Carissimi amici dal "Cuore Alpino", dopo un mese di assenza, torno a scrivervi di un angelo dell'Esercito Italiano che l'11 luglio ha posato lo zaino a terra ed "è andato avanti".
Il Caporal Maggiore Scelto Maurizio Giordano, in forza presso il Centro Addestramento Alpino di Aosta della Brigata Alpina Taurinense, "ha posato lo zaino" sulla "seraccata degli Italiani", passaggio obbligato per chi vuole raggiungere la vetta del Gasherbrum IV, nella Catena del Karakorum in Pakistan.
Il CMS Giordano aveva 32 anni ed era in servizio effettivo presso il Reparto Attività Sportiva del Centro Addestramento Alpino oltreché apprezzato membro della Sezione Militare di Alta Montagna. Era un soldato preparato, ligio, addestrato e competente ma, ahimé, tutto questo non è stato sufficiente a raggiungere la vetta del Gasherbrum IV a quota 7925 metri sul confine fra Cina e Pakistan.
Il tragico incidente è accaduto quando, assieme ai suoi compagni di spedizione, il CMS Giordano rientrava presso il Campo 1 con la tecnica della calata in corda doppia. Purtroppo, però, durante la discesa un pezzo di seraccata si è distaccato e ha travolto in pieno l'Alpino cuneese non dandogli possibilità di scampo.
Maurizio Giordano era originario di Cuneo, aveva un'alta formazione alpinistica militare e un innato amore per il paracadutismo che ha esercitato per anni quando prestava servizio presso il 4 Reggimento Alpini Paracadutisti della Brigata Alpina Julia.
L'amore per la montagna, però, lo aveva riavvicinato al suo Piemonte e lo aveva spinto ad entrare al Centro Addestramento Alpino di Aosta dove, negli ultimi anni, aveva anche acquisito la qualifica di Aspirante Guida Alpina.
La partenza del Caporal Maggiore Scelto Maurizio Giordano per il Paradiso di Cantore è motivo di tristezza e di vuoto interiore per il Comando Truppe Alpine, per il Centro Addestramento Alpino e per tutte quelle persone che amano gli Alpini ed il loro continuo e costante operato per il bene del Paese.
Come ormai ben sapete, sono una persona che non manda a dire nulla e che valuta con occhio critico tutto ciò che avviene nel mondo Alpino e nel mondo della Difesa in generale.
In questi giorni, infatti, ho parlato con un po' di persone di questa triste dipartita e ho visto facce stralunate perché i miei interlocutori non avevano saputo del triste incidente.
Tutti però - e questo mi fa "incacchiare" non poco - sapevano che la Juventus ha ascquistato Cristiano Ronaldo e si sono dati un gran da fare per condividere la notizia su tutti i Social possibili e immaginabili.
Ancora una volta mi sono tristemente reso conto del fatto che si sentono tutti italiani quando c'è da parlare di sport ma, purtroppo, l'italianità svanisce quando perde la vita un Servitore della Patria che il Tricolore non lo sventola per protocollo ma lo porta cucito in modo indelebile prima sul cuore e poi sulla divisa.
In Italia c'è ancora la triste concezione che chi indossa una divisa non è degno dell'attenzione della popolazione civile e non merita la riconoscenza che, invece, si dovrebbe a chiunque fa qualcosa per il bene di qualcun altro.
Carissimi, nel chiedervi scusa per lo sfogo e per la vena polemica di queste ultime mie righe vi saluto con affetto e vi chiedo di non dimenticare mai nessuno dei nostri angeli che indossano una divisa per il bene della Nazione e dei suoi Cittadini.
Viva l'Italia, viva gli Alpini, onori al Caporal Maggiore Scelto Maurizio Giordano!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella
Blog in memoria del Caporal Maggiore Capo Scelto GIORGIO LANGELLA per far conoscere amare ed apprezzare le Forze Armate, le Forze dell'Ordine e le Guardie Particolari Giurate.
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lunedì 16 luglio 2018
martedì 27 giugno 2017
Quando lo Stato abbandona i suoi Soldati
Carissimi, oggi vi scrivo questa lettera per esprimere tutta la mia indignazione ed il mio sdegno nei confronti dello Stato Italiano ed in special modo del Ministero della Difesa.
Come avrete appreso dai social network in questi giorni è "andato avanti" il Caporal Maggiore degli Alpini Antonio Attianese, 38 anni, vittima dell'uranio impoverito.
Antonio lottava con un tumore da ben 13 anni e due mesi fa era stato sentito dalla Commissione Parlamentare d'Inchiesta sull'Uranio Impoverito. In tutti questi anni l'eroe Antonio Attianese è stato lasciato solo dal Ministero della Difesa che, però, si è permesso di far pervenire al funerale una corona di fiori direttamente dallo Stato Maggiore dell'Esercito (SME) che in tutti questi anni è stato assente e latitante nella vita del soldato.
La moglie di Antonio - a cui vanno tutto il mio affetto e la mia stima - ha voluto scrivere un messaggio allo SME e lo ha apposto sulla corona inviata da quest'ultimo. Sul biglietto stava scritto: "Questo vostro pensiero non potrà mai compensare 13 anni di assurdo silenzio da parte dello Stato".
Eh già, come spesso accade, Antonio e la sua famiglia sono stati lasciati soli da quello Stato che hanno fedelmente amato e servito (ognuno nel proprio stato di vita).
L'Esercito Italiano non ha fatto il benché minimo gesto per alleviare le sofferenze del suo Alpino che nel 2002 stette in Afghanistan (Missione Isaf) e nel 2003 a Khost nell'ambito dell'operazione "Enduring Freedom".
A nessuna alta carica della Difesa è importato che l'eroe Antonio Attianese ha auto un carcinoma alla vescica che lo ha costretto a sottoporsi a 35 interventi chirurgici e a numerose sessioni di chemioterapia.
A nessuno è fregato nulla fino a che, sabato 24 giugno c.a., Antonio non ha posato la penna ed è volato nel Paradiso di Cantore assieme agli altri "veci" del 4 Reggimento Alpini Paracadutisti Ranger.
In occasione della dipartita del soldato lo Stato doveva dimostrare di esserci e di esserci sempre stato ma l'Italia ormai sa che non è così! Troppe vedove di Caduti delle Missioni o di Soldati ammalati in servizio hanno raccontato il loro dramma e la loro solitudine. Lo Stato, il più delle volte, le ha lasciate sole facendo solo atti e gesti di sgradevole circostanza.
Tutto questo mi spiace, mi sdegna, mi schifa! L'Italia dev'essere fiera ed orgogliosa di chi indossa la mimetica e serve la Patria. Se non ci fossero i militari chi farebbe tutto quello che viene fatto in Patria e nelle Missioni all'Estero? Di certo non il Ministro della Difesa, il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito o il Capo di Stato Maggiore della Difesa!
Mi auguro che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella prenda le redini della questione e metta finalmente la parola "fine" a tutto questo vergognoso modo di trattare i militari italiani.
Con rammarico e tristezza,
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella
Come avrete appreso dai social network in questi giorni è "andato avanti" il Caporal Maggiore degli Alpini Antonio Attianese, 38 anni, vittima dell'uranio impoverito.
Antonio lottava con un tumore da ben 13 anni e due mesi fa era stato sentito dalla Commissione Parlamentare d'Inchiesta sull'Uranio Impoverito. In tutti questi anni l'eroe Antonio Attianese è stato lasciato solo dal Ministero della Difesa che, però, si è permesso di far pervenire al funerale una corona di fiori direttamente dallo Stato Maggiore dell'Esercito (SME) che in tutti questi anni è stato assente e latitante nella vita del soldato.
La moglie di Antonio - a cui vanno tutto il mio affetto e la mia stima - ha voluto scrivere un messaggio allo SME e lo ha apposto sulla corona inviata da quest'ultimo. Sul biglietto stava scritto: "Questo vostro pensiero non potrà mai compensare 13 anni di assurdo silenzio da parte dello Stato".
Eh già, come spesso accade, Antonio e la sua famiglia sono stati lasciati soli da quello Stato che hanno fedelmente amato e servito (ognuno nel proprio stato di vita).
L'Esercito Italiano non ha fatto il benché minimo gesto per alleviare le sofferenze del suo Alpino che nel 2002 stette in Afghanistan (Missione Isaf) e nel 2003 a Khost nell'ambito dell'operazione "Enduring Freedom".
A nessuna alta carica della Difesa è importato che l'eroe Antonio Attianese ha auto un carcinoma alla vescica che lo ha costretto a sottoporsi a 35 interventi chirurgici e a numerose sessioni di chemioterapia.
A nessuno è fregato nulla fino a che, sabato 24 giugno c.a., Antonio non ha posato la penna ed è volato nel Paradiso di Cantore assieme agli altri "veci" del 4 Reggimento Alpini Paracadutisti Ranger.
In occasione della dipartita del soldato lo Stato doveva dimostrare di esserci e di esserci sempre stato ma l'Italia ormai sa che non è così! Troppe vedove di Caduti delle Missioni o di Soldati ammalati in servizio hanno raccontato il loro dramma e la loro solitudine. Lo Stato, il più delle volte, le ha lasciate sole facendo solo atti e gesti di sgradevole circostanza.
Tutto questo mi spiace, mi sdegna, mi schifa! L'Italia dev'essere fiera ed orgogliosa di chi indossa la mimetica e serve la Patria. Se non ci fossero i militari chi farebbe tutto quello che viene fatto in Patria e nelle Missioni all'Estero? Di certo non il Ministro della Difesa, il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito o il Capo di Stato Maggiore della Difesa!
Mi auguro che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella prenda le redini della questione e metta finalmente la parola "fine" a tutto questo vergognoso modo di trattare i militari italiani.
Con rammarico e tristezza,
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella
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giovedì 15 ottobre 2015
143anni di Truppe Alpine. Auguri eroi!
Carissimi, Re Vittorio Emanuele II di Savoia, nel Regio Decreto del 15 ottobre 1872, dà il via alla formazione di 15 Compagnie Alpine.
Da queste prime 15 Compagnie avranno origine numerosi e gloriosi Battaglioni che, a differenza di altri corpi del Regio Esercito, prenderanno il nome dalle cittadine più prossime agli stanziamenti dei soldati.
Tra l'altro, non tutti lo sanno, i Battaglioni Alpini, sin da allora, venivano riconosciuti dal colore della nappina (il "batuffolo" che sul cappello sostiene la caratteristica penna).
Le varie pianificazioni e i numerosi riordini interni all'Esercito hanno riunito i Battaglioni Alpini in Reggimenti che, a loro volta, hanno dato origine alle Brigate Alpine ed alle Divisioni.
Nel 1930, poi, per volontà di Benito Mussolini l'Esercito dota le Truppe Alpine di Compagnie composte da Genieri. Nasce così il Genio Alpino.
Gli eroi con la penna hanno da sempre servito la Patria con umiltà e competenza tant'è che verranno impiegati nella Guerra d'Eritrea, nella Guerra di Libia, nella Prima Guerra Mondiale (pensiamo alla gloriosa Divisione Alpina Cuneense), nella Guerra d'Etiopia, nella Guerra di Grecia, nelle Guerre dei Balcani, nella Guerra di Russia, nella Seconda Guerra Mondiale ed in tutte le Missioni Internazionali di Pace volute dalla NATO.
Le Truppe Alpine dell'Esercito Italiano hanno perso molti soldati nelle varie guerre e missioni ma non hanno mai smesso di far battere il loro cuore per il glorioso Tricolore. Nell'immaginario collettivo, infatti, gli Alpini sono quelli che spalano il fango nelle alluvioni, che rimuovono le macerie nei terremoti e che distribuiscono caramelle ai bambini dell'Afghanistan, del Centrafrica o del Kosovo.
Per me, che di militari in servizio ne conosco un po', gli Alpini sono un gruppo di uomini e donne che con grande Amor di Patria, con grande professionalità e dopo lungo addestramento lasciano casa, famiglia e affetti per rendere concreto il "siam pronti alla morte, l'Italia chiamò" dell'Inno Nazionale.
Carissimi, le Truppe Alpine oggi hanno compiuto 143anni ma a quanto pare non li sentono visto che sono sempre vigili e pronti a difendere la Patria come hanno iniziato a fare nel 1872.
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica del Caporal Maggiore Capo Scelto degli Alpini Giorgio Langella - Caduto dell'Afghanistan
Da queste prime 15 Compagnie avranno origine numerosi e gloriosi Battaglioni che, a differenza di altri corpi del Regio Esercito, prenderanno il nome dalle cittadine più prossime agli stanziamenti dei soldati.
Tra l'altro, non tutti lo sanno, i Battaglioni Alpini, sin da allora, venivano riconosciuti dal colore della nappina (il "batuffolo" che sul cappello sostiene la caratteristica penna).
Le varie pianificazioni e i numerosi riordini interni all'Esercito hanno riunito i Battaglioni Alpini in Reggimenti che, a loro volta, hanno dato origine alle Brigate Alpine ed alle Divisioni.
Nel 1930, poi, per volontà di Benito Mussolini l'Esercito dota le Truppe Alpine di Compagnie composte da Genieri. Nasce così il Genio Alpino.
Gli eroi con la penna hanno da sempre servito la Patria con umiltà e competenza tant'è che verranno impiegati nella Guerra d'Eritrea, nella Guerra di Libia, nella Prima Guerra Mondiale (pensiamo alla gloriosa Divisione Alpina Cuneense), nella Guerra d'Etiopia, nella Guerra di Grecia, nelle Guerre dei Balcani, nella Guerra di Russia, nella Seconda Guerra Mondiale ed in tutte le Missioni Internazionali di Pace volute dalla NATO.
Le Truppe Alpine dell'Esercito Italiano hanno perso molti soldati nelle varie guerre e missioni ma non hanno mai smesso di far battere il loro cuore per il glorioso Tricolore. Nell'immaginario collettivo, infatti, gli Alpini sono quelli che spalano il fango nelle alluvioni, che rimuovono le macerie nei terremoti e che distribuiscono caramelle ai bambini dell'Afghanistan, del Centrafrica o del Kosovo.
Per me, che di militari in servizio ne conosco un po', gli Alpini sono un gruppo di uomini e donne che con grande Amor di Patria, con grande professionalità e dopo lungo addestramento lasciano casa, famiglia e affetti per rendere concreto il "siam pronti alla morte, l'Italia chiamò" dell'Inno Nazionale.
Carissimi, le Truppe Alpine oggi hanno compiuto 143anni ma a quanto pare non li sentono visto che sono sempre vigili e pronti a difendere la Patria come hanno iniziato a fare nel 1872.
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica del Caporal Maggiore Capo Scelto degli Alpini Giorgio Langella - Caduto dell'Afghanistan
sabato 12 settembre 2015
Nuovo Comandante al 31esimo Battaglione Genio Guastatori "Iseo"
Carissimi, ho appreso dagli organi di stampa che dal 9 settembre il 31esimo Battaglione Genio Guastatori "Iseo" ha un nuovo Comandante: il Tenente Colonnello Luciano Fantetti.
Prima di lui, a guidare il Battaglione, c'era il Tenente Colonnello Giacomo Di Pisa.
La solenne cerimonia si è svolta alla Caserma "Cesare Battisti" di Trento ed è stata accompagnata dalla splendida musica della Fanfara della Brigata Alpina Julia cui il Battaglione appartiene.
Ora il Ten. Col. Di Pisa andrà a svolgere un importante incarico presso il Comando delle Forze Operative Terrestri di Verona.
Il nuovo Comandante, invece, giunge dal NATO Military Engineering Center of Excellence di Ingolstadt in Germania.
Carissimi, di tutto cuore, ringraziamo il Ten. Col. Di Pisa per l'ottimo lavoro svolto e facciamo gli auguri al Ten. Col. Fantetti per un proficuo lavoro.
Viva l'Italia, viva gli Alpini!
Un abbraccio, Elia
Prima di lui, a guidare il Battaglione, c'era il Tenente Colonnello Giacomo Di Pisa.
La solenne cerimonia si è svolta alla Caserma "Cesare Battisti" di Trento ed è stata accompagnata dalla splendida musica della Fanfara della Brigata Alpina Julia cui il Battaglione appartiene.
Ora il Ten. Col. Di Pisa andrà a svolgere un importante incarico presso il Comando delle Forze Operative Terrestri di Verona.
Il nuovo Comandante, invece, giunge dal NATO Military Engineering Center of Excellence di Ingolstadt in Germania.
Carissimi, di tutto cuore, ringraziamo il Ten. Col. Di Pisa per l'ottimo lavoro svolto e facciamo gli auguri al Ten. Col. Fantetti per un proficuo lavoro.
Viva l'Italia, viva gli Alpini!
Un abbraccio, Elia
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