenenti a tutte le Forze Armate". (Fonte: Lecce Sette)
Queste sono le persone che la nostra Nazione deve portare come esempio alle giovani generazioni perché insegnare il valore dell'onore vale più di un problema di trigonometria o delle capitali imparate a memoria.
Come cittadino impegnato da anni sul fronte della memoria storica sento il dovere e la responsabilità di raccontare queste storie sul mio Blog. Nonostante mi sia sentito affibbiare il titolo di "signor nessuno" non mollerò ma, semplicemente, eviterò di condividere i miei scritti e le mie riflessioni con chi considera "nessuno" chi si spende per la memoria gratuitamente e senza tornaconto.
Grazie a tutti voi per l'attenzione e il sincero seguito.
Andrea Elia Rovera
Responsabile per la Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

domenica 27 ottobre 2019

Quando l'orgoglio italiano... corre i 100m - Omaggio al Caporal Maggiore Scelto Monica Contrafatto

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", questa sera mi sono messo al pc per raccontarvi una storia che definire straordinaria è poco. La storia in oggetto si fonda su una donna, una giovane, grande, donna: Monica Graziana Contrafatto, Caporal Maggiore Scelto Ruolo d'Onore del 1 Reggimento Bersaglieri.
Non vi nego che mi tremano le dita sulla tastiera. Parlare di una così grande persona non è facile ed io mi sento il più indegno della terra a narrarvi la vita e le gesta di un militare così eroico e coraggioso.
Monica, la chiamerò solo così, nasce a Gela nel 1981. Si innamora follemente dei Bersaglieri che vede per la prima volta durante l'Operazione "Vespri Siciliani" e da quel giorno decide che anche lei sarà un Bersagliere dell'Esercito Italiano.
Qualcuno di voi si chiederà perché io abbia deciso di parlarvi proprio di Monica. Ebbene, ve lo spiego subito.
Siamo in Afghanistan, distretto del Gulistan, Provincia di Farah. E' il 24 marzo 2012 e un gruppo di schifosi terroristi, alle ore 18:00 (14:30 in Italia), lancia 3 colpi di mortaio contro la Base Operativa Avanzata (F.O.B.) "Ice" presidiata dall'Esercito Italiano sotto comando della Task Force South-East. Monica era di servizio. Si è recata ai mezzi ed in quel momento è stata colpita dalle schegge di un'altra bomba da mortaio che le hanno provocato una ferita all'arteria femorale ed una severa lesione dell'intestino. A seguito di queste ferite Monica ha perso la gamba destra e un bel pezzo di intestino.
Pensate che rimpianga qualcosa? No!
Se le si chiede: "Ma questa perdita così grave non ti ha fatto pensare che hai sbagliato vita?" ci si sente rispondere: "No, no, no. Io sono felicissima di quello che ho fatto perché comunque quando noi andiamo là andiamo a fare aiuti umanitari, andiamo a portare tipo la pace. Cerchiamo di dare la pace. Costruiamo ponti, scuole, portiamo cibo, coperte, facciamo previdenza sanitaria, quindi io ero felicissima di stare là. Ci ritornerei centomila volte. Ci sono stata - prima dell'incidente - altri sei mesi. Il cielo stellato è bellissimo, la notte le stelle ti illuminavano il viso. Gli occhi dei bambini, quando gli davi una bottiglietta d'acqua, una brioches, erano luminosi, felici. Ti riempivano di grazie. Anche le persone adulte che ti aiutavano, ti ringraziavano quando noi li aiutavamo. Io in Afghanistan ho fatto la pace, non ho fatto la guerra. Io nemici non ne ho visti. I nemici siamo noi stessi, secondo me. Io ho perso una gamba. Sarei stata nemica di me stessa se non lo avessi accettato. Vabbé ho perso una gamba ma posso fare sport e sto cercando di diventare brava nella corsa. Sono un Bersagliere e ho ricominciato a correre. Ci vuole tanto allenamento ma ci vuole forza. Io sono in pace con me stessa, sono serena. Sono un militare, sono un soldato".
Quando le viene chiesto: "A parere tuo per l'Afghanistan c'è speranza?". Lei, con quel suo splendido sorriso, risponde: "Penso che per l'Afghanistan ci sia speranza. C'è tanta gente brava là. C'è tanta gente brava che ci ha pure aiutato qualora c'erano degli ordigni sulla strada che facevamo".
E se la si incalza con: "Cosa vuol dire, per te, essere Italiana?". Lei, con sguardo innamorato, dice: "Essere fiera del mio Paese. Io sono fierissima di essere Italiana. Non cambierei la mia cittadinanza per nessun motivo al mondo. Io sono consapevole che quello che facevo, quello che i miei colleghi continuano a fare in Afghanistan, lo fanno per portare la pace e portare del bene. Se la gente la pensa in modo differente per me non è un problema. Ognuno è libero di pensarla come la vuole".
Credetemi, queste parole le ho ascoltate decine e decine di volte. Ogni volta che le ascoltavo la pelle mi si accapponava di più perché pensieri così profondi nascono solo da un cuore puro e una coscienza cristallina.
Monica ha un senso di italianità difficile da eguagliare e quasi impossibile da capire. Come si fa ad essere così radiosi e pieni di speranza dopo aver perso una gamba? Dare una risposta - qualunque essa sia - risulterebbe anacronistico.
La risposta più bella ce l'ha data Monica alle Paralimpiadi di Rio de Janeiro nel 2006 quando, dopo una gara iper-adrenalinica, ha ottenuto la Medaglia di Bronzo stando dietro alla grande Martina Caironi che si è conquistata una meritatissima Medaglia d'Oro.
Monica si è innamorata dell'atletica leggera e dei 100m piani grazie ad una gara di Martina Caironi che vide quando era nel letto con la gamba appena amputata. Monica voleva essere su un podio con il Tricolore per rendere onore all'Italia. Monica ce l'ha fatta. E' salita sul podio e lo ha fatto con il suo idolo Martina Caironi.
A fine gara Monica è stata intervistata dai giornalisti sportivi e ha detto poche e semplici parole: "Il mio sogno si è realizzato. Sono contenta. Grazie a Martina ho cominciato a correre ed oggi è bellissimo vincere insieme a lei. Finalmente una gioia per me. Diciamo che a un certo punto non ce la facevo più però vedevo da lontano la medaglia ed il fatto di innalzare una bandiera in più, insieme a Martina. All'Inno d'Italia - essendo un militare - piangerò sicuro, sappiatelo".
Quello che vi ho riportato, è il piccolo e misero racconto di un Italiano che - dopo aver conosciuto la storia del Caporal Maggiore Scelto Monica Graziana Contrafatto - è ancora più ammirato ed innamorato dell'Italia.
Come sapete nel 2021 la mia Cuneo ospiterà la 69esima Adunata Nazionale dei Bersaglieri e, con questo mio umile Blog, colgo l'occasione per chiedere al Generale Comandante della Brigata Bersaglieri "Garibaldi" ed al Colonnello Comandante del 1 Reggimento Bersaglieri di mandarci - in quell'occasione - il Caporal Maggiore Scelto Contrafatto per farci vedere dal vivo com'è fatto un eroe e che volto ha un Italiano vero. Monica è personificazione vivente del Tricolore e poterla incontrare sarebbe per me un onore senza pari. Probabilmente il mio cuore batterà allo stesso modo nel quale ha battuto quando ho sostato presso il sepolcro del Milite Ignoto.
Carissimi, speriamo questo mio appello raggiunga chi di dovere. Intanto mi congedo da voi con la tastiera ma non con il cuore invitandovi ad urlare con me: "Ictu impetuque primus" che significa: "Primo nel colpire e nell’assaltare".
Viva l'Italia, viva i Bersaglieri, onori al Caporal Maggiore Scelto Monica Graziana Contrafatto!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

giovedì 26 settembre 2019

Cerimonia di Commemorazione del Caduto Giorgio Langella

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", questa mattina - come vi ho più volte annunciato in quest'ultimo periodo - abbiamo celebrato il 13 anniversario della morte di Giorgio Langella avvenuta il 26 settembre 2006 in quel di Kabul (Afghanistan) durante una Missione Internazionale di Pace.
CERIMONIA PRESSO IL COMUNE DI BOVES
Alle ore 8.00 Don Dario Bottero, parroco di "San Bartolomeo" in Boves, ha celebrato la Santa Messa ricordando l'anima del nostro defunto Giorgio ed affidandola alle braccia paterne del Padre.
Alle ore 8.45 ci siamo spostati presso il locale Cimitero Urbano per la resa degli onori sulla Tomba del Caduto e la deposizione dei fiori che il 2 Reggimento Alpini di Cuneo ha voluto donare.
A termine della Resa degli Onori un militare del 2 Reggimento ha dato lettura della Preghiera dell'Alpino e la cerimonia si è ufficialmente conclusa.
Francesca, vedova di Giorgio, tiene a ringraziare il 2 Reggimento Alpini, il suo Comandante e il Gruppo A.N.A. di Boves per la gentile partecipazione.
CERIMONIA PRESSO IL COMUNE DI DIANO MARINA
Diano Marina, comune natio di Giorgio Langella, ha voluto ricordare il suo figlio con una semplice ma toccante cerimonia svoltasi in due momenti. Nel primo è stata deposta una corona di fiori presso il Monumento ai Caduti in tutte le Missioni di Pace; nel secondo è stata deposta una corona di fiori presso il locale Cimitero Urbano ove è affissa una targa in memoria di Giorgio.
Alla cerimonia erano presenti la Signora Antonella, in rappresentanza della Signora Giuliana, mamma di Giorgio (che per motivi di salute non è potuta essere presente), soldati dell'Esercito Italiano coordinati dal Comando Militare Liguria e il Consigliere Comunale dianese Michele Calcagno, da sempre vicino alla Famiglia Langella.
RESOCONTO OPERE DI CARITA' IN MEMORIA DELL'ANGELO DEI BAMBINI
Colgo l'occasione per mettervi al corrente dell'avanzamento della Raccolta perenne di monetine rosse (€uro 0.01 - 0.02 - 0.05) in favore di opere caritative in memoria di Giorgio Langella, conosciuto come "L'Angelo dei Bambini".
Tornato a casa dalla cerimonia mi sono messo al tavolo e ho contabilizzato le ultime monete raccolte e le ultime offerte ricevute. Al momento "in cassa" ci sono €uro 150,80 che saranno impiegati - assieme a quello che ancora dobbiamo raccogliere - per progetti in favore dell'infanzia meno fortunata. Come sempre ringrazio tutti ricordando che "ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me". (Matteo 25:40)
Carissimi, a conclusione di questo mio Post desidero dire a tutti e a ciascuno che il mio impegno nel cammino della Memoria Storica non si ferma nonostante in molti lo trovino fastidioso e/o inopportuno. La richiesta di una intitolazione personale e peculiare al Caduto Langella resta una mia priorità perché questa è la volontà della Vedova di Giorgio. A me - a scanso di equivoci - non viene nulla in tasca e non è per me che va creato un luogo per la memoria.
Lancio ancora una volta l'appello a tutti gli uomini e le donne di buona volontà che sono sensibili al tema dei Caduti dell'Esercito affinché si adoperino nella creazione di un luogo della memoria dedicato al Caporal Maggiore Capo Scelto Giorgio Langella. Spero qualcuno ascolti questa mia richiesta e vi dia seguito.
Come sempre resto a disposizione di quanti volessero informazioni e ricordo che se su questo mio Blog ci fossero delle inesattezze o delle imprecisioni sarò ben felice di correggerle su vostra segnalazione.
Viva l'Italia, onore ai Caduti!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

martedì 17 settembre 2019

L'Italia ricordi l'attentato del 17 settembre 2009 in cui persero la vita sei Parà

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", il 17 settembre l'Italia non può non fermarsi un momento per ricordare ciò che è accaduto a Kabul, all'ora di pranzo, esattamente 10 anni fa.
I blindati italiani sono sulla strada per la solita ricognizione atta a garantire la sicurezza alla popolazione civile residente a Kabul (Afghanistan); è quasi mezzogiorno, ora in cui in Italia le massaie stanno mettendo su l'acqua per la pasta e impanando le fettine.
Sulla strada per l'aeroporto un Toyota Corolla bianca, "farcita" da 150Kg di esplosivo, si lancia ad alta velocità contro i blindati dell'Esercito Italiano. Ne scaturisce uno scoppio così forte che si sente il boato a molto kilometri di distanza. Il bilancio è da subito tragico. Sei Paracadutisti della Folgore hanno subito perso la vita e altri quattro soldati, tre Paracadutisti e un Aviere, restano gravemente feriti.
Tutti i soldati coinvolti nell'attentato stanno rientrando al Quartier Generale I.S.A.F. dall'aeroporto dove sono andati a recuperare due Parà in rientro dall'Italia dove sono stati per licenza. I Parà presenti sul primo Lince, nessuno escluso, sono immediatamente morti mentre sul secondo Lince uno è morto e gli altri quattro sono rimasti gravemente colpiti e segnati.
I Paracadutisti - appartenenti al 186 Reggimento Paracadutisti di stanza a Pisa - Caduti nell'attentato sono:
Tenente Antonio Fortunato, 35 anni, Lagonegro (Potenza), Comandante dei due Lince;
Sergente Maggiore Roberto Valente, 37 anni, Napoli;
Primo Caporal Maggiore Matteo Mureddu, 26 anni, Solarussa (Oristano);
Primo Caporal Maggiore Davide Ricchiuto, 26 anni, Glarus (Svizzera);
Primo Caporal Maggiore Gian Domenico Pistonami, 26 anni, Orvieto;
Primo Caporal Maggiore Massimiliano Randino, 32 annni, Salerno.
I feriti che sono stati prontamente elitrasportati all'Ospedale da Campo Francese sono:
Caporal Maggiore Rocco Leo, 26 anni;
Caporal Maggiore Sergio Agostinelli, 32 anni;
Caporal Maggiore Ferdinando Buono, 30 anni;
Maresciallo Aeronautica Militare Felice Calandriello, 58 anni.
Per loro solo una serie di ferite e tanto shock.
Quegli schifosi che il mondo conosce con il titolo di "Taliban" hanno subito rivendicato l'attentato perché per loro queste cose sono medaglie al merito. Uccidere "infedeli" per loro è un biglietto per stare in prima fila dinanzi ad Allah. Nel comunicato scritto per la rivendicazione si legge: "Guidava l'autobomba un eroe dell'emirato islamico, il mujahid Hayatullah". Della strage di civili accusano i militari: "E' colpa della forza di occupazione che, dopo l'esplosione, hanno iniziato a sparare alla cieca colpendo molti tra i presenti sul posto".
Da quel giorno sono passati 10 anni. In questi anni non avevo mai parlato di questo attentato nonostante il mio amore profondo e sincero per la Brigata Paracadutisti Folgore che sento sinceramente come una mamma per i valori che insegna e le tradizioni che porta avanti. Allora perché ho deciso di parlarne proprio oggi?
Come voi lettori di "Cuore Alpino" sapete bene, il 13 novembre 2018 sono sceso a Roma per prender parte alla Giornata Nazionale dedicata alle Vittime del Terrorismo e le Vittime del Dovere delle Forze Armate. Quando - assieme alla Vedova di Langella - siamo stati portati alla Caserma "Pio IX" per il discordo del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, Generale Salvatore Farina, e il pranzo. La Provvidenza ha voluto che al tavolo dove ho pranzato avessi a destra Francesca e a sinistra Ciro Valente, fratello del Sergente Maggiore Roberto Valente, a cui ho promesso che avrei parlato di suo fratello.
Siccome le promesse le mantengo sempre, eccomi qua. Non posso non mantenere la parola data alla Famiglia di un Caduto. Non posso comportarmi come la maggior parte delle istituzioni che colgono ogni occasione per far calare il sipario sulle tristi vicende che hanno visto volare in cielo i nostri angeli in uniforme.
Carissimi, quest'oggi vi chiedo una cortesia personale. Prendetevi sei minuti della giornata, mettetevi ritti in piedi, chiudete gli occhi e fate silenzio assoluto. Ognuno di questi minuti servirà a ricordare Antonio, Roberto, Matteo, Davide, Gian Domenico, Massimiliano e a far giungere loro il nostro "Presente!" umile ma sincero.
Viva l'Italia, viva la Folgore, onore ai Caduti!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

sabato 18 maggio 2019

Islam radicale e carcere - Chi ascolterà la Polizia Penitenziaria?

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", ogni giorno - girovagando sui social - si legge delle difficile situazione lavorativa nella quale si trovano ad operare gli Agenti della Polizia Penitenziaria.
Le strutture penitenziarie sono al collasso e gli ultimi dati ci dicono che ci sono circa sessantamila soggetti in stato di detenzione a cui vanno aggiunti quelli in stato di "messa in prova" e quelli in situazione di "detenzione domiciliare". Di questi sessantamila detenuti almeno ventimila sono di nazionalità straniera (con quel che ne consegue per le tasche del Popolo Italiano).
Dei succitati ventimila carcerati una buona percentuale è di religione islamica e la cosa potrebbe sembrare di poco conto ma, ve lo assicuro, così non è.
Negli Istituti Penitenziari italiani c'è un forte rischio di proselitismo nelle celle e di diffusione di idee fondamentaliste che sfociano nel troppo poco considerato problema della radicalizzazione islamica.
Il radicalismo islamico  - checché ne dicano buonisti e filo-immigrazionisti - è alle porte, o meglio, è già ben presente e radicato nel nostro Paese. Il S.A.P.PE. (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria) dice che "La situazione nelle nostre prigioni rischia di diventare allarmante, i signori della guerra santa sono pronti all’incendio devastante. Dice il leader del sindacato penitenziario: c’è una particolarità della struttura religiosa dell’Islam, che “è più orizzontale della nostra nel senso che non è strutturata in gerarchie e chiunque abbia un certo carisma può proclamarsi Imam”.
Da questi uomini in divisa, esposti ad un pericolo reale e non certo immaginario, arrivano anche proposte concrete al ministero della Giustizia, al dipartimento per l’amministrazione penitenziaria. Bonafede e soci le conoscono, ma non agiscono come dovrebbero". (Fonte: Sito del S.A.P.PE.)
In questi giorni di frenetica campagna elettorale in vista delle Elezioni Europee del 26 maggio p.v. Matteo Salvini, Segretario della "Lega" e Luigi Di Maio, leader del "Movimento 5 Stelle", fanno finta di litigare su tutto ma in realtà su una cosa sono uniti: ignorare la Polizia Penitenziaria e le sue istanze.
Il Governo "giallo/verde", infatti, litiga su tutto ma in modo particolare sulle tematiche relative all'immigrazione ed alla sicurezza. Lì proprio non ci sono accordi o possibili intese. Se uno dice bianco l'altro risponde nero e chi ne fa le spese - come sempre - è il Popolo Italiano!
Dal 1990 in poi, i governi italiani hanno pensato che il problema delle carceri si risolvesse con indulti, amnistie e decreti svuotacarceri che si sono dimostrati, iniqui, fallaci e persino dannosi. La Polizia Penitenziaria, sin da allora, chiede con veemenza che si lavori a livello diplomatico per permettere che gli stranieri che delinquono nel nostro paese vadano a scontare la pena nel paese da cui provengono. Questo avrebbe, peraltro, due vantaggi: il primo è di natura economica visto che al momento li manteniamo noi; il secondo è di natura legale visto che qui si incattiviscono e diventano un problema per la pubblica sicurezza.
Attualmente in Parlamento è depositata una proposta di legge presentata da "Fratelli d'Italia" in cui si dice con chiarezza che va data la concessione dei permessi di soggiorno in Italia ai soli migranti coi cui paesi d'origine c'è un accordo chiaro e bilaterale. In sostanza l'Italia rilascerebbe solo più permessi di soggiorno a cittadini stranieri provenienti da paesi che se li riprenderebbero in caso di commissione di reati sul nostro suolo.
Indovinate un po'? La proposta è ferma in Parlamento da più di un anno e nessuna forza politica - neppure la Lega di Salvini - si sta muovendo per farla approvare. Come al solito la politica dorme e il peso gravoso della sicurezza nazionale grava sulle spalle di Polizia, Carabinieri e Polizia Penitenziaria. Quest'ultima - tra l'altro - è in sotto organico e non riesce a far fronte a tutto ciò che le competerebbe visto che le carceri sono assurdamente sovraffollate.
La Polizia Penitenziaria ha spesso segnalato che nelle celle i detenuti di fede islamica si radicalizzano e interpretano il Corano in modo letterale. Questo ovviamente li porta - una volta fuori dal carcere - ad attuare una sorta di "vendetta" nei confronti di quell'occidente che loro vedono come "la grande meretrice" dell'umanità.
Carissimi, ignorare gli appelli che la Polizia Penitenziaria lancia da anni non è né educato né intelligente. L'Islam si sta rivelando un bel problema e bisogna intervenire subito prima che sia troppo tardi. Ciascuno di noi si adoperi a dar risonanza agli appelli della Polizia Penitenziaria e del suo Sindacato di categoria prima che anche nel nostro paese inizino stagioni di attentati e angherie di matrice maomettana.
Nella speranza che questo mio appello non resti inascoltato vi saluto.
Viva l'Italia, onore alla Polizia Penitenziaria!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

domenica 3 marzo 2019

Attenti all'Islam - Quale dialogo possibile?

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", questa sera ho deciso di scrivere una riflessione sul tema della Guerra Santa nell'Islam visto che molti giornali sono soliti sminuire l'argomento e dire che il Corano non inneggia alla guerra di religione.
Bene, o meglio, male. Quello che tali testate giornalistiche asseriscono è volutamente falso e sviante.
Nel Corano - che personalmente ritengo un libro inneggiante alla violenza e non un libro sacro - ci sono decine di versetti inneggianti alla guerra santa ed all'eliminazione degli infedeli.
Non mi credete? Ve lo dimostro!
"E non considerate morti quelli che cadono combattendo sulla Via di Dio. No! Essi sono vivi presso il loro Signore, anche se voi non ve ne rendete conto". (II Sura della Vacca, versetto 154)
Per chi non è avvezzo al linguaggio islamico mi permetto di sottolineare che "quelli che cadono combattendo sulla Via di Dio" sono i kamikaze e quelli che si immolano per ammazzare i Cristiani, gli Occidentali e tutti coloro che si rifiutano di accettare Allah per loro dio.
"Combattete i vostri nemici nella Via di Dio e non uscite mai da essa. Sappiate che Egli non ama chi esce dal Retto Sentiero. Uccideteli ovunque li incontrate e cacciateli via da dove essi hanno cacciato voi: subire passivamente una persecuzione è cosa peggiore dell'incontrare la morte. Ma evitate di ucciderli vicino alla Santa Casa, salvo che non siano essi i primi ad attaccarvi. In questo caso vi è lecito ucciderli e la morte sarà la ricompensa della loro iniquità". (II Sura della Vacca, versetti 190 e 191)
Dice l'autore del libro: "Uccideteli ovunque li incontrate". Ma per quale motivo? Perché bisogna uccidere chi non cammina nella "Via di Dio" (l'Islam)?
"Vi è prescritta la Guerra Santa, anche se ciò può non riuscirvi gradito. Ma questa prescrizione è per voi un bene, mentre potrebbe accadervi di desiderare una cosa che sia invece per voi un male. Dio è a conoscenza di cose che voi non conoscete, poiché Egli e Onniscente". (II Sura della Vacca, versetto 216)
Vi rendete conto che la Guerra Santa viene considerata una prescrizione? E sapete che nel linguaggio giuridico e religioso (il Corano è la Legge di Allah) la parola "prescrizione" significa "ordine dato da colui che ne ha autorità"?
L'autore del libro sa che alcuni fedeli potrebbero non trovar giusta l'uccisione dei non islamici e così ci tiene a mettere le mani avanti e a scrivere "anche se ciò può non riuscirvi gradito". Da qui si evince, perciò, senza dubbio alcuno, che la Guerra Santa è un precetto per ciascun musulmano.
"Dio vi inviò un Suo Segno mostrandovi la lotta tra chi combatteva nella Via di Dio ed i miscredenti. Agli occhi di questi ultimi i Credenti apparvero in numero doppio di quello che realmente erano. Dio concede il suo aiuto a chi vuole. Rifletta su ciò chi è in grado di penetrare i Segni del suo Signore!". (III Sura della Famiglia di Amran, versetto 13)
Nel Corano c'è un forte desiderio di mostrare ai fedeli il clima della lotta e della contesa e c'è la presunzione di insinuare nelle coscienze la necessità di eliminare fisicamente chi non abiura la propria fede per abbracciare l'Islam.
"Il vostro Signore vi renderà vittoriosi e ciò per uccidere ed umiliare i miscredenti, i quali saranno così i perdenti in questa e nell'altra vita". (III Sura della Famiglia di Amran, versetto 127)
Secondo l'autore di questa Sura, Allah desidera che i musulmani uccidano ed umilino chi non crede in lui. Questo sarebbe un dio giusto, clemente e misericordioso? Questa sarebbe una religione di pace con la quale è possibile un benché minimo dialogo?
"Pensate forse di entrare in Paradiso senza che Dio vi veda combattere la Guerra Santa con Fede salda e sicura? 
Voi desiderate la morte prima di incontrarla. Ora essa è davanti a voi ed i vostri occhi possono vederla!". (III Sura della Famiglia di Amran, versetti 142 e 143)
Con questi versetti, l'autore della Sura, insiste nel dire che se non si fa la Guerra Santa ci si può scordare l'ingresso in Paradiso. Capite perché molti si fanno esplodere nelle piazze e cercano di sterminare "gli infedeli"? O si combatte la Guerra Santa o non si entra in Paradiso!
E, "giusto per gradire", vi riporto tre versetti che fanno venire la pelle d'oca da quanto sono cruenti e pieni di odio:
"Dio ha già tenuto fede alle Sue Promesse, dandovi la vittoria sugli idolatri, che voi avete quel giorno annientato a Ohad. Ma la vostra disobbedienza agli ordini del Nostro Inviato e le vostre discordie rischiano di rendervi perdenti. Eppure Egli vi aveva impartito ordini ben precisi per sconfiggere i Nemici di Dio! Fra di voi erano uomini attaccati alle cose di questo mondo ed uomini che, invece, pensavano solo all'aldilà. Così il vostro Signore, per distinguere i Timorati dagli altri, ha fatto sì che le vostre schiere cedessero davanti all'attacco degli idolatri, ma poi vi ha perdonato, poiché Egli è il Clemente e il Misericordioso.
Voi vi deste alla fuga verso le montagne, incuranti del Nostro Inviato che vi esortava alla lotta, e fu allora che Dio fece balenare davanti ai vostri occhi la vista di Medina saccheggiata dagli idolatri. Il vostro Signore conosce ogni vostra azione ed ogni vostro pensiero!
La vostra tristezza per la sconfitta si mutò in volontà di combattere, ma così non fu per tutti poiché quelli che non erano saldi nella Fede, preoccupati solo di se stessi, si misero a bestemmiare Dio, dicendo: "Quale vantaggio trarremo da questa impresa?". Tu, Mohammad, da noi ispirato, rispondesti loro: "Questa guerra noi la combattiamo nella Via di Dio". Ma i cuori di quella gente celavano la miscredenza, per cui essi in tal modo ribatterono le tue parole: "Se è così allora perché i nostri nemici prevalgono e noi veniamo uccisi?". E tu rispondesti con queste Nostre Parole: "Anche se voi foste rimasti a casa, oggi sareste morti nei vostri letti, poiché questo è il giorno scelto da Dio per porre fine alla vostra vita. Egli vi ha perciò messo alla prova per vedere la vostra saldezza nella Fede e per purificare i vostri cuori col Martirio. Egli conosce ogni vostro nascosto pensiero". (III Sura della Famiglia di Amran, versetti 152 - 154)
Il fedele islamico che non vede un vantaggio nella Guerra Santa viene definito "bestemmiatore" e perciò uomo degno di morte per tradimento della fede in Allah. O si combatte, o si uccidono i miscredenti o si viene uccisi per tradimento.
La religione islamica è davvero una religione di pace? Una religione con cui poter dialogare?
Ma non è finita qui. Sempre nel Corano vien scritto che "i Credenti combattono nella Via di Dio ed i miscredenti in quella di Satana. Lottate dunque contro gli Amici del Demonio, la cui astuzia non riesce a corrompere chi è saldo nella Fede e nel Timore di Dio.
Vedesti, Mohammad, coloro ai quali venne detto: "Non pensate alla lotta, bensì pregate e pagate la Tassa!" Ma quando è ordinato loro di combattere, una parte di essi viene presa da grande paura e si rivolge a Dio dicendo: "Signore Iddio! Perché mai ci imponi il combattimento? Non puoi concederci un ulteriore lasso di tempo da vivere in pace?". Tu rispondi loro: "La gioia di questo mondo è cosa di ben poco conto in confronto alla gioia dell'aldilà che attende i Virtuosi e i Timorati". (IV Sura delle Donne, versetti 76 e 77)
Anche in questi versetti il Corano presenta dei musulmani che non vogliono combattere e uccidere ma anche questa volta Mohammad (Maometto) viene incaricato di dissuaderli dalla via della pace per ricondurli a quella della Guerra Santa. E Allah esorta ancora Mohammad dicendogli: "Combatti dunque sulla Via di Dio, Mohammad, poiché solo della tua anima ti sarà da Noi chiesto conto e invita i Credenti a seguirti. Il tuo Signore non permetterà mai che i miscredenti riescano ad impedirvi di lottare per la Religione ed il Suo Castigo si abbatterà su di essi. In verità Dio è terribile nella Sua Ira e nel Suo Rigore!". Anche questa affermazione mi pare smentisca categoricamente la "pacificità" dell'Islam e delle sue dottrine. O sbaglio?
Ma c'è dell'altro.
"Non sono eguali davanti a Dio i Credenti che restano a casa, salvo i malati ed i sofferenti, e quelli che, invece, combattono nella Sua Via. Il vostro Signore, infatti, tiene in maggior considerazione i secondi rispetto ai primi. Dio ricompenserà tutti i Credenti, ma la ricompensa sarà maggiore per quanti avranno combattuto nella Sua Via.
Questi ultimi otterranno infatti il Suo Perdono e vivranno in eterno vicino a Lui, nel Suo Paradiso. In verità, Dio è il Clemente ed il Misericordioso!". (IV Sura delle Donne, versetti 95 e 96)
L'Islam è una religione talmente pacifica che Allah premia i violenti e i guerrieri a dispetto di quelli che desiderano la pace e la serenità. Si può davvero dire che i Cattolici abbiano qualcosa su cui confrontarsi con i musulmani?
Sapete che a noi miscredenti (i musulmani ci chiamano così) gli angeli di Allah "chiederanno: "Quale fu la vostra condizione in vita?". Essi risponderanno: "Fummo incapaci di abbracciare la Vera Religione". Ribatteranno allora gli angeli: "Non era abbastanza vasta la terra da permettervi di non recare danno ai Credenti?". Il loro castigo sarà l'eterna dimora nel Fuoco dell'Inferno.
A questa punizione sfuggiranno solo i deboli ed i bambini non in età di ragione e perciò incapaci di imboccare da soli il Retto Sentiero". (IV Sura delle Donne, versetti 97 e 98)
Il solo fatto che noi Cristiani siamo su questa terra è motivo di "danno" per i musulmani praticanti e il nostro castigo saranno le fiamme eterne. La nostra colpa? Non aver abiurato la Fede in Gesù Cristo e aver imboccato quello che i maomettani chiamano "il Retto Sentiero".
Ma la libertà di coscienza? Il libero arbitrio e il diritto a confessare la Religione che più ci aggrada?
L'Italia, che nella sua Costituzione, sancisce la libertà di Credo può davvero tollerare moschee e comunità islamiche sul Suo suolo nazionale?
E ai musulmani che intendono "tollerare" i Cristiani viene intimato ancora una volta di non lasciarci scampo. L'autore del Corano scrive infatti: "Non diminuite il vostro impeto nell'assalire il nemico, poiché se voi soffrite, quelli soffrono ben più di voi che sperate in Dio, mentre loro non hanno tale speranza. In verità, Dio è l'Onnipotente e l'Onniscente!". (IV Sura delle Donne, versetto 104)
Ora, vi faccio nuovamente la domanda di rito: abbiamo davvero un motivo per dialogare con gente che ci vede come nemici da assalire e far soffrire?
Come sapete, mai prima d'ora mi ero dilungato tanto nella trattazione di un argomento ma questa volta ho creduto fosse necessario mettere in chiaro ciò che l'Islam è davvero.
Oriana Fallaci, che Dio l'abbia in Gloria, ormai anziana e malata, credette giusto spendere la sua cultura e la sua puntuale penna nel divulgare il male del terzo millennio: il fondamentalismo di matrice islamica. A tal proposito, intervistata da un collega, disse: "L'Islam è il Corano. Comunque e dovunque. E il Corano è incompatibile con la libertà, è incompatibile con la democrazia, è incompatibile coi Diritti Umani". Non avrei saputo riassumere meglio ciò che sono l'Islam e il Corano.
Carissimi amici dal "Cuore Alpino", non lasciamo che il qualunquismo e il relativismo dilagante negli ambienti della cultura ci portino ad accettare l'inaccettabile. Quando una religione fomenta odio e incita all'eliminazione dei nemici non è una vera religione. Attenzione a non cascare nella politica del "volemose bene" e a cadere nell'impostura del dialogo a tutti i costi. I valori del Cristianesimo, gli insegnamenti del Vangelo e le parole di Gesù Cristo non si svendono per una falsa integrazione voluta dall'Europa massonica e da associazioni che di cristiano non hanno nulla se non il nome.
Dinanzi a chi mi chiama infedele, miscredente, nemico, occidentale, ... rispondo orgogliosamente con queste semplici parole: "Io credo in Dio, Padre Onnipotente, e in Gesù Cristo suo unico figlio, nato da Maria Vergine. Credo nello Spirito Santo che è Signore e da la vita. Credo nella Santissima Trinità. Credo nella Santa Eucarestia. Credo nella Chiesa: Una, Santa, Cattolica e Apostolica". Il resto, per me, è fuffa!
Concludo questa mia lunga, lunghissima, riflessione con la dedica ad un uomo che all'Islam ha contrapposto il suo Amor di Patria: Fabrizio Quattrocchi, martirizzato dai fondamentalisti islamici il 14 aprile 2004.
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

P.s.
Tutte le citazioni coraniche le ho prese da:
IL CORANO
Traduzione ed introduzione di Angelo Terenzoni
Edizioni Polaris
Anno di Edizione 1993
Officine Grafiche Stianti - Sancasciano - Firenze
Giugno 1993

martedì 10 ottobre 2017

Rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra patria

In questi giorni tutti i telegiornali parlano del Ministro Graziano Delrio che ha aderito ad un singolare sciopero della fame atto a far riconoscere lo Ius Soli (cioè il diritto di cittadinanza a chi nasce sul nostro suolo nazionale) agli immigrati che da alcuni anni ci stanno invadendo senza scrupoli.
Questo fatto lo trovo disdicevole oltreché fuori luogo visto che il signor Graziano Delrio non è il ministro del Senegal, della Turchia, dell’Egitto, ... ma bensì - anche se non eletto - dell’Italia.
Da Italiano mi sento offeso e amareggiato dal comportamento che l’esecutivo Gentiloni sta avendo nei confronti del Popolo Italico. Da quando a Palazzo Chigi ha messo radice il Partito Democratico ci stiamo trovando in un vortice buonista senza fine.
Molti Italiani hanno perso il lavoro, molti altri non lo riescono a trovare, ma il Governo Italiano continua a sperperare risorse per gli immigrati che, tra parentesi, oltre a costarci un patrimonio ci portano anche tante “belle” malattie come la malaria, la tubercolosi, la scabbia, ...
In un Paese con il tasso di disoccupazione giovanile che si aggira attorno al 40% - a mio avviso - sarebbe prioritario fare investimenti sulla formazione dei giovani in azienda, sulla decurtazione delle aliquote fiscali alle aziende che assumono un giovane under 35 per almeno 78 settimane, sulla realizzazione di progetti formativi atti ad inserire i soli Cittadini Italiani in specifiche liste di collocamento obbligatorio.
Tutto questo però non avviene perché al nostro Governo fa comodo impiegare gli immigrati così da sentirsi dire “Bravo” in questo o quel vertice europeo.
In Centro-Italia ci sono migliaia di Italiani che hanno perso la casa a causa dei movimenti tellurici degli ultimi anni. Nel Sud-Italia ci sono giovani che, come unica possibilità d’impiego, hanno i concorsi per Volontari in Ferma Prefissata dell’Esercito. Al Nord-Italia ci sono giovani che, nonostante una laurea, sono costretti ad emigrare visto che le grandi aziende del triangolo industriale stanno chiudendo e/o delocalizzando.
Il quadro socio-economico del nostro Paese è inquietante, nonché imbarazzante, ma - a giudicare dallo sciopero della fame in favore dello Ius Soli - al nostro Paese non interessa.
La cosa che l’Italia ritiene più importante è quella di fare bella figura con l’Europa facendosi beatamente invadere da persone che - nella maggior parte dei casi - non fugge da una guerra ma mira a conquistare l’Europa mediterranea per islamizzarla e soggiogarla a qualsivoglia califfato.
L’Islamizzazione dell’Europa - ed in particolare dell’Italia - è già a buon punto. Pensiamo solo al fatto che la celebre “Preghiera dell’Alpino” è stata edulcorata per non urtare i “nuovi italiani” che si sentivano offesi dalle parole: “Rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra patria”. Ci sono sacerdoti - e perfino Cappellani Militari - che si vergognano dei nostri ragazzi in mimetica e che ad ogni occasione si affrettano a dire: “l’Esercito non è più quello di una volta. Ormai non ci si arruola più per difendere i confini o per uccidere i nemici”.
Purtroppo hanno ragione. Oggi i militari distribuiscono incubatrici, viveri, vestiti, e quant’altro ai baldi islamici che ci invadranno e stermineranno tutti!
Oggi i militari presidiano le piazze centrali delle grandi città con l’”Operazione Strade Sicure” che - per inciso - è figlia della crescente paura che gli Italiani hanno del terrorismo di matrice islamica. In pratica, ormai, gli ordini di servizio ed il dislocamento del personale militare vengono impartiti a seconda di quanto i terroristi abbiano “sul naso” l’Italia. Ma vi pare normale una cosa simile?
La colpa, però, permettetemi, non è da attribuirsi ai Caporali, ai Sergenti, ai Marescialli, ai Comandanti delle Compagnie, dei Battaglioni o dei Reggimenti. La colpa è tutta del Ministro della Difesa, del Presidente del Consiglio, del Capo di Stato Maggiore della Difesa e di quelli che, come loro, pensano solo a far bella figura con l’Europa e con le ONG sinistroidi.
Per fortuna tutto questo il Comitato Militare della NATO lo sa bene e, per non rischiare che tutta l’Europa diventi filo scafista, non ha nominato come suo capo il Generale Claudio Graziano, già Comandante del 2 Reggimento Alpini, ma bensì il Generale Stuart Peach dell’Aeronautica Inglese.
Di fronte alla disoccupazione giovanile, agli italiani che vivono in container, ai padri separati che dormono in macchina, alle donne vittime di violenze e stupri, agli ospedali con carenza di personale, agli Italiani terrorizzati dalle crescenti minacce terroristiche,... non si può rispondere con il buonismo e con il “politicamente corretto”. Di fronte ad uno scenario apocalittico come questo si deve urlare a pieni polmoni - e soprattutto concretizzare - il: “Rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra patria”.
Scusate la franchezza ma "quanno ce vò, ce vò".
Andrea Elia Rovera
Responsabile per la Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

martedì 26 settembre 2017

Discorso per l'11esimo anniversario del Caduto Giorgio Langella

Carissimi lettori dal Cuore Alpino, di seguito vi riporto il breve discorso che ho tenuto questa mattina al termine dell'undicesima Santa Messa anniversaria celebrata in onore del Caduto Giorgio Langella, Caporal Maggiore Capo Scelto del 2 Reggimento Alpini di Cuneo, perito in terra afghana nel 2006 durante una Missione Internazionale di Pace.

Boves, 26 settembre 2017
Francesca, Gigi, Ida, Luigi, Comandante Caramia, Signor Sindaco, Ufficiali, Sottufficiali, Graduati, Volontari, uomini delle Associazioni Combattentistiche e d'Arma, presenti tutti, a voi giunga il mio più sincero ed accorato grazie per la partecipazione a questa undicesima celebrazione in onore e in memoria del Caporal Maggiore Capo Scelto degli Alpini Giorgio Langella che, ahimé, nel tragico 2006 ha perduto la vita nel compimento del suo dovere in terra afghana.
Per mio tramite vi porgono i saluti il Colonnello Serafino Canale del Comando Brigata Alpina Taurinense, il Dottor Giovanni Russo, Prefetto della Provincia di Cuneo, il Colonnello Fabrizio Recchi, già Comandante del 2 Reggimento Alpini di Cuneo, il Colonnello del Ruolo d’Onore Carlo Calcagni, vittima dell’Uranio Impoverito durante una Missione di Pace, e molti italiani che – causa distanza geografica – non possono essere qui con noi oggi.
Dopo aver citato così alte figure del nostro panorama istituzionale diventa difficile per me, semplice italiano, proferir parola ma debbo, tuttavia, esprimere un doveroso pensiero sul tema della Memoria Storica.
Da più parti e su più fronti si sente parlare di necessità di raccontare ciò che è accaduto affinché non accada mai più ma, quando si prova a farlo, ci si trova dinanzi a muri a dir poco insormontabili che vengono edificati - ahimé - dagli stessi "addetti ai lavori".
Ogni volta che provo a fare un passo per far conoscere Giorgio - che tra parentesi nelle stesse associazioni d'Arma è ai più sconosciuto - mi trovo di fronte ad istituzioni che mi ostacolano con cavilli e scuse d'ogni genere.
Ogni anno, quando cerchiamo di organizzare le celebrazioni in memoria del compianto Langella, ci troviamo dinanzi alla dissidenza ed al totale disinteresse di chi, però, durante l'anno implora di essere informato sulle iniziative che riguardano Giorgio.
Nonostante ciò, e Francesca lo sa, non ho mai gettato la spugna perché credo sia fondamentale divulgare la figura e il pensiero di Giorgio affinché i giovani di oggi e di domani sappiano che si può servire lo Stato, si può essere un buon soldato e si può dare la vita per ciò in cui si crede.
Ogni anno siamo di meno ad accostarci alla tomba di Giorgio. Di anno in anno la presenza istituzionale cala sensibilmente. Tutto questo, però, permettetemi, non fa altro che rimpolpare le tristi fila dei dimenticati e di quelli che oggi non hanno più neppure una persona che deponga un fiore sulla loro tomba.
Questo, cara Francesca, nel tuo caso non accadrà perché - e lo dico con convinzione - fintanto che il Signore me ne darà facoltà, mi batterò affinché la memoria di tuo marito resti viva e vegeta nella società e negli ambienti giovanili italiani.
"I Caduti sfilano davanti a noi" per qualcuno è solo uno slogan; per me - e per molti giovani cuneesi - è uno stile di vita, una missione ed un obiettivo concreto. Totò era "uomo di mondo" perché ha fatto il militare a Cuneo. Giorgio Langella è “uomo di pace” perché ha donato la sua vita affinché altri potessero vivere la propria in un clima di pace, prosperità e democrazia.
Questi sono i valori nei quali crediamo. Questi sono i valori che vogliamo lasciare ai nostri figli. Questi sono i principi per i quali esistono ed operano gli Alpini in Italia ed all'estero.
Viva l'Italia, viva gli Alpini, onore ai Caduti delle Missioni Internazionali di Pace!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

Carissimi, a conclusione di questa breve riflessione, vorrei ancora ringraziare l'amico Gabriele Conzano, Alpino in congedo dal 3 Reggimento Alpini di Pinerolo, che - nonostante il lavoro pendolare - ha voluto essere presente alla cerimonia per rendere gli onori ad un suo commilitone del mitico "Battaglione Susa".
Lo spirito di corpo e la vera alpinità vanno oltre la conoscenza personale in quanto l'unione dei valori e degli intenti non conoscono dimensione, tempo o spazio. Tutti i giovani che si stanno interessando a Langella - e che stanno collaborando con me per farlo conoscere nelle scuole, nei luoghi di lavoro, negli oratori e nei luoghi di aggregazione - non hanno conosciuto fisicamente Giorgio ma si stanno impegnando senza eguali per portare agli altri il suo spirito e la sua essenza carismatica.
La Memoria Storica (a me tanto cara) è anche questo: portare nel mondo ciò che il mondo non ha avuto l'onore ed il privilegio di poter conoscere.
A voi, alle vostre famiglie e ai vostri cari auguro tutto il bene possibile chiedendo la fraterna intercessione di Giorgio Langella affinché ci aiuti ad essere Italiani per bene come lo è stato lui prima di noi.
Un abbraccio, Elia.

mercoledì 13 settembre 2017

XI Celebrazione Eucaristica in memoria del Caduto Langella

OGGETTO: Invito alla Celebrazione Eucaristica in memoria del Caporal Maggiore Capo Scelto degli Alpini Giorgio Langella che si terrà in data 26 settembre 2017

Egregio Lettore di "Cuore Alpino", come ogni anno – anche in questo 2017 – “Noi che non dimentichiamo Giorgio Langella” abbiamo organizzato un momento di preghiera e cordoglio per commemorare l’anima e la memoria del Caporal Maggiore Capo Scelto del 2 Reggimento Alpini Giorgio Langella che, come purtroppo sappiamo, è caduto in Afghanistan nel 2006 nel corso di una Missione Internazionale.

Il programma delle celebrazioni è il seguente:
Ore 08:00
Celebrazione Eucaristica presso la Parrocchia “San Bartolomeo”, sita in Piazza dell’Olmo numero 6, 12012 Boves (Cn).
Ore 09:00
Resa degli Onori Civili e Militari presso il Cimitero Urbano del Comune di Boves, sito in Via Domodossola.
Il 2 Reggimento Alpini di Cuneo, le Associazioni Combattentistiche e d’Arma, la Famiglia Langella, gli amici e i conoscenti renderanno gli Onori Civili e Militari alla Tomba contenente le eroiche spoglie del Caduto Langella.
Ore 09:40
Termine della Commemorazione.




Per consentire all’organizzazione di gestire il tutto al meglio le chiedo la cortesia di comunicare al sottoscritto (ocnss.cn@gmail.com) se la Signoria Vostra sarà presente.
In attesa di riscontro porgo i miei più sinceri e devoti ossequi.
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

lunedì 5 giugno 2017

Il Maresciallo Aiutante S.U.P.S. Loreto Di Loreto finalmente è Medaglia d'Oro al Valore dell'Arma dei Carabinieri

Carissimi, quest'oggi il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella visto il decreto legislativo 15 marzo 2010, numero 66, recante "codice dell'ordinamento militare"  successive modificazioni e integrazioni; visto il decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, numero 90, concernente "testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare" e successive modificazioni e integrazioni; visto il parere del Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri; su proposta del Ministro della Difesa ha decretato la concessione della Medaglia d'Oro al Valore dell'Arma dei Carabinieri al Carabiniere (ora Maresciallo Aiutante sostituto Ufficiale di Pubblica Sicurezza) Di Loreto Loreto, nato il 26 aprile 1980 a Castel di Sangro (Aq), con la seguente motivazione: "Addetto al Police Operational Mentoring and Liaison Team di Farah (Afghanistan), nell'ambito della Missione ISAF, in un contesto ambientale caratterizzato da persistente ed elevatissimo rischio di natura terroristica, dedicava ogni personale risorsa all'assolvimento del compito assegnato, impegnandosi con instancabile slancio e intima convinzione nelle attività di mentorizzazione e di assistenza in favore della polizia locale. Nel corso di un servizio di scorta a un convoglio militare, disposto a seguito di un precedente attacco terroristico ad altri mezzi dell'Esercito Italiano in quella stessa zona, il veicolo blindato sul quale viaggiava in qualità di  mitragliere si ribaltava più volte. A seguito dell'occorso, il militare veniva sbalzato violentemente fuori dalla botola in cui era posizionato, riportando gravissime lesioni su tutto il corpo. Con altissimo spirito di abnegazione e straordinaria professionalità, continuava a orientare i propri commilitoni nelle procedure di messa in sicurezza dell'Area sino alla totale perdita dei sensi. La grandissima forza d'animo e il cosciente sprezzo del pericolo costantemente testimoniati hanno consentito il perseguimento degli scopi della rischiosa missione, esaltando il prestigio dell'Italia e delle sue Forze Armate a livello internazionale. Chiaro esempio di elette virtù militari, elevatissimo senso del dovere e assoluta dedizione al servizio". Farah (Afghanistan), 28 gennaio 2012.
Questa mattina il Maresciallo Di Loreto mi ha dato la bellissima notizia e gli ho chiesto l'autorizzazione a pubblicare il surriportato decreto con il quale il Capo dello Stato ha voluto insignirlo della Medaglia d'Oro al Valore dell'Arma dei Carabinieri.
Uomini come il Maresciallo Di Loreto sono il fiore all'occhiello della nostra Nazione e la punta di diamante dell'Arma dei Carabinieri.
Come tutti sanno, da sempre sono impegnato nella valorizzazione delle Forze Armate e del loro operato con particolare impegno verso gli Alpini per i quali ho un'autentica venerazione. Il mio amore per chi indossa una divisa però non è astratto o fondato su eventi folcloristici. Il mio cuore batte forte quando vede una divisa perché sa che dietro di essa ci sono uomini come Loreto di Loreto che spendono tutta la loro vita per il bene del prossimo e per la grandezza della Nazione.
Carissimi, prima di congedarmi da voi desidero chiedervi una cortesia: recitate un'Ave Maria alla Madonna affinché conceda al Maresciallo Di Loreto ed ai suoi cari ogni bene possibile.
L'Italia deve andar fiera di questo suo figlio: Loreto Di Loreto è impersonificazione e testimone vivente del Tricolore.
Viva l'Italia! Viva l'Arma dei Carabinieri! Onori a Loreto di Loreto!
Andrea Elia Rovera

giovedì 23 marzo 2017

Tutti i terroristi sono di matrice islamica?

Carissimi, ieri, un seguace di Allah ha compiuto un infame attentato terroristico di fronte al Parlamento inglese con sede a Londra.
L'uomo, alla guida di un suv, ha iniziato a pigiare il pedale dell'acceleratore e si è lanciato a folle velocità su un gruppo di persone che affollavano il Ponte di Westminster. Molte di queste persone sono finite a terra con importanti ferite.
Il vigliacco terrorista, non contento, è sceso dall'auto ha brandito un coltello che ha poi conficcato nel corpo di un agente di polizia nel cortile del Parlamento.
Grazie al cielo, gli agenti in servizio presso i cancelli cel Compound di Westminster lo hanno ucciso impedendogli così di fare irruzione all'interno del palazzo legislativo.
Per ovvie ragioni di sicurezza, inoltre, hanno evacuato la Primo Ministro Theresa May che era in Parlamento per un'importante seduta legislativa. Scotland Yard, senza pensarci due volte, ha subito parlato di terrorismo.
Tra le persone ferite durante il folle attentato ci sarebbero anche alcune cittadine italiane.
La stessa Theresa May in una nota ha fatto sapere che tra le persone rimaste ferite nell'attacco di ieri ce ne sono molte di nazionalità diverse, tra cui una è di nazionalità italiana.
"Almeno sette delle oltre 40 persone rimaste ferite sono in condizioni critiche. E' quanto ha riferito - citato dalla Cnn - il vice capo della polizia di Londra (Met), Mark Rowley, sottolineando che le persone rimaste coinvolte nell'attacco hanno diverse nazionalità. Sono 29 le persone - ha aggiunto - ancora ricoverate in ospedale.
La premier britannica Theresa May, che si trovava a Westminster al momento dell'attentato di Londra, lo ha condannato con fermezza definendolo "un attacco terroristico disgustoso e odioso". (Fonte: ANSA)
Questo orribile gesto mi ha fatto riflettere e tornare alla memoria che il 12 ottobre del 2009 anche in Italia un Islamico ha compiuto un attacco suicida contro una caserma di Milano. In questo attentato restarono feriti sia il folle islamico che il militare che tentò di fermarlo.
In una relazione sull'accaduto del Dis al Parlamento, si accoglieva l'ipotesi di un atto isolato di una persona classificata come «terrorista solitario», smentendo nel frattempo i collegamenti tra l'azione e organizzazioni integraliste vere e proprie.
Il terrorismo di matrice islamica va avanti ormai da troppo tempo e credo sia giunto il momento di mettervi fine in modo completo e definitivo. Il presidente degli Stati Uniti d'America Donald Trump e il presidente della Russia Vladimir Putin stanno mettendo i loro paesi a servizio di un'ampia coalizione affinché si ponga fine a queste stragi.
L'Europa e la Nato, a quanto pare, stanno dormendo. I presidenti dei maggiori Paesi europei - Merkel in testa - fanno finta che l'Islam non abbia responsabilità in tutto questo. Su tutti i social media continuo a leggere che "non tutti gli islamici sono terroristi" però è vero anche che tutti i terroristi, guarda caso, sono di matrice islamica.
Le persone hanno diritto di vivere tranquillamente nelle proprie città senza dover aver paura di uscire a fare la spesa, a prendere un caffè o a buttare il sacco della spazzatura.
L'Italia, l'Europa e il Mondo devono garantire ai cittadini la libertà personale e la tranquillità necessarie per vivere una vita serena e dignitosa.
Se l'Islam continuerà a vivere in un clima di radicalismo e di violenza non si potrà più accettare e, quindi, bisognerà - senza dubbio alcuno - dar vita ad una stagione seria di espulsioni e rimpatri.
Carissimi, tra poche settimane il 3 Reggimento Alpini di Pinerolo partirà per una Missione Internazionale in Iraq e il 2 Reggimento Alpini di Cuneo si sposterà in Afghanistan per un'analoga missione. Preghiamo per loro affinché possano riportare TUTTI sana e salva la pelle a casa.
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella