Visualizzazioni totali

Visualizzazione post con etichetta #Aves. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta #Aves. Mostra tutti i post

giovedì 1 ottobre 2020

A servizio del Tricolore: omaggio al 1 Caporal Maggiore Luigi Giuseppe Lima

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", nel 2017 scrissi un post nel quale narravo la storia del Colonnello Giuseppe Lima, Pilota dell'Aviazione dell'Esercito, Caduto nel 2005. Da quel tragico 30 maggio sono trascorsi 15 anni.

Il Colonnello Lima, cadendo nei cieli dell'Iraq, lasciò la moglie Leandra, i figli Luigi Giuseppe, Federico e Gabriele Giuseppe (all'epoca dei fatti ancora nel grembo materno).

Oggi, con questo post, intendo parlarvi proprio di Luigi che è un ventenne serio, educato e - come il suo papà - militare.

Luigi, infatti, pur potendo ambire a un buon numero di "posti riservati nella Pubblica Amministrazione ai figli e famigliari dei Caduti in servizio", ha scelto di iniziare a servire la Patria nell'Esercito Italiano per portare avanti il nome dei Lima, la tenacia di suo padre e l'orgoglio di chi darebbe la vita pur di poter dire: "ho servito il Tricolore!".

Luigi si è arruolato nel dicembre 2018, ha frequentato il primo Addestramento presso il 17 Reggimento Addestramento Volontari "Aqui" di Capua per essere poi destinato come Volontario in Servizio Permanente al 6 Reggimento Genio Pionieri di stanza presso la Caserma Cecchignola di Roma. Qui è inquadrato all'interno della Compagnia Pionieri. Nel primo anno di servizio presso il 6 Reggimento ha acquisito la qualifica di Pioniere dopo aver brillantemente sostenuto il Corso di Qualifica nel 2019. 

Oggi Luigi ha il grado di 1 Caporal Maggiore e, proprio come suo padre, è molto serio, responsabile ed innamorato della Forza Armata. Lo conosco ormai da tre anni e non passa giorno nel quale non mi illumini sul suo percorso militare, sulle sue aspirazioni e sul cammino formativo. L'Esercito Italiano - a lui come agli altri - da la possibilità di apprendere scienza e tecnica, imparare il difficile "mestiere delle armi", e formare la coscienza a saper agire in ogni situazione e nei contesti più disparati.

Per fare questo, la Forza Armata impiega i giovani soldati - tra le altre - nell'Operazione "Strade Sicure". In questo delicato servizio i singoli militari si trovano a dover gestire situazioni a contatto con la popolazione civile, in un contesto urbano, in stretta collaborazione con le Forze dell'Ordine, a tutela della sicurezza e a presidio dei punti di maggiore sensibilità strategica del nostro Paese.

Al momento il 1 Caporal Maggiore Luigi Lima è impegnato in "Strade Sicure" nella Capitale e, ogni giorno, sperimenta quanto l'addestramento e la formazione sin qui ricevute gli siano utili ed indispensabili per svolgere al meglio il servizio al quale è stato destinato dai superiori.

Grazie a questi due primi anni di servizio nel cuore di Luigi Lima è nato il nobile desiderio di studiare e formarsi quanto più possibile al fine di poter accedere all'Accademia Militare di Modena e diventare Ufficiale dell'Esercito come suo papà. Per il poco che può valere, sono certo che ce la farà. L'Accademia non è solo un centro di altissima formazione ma è anche e soprattutto un luogo deputato a formare comandanti dal cuore puro e dal pensiero fulgido. Luigi, per come lo conosco, incarna appieno tutte queste qualità.

Carissimi, questo Post per me ha un valore sommo e sovrumano perché nasce dal desiderio di voler e poter raccontare ciò che può  scaturire da un atto tragico come la Caduta in Servizio di un militare.

Quando si da l'estremo saluto ad un Caduto sembra che tutto sia finito per sempre ma la storia della Famiglia Lima ci dice che non è così ed io sono onorato di poter essere l'autore di questo Post.

Al 1 Caporal Maggiore Luigi Lima porgo i miei personali auguri per una brillante carriera all'insegna del servizio e dell'umiltà e al Colonnello Giuseppe Lima tributo, a nome di tutti voi miei cari lettori, gli Onori che spettano agli eroi.

Viva l'Italia, viva l'Esercito, Onori ai Caduti!

Andrea Elia Rovera 

Responsabile della Memoria Storica del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

martedì 9 gennaio 2018

Il Colonnello Carlo Calcagni - Un uomo dal "Cuore Alpino"

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", quest'oggi torno a scrivervi per raccontarvi l'ennesimo grande gesto di solidarietà compiuto in favore del Caporal Maggiore Capo Scelto Giorgio Langella, Caduto per la Pace nel 2006.
A compierlo è stato un uomo granitico, un uomo dal cuore grande, un militare affetto da una grave malattia neurologica cronica, degenerativa, irreversibile, causatagli dall'esposizione all'uranio impoverito durante una Missione Internazionale di Pace nel 1996 in terra balcana.
Il nome di questo gigante della moralità e del senso del dovere è Carlo Calcagni, Colonnello del Ruolo d'Onore dell'Esercito Italiano.
Carlo, mi permetto di chiamarlo per nome visti l'affetto e l'amicizia che ci legano, è una specie di supereroe. Ne passa ogni giorno di cotte e di crude: quotidianamente si sottopone a diciotto ore di ossigenoterapia per alleviare la sua grave ipossia dei tessuti, sette iniezioni di immunoterapia a basso dosaggio, quattro o cinque ore di flebo cariche di farmaci, un'ora di sauna ad infrarossi, plasmaferesi (una sorta di dialisi), trecento compresse e pastiglie unite ad un'intera notte di ventilazione polmonare attaccato ad una macchina.
Carlo vive una vita completamente impregnata di dolori, sofferenze e difficoltà ma ha un motto che recita come un mantra: #maiarrendersi! Se uno gli chiede come affronta tutto questo lui gli risponde: "Chi è stato militare un giorno lo è e lo sarà per sempre. La mia professione? Una vera e propria passione, oltre ad un'innata attitudine. Sono un pilota ed istruttore di elicotteri militari, ho partecipato come pilota in numerose Missioni Internazionali di Pace, ho salvato delle vite e ho reso fiera la mia Nazione. Facendo questo sono rimasto vittima dell'uranio impoverito".
La vita del Colonnello Calcagni è un'intera missione. Tutto quello che fa lo fa sapendo che può essere d'esempio, d'aiuto o di sprono per qualcuno. Carlo Calcagni non è un uomo come gli altri. Carlo Calcagni è il padre che non ho mai avuto e che avrei tanto desiderato avere!
Qualche tempo fa, nonostante le sue mille preoccupazioni, Carlo ha scoperto che raccolgo le monetine rosse per portare avanti progetti in memoria del Caduto Langella e si è offerto di aiutarmi. Inizialmente non mi sembrava giusto perché lui sta già affrontando tante difficoltà e sta dando l'esempio a migliaia di giovani aspiranti militari ma poi mi sono detto: chi sono io per impedire ad un così grande uomo di aiutarmi a donare la speranza grazie alla voce del Vangelo?
Mi sono sentito onorato di poter fare qualcosa assieme ad un grande Ufficiale come Carlo Calcagni. Con lui e grazie a lui ho vissuto il passo evangelico più caro a Gesù: "Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me". (Matteo 25:40)
Carissimi amici, la Raccolta Fondi in favore dei bambini affidati alle cure dei Frati Minori Cappuccini operanti in Etiopia, Benin, Burkina Faso e Ghana continua e, grazie alla generosa offerta di €uro 100,00, che il Colonnello Calcagni mi ha fatto, "in cassa" ci sono €uro 362,57.
Il mio impegno affinché Giorgio Langella possa vivere nel sorriso dei bambini - che egli tanto amava - non si ferma e non si interrompe. Chi vorrà collaborare con me alla realizzazione di sì alto ideale mi contatti senza problema. Un abbraccio.
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

venerdì 15 settembre 2017

Quando l'onore incontra il dolore. Storia del Colonnello Carlo Calcagni

Carissimi lettori dal Cuore Alpino, come già ho fatto tempo fa, voglio parlarvi di un amico che stimo e apprezzo oltre misura: il Colonnello Carlo Calcagni, Pilota di elicotteri, Istruttore di volo dell'Aviazione dell'Esercito, oltre che Paracadutista.
Nonostante una malattia altamente invalidante con il 100% di invalidità permanente, questo grande soldato, nel maggio 2016 - come membro del Gruppo Sportivo Paralimpico della Difesa - ha ottenuto tre medaglie d'oro agli Invictus Games di Orlando (Florida - Usa). Lo ha fatto per portare all'Italia lustro, onore e visibilità internazionale. Il Colonnello Calcagni è così; non fa nulla per sé stesso ma fa tutto per gli altri e per la Nazione che ha giurato di servire - sempre ed in ogni condizione di vita.
Carlo si alza ogni mattina dopo esser stato attaccato ad un ventilatore polmonare ed all'ossigeno per tutta la notte; appena in piedi inizia a prendere i primi farmaci e a farsi le prime sette iniezioni di immunoterapia a basso dosaggio che vengono preparate apposta per lui in Inghilterra, nel centro di altissima specializzazione dove lo curano dal 2010.
In ognuna di queste iniezioni sono contenute venticinque sostanze (centosettantacinque in tutto) che gli permettono di stare al mondo e a contatto con le altre persone che, per lui e per tutti i malati di Sensibilità Chimica Multipla (MCS), sono un problema serio, che spesso può mettere a rischio anche la vita. Per di più, oltre a tutto ciò, Calcagni si deve spostare sempre con un'iniezione di adrenalina per riattivare il cuore in caso di blocco cardiaco.
Non può mangiare lattosio, glutine, zucchero e derivati del mais visto che quest'ultimo è altamente ricco di nichel (metallo di cui Calcagni è già saturo).
Dopo la colazione si rimette in piedi e inizia nuovamente le terapie in flebo. Una di queste, la più invasiva, è la plasmaferesi (una specie di dialisi che toglie dal corpo fino a tre di litri di plasma ogni volta). E poi continua "mangiandosi" - nell'arco della giornata - all'incirca 300 compresse, ripartite tra colazione, pranzo e cena.
Capite che praticamente, il nostro Carlo, vive per curarsi ma - per dirla con parole sue - è meglio dire che "si cura per vivere ed aiutare gli altri".
Egli, infatti, con la sua battaglia quotidiana - condivisa a più riprese sui social network - aiuta chi è nel dolore, a vivere bene la propria condizione che - ci tengo a dirlo - non è una colpa ma una realtà da vivere con dignità.
Dopo il pranzo - verso le 14 o le 15 - arriva il momento dell'allenamento pomeridiano in bicicletta - quasi sempre all'interno delle mura di casa - dove il Colonnello Calcagni ha le sue comodità, le sue attrezzature e soprattutto è al sicuro da qualsiasi tipo di imprevisto che purtroppo - per chi è nella sua condizione - è all'ordine del giorno. Subito dopo, nonostante la copiosa sudata, fa la sauna infrarossi che - con la sua azione speciale - penetra direttamente nelle cellule e gli permette di eliminare tutto ciò che è tossico per il suo organismo.
A causa della sua patologia, infatti, il nostro Carlo non riesce più ad espellere le tossine in modo autonomo ma, come si può vedere da ciò che fa, tutto questo non gli impedisce di fare sport e di ottenere risultati più che invidiabili. Questo stile di vita e la sua testimonianza sono un grande insegnamento a non perdere mai la speranza. Come possiamo perdere la speranza noi quando non la perde lui che è un uomo affetto dal morbo di Parkinson e da una grave malattia neurologica, cronica, degenerativa, irreversibile, che nell'ultimo anno è peggiorata drasticamente?
Il Colonnello Calcagni, infatti, quando cammina sente difficoltà, dolore, rallentamento... ma quando sale sulla bicicletta si trasforma e ritrova la sua "normalità" e il suo spirito di sana competizione.
Molte persone diversamente abili lo hanno preso ad esempio e hanno cercato di emularlo nel coraggio, nella costanza e nell'auto disciplina. Valori che - lasciatemelo dire - oggi paiono più utopici che altro.
Il Colonnello Calcagni, nonostante la sua sensibilità chimica multipla e la contaminazione da metalli pesanti subita durante le missioni internazionali di pace, si allena, con costanza, ogni giorno dai 60 ai 90 minuti. Tutto questo lo fa anche con la febbre a 40 perché se si ferma il corpo si irrigidisce, l'addome si gonfia in modo abnorme a causa della ritenzione idrica e lo spirito, di conseguenza, si avvilisce.
Chi è colpito da queste patologie, spesso, si lascia sopraffare dalla malattia e finisce sui giorni in un letto, distrutto dal dolore e dal compatimento del mondo esterno.
Carlo Calcagni, con la sua testimonianza, ci insegna invece che chi si ferma è perduto.
Quando nel 1996 il Ministero della Difesa lo ha inviato come unico pilota elicotterista del primo contingente italiano in Bosnia con l'incarico di pilota esperto in evacuazioni medico sanitarie (Med.Evac.). Per il suo impegno svolto in modo serio e determinato, a Sarajevo, è stato decorato per aver portato - anche in condizioni estreme di rischio - in salvo molte e molte persone.
Dal Colonnello Calcagni ho appreso che quando si parte per salvare una vita umana non si pensa più alla propria incolumità perché è prioritario salvare l'altrui vita. Lui, e tutti i suoi colleghi dell'Aves, di vite ne hanno salvate tante e continuano a salvarne.
Purtroppo, però, facendo ciò, Calcagni ha incontrato le polveri sottili di metalli pesanti - generate dall'uranio impoverito - e le ha incamerate attraverso le vie aeree contaminando il sangue e l'organismo tutto.
Questo gli è valso il Riconoscimento della dipendenza di Causa di Servizio che riconosce in modo tangibile che Carlo Calcagni, Ufficiale dell'Esercito Italiano, si è ammalato a causa del suo valido operato nelle missioni internazionali a cui ha preso parte per obbedienza e senso del dovere.
Carissimi, nello scusarmi per essermi dilungato, voglio dirvi che nella mia vita non ho mai conosciuto un uomo più altruista e generoso del Colonnello Calcagni. La sua vita è un florilegio di buone azioni, compimento del dovere e abnegazione in favore della popolazione civile e della comunità militare di cui egli è stato responsabile. Particolarmente encomiabile, poi, è la sua costante attività a favore di altri militari ammalati o dei familiari di coloro che purtroppo "sono andati avanti". La sua amicizia mi rende fiero ed orgoglioso di essere italiano ma, soprattutto, mi fa credere che - per quanto le cose vadano male - c'è sempre un motivo per sorridere ed essere grati al buon Dio.
Nella speranza di avervi trasmesso le stesse emozioni che ho provato io vi saluto e vi invito a mettere un like alla Pagina Facebook "Carlo Calcagni" per restare aggiornati sulla vita e le iniziative di questo grande Servitore della Patria.
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

giovedì 24 agosto 2017

Il Colonnello Giuseppe Lima: un fulgido esempio per gli avieri di ogni tempo

Carissimi, questa mattina ho avuto l'onore ed il privilegio di essere contattato dal giovane Luigi che ha perso suo padre in una missione internazionale in Iraq.
Il Caduto di cui stiamo parlando è il Colonnello Giuseppe Lima, pilota dell'Esercito Italiano in forza presso l'AVES, che a soli 39 anni è volato in Cielo con un cuore pieno di sogni, aspirazioni, progetti ma soprattutto amore per sua moglie Leandra di 28 anni e dei suoi piccoli eredi Luigi di 5 anni, Federico di 2 e un terzo bimbo - Gabriele Giuseppe - ancora nel grembo della mamma.
Il Colonnello Lima era romano mentre la moglie Leandra originaria della Sicilia. Questa giovane coppia era unita nel sacro vincolo del matrimonio dal 1998 e si amava di amore sincero. Entrambi i genitori spendevano le loro giornate a servire la Nazione - ognuno nel suo stato di vita - e ad occuparsi della prole.
Il 30 maggio del 2005 il Colonnello Lima si trovava in volo nei cieli dell'Iraq (zona dell'ormai tristemente celebre Nassiriya) quando l'aereo ha smesso di tagliare l'aria e si è schiantato al suolo a causa di una tremenda tempesta di sabbia.
Lima era un pilota esperto ed un Ufficiale preparato. Nel suo curriculum figuravano studi scientifici, una laurea in Ingegneria, una in Scienze Politiche e una in Scienze Strategiche. Nel 1985 Giuseppe Lima era entrato nell'Esercito Italiano  come Ufficiale del Genio seguendo le orme di suo padre che da anni operava alla Cecchignola di Roma.
Nel 1994 ha conseguito i brevetti e le abilitazioni militari per pilotare mezzi d'aria. Al momento del decesso Lima era Tenente Colonnello con incarico di comando del 48esimo Gruppo Squadroni dell'Aves, inquadrato nel 7 Reggimento Vega di stanza a Rimini.
Nella zona romana ove egli abitava con la famiglia lo sconcerto è stato tanto. Molte le lacrime e le parole di solidarietà ed affetto per quell'alto Ufficiale descritto da militari e civili come "buon padre di famiglia" e "uomo giusto". A conferma di ciò il fatto che, pochi giorni prima di partire, egli volle andare con Leandra in parrocchia per far benedire il pancione contenente il piccolo Gabriele Giuseppe.
Da Rimini una folta delegazione di colleghi ha voluto prender parte alla camera ardente ed alle esequie per dare l'ultimo saluto al Comandante Lima e un forte abbraccio alla moglie Leandra e alla giovane prole.
Carissimi, questo mio Blog vuol essere un mezzo per ricordare, celebrare e non dimenticare chi per questa Patria ha effuso il sangue, donato la vita e speso l'esistenza. Ricordare la figura del Colonnello Lima è perciò per me un onore, un onere ed un dovere perché il Tricolore, senza questo grande Ufficiale, non avrebbe lo stesso colore e lo stesso valore per l'Italia e per gli Italiani.
Se aveste il tempo ed il desiderio di approfondire la vita del Colonnello Lima visitare il sito web: Giuseppe Lima curato direttamente dal figlio Luigi.
Viva l'Italia, viva l'Aves, onore ai Caduti!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giogio Langella