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sabato 7 novembre 2020

Il 201 Corso Allievi Ufficiali "Esempio" ha giurato fedeltà alla Repubblica nelle mani del Generale Rodolfo Sganga

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", il 30 ottobre 2020 - nel bellissimo cortile dell'Accademia Militare di Modena - ha giurato il 201 Corso Allievi Ufficiali "Esempio". Per via del Covid-19 tutti i militari schierati portavano la mascherina chirurgica e non hanno potuto prendere parte né i parenti né gli amici degli Allievi.

Una cosa però è stata unica e degna di nota: il discorso del Generale di Brigata Rodolfo Sganga, Comandante dell'Accademia Militare. Ancora una volta il Generale Sganga ha trasmesso ai suoi sottoposti la grande passione e la grande abnegazione per il "mestiere delle armi". 

Come altre volte ho fatto, ve lo riporto per permettervi di meditare su concetti che non sono mai sufficientemente esplicati ed approfonditi.

"Porgo il mio sincero benvenuto, anche a nome di tutto il personale dell'Accademia Militare, al Generale di Corpo d'Armata Salvatore Camporeale, Comandante della Formazione, Specializzazione e Dottrina dell'Esercito: bentornato a casa Comandante! Saluto il Sindaco della Città di Modena Giancarlo Muzzarelli, Sua Eccellenza il Prefetto Pierluigi Faloni, il Magnifico Rettore dell'Università di Modena e Reggio Emilia Prof. Carlo Adolfo Porro, il Presidente dell'Associazione Nazionale degli Ex-Allievi dell'Accademia Militare Generale Guido Casalgrandi. La vostra presenza è testimonianza palese della vicinanza all'Accademia Militare e di questo vi ringrazio. 

Noi tutti siamo onorati della presenza della Professoressa Paola Del Din, Medaglia d'Oro al Valor Militare, Patriota ed autentico monumento di valori. Con Lei, che da oggi sarà la Madrina del suo 201 Corso Esempio, festeggiamo anche la giornata delle Medaglie d'Oro al Valor Militare ricordando tutti coloro che hanno dato tanto e - nella stragrande maggioranza dei casi- hanno dato tutto nell'adempimento dei doveri in tempo di guerra e di pace. Professoressa, grazie per il suo discorso perché è arrivato diretto al cuore. 

Desidero indirizzare un riverente pensiero ai nostri Caduti che ci indicano costantemente la via del dovere. Consentitemi di salutare l'Allievo Ufficiale Matteo Pieropan che non è qui con noi oggi ma che certamente ci sta seguendo in video. Forza Matteo, noi tutti facciamo il tifo per te! 

Un affettuoso saluto rivolgo, infine, a tutti i Famigliari degli Allievi giurandi, ai quali abbiamo chiesto un sacrificio importante che è quello di seguire i propri figli a distanza proprio nel giorno in cui - a pieno titolo - entrano a far parte della grande famiglia con le stellette assumendo l'impegno di servire l'Italia. So benissimo che ciascuno di voi, in questo momento è intento a seguire la cerimonia su uno schermo, avrebbe voluto essere presente fisicamente. Noi sentiamo comunque la vostra vicinanza e cercheremo di farvi percepire la nostra durante la cerimonia cominciando con il rivolgervi il nostro ringraziamento per aver saputo infondere in questi splendidi ragazzi i principi fondamentali della civile convivenza e della buona educazione. Grazie per averli dotati di quella fiammella che arde nei loro petti e che li ha spinti a rinunciare alle comodità della vita civile scegliendo la via del dovere e del rigore che si imbocca varcando il portone dell'Accademia Militare. Di fronte a voi noi ci impegniamo a proseguire la vostra opera per farne uomini e donne onesti, cittadini esemplari, soldati efficienti e comandanti capaci. Ci impegniamo ad alimentare quella fiammella che dovrà ardere per il resto della loro vita e che li renderà protagonisti nel mestiere delle armi. 

Allievi Ufficiali del 201 Corso "Esempio", con il Giuramento sposate definitivamente il mestiere delle armi, nobile e senza eguali. Questa promessa è ancor più solenne perché formulata alla presenza della nostra Bandiera d'Istituto, autentico scrigno di quei valori a cui noi rispondiamo ed alla quale va il mio più rispettoso saluto. Il Tricolore dinanzi al quale state per impegnare le vostre vite con il Giuramento è il simbolo scelto dai Padri Costituenti per raccogliere l'eredità degli ideali risorgimentali che si esprimono nei suoi colori. Il Tricolore quindi è una cosa seria: simbolo dell'identità nazionale ed emblema di unità. Il Tricolore è la memoria nazionale e rappresenta la nostra Patria che è la terra dei nostri padri, la nostra casa comune. Il Tricolore rappresenta le nostre famiglie unite dalla nostra storia, dalla nostra cultura, dalle nostre tradizioni, dal nostro comune sentire, dalla nostra lingua, dalla nostra Costituzione. Il Tricolore ci rappresenta e ci richiama in maniera imperiosa al rispetto di tutti quei valori che superano la barriera del tempo ed ai quali dobbiamo far riferimento per condurre una vita da buoni cittadini e da soldati. Soprattutto nelle condizioni più difficili - in guerra come nel corso di una pandemia - il Tricolore rappresenta tutti noi come singoli individui e come comunità, perché noi siamo la patria a cui apparteniamo. 

Cari Allievi del 201 Corso, vi state impegnando di fronte al bianco: colore delle nevi delle Alpi, al Rosso delle fiamme e dei vulcani e al verde dell'aprile delle valli come descriveva il nostro splendido Vessillo il Carducci nel Centenario della Sua Nascita. Non dimenticate mai che vi state impegnando al cospetto del Tricolore che rappresenta anche il bianco dei capelli dei nostri nonni che, per la nostra Patria, hanno combattuto. Rappresenta il rosso della passione e del sangue che i nostri nonni hanno versato per regalarci l'Italia come la conosciamo oggi. E rappresenta il verde della speranza che deve animarci per essere sempre all'altezza di chi ci ha preceduto e non deluderli mai. Per rispondere a questa chiamata dovrete attingere alle migliori risorse della vostra mente e del vostro animo, forti di quei valori che l'Accademia Militare vi ha trasferito; il coraggio, il senso dell'onore e del dovere dai quali discendono l'identità morale, la responsabilità, la lealtà, la generosità, l'umile e silenziosa disciplina. Valori altissimi dei quali diverrete custodi con la vostra scelta. Valori nobilissimi con i quali vi apprestate a proseguire la vostra preparazione per essere pronti domani a guidare gli uomini e le donne che avrete alle dipendenze e con i quali servirete le Istituzioni. 

Cari Allievi, dopo questa giornata non potrà più esserci spazio per il compromesso ma se il Tricolore rappresenterà per ciascuno di voi la bussola da seguire in ogni momento difficile in cui sarete chiamati a prendere delle decisioni tormentate non potrete sbagliare. A noi che vi precediamo rimane il dovere di esservi d'esempio. 

Do ora lettura della Formula del Giuramento: "Giuro  di essere fedele alla Repubblica Italiana, di osservarne la Costituzione e le Leggi, e di adempiere con disciplina ed onore tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere Istituzioni. 

Allievi del 201 Corso "Esempio", lo giurate voi?". (Generale di Brigata Rodolfo Sganga, Modena, 30 ottobre 2020)

Carissimi, ho visto questa Cerimonia in diretta e ho riascoltato il discorso almeno trenta volte. Ogni volta mi sono commosso perché ho ravvisato nelle parole del Comandante un sincero amore per il Tricolore, lo stesso amore che nutro io con tutto me stesso. 

Come avevo detto all'inizio del Post, non è la prima volta che riporto le parole del grandissimo Generale Sganga e - a Dio piacendo - lo farò ogni volta che potrò. Nella mia vita di Blogger e di Italiano non ho mai trovato un uomo così onesto intellettualmente, un militare così profondamente innamorato del Tricolore, un Italiano così patriottico.

A conclusione di questo mio, voglio ringraziarvi tutti per l'affetto e la stima con la quale mi seguite e mi leggete.

Viva l'Italia, viva l'Esercito, onore ai Caduti!

Andrea Elia Rovera

Responsabile della Memoria Storica del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

domenica 12 luglio 2020

"Preparo alla vita ed alle armi" - Alla scoperta della "Nunziatella"

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", come sapete questo mio Blog è nato per far conoscere amare ed apprezzare il Caduto per la Pace Giorgio Langella, Caporal Maggiore Capo Scelto in forza al 2 Reggimento Alpini, Caduto in Afghanistan il 26 settembre 2006.
Nel tempo, però, ho dato spazio anche a tutti quegli Italiani che indossano un'uniforme e - proprio come Giorgio - servono la Patria senza sosta e senza risparmiarsi.
Oggi, per la prima volta in quasi quattro anni di storia di "Cuore Alpino", vi voglio parlare delle strutture di formazione dell'Esercito che - anche se nel nascondimento - sono pilastro indispensabile della Forza Armata.
Per motivi storici e di prestigio inizio a parlarvi della Scuola Militare "Nunziatella" di Napoli, nata nel 1787 per volere del Re Ferdinando IV di Borbone.
L'Istituto si trova sulla bellissima collina partenopea di Pizzofalcone. In questo luogo il tempo sembra essersi fermato visto che da oltre due secoli si impartisce ai cadetti una formazione basata sul motto: "Preparo alla vita ed alle armi" e lo si fa con un regolamento interno che - tolti alcuni ammodernamenti - resta invariato sin dalla nascita della scuola.
Ma per non essere evanescente e poco concreto proverò ad introdurvi all'interno della struttura con una sola pretesa: farvi capire come di svolge la giornata di un Cadetto della Scuola Militare "Nunziatella".
A differenza di una qualsivoglia scuola, la "Nunziatella" è una scuola di vita che impegna mente, cuore e spirito.
IMPEGNO DELLA MENTE
I Cadetti seguono il programma ministeriale di Liceo Classico o di Liceo Scientifico e nei tre anni di permanenza alla scuola militare vengono introdotti nei meandri dello studio, accompagnati passo passo al fine di imparare un metodo di studio personale efficiente, invogliati ad approfondire sempre più e sempre meglio ciò che si trovano a dover studiare.
IMPEGNO DEL CUORE
Ogni singolo Cadetto viene accompagnato dal proprio superiore militare all'interno di quelli che sono i valori fondamentali della Patria. L'obiettivo, infatti, non è quello di indottrinare futuri soldati ma bensì quello di formare cittadini retti, coscienziosi e responsabili. Per questi motivi l'Ufficiale responsabile fa sì che la giornata non abbia tempi morti e spazi di ozio. Tutte le ore della Scuola Militare prevedono attività specifiche, mirate alla formazione umana dei Cadetti.
IMPEGNO DELLO SPIRITO
Gesù Cristo diceva che "lo spirito è pronto ma la carne è debole" (Matteo 26:41); memore di queste sagge ed inequivocabili parole, il Corpo Direttivo della Scuola Militare "Nunziatella" ha pensato di impartire una seria ed organizzata formazione militare a tutti i Cadetti per temprare con metodo il loro spirito giovane e ricettivo.
La sveglia mattutina è alle ore 6:30 ed avviene con il suono della tromba. I Cadetti saltano giù dalle brande, sistemano il letto e si danno il giusto decoro per iniziare la giornata.
Alle 6:45 debbono essere in refettorio per la colazione che fanno assieme ai loro formatori militari e, talvolta, ad alcuni docenti.
Alle 7:30, a passo di corsa, tutti i Cadetti raggiungono il cortile della scuola dove si svolge l'Alzabandiera insieme al Personale Militare e a quello Civile. Infatti, anche il corpo docente - nonostante sia Civile - vive l'Alzabandiera come momento di patriottismo e formazione storico/critica.
Sempre a passo di corsa, i Cadetti si recano in aula dove alle 8:00 in punto iniziano le sei ore di lezione giornaliera.
Al temine delle lezioni, finalmente, arriva il momento del pranzo. In refettorio non ci sono differenze ed infatti mangiano tutti assieme: Cadetti, docenti, militari ed anche il Colonnello Comandante della Scuola. Il cameratismo e lo spirito di corpo vengono insegnati poco alla volta, in piccole dosi ma con rigore e quotidianità.
Dopo il pranzo i Cadetti sono coinvolti nelle Attività Pomeridiane che consistono in Conferenze, Gruppi di Studio, Attività Sportive, Potenziamento Muscolare, Equitazione, Pallacanestro, Pallanuoto, Nuoto, Atletica leggera e Arti Marziali.
Al termine delle Attività Pomeridiane i Cadetti giungono ad un altro momento di convivialità: la cena. Anche a Cena tutto il personale si unisce ai Cadetti per un momento di relax e relazione interpersonale prima dell'atto conclusivo della giornata: l'Ammainabandiera.
Con l'Ammainabandiera si abbassa il livello di stress dato da impegni e cose da fare ma non si abbandonano mai l'ordine, la disciplina e la compostezza che sono le colonne portanti della scuola.
Dopo l'Ammainabandiera i Cadetti hanno del tempo libero da dedicare a loro stessi. In questo tempo possono chiacchierare, ridere, scherzare, giocare, chiamare la propria famiglia, gli amici, ... Questo tempo viene concluso dal suono della tromba che - con le note del Silenzio - annuncia ai Cadetti l'ora di andare in branda per il meritato e necessario riposo.
Questa scuola, come vi ho scritto poco fa, non è una scuola convenzionale ma una vera Palestra di Vita. Per entrare bisogna aver già frequentato il biennio superiore ed aver superato il concorso di ammissione. Una volta superato il concorso il Cadetto viene arruolato con l'obbligo di contrarre una Ferma Speciale per completare il Corso di Studi che si conclude con la Maturità Classica o Scientifica.
Il personale docente proviene dal mondo civile e viene fornito alla Scuola Militare "Nunziatella" dal Ministero della Pubblica Istruzione. Ciò nonostante è ben conscio del ruolo che ricopre e affianca al programma curricolare una solida formazione civica, civile e storico/critica. I giovani che escono dalla "Nunziatella", infatti, non per forza proseguiranno un percorso militare. Molti andranno all'Università e si impegneranno nelle professioni civili ma, grazie alla formazione ricevuta, porteranno nei loro ambienti di vita valori e sentimenti quali l'ordine, la disciplina, lo spirito di servizio, la pratica della legalità, il rispetto per le Istituzioni, ecc...
UNA VITA A PASSO DI CORSA
I Cadetti - soprattutto quelli del primo anno - devono muoversi sempre a passo di corsa all'interno dell'Istituto. Le classi frequentate dai Cadetti sono suddivise in Plotoni che hanno per Comandante un Tenente dell'Esercito Italiano. Il compito del Tenente è quello di seguire passo passo il percorso della classe con specifica attenzione per ogni singolo Cadetto. Il Tenente, durante il periodo di permanenza dei Cadetti alla "Nunziatella", è formatore, confidente, amico e compagno di viaggio. I Cadetti vedono nel loro Tenente un punto di riferimento, un esempio da seguire, un formatore valido e competente.
LA VITA CIVILE DEI CADETTI
I Cadetti, tre volte a settimana, hanno la "libera uscita". Possono uscire dalla Scuola Militare per un po' di relax e svago. Hanno, inoltre, se lo desiderano, la possibilità di avere un sostegno psicologico da un Ufficiale Psicologo messo a disposizione dalla Forza Armata.
Durante la "libera uscita" i Cadetti escono con l'Uniforme della Scuola Militare ed hanno perciò sempre la responsabilità di onorare - anche nello svago - l'Istituzione di cui sono parte. Possono frequentare locali pubblici e punti di ristoro ma è severamente vietato frequentare fast food e locali in cui si mangia in piedi. Bisogna mangiare sempre seduti, usando forchetta, coltello e cucchiaio. Un Cadetto della Scuola Militare non mangia con le mani!
IL GRAN BALLO, IL DIPLOMA E IL DOPO "NUNZIATELLA"
I Cadetti che sono arrivati al terzo ed ultimo anno di Scuola vengono impegnati nel Gran Ballo delle debuttanti. Un momento bello, sfarzoso e composto in cui i Cadetti possono dar prova della disciplina e della formazione ricevute.
Qualcuno potrebbe pensare che questo tipo di formazione scolastica ed umana lasci dei segni negativi nei ricordi dei Cadetti ma la dimostrazione che questo non accade sta nel fatto che la maggior parte dei Cadetti diplomati torna - anche a distanza di molti anni - alla "Nunziatella" per sposarsi nella Cappella della Scuola Militare.
Il legame che si crea con questo luogo è straordinario ed il fatto che da oltre due secoli la Forza Armata spende tempo ed energie per portare avanti questa Istituzione ne è la prova. Ho conosciuto dei militari che sono passati dalla "Nunziatella" e me l'hanno descritta come una delle pagine più belle della loro vita.
Dobbiamo immaginare, infatti, che molti di questi Cadetti arrivano da paesi piccoli delle diverse regioni d'Italia e che grazie alla Scuola Militare vengono a contatto con ragazzi loro coetanei di altri territori con cui mangiano, studiano, dormono, ... per tre anni. In questa antica e prestigiosa Istituzione Militare nascono vere amicizie che, non di rado, dureranno per tutta la vita.
Carissimi, scusate se sono stato più prolisso del solito ma questo argomento mi appassiona, affascina ed entusiasma. Se oggi abbiamo Ufficiali di cui possiamo andar fieri è anche grazie a luoghi come la "Nunziatella" che forma ed addestra la meglio gioventù dell'italica penisola.
A conclusione, condivido con voi una frase che ripete spesso un grande Ufficiale: "Il mestiere delle armi è il più bel mestiere del mondo". (Generale Rodolfo Sganga, Comandante dell'Accademia Militare di Modena)
Viva l'Esercito, viva l'Italia!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

domenica 5 aprile 2020

La solidarietà dei Parà non fa notizia. Come mai?

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", sono 26 giorni che sono chiuso in casa per rispettare la quarantena impostaci dal Governo e - per forza di cose - seguo con estrema attenzione tutti i telegiornali e le trasmissioni di approfondimento relative al Covid-19.
Ogni giorno ci viene ricordato quanto sia stata brava e solerte l'Associazione Nazionale Alpini nel realizzare un Ospedale da Campo a Bergamo per mettere a disposizione della sanità lombarda 140 posti letto di terapia intensiva e sub-intensiva in collaborazione, tra gli altri, con "Emergency" di Gino Strada.
Come mai però i telegiornali e i siti di informazione social parlano solo di questo?
Come mai - ancora una volta - si cerca di fare un'informazione "a senso unico" non citando ad esempio l'impegno che il Reggimento Artiglieria a Cavallo sta mettendo per contrastare il Covid-19 nel territorio vercellese? Come mai non si dice che gli uomini del Colonnello Christian Ingala, Comandante delle Batterie a Cavallo, stanno affiancando "l'avvocato Carlo Olmo, nella distribuzione gratuita di mascherine e Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) nella provincia di Vercelli"? (Fonte: "Congedati Folgore")
Sapevate, ad esempio, del bellissimo gesto di altruismo e generosità compiuto dai Paracadutisti in pensione, dagli Iscritti all'A.N.P.d'I. della sezione di Siena e dalle famiglie dei Paracadutisti del 186 Reggimento Folgore? Probabilmente no ed allora ve lo racconto io.
Le succitate organizzazioni, nelle scorse settimane, si sono autonomamente coordinate al fine di raccogliere fondi per aiutare il personale sanitario impegnato a combattere il Covid-19. Con la bravura e la determinazione proprie dei Parà - in due soli giorni - hanno raccolto oltre 6.000 euro che sono stati utilizzati per comprare 1.600 mascherine di cui 800 FPP2 da donare all'Ospedale "Santa Maria alle Scotte".
A donazione ricevuta il Dott. Valter Giovannini, Direttore Generale dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese, ha detto: "Ringrazio davvero di cuore tutti i Paracadutisti del 186 Reggimento e il loro Comandante, il Colonnello Federico Bernacca. Davvero un apprezzabile gesto di solidarietà che dimostra il grande affetto e la vicinanza dei paracadutisti e la disponibilità sempre dimostrata nei confronti del nostro ospedale e della cittadinanza senese".
E, tanto per non essere reticenti, eravate al corrente del fatto che i Paracadutisti Ripiegatori del Centro Addestramento Paracadutismo sono impegnati nella produzione di mascherine da utilizzare nell'attuale emergenza sanitaria dovuta al corona virus?  Probabilmente, anche di questo, non sapevate nulla. Ma come mai?
In Spagna c'è un detto: "A pensar male magari si esagera ma difficilmente si sbaglia". Cosa voglio dire?
Personalmente vedo che di tutti si parla tranne che dei Paracadutisti della Folgore.
In televisione viene trasmessa per intero l'Adunata degli Alpini ma non la Festa della Brigata Folgore; i comuni fanno a gara per concedere la Cittadinanza Onoraria ai Reggimenti Alpini ma non ai Reggimenti dei Parà.
Nel 2017, durante la Parata del 2 Giugno ai Fori Imperiali, "sono stati in molti a notare che, al passaggio dello schieramento dei paracadutisti della Brigata Folgore, la presidente della Camera è rimasta a capo chino, senza applaudire, abbozzando quasi una smorfia di disgusto". (Fonte: "Secolo d'Italia") E la cosa non mi ha stupito più di tanto dal momento che la Boldrini è donna conosciuta per il suo anti-militarsimo e il suo terzomondismo. Purtroppo ci sono persone che non sanno mettere nel cassetto il loro pensiero personale quando ricoprono una carica altamente istituzionale. Ma vabbè! Grazie al cielo la Boldrini non ha più incarichi di rilievo.
Il problema dell'oscurantismo comunicativo nei confronti della Brigata Paracadutisti "Folgore" però non è stato risolto. La maggior parte delle testate giornalistiche, delle redazioni radio-televisive e dei social media, ignora volutamente e volontariamente la Folgore nascondendo così sotto traccia le grandi gesta militari e solidaristiche della Brigata più operativa e militarmente valida della nostra Forza Armata.
Come appassionato di tematiche militari ma, soprattutto, come Cittadino Italiano, fiero della mia storia e delle mie tradizioni, sento il dovere di mettere questo blog a servizio di quelle unità del Comparto Difesa che vengono ingiustamente ignorate.
Cerco di fare, nel mio piccolo e nella mia inutilità, quello che i giornalisti professionisti iscritti all'Ordine non fanno. Non sono un militare, non sono un giornalista ma sono un fiero italiano che ama il Tricolore e narra le gesta di quanti lo servono con onore.
Mi piacerebbe che la Rai - Televisione Pubblica di Stato - come invita Gino Strada, Don Luigi Ciotti, Padre Alex Zanotelli, e compagnia bella nelle trasmissioni più seguite del palinsesto, invitasse anche grandi uomini come il Generale Rodolfo Sganga, Comandante dell'Accademia Militare di Modena, il Generale Beniamino Vergori, Comandante della Brigata Paracadutisti "Folgore", il Colonnello Yuri Grossi, Comandante del 9 Reggimento d'assalto paracadutisti "Col Moschin", e via discorrendo.
In un momento di dolore, mestizia e sconforto come quello che stiamo attraversando per via dei molti decessi causati dal Covid-19 abbiamo bisogno di sentire le parole di uomini che hanno a cuore il nostro Paese e che sono pronti a versare il sangue per veder affermati i diritti del Popolo Italiano. Non ce ne facciamo nulla delle parole vuote e sterili di un uomo che, in collegamento con Fabio Fazio, dinanzi a migliaia di morti italiani dice: "in questo momento il mio pensiero va all'Africa dove stanno incominciando i primi casi; sono in aumento. L'O.M.S. è già in allarme. Dovesse scatenarsi la pandemia in Africa - dove le strutture sanitarie sono carenti - sarebbe un disastro". (Parole di Gino Strada, Fondatore di "Emergency", pronunciate a "Che tempo che fa" del 29/03/2020)
Carissimi, a conclusione di questa mia riflessione, voglio esprimere - ancora una volta - il mio sincero ringraziamento e la mia assoluta devozione agli uomini e alle donne che servono la Patria nella Brigata Paracadutisti "Folgore". Loro, come pochi altri, vivono davvero e con coerenza il passaggio del Canto degli Italiani che recita: "siam pronti alla morte, l'Italia chiamò".
A tutti voi ed alle vostre famiglie giunga il mio augurio di una santa Domenica delle Palme.
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

venerdì 27 marzo 2020

Leva obbligatoria? Anche no! - Considerazioni di un grande Comandante

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", da parecchi anni nel mondo dei social network - Facebook in testa - leggo post di persone che inneggiano alla reintroduzione della "leva obbligatoria".
Quello che mi fa più sorridere è che a fare questi proclami sono per lo più soggetti che durante la "naja" ne hanno fatte "peggio di Bertoldo in Francia" o, ben peggio, quelli che la "naja" non l'hanno proprio fatta.
Nel 2019 jedanews.com scriveva: "Quello che serve in Italia, attualmente, è maggiore coesione fisica tra i giovani, attualmente coesi solo virtualmente tramite le nuove tecnologie, privi di esperienze “forti” capaci di plasmare il loro carattere.
La leva obbligatoria servirebbe sicuramente allo scopo, una esperienza forte e soprattutto umile per distaccarli dal mondo virtuale immergendoli in quello sociale, e per farli tornare con i piedi per terra". (Articolo intero qui)
Solito discorso che nulla ha a che fare con ciò che l'Esercito è e rappresenta per la nostra Nazione. Cosa significa che la leva obbligatoria sarebbe "una esperienza forte e soprattutto umile per distaccare i giovani dal modello virtuale"? Anche il pellegrinaggio a Fatima è un'esperienza forte che può allontanare i giovani dal mondo social ma non per questo lo Stato introduce il pellegrinaggio obbligatorio!
Ma quelli che mi hanno maggiormente contrariato - come quasi sempre d'altronde - sono quelli dell'A.N.A. (Associazione Nazionale Alpini) che sul loro Sito Ufficiale, in data 10 settembre 2019, hanno pubblicato: "Il servizio obbligatorio avrebbe dunque un ritorno sociale particolarmente importante, diventando non una spesa ma un investimento per il futuro, perché i nostri giovani possano ritrovare il significato di termini divenuti desueti come obbedienza, condivisione, solidarietà, identità. Giovani pronti a realizzare i loro progetti di vita con uno sguardo teso al mondo circostante, al suo patrimonio storico, paesaggistico, culturale e sociale e non al solo benessere personale: cittadini attivi e consapevoli!". (Tenente Piero Cambe, "Il ripristino della leva")
Come ho scritto poco fa, l'Esercito non è una o.n.l.u.s., un'o.n.g. o chissà che altra entità sinistroide. L'Esercito è una Forza Armata che si occupa di alta formazione, specializzazione e dottrina militare al fine di preparare al meglio possibile il personale deputato a servire la Nazione.
All'interno della Forza Armata

  • ci si occupa di gestire ed organizzare tutto l'aspetto logistico degli equipaggi e degli equipaggiamenti; 
  • si forma il personale all'arte del combattimento, della difesa personale e dell'interventistica in situazione di emergenza;
  • si predispongono figure professionali atte al reclutamento, all'informazione sul mondo della difesa e alla tutela sanitaria del personale in forza;
  • si preparano i più bravi specialisti nell'ambito della bonifica del territorio da ordigni bellici e nella gestione delle calamità naturali;
  • si selezionano e formano i militari che verranno impiegati nei reparti da montagna, reparti aviotrasporti, reparti paracadutisti, reparti amministrativi, ...;
  • ... e molte altre cose.

Parlare dell'Esercito come di una sorta di Scuola Materna dove far vivere un'esperienza unica ai nostri giovani non è solo inopportuno ma anche offensivo. L'Esercito non è un oratorio parrocchiale dove si vivono belle esperienze. L'Esercito è una realtà militare per uomini che mettono a repentaglio la loro vita in virtù del Giuramento fatto al Tricolore per difendere e servire il Popolo Italiano. Quando ci si arruola non lo si fa per scherzo. Quando si varca la porta carraia di una qualunque caserma si entra a far parte della storia e la storia non ammette mediocrità!
Ecco perché trovo assurdo ed insensato che si continui a paventare la possibilità di reintrodurre la leva obbligatoria. Mettere una massa di 18enni coi risvoltini, i pantaloni in fondo al sedere, le ciabatte colorate e la chewing gum sempre in bocca in una caserma è un'autentica follia. Non si possono vilipendere le gloriose Bandiere di Guerra Reggimentali con un'accozzaglia di figli di papà, viziati e senza spina dorsale con la speranza di farne degli uomini. Quando si entra a far parte dell'Esercito Italiano bisogna essere già uomini! Uomini coscienti della propria incapacità ma determinati a diventare delle eccellenze nelle mani della più grande e gloriosa Forza Armata mai esistita.
Ancora una volta da quando ho dato vita a "Cuore Alpino" voglio quindi far mie le parole di un grandissimo Ufficiale dell'Esercito Italiano: "Rendere nuovamente obbligatorio il servizio militare? Non è una buona idea. L’educazione ai valori e al senso dello Stato fanno capo, prima di tutto, a famiglia e scuola, non alle forze armate". (Generale di Brigata Rodolfo Sganga, Comandante dell'Accademia Militare di Modena e già Comandante della Brigata Paracadutisti Folgore)
Mai parole furono più ben dette! Peraltro non sono pronunciate da un giornalista o da un professore ma bensì da un Ufficiale con un curriculum umano e professionale da far invidia ai grandi condottieri della storia.
Carissimi, in questi giorni in cui siamo chiusi in casa per rispettare le norme del Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri in materia di Covid-19, approfittiamo per riflettere sulla nostra storia e sulla nostra identità di Nazione.
Sulle pubbliche piazze, in un momento nel quale stare per strada equivale a contagiarsi e a rischiare la propria vita, ci sono degli angeli in uniforme che rischiano il contagio per noi.
I militari dell'Esercito Italiano ci sono sempre, anche quando non li vediamo. Bene è ringraziare gli operatori sanitari ma buona cosa è anche dire un grazie sincero ed accorato ai nostri angeli in uniforme.
Grazie per l'attenzione,
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella

martedì 12 novembre 2019

Un Parà al comando dell'Accademia Militare di Modena: il Generale Rodolfo Sganga

Carissimi amici dal "Cuore Alpino", molti di voi in questi giorni mi hanno chiesto che cos'è la Missione UNIFIL e in cosa consiste. Avrei potuto copiare ed incollare ciò che dice Wikipedia ma ho deciso di rispondervi con le parole di uno dei più grandi militari che il nostro Paese ha oggi in servizio: il Generale Rodolfo Sganga, già Comandante della Brigata Paracadutisti Folgore ed attuale Comandante dell'Accademia Militare di Modena.
Nel 2017 il Generale Sganga era Comandante del contingente italiano in Libano nell'ambito della Missione UNIFIL. E, quando gli veniva chiesto che cosa fosse UNIFIL, rispondeva: "UNIFIL è la missione che si è schierata nel Sud del Libano a seguito della Risoluzione dell'ONU 17/01/2006 con il compito di monitorare la cessazione delle ostilità, supportare le Forze Armate libanesi e supportare la popolazione locale. L'Italia gioca un ruolo di primo piano nell'ambito della Missione UNIFIL. Basti pensare che dal 2006 ad oggi abbiamo avuto tre generali italiani che hanno ricoperto l'incarico di Force Commander, quindi di Capo di tutta la Missione. L'Italia fornisce un contingente che è certamente uno dei più numerosi dei 41 Paesi contributori alla Missione di UNIFIL e assume la responsabilità del Settore Ovest che oggi è alle mie dipendenze, sotto il mio comando. Inoltre investe in termini di budget un notevole quantitativo di denaro per supportare la popolazione locale attraverso dei progetti che sono finalizzati a migliorare le condizioni di vita della popolazione stessa. Come Esercito Italiano svolgiamo tutta una serie di attività che sono rivolte a fornire sicurezza nei confronti della popolazione locale, a supportare le Forze Armate libanesi nello svolgimento dei loro compiti istituzionali ed è comunque un successo nei confronti della popolazione locale che non viene dal caso. Noi Italiani abbiamo questa capacità particolare di empatia nei confronti di altre popolazioni che sicuramente ci rende più idonei di altri a connetterci con la popolazione locale. Però questo successo è dato anche da una grossissima attività di addestramento che viene fatto al personale a premessa dell'immissione in teatro operativo e che consente di valorizzare questa capacità di empatia e ci permette di connetterci con la popolazione locale in maniera estremamente efficace. Inoltre, ho avuto modo di incontrare i leader religiosi delle principali confessioni e tutti hanno un'unica visione che è quella che la religione deve mirare alla pace per i popoli". (Marco Petrelli, intervista al Generale Rodolfo Sganga, Comandante del Force Lebanon Commander, Shama, Libano, 26 dicembre 2017)
Il 13 settembre 2019, il Generale Rodolfo Sganga ha ricevuto la Bandiera d'Istituto dell'Accademia Militare di Modena divenendone ufficialmente il Comandante. Intervistato dalla "Gazzetta di Modena" ha detto: "Torno a Modena con il sentimento di un ragazzino che torna a casa sua dopo un lungo periodo di assenza. Io sono stato qui da Allievo, sono stato qui dieci anni più tardi da Comandante di Compagnia e adesso ci torno da Comandante dell'Accademia. Io, come tutti gli Ufficiali dell'Esercito Italiano, ho partecipato a numerose missioni all'estero, in vari teatri operativi, e poi dal 2014 al 2017 sono stato Addetto Militare presso l'Ambasciata Italiana a Washington D.C.
Colgo dal mio predecessore un'eredità importante ed intendo proseguire seguendo la continuità assoluta in tutte le iniziative così come impostate dal Generale Stefano Mannino".
Carissimi, dinanzi ad Ufficiali di questo calibro, in presenza di Comandanti di questa levatura, non si può che battere il tacco ed abbassare lo guardo. L'Italia è una Nazione grande e gloriosa non tanto per i bei monumenti e le opere d'arte ma soprattutto per uomini come il Generale Sganga che, ogni giorno, spendono la loro vita in funzione di un bene supremo: l'Amor di Patria.
L'Accademia Militare di Modena e gli Allievi Ufficiali hanno l'onore ed il privilegio di poter apprendere dal Generale Sganga la difficile arte del soldato che è fatta di sudore, sacrificio, impegno, dimenticanza di sé, e molte traversie. Al Comandante ed ai suoi allievi giunga il nostro più affettuoso ed accorato "in bocca al lupo" per il tempo che trascorreranno assieme fra formazione e servizio.
Una Acies!
Andrea Elia Rovera
Responsabile della Memoria Storica
del CMCS degli Alpini Giorgio Langella